A 007, dalla Russia con amore A 007, dalla Russia con amore

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A 007, dalla Russia con amore: curiosità del secondo film della saga

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Dopo la nostra recensione, approfondiamo il secondo capitolo della saga di James Bond A 007, dalla Russia con amore, addentrandoci nei retroscena e nelle più interessanti curiosità di uno degli episodi più amati della serie. Nel proseguimento dell’articolo ci concentreremo sulle influenze, sui collegamenti ad altre pellicole e sui tanti aneddoti delle riprese, che hanno contribuito alla fortuna di uno dei film ancora oggi più amati dagli appassionati delle avventure dell’Agente 007.

Le prime volte di A 007, dalla Russia con amore

A 007, dalla Russia con amore introduce nella saga di James Bond diverse novità. La prima in ordine cronologico è la sequenza prima dei titoli di testa (che in seguito diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica della serie), in cui viene ucciso un uomo mascherato da 007. Fra i nuovi ingressi c’è anche quello di Desmond Llewelyn, nella sua prima di ben 17 interpretazioni nei panni di Q, fedele alleato e procacciatore di gadget tecnologici per Bond. Non è invece una prima volta per Q, che avevamo già visto brevemente in Agente 007 – Licenza di uccidere, impersonato da Peter Burton.

Un altro personaggio che fa il suo esordio in A 007, dalla Russia con amore è il leggendario Ernst Stavro Blofeld, che vediamo inquadrato soltanto dal petto in giù, mentre accarezza in modo sinistro un gatto. A interpretare il ruolo, non accreditato, è Anthony Dawson, che avevamo già visto nel precedente episodio, nella parte del Professor Dent.

In A 007, dalla Russia con amore, John Barry è per la prima volta il principale compositore di un film dell’Agente 007. Le musiche, tuttavia, risentono ancora dell’influenza di Monty Norman, e la title song è affidata a Lionel Bart. Barry perciò si sentirà in pieno controllo creativo della musica solo dal successivo Agente 007 – Missione Goldfinger. Proprio la title song, cantata da Matt Monro e intitolata From Russia with Love, è un’altra novità di questo secondo capitolo del franchise.

Un’ulteriore prima volta della serie arriva nei titoli di coda, con l’inconfondibile dicitura “James Bond tornerà”, seguita dal titolo del film successivo, che sarà sfruttata più volte sia nella saga di 007, sia, in tempi più recenti, nel Marvel Cinematic Universe.

… E le ultime volte

Pedro Armendáriz

Purtroppo, A 007, dalla Russia con amore è coinciso anche con alcune ultime volte di persone collegate in maniere diverse al film. Il secondo capitolo della saga è stato infatti l’ultimo visto da Ian Fleming, colui che diede vita al personaggio di James Bond sulle pagine dei suoi libri. Il romanziere britannico morì improvvisamente di infarto a poche settimane di distanza dall’uscita del successivo episodio, Agente 007 – Missione Goldfinger.

Secondo alcune fonti, A 007, dalla Russia con amore è anche l’ultimo film visto prima di morire da John Fitzgerald Kennedy. Il 35º Presidente degli Stati Uniti d’America fu anche determinante per l’uscita di questo capitolo, dal momento che inserì il romanzo di Ian Fleming nell’elenco dei suoi libri preferiti, spingendo così i produttori a sceglierlo come materiale di partenza per il secondo episodio della serie.

L’interprete di Ali Kerim Bey Pedro Armendáriz concluse la sua carriera e la sua esistenza con questo film. Come i suoi colleghi ne Il conquistatore John Wayne, Dick Powell e Susan Hayward, l’attore messicano si ammalò di cancro, causato con ogni probabilità dalle radiazioni nucleari scaturite dai test che l’esercito americano stava conducendo in un’area adiacente a quella delle riprese. Armendáriz recitò in A 007, dalla Russia con amore sopportando dolori lancinanti e a tratti insopportabili. Per alcune sequenze, il regista Terence Young si prestò a fargli da controfigura. Al termine delle riprese, mentre si trovava ricoverato in fin di vita in un ospedale di Los Angeles, Pedro Armendáriz pose fine anticipatamente alle sue sofferenze, uccidendosi con un colpo di pistola.

A 007, dalla Russia con amore segna anche l’ultima breve apparizione nella saga di Eunice Gayson e della sua Sylvia Trench, scelta inizialmente come fidanzata regolare di Bond, ma messa poi da parte in nome di uno stile di vita più libertino dell’Agente 007.

