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It – Capitolo due: tutti gli easter egg e i riferimenti al mondo di Stephen King

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It – Capitolo due è nelle sale già da diversi giorni, e come preventivabile ha generato reazioni discordanti nel pubblico (qui la nostra recensione). Al di là delle opinioni personali, fra i pregi del lavoro di Andrés Muschietti c’è sicuramente la volontà di rendere il più possibile omaggio al romanzo di Stephen King su cui è basato. Questa scelta ha generato una serie di easter egg, omaggi al mondo kinghiano e forbiti riferimenti cinematografici, capaci di solleticare anche la fantasia dei più accaniti detrattori di questo film. Abbiamo quindi raccolto la lista di tutte queste citazioni, che vi proponiamo di seguito, invitandovi a consultarla soltanto dopo la visione di It – Capitolo due, in modo da non incappare in sgraditi spoiler.

La tartaruga

Come il film precedente, anche It – Capitolo due contiene due espliciti omaggi a Maturin, la tartaruga che nel romanzo di King riveste un ruolo fondamentale, aiutando i perdenti a sconfiggere la sua nemesi It attraverso il rito di Chüd. Purtroppo, nel film il ruolo del rettile non è altrettanto importante. Possiamo infatti vedere un fermacarte a forma di tartaruga sulla scrivania di una classe, quando Ben torna a fare visita alla sua vecchia scuola. Il nome Maturin corrisponde inoltre a quello della radice che i nativi somministrano a Mike per indurgli una visione mistica sull’arrivo di It sulla Terra, risalente a milioni di anni prima, sotto forma di piccolo asteroide.

Il cameo di Stephen King

Il cameo di Stephen King in Cimitero vivente (Pet Sematary)

A 23 anni di distanza dalla sua breve apparizione ne L’occhio del male, Stephen King torna a un cameo cinematografico in It – Capitolo due, nel ruolo del negoziante da cui Bill ricompra la sua vecchia bicicletta Silver. Con questa partecipazione, King coglie anche l’occasione per fare autoironia, giocando sulla cattiva nomea dei finali dei suoi romanzi, considerati da molti deludenti. Nel film di Muschietti, la stessa critica viene mossa ripetutamente al personaggio di Bill, che nella vita fa proprio lo scrittore e l’adattatore dei suoi stessi lavori per il cinema. Nel momento dell’incontro fra i due, King rincara la dose, dichiarandosi non interessato all’autografo di Bill su un suo romanzo proprio per il suo finale mediocre.

Gli altri cameo di It – Capitolo due

It - Capitolo due

Quello di King non è l’unico cameo presente in It – Capitolo due. Durante la videocall a cui partecipa Ben, fra i suoi interlocutori possiamo scorgere Brandon Crane, che nell’omonima miniserie del 1990 interpretava invece il giovane Ben. Due comparsate anche per altrettanti cineasti: Peter Bogdanovich è il regista che discute con Bill sul set di un adattamento di una sua opera, mentre lo stesso Muschietti appare brevemente durante la visita di Eddie alla farmacia di Derry.

It – Capitolo due e John Carpenter

It – Capitolo due contiene due espliciti riferimenti a quello che possiamo senza dubbio considerare uno dei maestri dell’horror, cioè John Carpenter. Il più evidente è l’apparizione ai perdenti, creata da It, di Stan, suicidatosi durante le battute iniziali del film. Come ne La cosa, Stan compare sotto forma di un grosso ragno con la testa umana, citazione che nella versione originale del film viene sottolineata dalla battuta di Richie You Gotta Be Fuckin’ Kidding, identica a quella pronunciata nella medesima situazione nel film di Carpenter.

Un riferimento meno evidente è quello a Christine – La macchina infernale, diretto da Carpenter e tratto da un romanzo di King. All’interno del negozio del già citato cameo dello scrittore, è possibile vedere una targa con le le lettere CQB 241, che corrispondono a quelle della macchina maledetta del film. La cifra di 300 dollari chiesta da King per rivendere Silver a Bill è inoltre la stessa che viene chiesta dal personaggio di George LeBay per cedere l’auto protagonista del lungometraggio di Carpenter. In un flashback, il piccolo Eddie indossa inoltre una maglietta che riporta il disegno di una macchina malvagia, che già avevamo visto nel primo capitolo.

