C’era una volta a… Hollywood: citazioni e curiosità del film di Quentin Tarantino

C’era una volta a… Hollywood: citazioni e curiosità del film di Quentin Tarantino

C’era una volta a… Hollywood è nelle sale italiane ormai da qualche giorno (qui la nostra recensione), quindi possiamo dedicarci a un grande classico dei film di Quentin Tarantino, cioè la caccia agli easter egg, alle citazioni, ai collegamenti e alle curiosità dei suoi lavori. In un’opera come C’era una volta a… Hollywood, questo esercizio diventa decisamente complicato, dal momento che l’intero racconto è una dichiarazione d’amore all’industria cinematografica e televisiva della seconda metà degli anni ’60, e più in generale al contesto sociale e culturale che ha formato un maestro del citazionismo come Tarantino. Abbiamo quindi fatto del nostro meglio per mettere nero su bianco le più interessanti curiosità su questo film, che vi proponiamo di seguito, raccomandandovi di non procedere con la lettura se non avete ancora visto C’era una volta a… Hollywood, in modo da non incappare in sgradevoli spoiler.

Dal porno a Tarantino

C’era una volta a… Hollywood

Nel corso dell’atto conclusivo di C’era una volta a… Hollywood, Sharon Tate entra insieme alla sua compagnia all’El Coyote Cafe, situato sulla Beverly Boulevard di Los Angeles. Prima di entrare nel locale dove purtroppo nella realtà ha trascorso la sua ultima serata, la Tate nel film si sofferma sulla folla attorno a lei. Attraverso un rapido scambio di battute, scopriamo che il motivo di tale trambusto è la premiere di un film porno in uno dei cinema all’epoca più conosciuti della città, chiamato non a caso The Eros. Questa sala cinematografica esiste ancora, ma ha cambiato nome e soprattutto proprietario. Oggi questa sala si chiama New Beverly Cinema, e dal 2007 appartiene proprio a Quentin Tarantino, che la gestisce assecondando il suo invidiabile estro cinefilo.

Tarantino e Michael Madsen

Michael Madsen ne Le iene

C’era una volta a… Hollywood è la quarta collaborazione fra Tarantino e Michael Madsen, dopo quelle ne Le iene, Kill Bill e The Hateful Eight. Questo è inoltre il primo film di Tarantino in cui il personaggio interpretato da Madsen non muore. C’è però un rovescio della medaglia: la partecipazione di Madsen è limitata a un breve cameo nella serie con Rick Dalton Bounty Law. Paradossalmente, Madsen compare in C’era una volta a… Hollywood per meno tempo della sua macchina, che è la Cadillac gialla guidata da Cliff Booth. Macchina che abbiamo già visto, guidata dallo stesso Madsen, nel primo film di Tarantino Le iene.

Rick fucking Dalton

Nel corso di C’era una volta a… Hollywood, il personaggio di Cliff Booth si rivela una vera e propria spalla fisica e morale di Rick Dalton, aiutandolo nei suoi momenti di sconforto. Un momento significativo in questo senso è la mattina in cui Booth accompagna Dalton sul set, spronandolo con la frase “You’re Rick fucking Dalton!“. Questa battuta è frutto di un’improvvisazione di Brad Pitt, che in un momento di difficoltà sul set all’inizio degli anni ’90 fu spronato con una battuta analoga da un suo collega (You’re Brad fucking Pitt!).

C’era una volta a… Hollywood e Burt Reynolds

C’era una volta a… Hollywood

Il toccante rapporto fra Rick Dalton e Cliff Booth è basato su quello instauratosi proprio negli anni ’60 fra Burt Reynolds e Hal Needham, suo stuntman e successivamente apprezzato sceneggiatore e regista. Non a caso, Reynolds è anche la guest star dell’episodio All the Streets Are Silent della serie F.B.I. che Rick e Cliff guardano in TV. La scena mostrata in C’era una volta a… Hollywood è parte del vero episodio, con una sola importante variazione: il cattivo Michael Murtaugh è interpretato da Leonardo DiCaprio invece che da Reynolds (qui trovate un breve spezzone comparativo).

Burt Reynolds avrebbe dovuto essere presente in C’era una volta a… Hollywood, sia come interprete che come personaggio. Prima della sua prematura morte per arresto cardiaco, l’attore era stato infatti ingaggiato per la parte di George Spahn, proprietario dell’omonimo ranch, poi riassegnata a Bruce Dern. Inoltre, come riportato da Collider, la parte di James Marsden, tagliata dal montaggio finale del film, era proprio quella di Burt Reynolds.