Tatiana Romanova

L’italiana Daniela Bianchi, grazie anche alla visibilità garantita dal secondo posto a a Miss Universo 1960, ha interpretato con successo la parte della sovietica Tatiana Romanova, entrando subito nell’immaginario collettivo come una delle migliori Bond girl di sempre. Nonostante l’impegno profuso dalla Bianchi in lezioni di inglese, fu comunque necessario il doppiaggio, ad opera di Barbara Jefford. Fra le altre attrici prese in considerazione per la parte della Romanova, ci furono Pia Lindström, Sally Douglas, Magda Konopka, Margaret Lee, Sylva Koscina, Tania Mallet e altre due italiane: Lucia Modugno e Virna Lisi. Tania Mallet fu comunque ripescata per la parte di Tilly Masterson nel successivo Agente 007 – Missione Goldfinger.

Daniela Bianchi è stata un punto di riferimento per le Bond girl degli anni successivi. Come rivelato nel documentario sul dietro le quinte di Octopussy – Operazione piovra, la scena in cui James Bond e Tatiana Romanova si incontrano nella suite dell’hotel è stata utilizzata più volte per fare i provini alle aspiranti Bond girl e agli aspiranti Agente 007.

A 007, dalla Russia con amore: James Bond e Miss Moneypenny

A 007, dalla Russia con amore

Il secondo film della serie porta avanti il flirt platonico fra l’Agente 007 e Miss Moneypenny, la segretaria di M impersonata da Lois Maxwell fino a 007 – Bersaglio mobile (1985). L’attrice canadese e il suo collega Sean Connery hanno dichiarato che A 007, dalla Russia con amore è il loro episodio della saga preferito, fra quelli da loro girati. Un ulteriore attestato di stima da parte degli addetti ai lavori per questo capitolo della serie.

Gli incidenti sul set di A 007, dalla Russia con amore

A 007, dalla Russia con amore

Le riprese di A 007, dalla Russia con amore hanno subito diversi contrattempi. Ci furono diversi incidenti legati agli elicotteri utilizzati durante le riprese. Terence Young rischiò di morire quando l’elicottero su cui si trovava insieme all’art director Michael White si schiantò in acqua. Come avviene nei migliori film d’azione, il regista rimase intrappolato nel mezzo sott’acqua e riuscì miracolosamente a fuggire insieme al suo collega. Non contento, pretese di tornare sul set in meno di un’ora, dove riprese a girare come se niente fosse successo. Le scene dell’inseguimento con l’elicottero e fra motoscafi, originariamente fissate a Istanbul, furono spostate in Scozia a causa di diversi problemi logistici. Durante le riprese della sequenza con l’elicottero, lo stesso Sean Connery fu in pericolo, dal momento che il velivolo passò molto vicino alla sua testa, rischiando di ucciderlo.

L’inseguimento fra motoscafi provocò diversi feriti. Tre stunt-man riportarono infortuni, mentre l’attore Walter Gotell subì un’ustione alle palpebre. Un altro grave incidente vide coinvolta Daniela Bianchi, che si addormentò alla guida di un’auto, schiantandosi e riportando vistosi lividi sul volto, costringendola a posticipare le sue riprese di due settimane. I continui cambiamenti alla sceneggiatura costrinsero la troupe a diverse riprese aggiuntive, che fecero lievitare il budget e ritardare la produzione. Gran parte del merito della riuscita del film è del montatore Peter Roger Hunt (successivamente regista di Agente 007 – Al servizio segreto di Sua Maestà), che con delle innovative tecniche di montaggio velocizzò notevolmente i tempi di questa fase, senza privare il racconto di coerenza ed efficacia.

Steven Spielberg e James Bond

Fra i più celebri fan della saga dell’Agente 007, c’è sicuramente Steven Spielberg. Almeno tre film del regista americano risentono dell’influenza di questa serie, e in particolare di A 007, dalla Russia con amore. Non è un mistero che la saga di Indiana Jones nasce proprio dal desiderio di Spielberg di avere una propria versione di James Bond, che nel suo caso è un archeologo con il volto e il corpo di Harrison Ford. La sequenza iniziale di Indiana Jones e il tempio maledetto è un chiaro omaggio all’Agente 007 (Ford indossa un vestito identico a uno di Sean Connery in Agente 007 – Missione Goldfinger), ma le maggiori somiglianze sono quelle che accomunano Indiana Jones e l’ultima crociata e il secondo episodio della serie di James Bond.