Gli omaggi di It – Capitolo due agli altri adattamenti di Stephen King

It - Capitolo due

It – Capitolo due contiene anche alcuni riferimenti agli altri adattamenti per il grande schermo delle opere di Stephen King. Due sono relativi a Shining di Stanley Kubrick, film che fra l’altro King non ha mai amato. Durante l’atto conclusivo del film, Beverly rimane chiusa in bagno durante una visione indotta da It. A un certo punto, cerca di aprire la porta il nemico dei perdenti Henry Bowers, che si affaccia dicendo Here’s Johnny!, evidente riferimento al personaggio di Jack Torrance nel film di Kubrick. Un altro inquietante dettaglio di Shining è richiamato in It – Capitolo due: il retro dello skateboard del bambino con cui parla ripetutamente Bill ha lo stesso disegno di quello della tappezzeria dell’Overlook Hotel.

Altri due riferimenti visivi sono invece relativi a Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma. Nell’ultima parte, Jessica Chastain viene ricoperta di sangue, proprio come accade a Carrie (con il sangue di maiale) per un cattivo scherzo dei suoi compagni. Inoltre, dopo la morte di It, la casa di Neibolt Street collassa su se stessa, proprio come la casa di Carrie al termine dello scontro con sua madre.

Molly Atkinson mamma e moglie di Eddie

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Nel corso del romanzo di King viene evidenziato che molti dei perdenti hanno sposato una persona che in qualche modo richiama la loro infanzia. Bill sposa Audra, estremamente somigliante a Beverly, che a sua volta sposta Tom Rogan, violento e autoritario come il padre. Eddie invece sposa una donna con le stesse fattezze e con la medesima personalità ansiosa della madre. It – Capitolo due accentua questo dettaglio, dal momento che i due personaggi sono interpretati dalla stessa attrice, Molly Atkinson.

A History of Old Derry

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In tutte le versioni di It, Mike è l’unico membro dei perdenti che rimane a Derry, passando buona parte della sua vita a indagare sulla figura di Pennywise e sulla storia e sui misteri di Derry. In It – Capitolo due, Mike richiama ripetutamente un libro su Derry, fondamentale per le sue ricerche. Nelle battute conclusive del film scopriamo che il libro è A History of Old Derry di Branson Buddinger, lo stesso usato da Mike nella miniserie del 1990.

Big is what it seems

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Quando Beverly rimane chiusa in bagno nell’atto conclusivo, compaiono diverse frasi scritte sul muro. In mezzo a prese in giro e volgarità varie, possiamo notare anche la frase big is what it seems, che potremmo definire rivelatrice del finale. Durante lo scontro finale con It, Beverly (forse influenzata a livello subliminale proprio da questa scritta) dice agli altri perdenti che per sconfiggere il mostro lo devono fare rimpicciolire, e questo può accadere soltanto facendolo sentire più piccolo di quello che è.

It – Capitolo due e la miniserie

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Quando Bill entra nel tunnel dell’orrore del parco delle meraviglie di Derry, lo vediamo ondeggiare intorno a dei clown decisamente sinistri. Come già avvenuto in una situazione analoga nel primo episodio, questi clown sono un esplicito omaggio al Pennywise della miniserie del 1990, magistralmente interpretato da Tim Curry. Un altro riferimento è presente nella visione di Ben, quando Beverly, come nella miniserie, gli dice Kiss me, fatboy.

Uccelli e biciclette

It – Capitolo due presenta altri due chiari riferimenti al romanzo di King. Il primo è relativo al personaggio di Stan, che quando riceve la chiamata di Mike vediamo intento a risolvere un puzzle con degli uccelli. Nel romanzo, Stan è un grande appassionato di uccelli, e ha come hobby il birdwatching. Un altro riferimento a King arriva da Bill, che quando ricompra Silver esclama che quella bici è veloce abbastanza da battere il diavolo, stessa battuta da lui pronunciata nel romanzo.

