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Leonardo DiCaprio e il primo Oscar per Revenant: il video e il discorso tradotto
Il 28 febbraio 2016, sul palco del Dolby Theatre, Julianne Moore apre la busta del premio al migliore attore protagonista e pronuncia il nome che l’intera sala aspettava da vent’anni. Per Leonardo DiCaprio è la quinta candidatura come attore e la sesta in totale, contando quella da produttore per The Wolf of Wall Street. La prima era arrivata nel 1994, a 19 anni, per Buon compleanno Mr. Grape: da allora erano passati The Aviator, Blood Diamond e appunto il film di Scorsese sul broker di Wall Street, sempre senza statuetta. La lunga attesa era diventata negli anni un genere a sé nella comicità da social network, con meme e conteggi puntuali a ogni edizione.
Il film che finalmente glielo consegna è Revenant – Redivivo di Alejandro G. Iñárritu, girato in condizioni estreme, in luce naturale e a temperature proibitive. Quella stessa sera Iñárritu vince la regia per il secondo anno consecutivo dopo Birdman, terzo caso nella storia degli Oscar, mentre il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, che DiCaprio chiama con il soprannome Chivo, diventa il primo in assoluto a conquistare tre statuette di fila.
Quello che rende memorabile il discorso, però, non è la lista dei ringraziamenti. È l’appello sul cambiamento climatico, che parte da un dettaglio produttivo: per trovare la neve, la troupe aveva dovuto spostarsi letteralmente fino all’altro capo del mondo.
Il video del discorso di Leonardo DiCaprio per il primo Oscar
Il discorso di Leonardo DiCaprio, tradotto in italiano
Grazie. Grazie infinite a tutti voi. Grazie all’Academy. Grazie a tutti voi in questa sala. Devo fare i complimenti agli altri incredibili candidati di quest’anno per le loro interpretazioni straordinarie. Revenant è il frutto degli sforzi instancabili di un cast e di una troupe formidabili, accanto ai quali ho avuto la fortuna di lavorare.
Prima di tutto, a mio fratello in questa impresa, il signor Tom Hardy. Tom, il tuo talento feroce sullo schermo può essere superato soltanto dalla tua amicizia fuori dallo schermo. Al signor Alejandro Iñárritu: mentre la storia del cinema si dipana, in questi ultimi due anni ti sei scavato la strada dentro quella storia. Che talento incredibile che sei. Grazie a te e a Chivo per aver creato un’esperienza cinematografica trascendente per tutti noi.
Grazie a tutti quelli della Fox e della New Regency, in particolare ad Arnon Milchan: sei stato il campione di questa impresa. A tutta la mia squadra. Devo ringraziare tutti, fin dall’inizio della mia carriera. Il signor Caton-Jones, per avermi scelto per il mio primo film. Il signor Scorsese, per avermi insegnato tanto sull’arte cinematografica. Al signor Rick Yorn, grazie per avermi aiutato a orientarmi dentro questa industria. E ai miei genitori: niente di tutto questo sarebbe possibile senza di voi. E ai miei amici: vi voglio bene profondamente, sapete chi siete.
E per ultima cosa, voglio soltanto dire questo. Fare Revenant significava parlare del rapporto dell’uomo con il mondo naturale, un mondo che nel 2015 abbiamo percepito tutti insieme come l’anno più caldo mai registrato. La nostra produzione ha dovuto spostarsi all’estremità meridionale di questo pianeta soltanto per riuscire a trovare la neve. Il cambiamento climatico è reale. Sta accadendo proprio adesso. È la minaccia più urgente che la nostra intera specie si trovi ad affrontare, e dobbiamo lavorare collettivamente e smetterla di rimandare.
Dobbiamo sostenere i leader di tutto il mondo che non parlano per conto dei grandi inquinatori o delle grandi aziende, ma che parlano per l’umanità intera. Per i popoli indigeni del mondo. Per i miliardi e miliardi di persone svantaggiate che ne saranno colpite per prime. Per i figli dei nostri figli. E per tutte quelle persone la cui voce è stata soffocata dalla politica dell’avidità. Vi ringrazio tutti per questo premio straordinario, stasera. Non diamo per scontato questo pianeta. Io non do per scontata questa serata. Grazie infinite.
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Jessica Chastain, il discorso dell’Oscar per Gli occhi di Tammy Faye tradotto in italiano
Il discorso con cui Jessica Chastain ha ritirato l’Oscar come migliore attrice per Gli occhi di Tammy Faye, il 27 marzo 2022: il video e la traduzione integrale in italiano.

Il 27 marzo 2022, al Dolby Theatre, Anthony Hopkins consegna a Jessica Chastain l’Oscar come migliore attrice protagonista per Gli occhi di Tammy Faye. Si tratta della sua terza candidatura, che porta alla prima vittoria: le due precedenti erano arrivate come non protagonista per The Help e come protagonista per Zero Dark Thirty.