Nel terzo capitolo della saga di Spielberg, Indiana Jones si cimenta, in ordine sparso, in una scena piena di topi, in un inseguimento fra motoscafi e in sequenze di azione e passione nella suggestiva cornice di Venezia, tutte cose che accadono anche a James Bond in A 007, dalla Russia con amore. Un ulteriore esplicito collegamento è l’interprete del padre di Indiana, cioè Sean Connery. L’amore di Spielberg per questo film lo portò anche a scritturare per il suo Lo squalo Robert Shaw, memore della sua performance nei panni di Grant. Lo stesso Shaw sarà poi nuovamente il rivale di Sean Connery in Robin e Marian (1976), in cui lo scozzese interpreterà il leggendario Robin Hood, mentre l’attore britannico impersonerà lo spietato Sceriffo di Nottingham.

A 007, dalla Russia con amore e Alfred Hitchcock

A 007, dalla Russia con amore

Un altro celeberrimo cineasta in qualche modo collegato alla serie di James Bond e in particolare ad A 007, dalla Russia con amore è Alfred Hitchcock. L’ispirazione della saga dal suo Intrigo internazionale non è mai stata un mistero, ma in questo secondo episodio il rapporto con quest’opera si fa ancora più intenso. Assistiamo infatti a una lunga fase ambientata in treno (l’Orient Express) e soprattutto a un inseguimento fra Bond e un elicottero che ricorda un’analoga sequenza del capolavoro del regista britannico, con protagonista Cary Grant.

Ma i collegamenti fra Hitchcock e A 007, dalla Russia con amore non finiscono qui. Alcuni anni prima dell’uscita, il maestro del brivido si era infatti interessato alla regia di questo film, che avrebbe dovuto avere per protagonisti proprio Cary Grant e la rientrante nel mondo del cinema Grace Kelly, nella parte di Tatiana Romanova. Nonostante le ottime premesse, l’incrocio fra Hitchcock e 007 andò in fumo, principalmente a causa del fallimento al botteghino de La donna che visse due volte, che costrinse il regista a rivedere i suoi piani.

Le scarpe di Rosa Klebb

A 007, dalla Russia con amore

Le memorabili scarpe con lama incorporata di Rosa Klebb, con cui Bond deve confrontarsi negli ultimi minuti di A 007, dalla Russia con amore, erano un’arma realmente in uso dal KGB, utilizzata principalmente per scontri ravvicinati. Possiamo vedere nuovamente queste particolari calzature ne La morte può attendere, quando Q mostra a James Bond la sua collezione di gadget.

A 007, dalla Russia con amore: dal film al videogioco

A oltre 40 anni dall’uscita in sala, A 007, dalla Russia con amore ha avuto nel 2005 l’onore di una trasposizione videoludica, targata EA Games e disponibile per PlayStation 2, Xbox, PlayStation Portable e GameCube. Questo videogame ha il merito di essere l’ultima performance, anche se virtuale, di Sean Connery nei panni di James Bond. Il protagonista del videogioco Dalla Russia con amore non ha infatti solo le sembianze dell’attore scozzese, ma anche la sua voce, registrata ben 22 anni dopo l’ultima apparizione di Connery nella parte sul grande schermo, nell’apocrifo Mai dire mai.

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Memorie di un assassino: la storia vera che ha ispirato il film di Bong Joon-ho

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Memorie di un assassino non è solo il primo capolavoro del regista sudcoreano Bong Joon-ho, ma è anche un film capace di influenzare il genere crime degli anni successivi, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione. Non tutti sanno però che Memorie di un assassino è basato su un’altrettanto raggelante storia vera, che fra il 1986 e il 1991 ha fatto sprofondare nella paura e nell’orrore non solo la zona di Hwaseong, dov’è ambientato il film, ma tutta la Corea del Sud, per la prima volta alle prese con un assassino seriale.

Il film di Bong Joon-ho, uscito nel 2003, verte proprio sulle indagini volte a catturare questo misterioso serial killer, responsabile dello stupro e dell’assassinio di diverse donne. Brancolando nel buio e con mezzi tecnici e scientifici del tutto insufficienti, gli investigatori (fra cui il personaggio di Song Kang-ho, futuro protagonista del dominatore degli Oscar 2020 Parasite) commettono numerosi errori, seguendo piste deboli o del tutto false, maltrattando e torturando sospetti fino a estorcere confessioni false e organizzando trappole del tutto inefficaci. Memorie di un assassino si conclude con uno splendido sguardo in macchina del detective Park Du-man, che ad anni di distanza dalle indagini sul caso, rimasto irrisolto, comprende di essere stato più volte a un soffio dalla cattura del criminale, senza però mai riuscire nell’impresa.