It – Capitolo due e i richiami altri film

Nel corso di It – Capitolo due, compaiono diversi omaggi ad altri film, sotto forma di poster e cartelloni. Nel nascondiglio sottoterra dei perdenti, vediamo per esempio la locandina di Ragazzi perduti, mentre nelle rovine del vecchio cinema (ormai chiuso) di Derry possiamo vedere i poster di C’è post@ per te e The Avengers – Agenti speciali, entrambi del 1998. In una sequenza dell’atto conclusivo, ambientata nel 1989, fuori dal medesimo cinema vediamo invece il cartellone di Nightmare 5 – Il mito, uscito nelle sale proprio in quell’annata.

It – Capitolo due: fra libro e film

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Nel finale di It – Capitolo due, con un esplicito richiamo a quello che avviene durante la conclusione di Stand by Me – Ricordo di un’estate, vediamo Bill intento a scrivere il suo ultimo romanzo, e in particolare un passaggio che sarà certamente suonato familiare ai lettori del romanzo. Il passaggio è in effetti il seguente estratto del romanzo di King:

Forse non esistono nemmeno amici buoni o cattivi, forse ci sono solo amici, persone che prendono le tue parti quando stai male e che ti aiutano a non sentirti solo. Forse per un amico vale sempre la pena avere paura e sperare e vivere. Forse vale anche la pena persino morire per lui, se così ha da essere. Niente amici buoni. Niente amici cattivi. Persone e basta che vuoi avere vicino, persone con le quali hai bisogno di essere; persone che hanno costruito la loro dimora nel tuo cuore.

It – Capitolo due è nelle sale italiane dal 5 settembre, distribuito da Warner Bros.

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Memorie di un assassino: la storia vera che ha ispirato il film di Bong Joon-ho

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Memorie di un assassino non è solo il primo capolavoro del regista sudcoreano Bong Joon-ho, ma è anche un film capace di influenzare il genere crime degli anni successivi, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione. Non tutti sanno però che Memorie di un assassino è basato su un’altrettanto raggelante storia vera, che fra il 1986 e il 1991 ha fatto sprofondare nella paura e nell’orrore non solo la zona di Hwaseong, dov’è ambientato il film, ma tutta la Corea del Sud, per la prima volta alle prese con un assassino seriale.

Il film di Bong Joon-ho, uscito nel 2003, verte proprio sulle indagini volte a catturare questo misterioso serial killer, responsabile dello stupro e dell’assassinio di diverse donne. Brancolando nel buio e con mezzi tecnici e scientifici del tutto insufficienti, gli investigatori (fra cui il personaggio di Song Kang-ho, futuro protagonista del dominatore degli Oscar 2020 Parasite) commettono numerosi errori, seguendo piste deboli o del tutto false, maltrattando e torturando sospetti fino a estorcere confessioni false e organizzando trappole del tutto inefficaci. Memorie di un assassino si conclude con uno splendido sguardo in macchina del detective Park Du-man, che ad anni di distanza dalle indagini sul caso, rimasto irrisolto, comprende di essere stato più volte a un soffio dalla cattura del criminale, senza però mai riuscire nell’impresa.

Pur con inevitabili modifiche per fini narrativi e rendendosi protagonista di veri e propri virtuosismi cinematografici, Bong Joon-ho rimane fedele alla situazione dell’epoca dell’uscita del film, con i crimini del serial killer di Hwaseong ridotti sostanzialmente a un cold case. Nel 2019, l’indagine ha però subito una svolta improvvisa quanto inaspettata, attribuendo all’assassino un volto e un nome, Lee Chun-jae.

Memorie di un assassino: dalla storia vera al film

Memorie di un assassino

All’epoca in cui è stato identificato come il serial killer di Hwaseong, Lee Chun-jae si trovava già in carcere a Busan per lo stupro e l’assassinio della cognata, avvenuto nel 1994. Decisiva per la sua identificazione è stato l’esame di alcuni indumenti intimi di una vittima delle serial killer, su cui sono state rinvenute tracce del DNA di Lee Chun-jae. Gli esami successivi hanno collegato l’uomo ad almeno tre dei nove omicidi, delineando ancora di più la situazione. In un primo momento, Lee Chun-jae ha negato il suo coinvolgimento in queste morti, salvo poi ritrattare e confessare di essere l’autore di ben 14 omicidi, incluse le 10 persone vittime dell’assassino seriale, di un’età compresa fra i 13 e i 71 anni.