C’era una volta a… Hollywood e gli stuntman

C’era una volta a… Hollywood

Il personaggio di Cliff Booth è indubbiamente quello che nobilita maggiormente la figura dello stuntman in C’era una volta a… Hollywood, ma questa professionalità fondamentale per l’industria cinematografica ha anche altri esponenti nell’ultimo film di Tarantino. Il marito e la moglie che coordinano le controfigure sul set della serie Il Calabrone Verde, interpretati da Kurt Russell e Zoe Bell, costituiscono infatti un esplicito richiamo alle opere precedenti del cineasta statunitense. In Grindhouse – A prova di morte, Russell interpretava proprio uno stuntman, come del resto la Bell, che è tuttora un’apprezzata stuntwoman, celebre anche per aver fatto la controfigura a Uma Thurman in Kill Bill e a Diane Kruger e Mélanie Laurent in Bastardi senza gloria.

C’era una volta a… Hollywood contiene inoltre un riferimento a uno stuntman realmente esistito, Donald “Shorty” Shea. Shea fu l’ultima persona uccisa dalla famiglia Manson, nonostante ne fosse un membro, sia in quanto marito di una donna di colore, sia perché stava tramando contro lo sfratto della stessa famiglia, mettendo più di una pulce all’orecchio di George Spahn. L’arrivo di Cliff Booth allo Spahn Ranch, l’insistenza con cui chiede di parlare con George e il dialogo fra i due costituiscono quindi un richiamo a questa tragica vicenda.

C’era una volta a… Hollywood e Sergio Leone

La scena finale di C’era una volta in America di Sergio Leone

Già da tempo è nota la viscerale passione di Tarantino per il cinema di Sergio Leone, che ha più volte menzionato come uno dei suoi registi preferiti. Il titolo C’era una volta a… Hollywood è evidentemente un omaggio a due capolavori del regista italiano, C’era una volta il West e C’era una volta in America. Il Maestro è inoltre menzionato implicitamente nel momento in cui Sergio Corbucci, con cui Rick Dalton finisce per collaborare, viene definito “il secondo miglior regista di spaghetti western”. Abbiamo pochi dubbi su chi sia il primo.

Un ulteriore inquietante dettaglio lega Sergio Leone a C’era una volta a… Hollywood. Come rivelato da Il Messaggero, la sera del 9 agosto 1969 il regista italiano si trovava a Los Angeles per una ricerca sui costumi di Giù la testa. Ma non è tutto. Quella stessa sera, Leone avrebbe dovuto trovarsi a casa di Sharon Tate, che l’aveva invitato per il dopocena. A salvare Leone da morte certa fu un colpo di sonno, che lo tenne lontano dal luogo del massacro. Anticipando quel Sono andato a letto presto, storica battuta di Noodles in C’era una volta in America, Leone si salvò la vita.

C’era una volta a… Hollywood e Al Pacino

C’era una volta a… Hollywood è la prima collaborazione del leggendario Al Pacino con Quentin Tarantino e Leonardo DiCaprio. Il film contiene inoltre due spassosi riferimenti alla carriera cinematografica di Pacino. Quello più evidente è il classico gesto dello sparo di una raffica di proiettili, mimato dall’agente di casting Marvin Schwartz riferendosi a un film di Rick Dalton, ma anche alla memorabile sequenza finale di Scarface, interpretata proprio da Pacino. Schwartz dice inoltre a Dalton di averlo visto nel suo film I 14 pugni di McCluskey. McCluskey è anche il cognome del poliziotto che ne Il padrino colpisce con un pugno Michael Corleone, interpretato ovviamente da Al Pacino.

C’era una volta a… Hollywood e la famiglia Manson

C’era una volta a… Hollywood

C’era una volta a… Hollywood riporta correttamente diversi dettagli della vera storia di Charles Manson e della sua cosiddetta famiglia. Il più evidente è l’apparizione di Manson, interpretato da Damon Herriman sia nel film di Tarantino sia nella seconda stagione di Mindhunter. Come nella realtà, Manson si reca al 10050 di Cielo Drive in cerca di Terry Melcher, produttore discografico figlio di Doris Day e precedente inquilino della villa, odiato da Manson in quanto reo di non averlo ingaggiato per la Columbia Productions. Dopo questo sopralluogo, Manson decide di riversare la sua follia sui nuovi inquilini. Oltre al già citato insediamento della famiglia nello Spahn Ranch, Tarantino mette in scena un altro macabro dettaglio della strage, cioè la frase Sono il diavolo e sono qui per fare gli affari del diavolo, che nella realtà Tex Watson disse a Wojciech Frykowski, mentre nel film viene rivolta a Cliff Booth.