Pur con inevitabili modifiche per fini narrativi e rendendosi protagonista di veri e propri virtuosismi cinematografici, Bong Joon-ho rimane fedele alla situazione dell’epoca dell’uscita del film, con i crimini del serial killer di Hwaseong ridotti sostanzialmente a un cold case. Nel 2019, l’indagine ha però subito una svolta improvvisa quanto inaspettata, attribuendo all’assassino un volto e un nome, Lee Chun-jae.

Memorie di un assassino: dalla storia vera al film

Memorie di un assassino

All’epoca in cui è stato identificato come il serial killer di Hwaseong, Lee Chun-jae si trovava già in carcere a Busan per lo stupro e l’assassinio della cognata, avvenuto nel 1994. Decisiva per la sua identificazione è stato l’esame di alcuni indumenti intimi di una vittima delle serial killer, su cui sono state rinvenute tracce del DNA di Lee Chun-jae. Gli esami successivi hanno collegato l’uomo ad almeno tre dei nove omicidi, delineando ancora di più la situazione. In un primo momento, Lee Chun-jae ha negato il suo coinvolgimento in queste morti, salvo poi ritrattare e confessare di essere l’autore di ben 14 omicidi, incluse le 10 persone vittime dell’assassino seriale, di un’età compresa fra i 13 e i 71 anni.

L’assassino ha poi concesso qualche dichiarazione alla stampa, dichiarandosi sorpreso del fatto di non essere stato catturato prima. «Non pensavo che i crimini sarebbero stati sepolti per sempre. Ancora non capisco (perché non sono stato sospettato, ndr). I crimini sono accaduti intorno a me e non ho cercato di nascondere le cose, quindi ho pensato che sarei stato catturato facilmente. C’erano centinaia di forze di polizia. Incontravo continuamente investigatori, ma mi chiedevano sempre delle persone intorno a me», ha detto l’uomo. Un risvolto ancora più incredibile se si considera il fatto che nel corso degli anni sono state interrogate 21280 persone fra sospetti e testimoni e sono state rilevate 40116 impronte digitali, 570 tracce di DNA e 180 campioni di capelli.

Memorie di un assassino: la brutalità della polizia

Memorie di un assassino

Come vediamo in Memorie di un assassino, una persona con disabilità, identificata pubblicamente solo come Yoon, è stata in prigione dal 1988 al 2008 con l’accusa di avere stuprato e ucciso una ragazza di 13 anni, una delle vittime del serial killer. Decisiva per la sua detenzione una falsa confessione, estorta dopo pressioni e inaccettabili torture. Azioni mostrate con dovizia di particolari da Bong Joon-ho, che hanno portato a formali scuse del capo di polizia Bae Yong-ju: «Ci inchiniamo e ci scusiamo con tutte le vittime dei crimini di Lee Chun-jae, con le famiglie delle vittime e con le vittime delle indagini della polizia, incluso Yoon». Nel dicembre del 2019, otto degli investigatori sono stati accusati per abuso di potere e detenzione illegale.

Anche il vero assassino Lee Chun-jae ha commentato la vicenda: «Ho sentito da qualcuno che una persona con disabilità è stata arrestata, ma non sapevo per quale persona fosse stata arrestata poiché ho commesso molti reati. Ho sentito che molte persone sono state indagate e hanno subito ingiustamente. Vorrei scusarmi con tutte quelle persone. Sono venuto, ho testimoniato e descritto i crimini nella speranza che le vittime e le loro famiglie trovino conforto quando la verità verrà rivelata. Vivrò la mia vita pentendomi».

La ragazza tredicenne è stata una delle vittime di Lee Chun-jae, che in proposito ha commentato semplicemente con un «È stato un atto impulsivo».

I crimini di Lee Chun-jae

Fra il 15 settembre 1986 e il 3 aprile 1991, Lee Chun-jae ha commesso i crimini di Hwaseong. Nel mentre, l’uomo ha lavorato come operatore di gru ed è stato arrestato per essersi introdotto illegalmente in un’abitazione, per poi essere rilasciato in libertà vigilata. I crimini si sono interrotti in corrispondenza del matrimonio dell’uomo con una donna, avvenuto nell’aprile del 1992 e concluso nel dicembre del 1993, anche a causa del suo alcolismo e dei ripetuti maltrattamenti ai danni della moglie e del loro figlio. Il 13 gennaio 1994 ha drogato, stuprato e ucciso la cognata, ed è stato condannato a morte in primo grado, pena poi ridotta all’ergastolo con possibile libertà condizionata dopo 20 anni.