L’assassino ha poi concesso qualche dichiarazione alla stampa, dichiarandosi sorpreso del fatto di non essere stato catturato prima. «Non pensavo che i crimini sarebbero stati sepolti per sempre. Ancora non capisco (perché non sono stato sospettato, ndr). I crimini sono accaduti intorno a me e non ho cercato di nascondere le cose, quindi ho pensato che sarei stato catturato facilmente. C’erano centinaia di forze di polizia. Incontravo continuamente investigatori, ma mi chiedevano sempre delle persone intorno a me», ha detto l’uomo. Un risvolto ancora più incredibile se si considera il fatto che nel corso degli anni sono state interrogate 21280 persone fra sospetti e testimoni e sono state rilevate 40116 impronte digitali, 570 tracce di DNA e 180 campioni di capelli.

Memorie di un assassino: la brutalità della polizia

Memorie di un assassino

Come vediamo in Memorie di un assassino, una persona con disabilità, identificata pubblicamente solo come Yoon, è stata in prigione dal 1988 al 2008 con l’accusa di avere stuprato e ucciso una ragazza di 13 anni, una delle vittime del serial killer. Decisiva per la sua detenzione una falsa confessione, estorta dopo pressioni e inaccettabili torture. Azioni mostrate con dovizia di particolari da Bong Joon-ho, che hanno portato a formali scuse del capo di polizia Bae Yong-ju: «Ci inchiniamo e ci scusiamo con tutte le vittime dei crimini di Lee Chun-jae, con le famiglie delle vittime e con le vittime delle indagini della polizia, incluso Yoon». Nel dicembre del 2019, otto degli investigatori sono stati accusati per abuso di potere e detenzione illegale.

Anche il vero assassino Lee Chun-jae ha commentato la vicenda: «Ho sentito da qualcuno che una persona con disabilità è stata arrestata, ma non sapevo per quale persona fosse stata arrestata poiché ho commesso molti reati. Ho sentito che molte persone sono state indagate e hanno subito ingiustamente. Vorrei scusarmi con tutte quelle persone. Sono venuto, ho testimoniato e descritto i crimini nella speranza che le vittime e le loro famiglie trovino conforto quando la verità verrà rivelata. Vivrò la mia vita pentendomi».

La ragazza tredicenne è stata una delle vittime di Lee Chun-jae, che in proposito ha commentato semplicemente con un «È stato un atto impulsivo».

I crimini di Lee Chun-jae

Fra il 15 settembre 1986 e il 3 aprile 1991, Lee Chun-jae ha commesso i crimini di Hwaseong. Nel mentre, l’uomo ha lavorato come operatore di gru ed è stato arrestato per essersi introdotto illegalmente in un’abitazione, per poi essere rilasciato in libertà vigilata. I crimini si sono interrotti in corrispondenza del matrimonio dell’uomo con una donna, avvenuto nell’aprile del 1992 e concluso nel dicembre del 1993, anche a causa del suo alcolismo e dei ripetuti maltrattamenti ai danni della moglie e del loro figlio. Il 13 gennaio 1994 ha drogato, stuprato e ucciso la cognata, ed è stato condannato a morte in primo grado, pena poi ridotta all’ergastolo con possibile libertà condizionata dopo 20 anni.

Memorie di un assassino: la reazione dell’assassino alla visione del film

Memorie di un assassino

Per Memorie di un assassino, Bong Joon-ho ha tratto ovviamente ispirazione dalla vicenda reale, ma anche dall’opera teatrale di Kim Kwang-lim Come to See Me, che per la prima volta ha adattato gli eventi. Il regista ha inoltre più volte ammesso l’influenza della miniserie a fumetti di Alan Moore ed Eddie Campbell From Hell, fondamentale anche per la prima memorabile stagione di True Detective.