In questo film, Jessica Chastain interpreta Tammy Faye Bakker Messner, predicatrice televisiva americana diventata negli anni un punto di riferimento per la comunità LGBTQ+, e il discorso è costruito tutto su quel paradosso: Chastain non parla di sé ma degli “atti radicali d’amore” del personaggio, e li usa come chiave per il presente.
La parte centrale è la più citata: il riferimento al suicidio come una delle principali cause di morte negli Stati Uniti, con l’aggiunta che ha toccato anche la sua famiglia, e l’attacco alle leggi “discriminatorie e bigotte” che in quelle settimane diversi stati americani stavano discutendo. I nomi che elenca all’inizio sono invece quelli dei suoi agenti, e subito dopo vengono le quattro attrici con cui era in gara: Kristen Stewart per Spencer, Nicole Kidman per A proposito dei Ricardo, Penélope Cruz per Madres paralelas e Olivia Colman per La figlia oscura.
Il finale è in italiano, e non è un vezzo: «Mio tesoro, Giulietta, Augustus», ovvero il marito Gian Luca Passi de Preposulo, e i loro due figli. È la serata degli Oscar passata alla storia per lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock: il premio a Chastain arriva verso la fine, quando in sala era già accaduto tutto.
Il video del discorso di Jessica Chastain
Il discorso di Jessica Chastain, tradotto in italiano
Grazie. Oh, mio Dio, ragazzi. Okay. Bene. Allora, wow, grazie mille all’Academy per questo. Di sicuro non sarei qui adesso, probabilmente non avrei nemmeno una carriera, se non fosse per Hylda Queally, Paul Nelson, Steve Warren e Nicole Perna. Vi voglio bene, ragazzi; grazie mille. Devo proprio dire i vostri nomi, perché vi voglio bene. Kristen, Nicole, Penélope, Olivia, vi voglio tanto bene, ed essere inclusa nel discorso insieme a voi è un onore enorme. Devo ringraziare Michael Showalter, il mio regista, che ha creato uno spazio che ispirava creatività, amore e coraggio. La squadra incredibile di trucco e acconciatura, Linda, Stephanie, Justin, che mi hanno davvero aiutata a trovarla. Le produttrici Kelly Carmichael, Rachel Shane, Gigi Pritzker. Devo ringraziare David Greenbaum, Matthew Greenfield, tutta la Searchlight, per avere accompagnato il nostro film. Il mio compagno di scena e collaboratore, Andrew Garfield: il grandissimo Andrew Garfield. Grazie mille per avere tirato fuori il meglio di me presentandoti ogni giorno con il meglio di te. Grazie.
E in questo momento stiamo uscendo da un periodo difficile, pieno di molti traumi e di isolamento. E tantissime persone, là fuori, si sentono senza speranza e si sentono sole. E il suicidio è una delle principali cause di morte negli Stati Uniti. Ha toccato molte famiglie; ha toccato la mia. E in particolare i membri della comunità LGBTQ, che spesso si sentono fuori posto fra i loro coetanei. Ci troviamo davanti a una legislazione discriminatoria e bigotta che sta dilagando nel nostro paese, con l’unico obiettivo di dividerci ancora di più. Ci sono violenze e crimini d’odio commessi contro civili innocenti in tutto il mondo. E in momenti come questo io penso a Tammy, e mi sento ispirata dai suoi atti radicali d’amore. Abbiamo parlato molto d’amore, stasera. E mi sento ispirata dalla sua compassione, e la vedo come un principio guida che ci porta avanti. Ed è una cosa che ci unisce tutti nel desiderio di essere accettati per quello che siamo, accettati per chi amiamo, e di vivere una vita senza la paura della violenza o del terrore. E a chiunque di voi, là fuori, si senta davvero senza speranza o solo, voglio soltanto dire che siete amati senza condizioni per l’unicità che siete. Mio tesoro, Giulietta, Augustus. Siete il mio cuore. E vi ringrazio tutti tantissimo. Grazie.
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Joaquin Phoenix, il discorso dell’Oscar per Joker tradotto in italiano

Il 9 febbraio 2020, al Dolby Theatre, Olivia Colman consegna a Joaquin Phoenix l’Oscar come migliore attore protagonista per Joker. È la sua quarta candidatura e la prima vittoria, quasi 20 anni dopo la nomination come migliore attore non protagonista per Il gladiatore. Per tutta la stagione dei premi Phoenix è salito sui palchi parlando degli stessi argomenti, e per tutta la stagione si è presentato con lo stesso smoking. Sempre lo stesso, per non farne cucire altri e mandare così un messaggio contro gli sprechi e a favore della sostenibilità ambientale
Il discorso che pronuncia agli Oscar è la versione definitiva di quel ragionamento, e non somiglia a nessun altro ringraziamento della serata: nessun elenco di nomi, nessun produttore citato, nemmeno un accenno a Todd Phillips o al film. Phoenix tiene insieme disuguaglianza di genere, razzismo, diritti queer, diritti degli indigeni e diritti degli animali sotto un’unica idea, cioè la lotta contro il dominio e la prevaricazione.