Memorie di un assassino: la reazione dell’assassino alla visione del film

Memorie di un assassino

Per Memorie di un assassino, Bong Joon-ho ha tratto ovviamente ispirazione dalla vicenda reale, ma anche dall’opera teatrale di Kim Kwang-lim Come to See Me, che per la prima volta ha adattato gli eventi. Il regista ha inoltre più volte ammesso l’influenza della miniserie a fumetti di Alan Moore ed Eddie Campbell From Hell, fondamentale anche per la prima memorabile stagione di True Detective.

Per sua stessa ammissione, Bong Joon-ho è stato letteralmente “ossessionato” dal caso per anni. «Volevo davvero vedere il suo volto, ho anche provato a immaginarlo e a disegnarlo per me stesso», ha detto. «Avevo un elenco di domande che ero pronto a fargli nel caso in cui in qualche modo lo avessi incontrato». Una volta scoperta la sua identità, «Finalmente ho potuto vedere il suo volto pubblicato sui giornali. Guardarlo mi ha fatto provare sentimenti complicati».

Nel già citato finale di Memorie di un assassino, il detective protagonista guarda direttamente in macchina. Il regista ha ammesso che la scena era anche un modo per guardare dritto in faccia l’assassino, che in cuor suo sperava vedesse il film prima o poi.

Lee Chun-jae non potrà essere processato per i crimini del serial killer di Hwaseong, che nel frattempo sono caduti in prescrizione. L’uomo ha effettivamente visto Memorie di un assassino e questa è stata la sua reazione: «L’ho visto come un film e non ho provato alcun sentimento o emozione nei confronti del film».

Memorie di un assassino in Home Video

Dove vedere Memorie di un assassino in streaming

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Monica Vitti è morta: addio a una colonna portante del cinema italiano

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Monica Vitti

Non esiste un’interprete senza una voce. Un adagio che sintetizza il mestiere della recitazione, ma che si adatta perfettamente anche a una delle più grandi attrici della storia del cinema italiano, ovvero Monica Vitti. La sua inconfondibile voce roca, che sapeva modulare in infinite sfumature caratteriali e interpretative, è stata, insieme al suo indimenticabile volto, la prima cosa a cui abbiamo pensato una volta appresa la notizia della sua morte, giunta a oltre 90 anni di età, di cui 30 passati lontani dalle scene a causa di una malattia degenerativa che ha progressivamente eroso la sua mente e la sua memoria. Una voce protagonista di alcune delle più celebri battute della storia del cinema italiano (come dimenticare “Mi fanno male i capelli” in Deserto rosso?), grazie alla quale rimarrà per sempre scolpita nei ricordi di tutti, prendendosi la rivincita sul triste destino che ha segnato l’ultima parte della sua esistenza.

Il lascito di Monica Vitti non si ferma però al suo timbro vocale, al suo malinconico broncio capace di trasformarsi in abbagliante sorriso e all’ironia che l’ha sempre accompagnata, in scena e nella vita reale. Monica Vitti è infatti stata il volto per eccellenza di due floride stagioni del nostro cinema: da una parte la produzione più autoriale, a cui ha contribuito grazie al sodalizio artistico e umano con Michelangelo Antonioni, consegnandoci capolavori del calibro di L’avventura, La notte, L’eclisse e il già citato Deserto rosso. Dall’altra, la grande commedia all’italiana, nella quale si è confrontata con giganti come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, tratteggiando sempre personaggi unici e incredibilmente vitali, e diventando di fatto il valore aggiunto di film memorabili, fra i quali citiamo La ragazza con la pistolaDramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) e Polvere di stelle.

Monica Vitti: molto più che diva

Monica Vitti

In un’epoca in cui la donna nel cinema italiano era spesso limitata al ruolo di madre o a quello di mero oggetto del desiderio, Monica Vitti è stata molto più che diva, ha cambiato le regole del gioco: prima è diventata emblema dell’incomunicabilità e del disagio esistenziale, poi il volto per eccellenza dell’anticonformismo e della risata italiana, senza mai rinunciare alla propria unicità e a una sensualità mai volgare, sempre accompagnata da tempi comici perfetti e da un’intensità recitativa ineguagliabile. Un talento che l’ha portata a distinguersi con gli stessi eccellenti risultati anche al cinema e al teatro, senza dimenticare qualche sporadica ma esaltante performance all’estero, fra le quali merita certamente una menzione Modesty Blaise – La bellissima che uccide di Joseph Losey, uno dei primi cinecomic della storia del cinema.