Per sua stessa ammissione, Bong Joon-ho è stato letteralmente “ossessionato” dal caso per anni. «Volevo davvero vedere il suo volto, ho anche provato a immaginarlo e a disegnarlo per me stesso», ha detto. «Avevo un elenco di domande che ero pronto a fargli nel caso in cui in qualche modo lo avessi incontrato». Una volta scoperta la sua identità, «Finalmente ho potuto vedere il suo volto pubblicato sui giornali. Guardarlo mi ha fatto provare sentimenti complicati».

Nel già citato finale di Memorie di un assassino, il detective protagonista guarda direttamente in macchina. Il regista ha ammesso che la scena era anche un modo per guardare dritto in faccia l’assassino, che in cuor suo sperava vedesse il film prima o poi.

Lee Chun-jae non potrà essere processato per i crimini del serial killer di Hwaseong, che nel frattempo sono caduti in prescrizione. L’uomo ha effettivamente visto Memorie di un assassino e questa è stata la sua reazione: «L’ho visto come un film e non ho provato alcun sentimento o emozione nei confronti del film».

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Monica Vitti è morta: addio a una colonna portante del cinema italiano

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Monica Vitti

Non esiste un’interprete senza una voce. Un adagio che sintetizza il mestiere della recitazione, ma che si adatta perfettamente anche a una delle più grandi attrici della storia del cinema italiano, ovvero Monica Vitti. La sua inconfondibile voce roca, che sapeva modulare in infinite sfumature caratteriali e interpretative, è stata, insieme al suo indimenticabile volto, la prima cosa a cui abbiamo pensato una volta appresa la notizia della sua morte, giunta a oltre 90 anni di età, di cui 30 passati lontani dalle scene a causa di una malattia degenerativa che ha progressivamente eroso la sua mente e la sua memoria. Una voce protagonista di alcune delle più celebri battute della storia del cinema italiano (come dimenticare “Mi fanno male i capelli” in Deserto rosso?), grazie alla quale rimarrà per sempre scolpita nei ricordi di tutti, prendendosi la rivincita sul triste destino che ha segnato l’ultima parte della sua esistenza.

Il lascito di Monica Vitti non si ferma però al suo timbro vocale, al suo malinconico broncio capace di trasformarsi in abbagliante sorriso e all’ironia che l’ha sempre accompagnata, in scena e nella vita reale. Monica Vitti è infatti stata il volto per eccellenza di due floride stagioni del nostro cinema: da una parte la produzione più autoriale, a cui ha contribuito grazie al sodalizio artistico e umano con Michelangelo Antonioni, consegnandoci capolavori del calibro di L’avventura, La notte, L’eclisse e il già citato Deserto rosso. Dall’altra, la grande commedia all’italiana, nella quale si è confrontata con giganti come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, tratteggiando sempre personaggi unici e incredibilmente vitali, e diventando di fatto il valore aggiunto di film memorabili, fra i quali citiamo La ragazza con la pistolaDramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) e Polvere di stelle.

Monica Vitti: molto più che diva

Monica Vitti

In un’epoca in cui la donna nel cinema italiano era spesso limitata al ruolo di madre o a quello di mero oggetto del desiderio, Monica Vitti è stata molto più che diva, ha cambiato le regole del gioco: prima è diventata emblema dell’incomunicabilità e del disagio esistenziale, poi il volto per eccellenza dell’anticonformismo e della risata italiana, senza mai rinunciare alla propria unicità e a una sensualità mai volgare, sempre accompagnata da tempi comici perfetti e da un’intensità recitativa ineguagliabile. Un talento che l’ha portata a distinguersi con gli stessi eccellenti risultati anche al cinema e al teatro, senza dimenticare qualche sporadica ma esaltante performance all’estero, fra le quali merita certamente una menzione Modesty Blaise – La bellissima che uccide di Joseph Losey, uno dei primi cinecomic della storia del cinema.

