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Joker: l’analisi del trailer del film con Joaquin Phoenix

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Dopo gli affannosi tentativi di creare un proprio coeso universo cinematografico sulla scia della Marvel, la DC Films si affida al suo cattivo per eccellenza, l’inquietante Joker, e all’imperituro carisma di Joaquin Phoenix, per una origin story stand-alone che si configura come uno degli appuntamenti più importanti dell’anno. Dopo tante speculazioni e diverse immagini trapelate online, la pubblicazione del primo teaser trailer di Joker ci permette di farci una prima idea su questo affascinante progetto, affidato alla mano di Todd Phillips.

Joker: il primo teaser trailer

Joker ci trasporta nella Gotham City dei primi anni ’80, mettendoci di fronte alla sinistra e desolante parabola umana di Arthur Fleck, aspirante cabarettista instabile mentalmente ed emarginato dalla società. Phoenix, già in odore di nomination all’Oscar, caratterizza magistralmente l’uomo che diventerà Joker, lavorando sul fisico (impressionante la magrezza in alcune sequenze), sulla gestualità compassata ma piena di nevrosi e soprattutto sulle espressioni, conquistando lo spettatore sia con il famigerato ghigno del personaggio sia con gli sguardi vacui e paurosi con cui si interfaccia con il prossimo.

Arthur si muove come un fantasma, all’interno di una Gotham cupa e degradata, in cui la spazzatura invade le strade e la gente sembra aver perso ogni briciolo di umanità ed empatia nei confronti degli altri. «Riguarda solo me, o stanno tutti impazzendo?», si chiede il protagonista, poco dopo avere trascritto in un block notes l’emblematica frase «La parte peggiore dell’avere una malattia mentale è che la gente si aspetta che tu ti comporti come se non ce l’avessi». Due pensieri che, insieme alle manifeste difficoltà da parte del protagonista nel trovare un lavoro stabile o delle amicizie, e alle poche immagini felici di Arthur in compagnia della madre (probabilmente deceduta in seguito) ci restituiscono il quadro di un uomo tremendamente solo, privato anche dell’unica passione a cui era riuscito ad aggrapparsi: la capacità di intrattenere gli altri a teatro o in strada.

I riferimenti a Martin Scorsese

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Robert De Niro nel trailer

La struggente sequenza in cui il futuro Joker si sforza nel modificare il suo volto truccato e rigato da una lacrima in un sorriso, ci indica poi la conseguenza di tanta disperazione: la trasformazione della tragedia in commedia e il ribaltamento dello scherno e della cattiveria nei confronti di quella stessa società che ha emarginato il protagonista.

La Gotham di Arthur Fleck ci appare come una diretta conseguenza della New York di Travis Bickle, protagonista di Taxi Driver. Il suo disgusto per la propria vita e per la società è il medesimo di Travis, e il trailer ci suggerisce che potrebbe anche cedere alla stessa tentazione che aveva solleticato la disturbata mente del celeberrimo tassista, cioè il terrorismo (un attentato all’interno della metropolitana?) e l’attacco frontale ai simboli del sistema. La vittima potrebbe così trasformarsi in carnefice, e nel riversare la sua follia su Gotham potrebbe paradossalmente realizzare il suo sogno di diventare una star. Scorgiamo così la partecipazione di Arthur a uno show condotto da Robert De Niro in versione Re per una notte. Possiamo quindi affermare con certezza che non è un caso che Martin Scorsese abbia accettato il ruolo di produttore esecutivo di Joker, quasi a simboleggiare la sua benedizione a questo progetto.