L’abbiamo ammirata nell’interpretazione di donne indipendenti e profondamente ribelli, mogli annoiate in cerca di un’esistenza migliore, ragazze in cerca di rivincita e riappropriazione di se stesse. L’abbiamo vista arrabbiata, divertita, innamorata e tradita, vittima e carnefice, libera e prigioniera, amandola ogni volta. Il suo profondo e magnetico sguardo come finestra sull’anima dei suoi personaggi, la sua strepitosa verve comica come strumento per tratteggiare spaccati umani mai banali, scolpiti indelebilmente nella storia del cinema.

Da semplici spettatori e amanti dell’arte, l’abbiamo accompagnata a distanza negli ultimi decenni di dolorosa malattia, illudendoci di farle arrivare il nostro affetto e il nostro calore e di farle trovare una via d’uscita dal labirinto in cui la sua mente era intrappolata. Oggi infine piangiamo la sua scomparsa, certi però del fatto che la sua eredità nell’immaginario collettivo non svanirà, e che il suo sorriso, capace di demolire qualsiasi canone di bellezza, entrerà a fare parte del mito.

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Netflix: tutte le nuove uscite che vedremo a febbraio 2022

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Netflix

Anche a febbraio, Netflix ha in serbo tante novità per i propri abbonati, a cominciare dal ritorno di due serie particolarmente amate come Disincanto e Space Force. Non mancano i film originali, come Dalla mia finestra, Il mese degli deiAmore e guinzagli. Spazio come sempre anche a documentari e reality show, come Il truffatore di Tinder e L’amore è cieco. Di seguito, l’elenco completo di quello che vedremo il prossimo mese su Netflix.

Cosa vedremo su Netflix a febbraio 2022

Netflix

1 febbraio

  • Dion (serie originale, stagione 2)
  • Finding Ola (serie originale, stagione 1)
  • John Wick (film non originale)
  • Riverdale (serie non originale, stagione 5)
  • Conan il ragazzo del futuro (serie non originale, stagione 1)

2 febbraio

  • Oscuro desiderio (serie originale, stagione 2)
  • Me Contro Te – Il Film – La Vendetta del Sig. S (film non originale)
  • Il truffatore di Tinder (documentario originale)

3 febbraio

  • Murderville (serie originale, stagione 1)

4 febbraio

  • Dalla mia finestra (film originale)
  • Il colore delle magnolie (serie originale, stagione 2)

6 febbraio

  • Brooklyn 99 (serie non originale, stagione 7)

8 febbraio

  • Il mese degli dei (film originale)
  • Ms. Pat: Y’All Wanna Hear Something Crazy? (stand-up comedy originale)
  • L’amore è cieco: Giappone (reality show originale)

9 febbraio

  • Disincanto (serie originale, stagione 4)
  • Idee da vendere (reality show originale, stagione 1)

11 febbraio

  • Amore e guinzagli (film originale)
  • Tallgirl 2 (film originale)
  • Bigbug (film originale)
  • Jeen-Yuhs: A Kanye Trilogy (film originale)
  • Love Tactics (film originale)
  • Inventing Anna (serie originale, stagione 1)
  • Toy Boy (serie originale, stagione 2)
  • L’amore è cieco (reality show originale, stagione 2)

14 febbraio

  • Fedeltà (serie originale, stagione 1)

16 febbraio

  • Secrets of Summer (Cielo Grande) (serie originale, stagione 1)

17 febbraio

  • Perdonaci i nostri peccati (film originale)
  • Erax (film originale)
  • Heart Shot – Dritto al cuore (film originale)
  • Il giovane Wallander (serie originale, stagione 2)
  • Al passo con i Kardashians (reality show non originale, stagione 17)

18 febbraio

  • Non aprite quella porta (film originale)
  • La serie di Cuphead! (serie originale, stagione 1)
  • Space Force (serie originale, stagione 2)
  • Uno di noi sta mentendo (serie originale, stagione 1)
  • Downfall: Il caso Boeing (documentario originale)

19 febbraio

22 febbraio

  • Bubba Wallace: in gara contro ogni limite (serie originale, stagione 1)

25 febbraio

  • Vikings: Valhalla (serie originale, stagione 1)
  • La giudice (serie originale, stagione 1)
  • Madea: Il ritorno (film non originale)

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