L’abbiamo ammirata nell’interpretazione di donne indipendenti e profondamente ribelli, mogli annoiate in cerca di un’esistenza migliore, ragazze in cerca di rivincita e riappropriazione di se stesse. L’abbiamo vista arrabbiata, divertita, innamorata e tradita, vittima e carnefice, libera e prigioniera, amandola ogni volta. Il suo profondo e magnetico sguardo come finestra sull’anima dei suoi personaggi, la sua strepitosa verve comica come strumento per tratteggiare spaccati umani mai banali, scolpiti indelebilmente nella storia del cinema.

Da semplici spettatori e amanti dell’arte, l’abbiamo accompagnata a distanza negli ultimi decenni di dolorosa malattia, illudendoci di farle arrivare il nostro affetto e il nostro calore e di farle trovare una via d’uscita dal labirinto in cui la sua mente era intrappolata. Oggi infine piangiamo la sua scomparsa, certi però del fatto che la sua eredità nell’immaginario collettivo non svanirà, e che il suo sorriso, capace di demolire qualsiasi canone di bellezza, entrerà a fare parte del mito.

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Netflix: tutte le nuove uscite che vedremo a febbraio 2022

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Netflix

Anche a febbraio, Netflix ha in serbo tante novità per i propri abbonati, a cominciare dal ritorno di due serie particolarmente amate come Disincanto e Space Force. Non mancano i film originali, come Dalla mia finestra, Il mese degli deiAmore e guinzagli. Spazio come sempre anche a documentari e reality show, come Il truffatore di Tinder e L’amore è cieco. Di seguito, l’elenco completo di quello che vedremo il prossimo mese su Netflix.

Cosa vedremo su Netflix a febbraio 2022

Netflix

1 febbraio

  • Dion (serie originale, stagione 2)
  • Finding Ola (serie originale, stagione 1)
  • John Wick (film non originale)
  • Riverdale (serie non originale, stagione 5)
  • Conan il ragazzo del futuro (serie non originale, stagione 1)

2 febbraio

  • Oscuro desiderio (serie originale, stagione 2)
  • Me Contro Te – Il Film – La Vendetta del Sig. S (film non originale)
  • Il truffatore di Tinder (documentario originale)

3 febbraio

  • Murderville (serie originale, stagione 1)

4 febbraio

  • Dalla mia finestra (film originale)
  • Il colore delle magnolie (serie originale, stagione 2)

6 febbraio

  • Brooklyn 99 (serie non originale, stagione 7)

8 febbraio

  • Il mese degli dei (film originale)
  • Ms. Pat: Y’All Wanna Hear Something Crazy? (stand-up comedy originale)
  • L’amore è cieco: Giappone (reality show originale)

9 febbraio

  • Disincanto (serie originale, stagione 4)
  • Idee da vendere (reality show originale, stagione 1)

11 febbraio

  • Amore e guinzagli (film originale)
  • Tallgirl 2 (film originale)
  • Bigbug (film originale)
  • Jeen-Yuhs: A Kanye Trilogy (film originale)
  • Love Tactics (film originale)
  • Inventing Anna (serie originale, stagione 1)
  • Toy Boy (serie originale, stagione 2)
  • L’amore è cieco (reality show originale, stagione 2)

14 febbraio

  • Fedeltà (serie originale, stagione 1)

16 febbraio

  • Secrets of Summer (Cielo Grande) (serie originale, stagione 1)

17 febbraio

  • Perdonaci i nostri peccati (film originale)
  • Erax (film originale)
  • Heart Shot – Dritto al cuore (film originale)
  • Il giovane Wallander (serie originale, stagione 2)
  • Al passo con i Kardashians (reality show non originale, stagione 17)

18 febbraio

  • Non aprite quella porta (film originale)
  • La serie di Cuphead! (serie originale, stagione 1)
  • Space Force (serie originale, stagione 2)
  • Uno di noi sta mentendo (serie originale, stagione 1)
  • Downfall: Il caso Boeing (documentario originale)

19 febbraio

22 febbraio

  • Bubba Wallace: in gara contro ogni limite (serie originale, stagione 1)

25 febbraio

  • Vikings: Valhalla (serie originale, stagione 1)
  • La giudice (serie originale, stagione 1)
  • Madea: Il ritorno (film non originale)

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