Fra Charlie Chaplin e Alan Moore

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Un’inquietante immagine di Batman: The Killing Joke di Alan Moore

Il trailer allude inoltre a un altro dei rischi correlati a un rigurgito di una società malata come il Joker, cioè l’emulazione da parte di altri emarginati. Diventano così decisamente suggestive le brevi sequenze in cui vediamo una folla di ribelli assediare un cinema in cui viene proiettato Tempi moderni di Charlie Chaplin (una delle più illuminanti critiche al capitalismo e all’industrializzazione, nonché una non scontata contaminazione fra la nostra realtà e l’universo DC) o rivoltarsi contro le forze dell’ordine, indossando la stessa maschera di Joker. Una forma di identificazione che non può non ricordare quella già vista in V per Vendetta di Alan Moore, che è anche il realizzatore dell’albo Batman: The Killing Joke, da cui Joker ha dichiaratamente preso ispirazione e che racconta proprio le origini di questo controverso personaggio.

Il trailer di Joker regala inoltre qualche soddisfazione agli appassionati dell’universo narrativo di Batman. Vediamo infatti brevemente l’Arkham Asylum, leggendario manicomio criminale di Gotham che in questo caso è ancora un semplice ospedale. Fa inoltre la sua comparsa il padre di Batman Thomas Wayne, che presumibilmente sarà uno dei più strenui oppositori di Joker. Il legame fra i due è rinsaldato da un’inquietante e sfuggevole scena, in cui sulle trionfali note di Hildur Guðnadóttir assistiamo all’incontro fra Arthur e un piccolo Bruce Wayne, a cui il folle impone forzatamente il sorriso. Tanta carne al fuoco dunque, in un trailer che lascia sperare in un trattamento complesso e adulto di una vera e propria icona del fumetto, già esaltata in passato da altri fenomenali interpreti come Jack Nicholson e Heath Ledger.

Joker e il DC Extended Universe

Il Joker di Jared Leto

Il trailer di Joker propone numerosi interrogativi, che vanno al di là delle atmosfere del film e della mera trama. Nonostante sia stato chiarito che questo film non farà parte del DC Extended Universe, è inevitabile chiedersi quali siano le intenzioni della casa di Batman. Gli sporadici successi commerciali e i timidi progressi mostrati con Aquaman e Shazam! non hanno cancellato l’impressione che in casa DC si stia navigando a vista, senza una direzione precisa in cui andare né in termini di narrazione né dal punto di vista attoriale. Ricordiamo che, nel momento in cui scriviamo, la DC ci presenta due Joker diversi (che potrebbero diventare tre in caso di recast di Jared Leto) nessun Batman e nessun Superman, visto che sia Ben Affleck che Henry Cavill hanno abbandonato i rispettivi ruoli.

Impossibile poi non notare che il Suicide Squad 2 di James Gunn (che uscirà nel 2021) appare sempre più simile a un vero e proprio reboot che a un sequel. Che cosa ha in mente la DC? Joker e l’imminente spin-off sull’efficace Harley Quinn di Margot Robbie Birds of Prey potrebbero essere un segnale dell’accettazione da parte della casa di produzione della propria grave difficoltà nel creare un universo coerente come il Marvel Cinematic Universe, con la conseguente scelta di concentrarsi su una sorta di piano B, fatto di progetti slegati fra loro incentrati sulle icone dell’intrigante mondo di Gotham City.

Le variabili Joaquin Phoenix e Todd Phillips

Joaquin Phoenix in Lei

In conclusione, è doverosa una riflessione sui due uomini ai quali è stato messo in mano il progetto, Phoenix e Phillips. Se analizziamo gli ultimi anni della carriera di Phoenix, troviamo collaborazioni con autori come Paul Thomas Anderson (The Master e Vizio di forma), Spike Jonze (Lei), Woody Allen (Irrational Man) e Jacques Audiard (I fratelli Sisters, attualmente in sala), per progetti spesso intimisti e riflessivi, che stridono con l’aura fracassona e gioviale che spesso aleggia sui cinecomic. Delle due l’una: o Phoenix ha deciso di imprimere una svolta alla propria carriera all’insegna di progetti frivoli e di cassetta, ipotesi che consideriamo improbabile, oppure il coinvolgimento di questo vero e proprio fuoriclasse della recitazione è un ulteriore segnale della complessità e dell’impeto rivoluzionario di Joker, che potrebbe trascinare la DC fuori dalle sabbie mobili in cui appare imprigionata.