Joaquin Phoenix ammette poi di essere stato per anni una persona difficile e ingrata, cosa rara su quel palco. Chiude infine citando una toccante frase che il fratello River, morto nel 1993 a 23 anni, aveva scritto quando ne aveva 17.
Il video del discorso di Joaquin Phoenix
Il discorso di Joaquin Phoenix, tradotto in italiano
Dio, sono pieno di così tanta gratitudine in questo momento. E non mi sento elevato al di sopra di nessuno degli altri candidati, né di nessuno in questa sala, perché condividiamo lo stesso amore, l’amore per il cinema. E questa forma di espressione mi ha dato la vita più straordinaria. Non so cosa sarei senza. Ma credo che il dono più grande che mi abbia fatto, e che abbia fatto a molti di noi in questa sala, sia l’occasione di usare la nostra voce per chi non ha voce. Ho pensato molto ad alcune delle questioni angoscianti che ci troviamo ad affrontare tutti insieme. E credo che a volte sentiamo, o ci venga fatto sentire, che sosteniamo cause diverse. Ma io ci vedo qualcosa in comune. Credo che, sia che si parli di disuguaglianza di genere, o di razzismo, o di diritti queer, o di diritti degli indigeni, o di diritti degli animali, stiamo parlando della lotta contro l’ingiustizia. Stiamo parlando della lotta contro la convinzione che una nazione, un popolo, una razza, un genere o una specie abbia il diritto di dominare, controllare, usare e sfruttare un’altra impunemente.
Credo che ci siamo scollegati moltissimo dal mondo naturale. E molti di noi sono colpevoli di una visione del mondo egocentrica, della convinzione di essere il centro dell’universo. Entriamo nel mondo naturale e lo saccheggiamo per le sue risorse. Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca, e quando partorisce le rubiamo il figlio anche se le sue grida d’angoscia sono inequivocabili. E poi prendiamo il suo latte, che era destinato al suo vitello, e lo mettiamo nel nostro caffè e nei nostri cereali. E credo che temiamo l’idea del cambiamento personale perché pensiamo di dover sacrificare qualcosa, di dover rinunciare a qualcosa. Ma gli esseri umani, quando danno il meglio, sono così inventivi e creativi e ingegnosi, e credo che quando usiamo l’amore e la compassione come nostri principi guida possiamo creare, sviluppare e mettere in atto sistemi di cambiamento che siano vantaggiosi per tutti gli esseri senzienti e per l’ambiente.
Ora, io sono stato, sono stato una canaglia nella mia vita. Sono stato egoista. Sono stato crudele a volte, difficile da gestire sul lavoro, e ingrato, ma tanti di voi in questa sala mi hanno dato una seconda possibilità. E credo che sia lì che diamo il meglio. Quando ci sosteniamo a vicenda. Non quando ci cancelliamo a vicenda per gli errori passati, ma quando ci aiutiamo a crescere. Quando ci istruiamo a vicenda. Quando ci guidiamo a vicenda verso la redenzione. Questo è il meglio dell’umanità. Quando aveva 17 anni, mio fratello scrisse questo verso, disse: «Corri in soccorso con amore, e la pace seguirà». Grazie.
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The Office: le 5 scene che hanno generato i meme più famosi
Dalla prova antincendio di Dwight all’urlo PARKOUR: le cinque scene di The Office che hanno regalato a internet alcuni dei meme più usati di sempre.

Ci sono serie che si limitano a farti ridere e serie che entrano nel linguaggio della società e del web: The Office appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Adattamento americano della serie britannica di Ricky Gervais e Stephen Merchant, andata in onda dal 2005 al 2013 per nove stagioni, la sitcom ambientata nella filiale di Scranton della Dunder Mifflin ha regalato al web una quantità impressionante di meme, che ancora oggi circolano quotidianamente e vengono usati persino da chi la serie non l’ha mai vista.
Il merito è soprattutto di Michael Scott (Steve Carell), capo dell’ufficio ed essere umano decisamente imbarazzante seppur con un’umanità sempre più evidente con il passare degli episodi. Sono fonte di risate a volontà sia le sue frasi, sia il suo rapporto con Dwight Schrute (Rainn Wilson). Quest’ultimo è poi afflitto dalle continue provocazioni di Jim Halpert (John Krasinski). Accanto a loro, una fauna umana variegata e irresistibile. Netflix Italia ha raccolte cinque sequenze indimenticabili diventate parte integranti dei social e del loro linguaggio, dalla celeberrima prova antincendio con cui Dwight terrorizza l’intero ufficio all’urlo «PARKOUR!» che apre la sesta stagione. Rivediamole insieme.