Si può affermare che la prima sostanziale divergenza fra la realtà e la finzione è il momento in cui Tex Watson, Susan Atkins, Linda Kasabian e Patricia Krenwinkel vengono ripresi da Rick Dalton per essersi fermati in macchina davanti alla sua residenza privata. Questo porta alla scelta da parte della famiglia di irrompere nella villa di Dalton e al successivo tragicomico scontro, che tiene lontano i seguaci di Manson da Sharon Tate. Particolarmente interessante è la rappresentazione che Tarantino fa di Linda Kasabian (interpretata da Maya Hawke), che poco prima dell’irruzione scappa in macchina. Nella realtà, la Kasabian ebbe il ruolo di “palo” e, inorridita per le loro azioni, cercò di fermare gli altri membri della famiglia, diventando successivamente una testimone chiave nel processo.

Un altro sinistro riferimento a Manson è la sua canzone Always is Always Forever, che cantano le ragazze hippie in una breve sequenza nella prima parte del film.

C’era una volta a… Hollywood e la Red Apple

C’era una volta a… Hollywood

Tarantino ha disseminato in diversi suoi film riferimenti alla Red Apple, una fittizia marca di sigarette. C’era una volta a… Hollywood rispetta questa sorta di tradizione. Cliff Booth fuma proprio le sigarette Red Apple, mentre Rick Dalton, durante la scena a metà dei titoli di coda, si cimenta addirittura in uno spot pubblicitario per questa marca, salvo poi uscire dal personaggio sentenziando che quelle sigarette sono estremamente sgradevoli.

C’era una volta a… Hollywood e Bastardi senza gloria

C’era una volta a… Hollywood

C’era una volta a… Hollywood contiene alcuni collegamenti a un altro amatissimo film di Tarantino, Bastardi senza gloria. Ci riferiamo sia alla grottesca sequenza in cui Rick Dalton attacca i nazisti con lo stesso lanciafiamme che gli tornerà utile nelle battute finali del film, chiara reminiscenza del rogo in cui finiscono Adolf Hitler e i suoi nell’opera precedente, sia al nome del regista italiano Antonio Margheriti, che ricorre in entrambe le opere. Margheriti è infatti sia il regista del fittizio lungometraggio con Rick Dalton Operazione Dyn-O-Mite! (che riprende scene di Bersaglio mobile di Corbucci) sia l’alias utilizzato dall’Orso ebreo Donny Donowitz per entrare alla prima di Orgoglio della nazione in Bastardi senza gloria. Doveroso inoltre sottolineare un’altra convergenza fra i due film: il cacciatore di scalpi nazisti Aldo Raine viene introdotto da Bridget Von Hammersmark come un italiano di professione stunt-man, cioè il lavoro di Cliff Booth.

The Mamas & the Papas

C’era una volta a… Hollywood

Fra le tante canzoni dell’epoca inserite in C’era una volta a… Hollywood, meritano una menzione particolare due pezzi dei The Mamas & the Papas, California Dreamin’ e Straight Shooter. California Dreamin’ risuona nel momento di passaggio fra il febbraio e l’agosto del 1969, nella versione solenne e malinconica di José Feliciano, che simboleggia la fine di un’epoca e al tempo stesso diventa sinistro presagio di ciò che è accaduto nella realtà a Sharon Tate, ben lontano da un sogno californiano. Ancora più importante l’utilizzo che Tarantino fa di Straight Shooter. Nell’atto conclusivo del film, vediamo Sharon e i suoi amici intenti a cantare questa canzone al pianoforte. Nella triste realtà, lo spartito di Straight Shooter è stato ritrovato nel luogo del massacro, a pochi metri di distanza dalla Tate.

C’era una volta a… Hollywood, Jay Sebring e Jim Morrison

C’era una volta a… Hollywood

C’era una volta a… Hollywood si sofferma più volte sull’ambiguo rapporto fra Sharon Tate e Jay Sebring, prima suo fidanzato, poi suo devoto amico, morto anch’egli il 9 agosto 1969. Un piccolo dettaglio sulla vita di quest’ultimo personaggio, interpretato da Emile Hirsch, ci viene fornito nella scena in cui vediamo la Tate ballare sulle note di The Spirit of ’67 di Paul Revere & the Raiders. In questo frangente, Sharon chiede scherzosamente a Jay cosa penserebbe Jim Morrison della cosa. Questo perché Jay Sebring era un rinomato parrucchiere (fatto esplicitato al tavolo dell’El Coyote nelle battute conclusive) e uno dei suoi clienti più celebri era appunto Jim Morrison, ben più trasgressivo e cool dei Paul Revere & the Raiders.

