Anne Hathaway: istrionica, eclettica, camaleontica

Anne Hathaway: istrionica, eclettica, camaleontica

Anne Hathaway ha trasceso ogni individualità sullo schermo, ha incarnato e disincarnato ruoli diversissimi. Un po’ Pretty Princess un po’ Catwoman: ora è la donna glamour in tacchi a spillo che corre per le vie di New York, ora è Fantine, iconico, capovolgente e controverso personaggio della penna di Victor Hugo, la misérable che si sacrificò per amore. Celebriamo oggi Anne Hathaway, percorrendo la carriera dell’attrice statunitense che ha sorpreso e ammaliato con le sue doti camaleontiche. Un’interprete che è spesso stata al centro di critiche e preda di antipatie da parte del pubblico, ma che non si è mai lasciata abbattere, continuando a dare corpo e voce a donne immortali, come Jane Austen o la Regina Bianca, concepita dal genio di Lewis Carroll.

Anne Hathaway: le migliori interpretazioni da Il diavolo veste Prada a Interstellar

Anne Hathaway

Anne Hathaway ha mosso i suoi primi passi nel 1999 con un piccolo ruolo nella serie televisiva Get Real. Nel 2001 spicca il volo interpretando Mia Thermopolis nella commedia Disney Pretty Princess, affiancata dalla diva Julie Andrews, in cui interpreta una ragazza timida e imbranata che scoprirà di avere origini regali, prossima a ereditare il trono di Genovia.

Pur essendo alle prime esperienze, Anne Hathaway incanta per il suo candore e la capacità di avvicinare prospettive caratteriali opposte, attitudini notevoli che le faranno guadagnare il ruolo di Laureen Newsome nel capolavoro di Ang Lee I segreti di Brokeback Mountain, interpretando la moglie di Jack Twist (Jake Gyllenhaal). I segreti di Brokeback Mountain ha segnato il cinema mondiale, dissipando ogni tabù e affrontando una tematica delicata, come l’amore omosessuale, in chiave postmoderna. Un’opera di ampio respiro, senza raggiri o stereotipi, che racconta al grande pubblico una storia plurale e intensa, riempiendo una voragine che la settima arte non era ancora riuscita a colmare del tutto.

Il diavolo veste Prada (David Frankel, 2006)

Anne Hathaway

L’attrice statunitense continua la sua ascesa nell’olimpo hollywoodiano confrontandosi nel 2007 con un ruolo determinante, un’occasione più unica che rara che darà una svolta decisiva alla sua carriera. Il regista David Frankel la sceglie per interpretare Andy nella commedia Il Diavolo veste Prada, dandole l’opportunità di recitare accanto a Meryl Streep, la mefistofelica direttrice della rivista Runway Miranda Priestly. Un’opera che è entrata nell’immaginario collettivo come simbolo di glamour e di duro lavoro, in cui vediamo ancora una volta Anne Hathaway, ma questa volta da dolce ragazza studiosa e avversa alla moda a donna in carriera, grintosa, determinata e super chic.

Il Diavolo veste Prada è una pellicola che oscilla tra la commedia e il dramma, in cui le due attrici riescono a brillare di luce propria, riportando in scena una storia che racconta il sacrificio che si cela dietro lo scintillio e l’eleganza del mondo della moda. Un dramma che attraversa sia una giornalista comune che una direttrice che si è fatta con le sue mani, a scapito della sua vita personale, seguendo il destino in cui incorre chi vuole avere un successo ostinato. Anne Hathaway nei panni di Andy dà riprova del suo carisma, rivelandosi un’attrice giovane ma già penetrante.

Becoming Jane – Il ritratto di una donna contro (Julian Jarrold, 2007)

Sempre nel 2007, Anne Hathaway viene scelta per incarnare Jane Austen nel film Becoming Jane – Il ritratto di una donna contro, biopic della scrittrice inglese che si sofferma sulla presunta e sofferta relazione che intrattenne con Thomas Langlois Lefroy, interpretato da James McAvoy. Anne Hathaway è precisa, magnetica, riesce a rendere giustizia allo spirito della scrittrice britannica. Un personaggio corrosivo, dinamico con cui l’attrice statunitense sembra sentirsi a proprio agio, realizzando un’interpretazione senza sovrastrutture o fronzoli eccessivi, cogliendo gli aspetti fondamentali di un’icona del femminismo e della narrativa mondiale.