Non è inoltre di poco conto la scelta di affidare un film di impronta scorsesiana a un regista che ha indissolubilmente legato la sua carriera a efficaci commedie demenziali come Road Trip, Old School e la trilogia di Una notte da leoni (senza dimenticare Project X – Una festa che spacca, che ha prodotto). L’apertura al dramma mostrata da Phillips in Trafficanti potrebbe essere stato un primo passo di questo regista verso un innesto della sua concezione nichilista del mondo (fin qui declinata con lo sballo e lo scontro generazionale) all’interno di una forte e controversa introspezione nella mente degli emarginati e dei falliti, che Joker potrebbe esaltare.

Non ci resta che attendere il 3 ottobre 2019, data in cui Joker arriverà nelle sale italiane, per capire se ci troviamo di fronte a una svolta per i cinecomic e se la DC ha veramente trovato una propria efficace dimensione in questa particolare miscela di atmosfere e artisti.

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Memorie di un assassino: la storia vera che ha ispirato il film di Bong Joon-ho

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Memorie di un assassino non è solo il primo capolavoro del regista sudcoreano Bong Joon-ho, ma è anche un film capace di influenzare il genere crime degli anni successivi, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione. Non tutti sanno però che Memorie di un assassino è basato su un’altrettanto raggelante storia vera, che fra il 1986 e il 1991 ha fatto sprofondare nella paura e nell’orrore non solo la zona di Hwaseong, dov’è ambientato il film, ma tutta la Corea del Sud, per la prima volta alle prese con un assassino seriale.

Il film di Bong Joon-ho, uscito nel 2003, verte proprio sulle indagini volte a catturare questo misterioso serial killer, responsabile dello stupro e dell’assassinio di diverse donne. Brancolando nel buio e con mezzi tecnici e scientifici del tutto insufficienti, gli investigatori (fra cui il personaggio di Song Kang-ho, futuro protagonista del dominatore degli Oscar 2020 Parasite) commettono numerosi errori, seguendo piste deboli o del tutto false, maltrattando e torturando sospetti fino a estorcere confessioni false e organizzando trappole del tutto inefficaci. Memorie di un assassino si conclude con uno splendido sguardo in macchina del detective Park Du-man, che ad anni di distanza dalle indagini sul caso, rimasto irrisolto, comprende di essere stato più volte a un soffio dalla cattura del criminale, senza però mai riuscire nell’impresa.

Pur con inevitabili modifiche per fini narrativi e rendendosi protagonista di veri e propri virtuosismi cinematografici, Bong Joon-ho rimane fedele alla situazione dell’epoca dell’uscita del film, con i crimini del serial killer di Hwaseong ridotti sostanzialmente a un cold case. Nel 2019, l’indagine ha però subito una svolta improvvisa quanto inaspettata, attribuendo all’assassino un volto e un nome, Lee Chun-jae.

Memorie di un assassino: dalla storia vera al film

Memorie di un assassino

All’epoca in cui è stato identificato come il serial killer di Hwaseong, Lee Chun-jae si trovava già in carcere a Busan per lo stupro e l’assassinio della cognata, avvenuto nel 1994. Decisiva per la sua identificazione è stato l’esame di alcuni indumenti intimi di una vittima delle serial killer, su cui sono state rinvenute tracce del DNA di Lee Chun-jae. Gli esami successivi hanno collegato l’uomo ad almeno tre dei nove omicidi, delineando ancora di più la situazione. In un primo momento, Lee Chun-jae ha negato il suo coinvolgimento in queste morti, salvo poi ritrattare e confessare di essere l’autore di ben 14 omicidi, incluse le 10 persone vittime dell’assassino seriale, di un’età compresa fra i 13 e i 71 anni.