C’era una volta a… Hollywood: le citazioni a film reali

C’era una volta a… Hollywood
Una scena di Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm

C’era una volta a… Hollywood cita e omaggia esplicitamente una miriade di altri film, al punto che elencarli tutti diventerebbe un mero esercizio di catalogazione. Ci concentriamo quindi solo sulle citazioni più importanti.

La toccante scena in cui Sharon Tate guarda se stessa al cinema è estrapolata platealmente da Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm, ultimo suo film distribuito con l’attrice ancora in vita. Mentre Sharon cerca di convincere gli impiegati del cinema che ha preso parte al film, viene citato anche La valle delle bambole. Un altro esempio di cinema nel cinema è La grande fuga, che compare in C’era una volta a… Hollywood con l’inserimento in digitale di Rick Dalton, che nella finzione è stato vicino al ruolo di protagonista, andato poi a Steve McQueen. Il set in cui avviene lo scontro fra Cliff Booth e Bruce Lee è quello de Il Calabrone Verde, serie televisiva in cui Lee interpretava il personaggio di Kato.

Menzioni anche al cinema italiano, con Ringo del Nebraska (distribuito in alcune nazioni col titolo Nebraska Jim, uno dei film italiani di Dalton), Il mercenario (mostrato nello stesso cinema in cui si reca la Tate) e Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, in programmazione al Vine Theater. Da sottolineare anche gli omaggi a Krakatoa est di Giava (in programmazione al Cinerama), Easy Rider (Rick chiama Tex Dennis Hopper) e Per favore, non mordermi sul collo!, film che contribuì alla nascita dell’amore fra Polanski e la Tate, il cui poster è visibile nella casa del regista polacco.

Altri film sono stati esplicitamente citati da Tarantino come influenze per C’era una volta a… Hollywood e visioni consigliate prima della sua ultima fatica: qui la lista completa.

… e quelle a film fittizi

C’era una volta a… Hollywood

C’era una volta a… Hollywood mette in scena anche diversi film e show televisivi inventati. L’esempio più evidente è la serie Bounty Law, basato sullo show Ricercato vivo o morto, con protagonista Steve McQueen. Per quanto riguarda la carriera italiana di Dalton, il già citato Nebraska Jim ha più di un punto di contatto con Navajo Joe, film di Corbucci con protagonista Burt Reynolds, mentre Uccidimi Subito Ringo, disse il Gringo è un mix fra Una pistola per Ringo e Il ritorno di Ringo, entrambi di Duccio Tessari.

C’era una volta a… Hollywood e i piedi

C’era una volta a… Hollywood

C’era una volta a… Hollywood è un vero e proprio trionfo del proverbiale amore di Quentin Tarantino per i piedi femminili. A omaggiare regista e spettatori con i loro piedi sono in questo caso Margot Robbie, nella scena in cui Sharon Tate si mette a proprio agio al cinema, mostrando a favore di telecamera le proprie serenità annerite da una lunga passeggiata, la rivelazione Margaret Qualley, in uno spassoso dialogo in macchina con il personaggio di Brad Pitt, e infine Dakota Fanning, nei panni della glaciale Lynette “Squeaky” Fromme.

C’era una volta a… Hollywood e Roman Polanski

Roman Polanski compare brevemente in C’era una volta a… Hollywood, interpretato da Rafał Zawierucha. Il film contiene due piccoli dettagli sulla vita del regista polacco, che vale la pena di menzionare. Il primo è il suo cane, che Polanski richiama col nome Dr. Sapirstein, cioè il nome del personaggio del medico che contribuisce alle terribili vicissitudini di Rosemary in Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York, che in quel preciso momento era l’ultimo film del cineasta polacco. Sharon Tate era particolarmente affezionata a questo cane, che però poco prima della sera del massacro morì investito dal vicino di casa Voytek Frykowski. Polanski non ebbe la forza di comunicare alla moglie questo triste fatto e preferì invece dirle che il cane era semplicemente scappato.

Un altro importante momento di C’era una volta a… Hollywood è la scena in cui Sharon si reca in una libreria per ritirare una copia di Tess dei D’Urbervilles, che vuole regalare a Roman. Questa sequenza, in cui Sharon accarezza anche una statuetta di un falcone simile a quella de Il mistero del falco, in un omaggio al capolavoro di John Huston, è un commovente collegamento alla vita vera di Polanski e della Tate. Durante il loro ultimo incontro prima della strage, Sharon regalò a Roman il libro, dicendogli che avrebbe potuto realizzare un meraviglioso film su di esso. Dieci anni dopo, Polanski realizzò Tess, inserendo nel film l’emblematica dedica “To Sharon”.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.