Dopo essersi cimentata con il dramma di Jonathan Demme Rachel sta per sposarsi, in cui ottiene la sua prima nomination all’Oscar come miglior attrice protagonista, e con la commedia sentimentale Bride Wars – La mia migliore nemica, Anne Hathaway si mette alla prova con un colosso del cinema americano, l’eccentrico e visionario Tim Burton, partecipando alla trasposizione più celebre e ambiziosa del romanzo di Lewis Carroll, Alice in Wonderland. In questo film interpreta Mirana, la Regina Bianca, nemesi e sorella della Regina Rossa, interpretata da Helena Bonham Carter. L’attrice statunitense torna ad interpretare un personaggio etereo ma che nasconde un lato oscuro a cui non si abbandona, una donna amorevole, asservita alla luce, alla purezza.

Anne Hathaway ne Il cavaliere oscuro – Il ritorno (Christopher Nolan, 2012)

Anne Hathaway

Dopo Alice in Wonderland, Anne Hathaway affianca nuovamente Jake Gyllenhaal nel film Amore e altri rimedi, mentre nel 2012 ha l’opportunità di lavorare con un gigante e maestro della settima arte, ovvero Christopher Nolan, che le affida il ruolo di Catwoman nel monumentale capitolo conclusivo della trilogia di Batman, Il cavaliere oscuro – Il ritorno. Nolan è riuscito a dare nuova linfa vitale al personaggio dei fumetti DC Comics, soffermandosi su ciò che spinse Bruce Wayne a diventare Batman, ritornando alle origini, distaccandosi da ciò che fecero sia Joel Schumacher che lo stesso Tim Burton con le loro trasposizioni.

Nell’ultimo capitolo della trilogia del cavaliere oscuro appare proprio Selina Kyle, portata in scena da Anne Hathaway. Una donna abile nella truffa, pericolosa, giocosa ma che attraversa un mondo adulto, in cui sbaglia da professionisti. Intrattiene un rapporto sia erotico che buffo con il cupo Bruce, realizzando un’interpretazione sia vivace che malinconica. Nonostante il viso incantevole e pulito, Anne Hathaway dimostra quanto sia istrionica, dando prova della sua ecletticità, continuando la sua ascesa verso l’empireo hollywoodiano e dando nuovo vigore a una celebre figura dei fumetti della DC Comics. 

Anne Hathaway ne Les Misérables (Tom Hooper, 2012)

Nello stesso anno Anne Hathaway, all’apice del successo, raggiunge una maturazione artistica esemplare interpretando Fantine nel film Les Misérables, diretto da Tom Hooper, musical in cui è affiancata da attori del calibro di Hugh Jackman, Russell Crowe e Helena Bonham Carter. La sua interpretazione struggente le dona il più alto e prestigioso riconoscimento, ovvero l’Oscar alla miglior attrice non protagonista. Il suo ruolo più difficile e sofferto,  in cui la miseria e la storia scavano una voragine dentro lo spettatore e dentro gli stessi attori.

Anne Hathaway nel film è protagonista di un assolo intenso e straziante, con un corpo emaciato e scarno ma dissonante dagli occhi che sono espressivi, vivi. Questa ossuta operaia, costretta a prostituirsi, si venderà totalmente, arrivando a cedere ogni lembo del suo corpo, dai denti ai capelli. In quei sei minuti in cui appare riesce a togliere il fiato, strappando la scena a tutti gli attori presenti, cantando I dreamed a dream, manifesto della disperazione che culmina nell’amarezza di un verso: ci sono sogni che non si realizzeranno e ci sono tempeste alle quali non si può resistere.

Anne Hathaway in Interstellar (Christopher Nolan, 2014)

Il sodalizio artistico con Christopher Nolan continua con Interstellar, una delle pellicole di fantascienza più celebri, imponenti e discusse degli ultimi anni. Anne Hathaway interpreta Amelia Brand, biologa che conduce assieme a suo padre una base segreta della NASA. Interstellar è composto da un cast sublime, in cui spiccano Matthew McConaughey, Jessica Chastain e Michael Caine, e racconta la storia di un gruppo di astronauti in viaggio attraverso un wormhole, alla ricerca di una nuova dimora per l’umanità. In questo ipotetico e inquietante prossimo futuro, il pianeta Terra è ormai totalmente inabitabile, vittima di continue piaghe naturali, che lentamente hanno ridotto l’ossigeno, generando tempeste di sabbia e destinando il genere umano all’estinzione.

Anne Hathaway interpreta un personaggio controverso, sia fragile che duttile, che lotta per sopravvivere e parallelamente mette in discussione le proprie scelte, schiacciata da due forze uguali e contrarie che la stringono in una morsa. Nolan è un maestro nel lavorare le immagini, rendendo reale l’irreale, comprensibile l’inenarrabile, un artigiano nobile della settima arte che in un frangente del film dona ad Amelia, forse, il senso di tutto ciò che ci governa. E non è il ponte di Einstein-Rosen, non è la fisica quantistica: è l’amore. L’unica cosa che trascende il tempo e lo spazio. 

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Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.