L’assassino ha poi concesso qualche dichiarazione alla stampa, dichiarandosi sorpreso del fatto di non essere stato catturato prima. «Non pensavo che i crimini sarebbero stati sepolti per sempre. Ancora non capisco (perché non sono stato sospettato, ndr). I crimini sono accaduti intorno a me e non ho cercato di nascondere le cose, quindi ho pensato che sarei stato catturato facilmente. C’erano centinaia di forze di polizia. Incontravo continuamente investigatori, ma mi chiedevano sempre delle persone intorno a me», ha detto l’uomo. Un risvolto ancora più incredibile se si considera il fatto che nel corso degli anni sono state interrogate 21280 persone fra sospetti e testimoni e sono state rilevate 40116 impronte digitali, 570 tracce di DNA e 180 campioni di capelli.

Memorie di un assassino: la brutalità della polizia

Memorie di un assassino

Come vediamo in Memorie di un assassino, una persona con disabilità, identificata pubblicamente solo come Yoon, è stata in prigione dal 1988 al 2008 con l’accusa di avere stuprato e ucciso una ragazza di 13 anni, una delle vittime del serial killer. Decisiva per la sua detenzione una falsa confessione, estorta dopo pressioni e inaccettabili torture. Azioni mostrate con dovizia di particolari da Bong Joon-ho, che hanno portato a formali scuse del capo di polizia Bae Yong-ju: «Ci inchiniamo e ci scusiamo con tutte le vittime dei crimini di Lee Chun-jae, con le famiglie delle vittime e con le vittime delle indagini della polizia, incluso Yoon». Nel dicembre del 2019, otto degli investigatori sono stati accusati per abuso di potere e detenzione illegale.

Anche il vero assassino Lee Chun-jae ha commentato la vicenda: «Ho sentito da qualcuno che una persona con disabilità è stata arrestata, ma non sapevo per quale persona fosse stata arrestata poiché ho commesso molti reati. Ho sentito che molte persone sono state indagate e hanno subito ingiustamente. Vorrei scusarmi con tutte quelle persone. Sono venuto, ho testimoniato e descritto i crimini nella speranza che le vittime e le loro famiglie trovino conforto quando la verità verrà rivelata. Vivrò la mia vita pentendomi».

La ragazza tredicenne è stata una delle vittime di Lee Chun-jae, che in proposito ha commentato semplicemente con un «È stato un atto impulsivo».

I crimini di Lee Chun-jae

Fra il 15 settembre 1986 e il 3 aprile 1991, Lee Chun-jae ha commesso i crimini di Hwaseong. Nel mentre, l’uomo ha lavorato come operatore di gru ed è stato arrestato per essersi introdotto illegalmente in un’abitazione, per poi essere rilasciato in libertà vigilata. I crimini si sono interrotti in corrispondenza del matrimonio dell’uomo con una donna, avvenuto nell’aprile del 1992 e concluso nel dicembre del 1993, anche a causa del suo alcolismo e dei ripetuti maltrattamenti ai danni della moglie e del loro figlio. Il 13 gennaio 1994 ha drogato, stuprato e ucciso la cognata, ed è stato condannato a morte in primo grado, pena poi ridotta all’ergastolo con possibile libertà condizionata dopo 20 anni.

Memorie di un assassino: la reazione dell’assassino alla visione del film

Memorie di un assassino

Per Memorie di un assassino, Bong Joon-ho ha tratto ovviamente ispirazione dalla vicenda reale, ma anche dall’opera teatrale di Kim Kwang-lim Come to See Me, che per la prima volta ha adattato gli eventi. Il regista ha inoltre più volte ammesso l’influenza della miniserie a fumetti di Alan Moore ed Eddie Campbell From Hell, fondamentale anche per la prima memorabile stagione di True Detective.

Per sua stessa ammissione, Bong Joon-ho è stato letteralmente “ossessionato” dal caso per anni. «Volevo davvero vedere il suo volto, ho anche provato a immaginarlo e a disegnarlo per me stesso», ha detto. «Avevo un elenco di domande che ero pronto a fargli nel caso in cui in qualche modo lo avessi incontrato». Una volta scoperta la sua identità, «Finalmente ho potuto vedere il suo volto pubblicato sui giornali. Guardarlo mi ha fatto provare sentimenti complicati».

Nel già citato finale di Memorie di un assassino, il detective protagonista guarda direttamente in macchina. Il regista ha ammesso che la scena era anche un modo per guardare dritto in faccia l’assassino, che in cuor suo sperava vedesse il film prima o poi.

Lee Chun-jae non potrà essere processato per i crimini del serial killer di Hwaseong, che nel frattempo sono caduti in prescrizione. L’uomo ha effettivamente visto Memorie di un assassino e questa è stata la sua reazione: «L’ho visto come un film e non ho provato alcun sentimento o emozione nei confronti del film».

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Monica Vitti è morta: addio a una colonna portante del cinema italiano

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Monica Vitti

Non esiste un’interprete senza una voce. Un adagio che sintetizza il mestiere della recitazione, ma che si adatta perfettamente anche a una delle più grandi attrici della storia del cinema italiano, ovvero Monica Vitti. La sua inconfondibile voce roca, che sapeva modulare in infinite sfumature caratteriali e interpretative, è stata, insieme al suo indimenticabile volto, la prima cosa a cui abbiamo pensato una volta appresa la notizia della sua morte, giunta a oltre 90 anni di età, di cui 30 passati lontani dalle scene a causa di una malattia degenerativa che ha progressivamente eroso la sua mente e la sua memoria. Una voce protagonista di alcune delle più celebri battute della storia del cinema italiano (come dimenticare “Mi fanno male i capelli” in Deserto rosso?), grazie alla quale rimarrà per sempre scolpita nei ricordi di tutti, prendendosi la rivincita sul triste destino che ha segnato l’ultima parte della sua esistenza.

Il lascito di Monica Vitti non si ferma però al suo timbro vocale, al suo malinconico broncio capace di trasformarsi in abbagliante sorriso e all’ironia che l’ha sempre accompagnata, in scena e nella vita reale. Monica Vitti è infatti stata il volto per eccellenza di due floride stagioni del nostro cinema: da una parte la produzione più autoriale, a cui ha contribuito grazie al sodalizio artistico e umano con Michelangelo Antonioni, consegnandoci capolavori del calibro di L’avventura, La notte, L’eclisse e il già citato Deserto rosso. Dall’altra, la grande commedia all’italiana, nella quale si è confrontata con giganti come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, tratteggiando sempre personaggi unici e incredibilmente vitali, e diventando di fatto il valore aggiunto di film memorabili, fra i quali citiamo La ragazza con la pistolaDramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) e Polvere di stelle.

Monica Vitti: molto più che diva

Monica Vitti

In un’epoca in cui la donna nel cinema italiano era spesso limitata al ruolo di madre o a quello di mero oggetto del desiderio, Monica Vitti è stata molto più che diva, ha cambiato le regole del gioco: prima è diventata emblema dell’incomunicabilità e del disagio esistenziale, poi il volto per eccellenza dell’anticonformismo e della risata italiana, senza mai rinunciare alla propria unicità e a una sensualità mai volgare, sempre accompagnata da tempi comici perfetti e da un’intensità recitativa ineguagliabile. Un talento che l’ha portata a distinguersi con gli stessi eccellenti risultati anche al cinema e al teatro, senza dimenticare qualche sporadica ma esaltante performance all’estero, fra le quali merita certamente una menzione Modesty Blaise – La bellissima che uccide di Joseph Losey, uno dei primi cinecomic della storia del cinema.

L’abbiamo ammirata nell’interpretazione di donne indipendenti e profondamente ribelli, mogli annoiate in cerca di un’esistenza migliore, ragazze in cerca di rivincita e riappropriazione di se stesse. L’abbiamo vista arrabbiata, divertita, innamorata e tradita, vittima e carnefice, libera e prigioniera, amandola ogni volta. Il suo profondo e magnetico sguardo come finestra sull’anima dei suoi personaggi, la sua strepitosa verve comica come strumento per tratteggiare spaccati umani mai banali, scolpiti indelebilmente nella storia del cinema.

Da semplici spettatori e amanti dell’arte, l’abbiamo accompagnata a distanza negli ultimi decenni di dolorosa malattia, illudendoci di farle arrivare il nostro affetto e il nostro calore e di farle trovare una via d’uscita dal labirinto in cui la sua mente era intrappolata. Oggi infine piangiamo la sua scomparsa, certi però del fatto che la sua eredità nell’immaginario collettivo non svanirà, e che il suo sorriso, capace di demolire qualsiasi canone di bellezza, entrerà a fare parte del mito.

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Netflix: tutte le nuove uscite che vedremo a febbraio 2022

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Netflix

Anche a febbraio, Netflix ha in serbo tante novità per i propri abbonati, a cominciare dal ritorno di due serie particolarmente amate come Disincanto e Space Force. Non mancano i film originali, come Dalla mia finestra, Il mese degli deiAmore e guinzagli. Spazio come sempre anche a documentari e reality show, come Il truffatore di Tinder e L’amore è cieco. Di seguito, l’elenco completo di quello che vedremo il prossimo mese su Netflix.

Cosa vedremo su Netflix a febbraio 2022

Netflix

1 febbraio

  • Dion (serie originale, stagione 2)
  • Finding Ola (serie originale, stagione 1)
  • John Wick (film non originale)
  • Riverdale (serie non originale, stagione 5)
  • Conan il ragazzo del futuro (serie non originale, stagione 1)

2 febbraio

  • Oscuro desiderio (serie originale, stagione 2)
  • Me Contro Te – Il Film – La Vendetta del Sig. S (film non originale)
  • Il truffatore di Tinder (documentario originale)

3 febbraio

  • Murderville (serie originale, stagione 1)

4 febbraio

  • Dalla mia finestra (film originale)
  • Il colore delle magnolie (serie originale, stagione 2)

6 febbraio

  • Brooklyn 99 (serie non originale, stagione 7)

8 febbraio

  • Il mese degli dei (film originale)
  • Ms. Pat: Y’All Wanna Hear Something Crazy? (stand-up comedy originale)
  • L’amore è cieco: Giappone (reality show originale)

9 febbraio

  • Disincanto (serie originale, stagione 4)
  • Idee da vendere (reality show originale, stagione 1)

11 febbraio

  • Amore e guinzagli (film originale)
  • Tallgirl 2 (film originale)
  • Bigbug (film originale)
  • Jeen-Yuhs: A Kanye Trilogy (film originale)
  • Love Tactics (film originale)
  • Inventing Anna (serie originale, stagione 1)
  • Toy Boy (serie originale, stagione 2)
  • L’amore è cieco (reality show originale, stagione 2)

14 febbraio

  • Fedeltà (serie originale, stagione 1)

16 febbraio

  • Secrets of Summer (Cielo Grande) (serie originale, stagione 1)

17 febbraio

  • Perdonaci i nostri peccati (film originale)
  • Erax (film originale)
  • Heart Shot – Dritto al cuore (film originale)
  • Il giovane Wallander (serie originale, stagione 2)
  • Al passo con i Kardashians (reality show non originale, stagione 17)

18 febbraio

  • Non aprite quella porta (film originale)
  • La serie di Cuphead! (serie originale, stagione 1)
  • Space Force (serie originale, stagione 2)
  • Uno di noi sta mentendo (serie originale, stagione 1)
  • Downfall: Il caso Boeing (documentario originale)

19 febbraio

22 febbraio

  • Bubba Wallace: in gara contro ogni limite (serie originale, stagione 1)

25 febbraio

  • Vikings: Valhalla (serie originale, stagione 1)
  • La giudice (serie originale, stagione 1)
  • Madea: Il ritorno (film non originale)

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