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Star Wars: L’ascesa di Skywalker: easter egg, riferimenti e curiosità
Star Wars: L’ascesa di Skywalker è nelle sale di tutto il mondo da qualche giorno, e ha già scatenato le reazioni più disparate da parte del pubblico e degli addetti ai lavori. Dopo avervi proposto la nostra recensione del nono capitolo della saga, ci concentriamo adesso su un altro risvolto del film, cioè la moltitudine di easter egg, riferimenti e curiosità in esso contenuti. Ovviamente, da qui in poi parleremo liberamente di tutti gli eventi principali di Star Wars: L’ascesa di Skywalker, facendo perciò numerosi spoiler. Vi raccomandiamo di non proseguire con la lettura se non avete ancora visto il film e non volte conoscerne anzitempo i principali sviluppi.
Mustafar in Star Wars: L’ascesa di Skywalker
La prima scena di Star Wars: L’ascesa di Skywalker ci mostra la furia di Kylo Ren, che compie una strage di avversari per ottenere il dispositivo in grado di fargli raggiungere Exegol, pianeta delle Regioni Ignote dove si nasconde Palpatine. Come ci conferma The Visual Dictionary di Pablo Hidalgo, il pianeta in cui si trova Kylo è Mustafar, vecchia conoscenza dei fan della saga. Mustafar è infatti il teatro dello scontro fra Anakin Skywalker e Obi-Wan Kenobi nel finale di Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith, che si conclude l’allievo ridotto in fin di vita dal maestro. Come abbiamo visto in Rogue One: A Star Wars Story, il pianeta vulcanico è poi diventato la sede del castello di Darth Vader, a sottolineare il legame fra questa location e il Lato Oscuro della Forza.
Ti hanno mai detto della tragica fine di Darth Plagueis il Saggio?
Un altro collegamento a Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith arriva proprio dall’incontro fra Kylo Ren e Palpatine, che avviene nei primi minuti di Star Wars: L’ascesa di Skywalker. Il redivivo Imperatore spiega al fu Ben Solo il suo ritorno con una frase tanto elusiva quanto familiare: «Il Lato Oscuro della Forza è la via per acquistare molte capacità da alcuni ritenute ingiustamente non naturali». Si tratta della stessa battuta che Palpatine dice al giovane Anakin Skywalker nel corso del capitolo conclusivo della trilogia prequel, quando, per convertirlo al Lato Oscuro, gli racconta la storia del Maestro Sith Darth Plagueis, capace di salvare le persone dalla morte. Rivelazione che, grazie anche al timore di Anakin di perdere l’amata Padmé, sortisce l’effetto desiderato.
Il trono di Palpatine in Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Fra gli aspetti più inquietanti di Star Wars: L’ascesa di Skywalker, c’è sicuramente l’antico trono Sith su cui siede Palpatine, che avevamo già visto nei vari trailer. Il sinistro design di questo trono è opera dell’artista e illustratore Ralph McQuarrie, concepito inizialmente per Il ritorno dello Jedi. Questa prima bozza del trono era stata scartata in favore di quella che è stata poi inserita nel film del 1983.
Il Leader Supremo Snoke
Come era stato ipotizzato in numerose teorie, il Leader Supremo Snoke si è rivelato essere niente di più che un burattino guidato da Palpatine. La rivelazione arriva dalla stessa voce dell’Imperatore nei primi minuti di Star Wars: L’ascesa di Skywalker, dove all’interno di una vasca vediamo quelli che sembrano dei cloni di questo inquietante personaggio. Per rimarcare il suo potere, Palpatine pronuncia velocemente tre frasi diverse, passando dalla voce dell’interprete Ian McDiarmid a quella di Andy Serkis (che interpreta proprio Snoke), e infine a quella di James Earl Jones, storico doppiatore di Darth Vader. Palpatine chiarisce così al disorientato Kylo che tutte le voci che ha sentito nella sua testa, e che l’hanno spinto verso il Lato Oscuro, erano in realtà emanazioni del Maestro Sith.
Il Dejarik in Star Wars: L’ascesa di Skywalker
In un momento di Star Wars: L’ascesa di Skywalker decisamente più leggero rispetto ai precedenti, assistiamo a una sfida fra Poe, Finn e Chewbecca al Dejarik, una sorta scacchiera a ologrammi di cui è munito il Millennium Falcon. Si tratta di un evidente riferimento al primo Guerre Stellari, in cui i droidi R2-D2 e C-3PO sconfiggevano al medesimo gioco il Wookie, mandandolo su tutte le furie. Come suggerito dagli stessi Poe e Finn, Chewbecca nel frattempo ha fatto dei progressi in questo gioco, visto che stavolta riesce a vincere la partita.
Rey e le rocce
Nelle prime battute di Star Wars: L’ascesa di Skywalker, vediamo Rey impegnata nell’addestramento Jedi, sulla scia di quanto fatto da Luke in Guerre Stellari e L’Impero colpisce ancora. Una delle prove in cui Rey si sta esercitando è quella di sollevare delle rocce attraverso l’uso della Forza. Questo dettaglio è un riferimento al precedente capitolo Star Wars: Gli ultimi Jedi, in cui Rey viene prima ammonita da Luke sul fatto che la Forza non consiste nel sollevare rocce, per poi salvare la Resistenza nel finale proprio sollevando dei massi.
Le festività di Pasaana

Quando i nostri eroi si recano nel pianeta di Paasana, vengono coinvolti in dei bizzarri festeggiamenti. Ci viene spiegato che questa festa avviene ogni 42 anni. Un numero di certo non casuale, perché coincide con l’uscita del primo Guerre stellari, datato appunto 1977. Lo stesso numero è inoltre caro all’universo geek per un altro motivo: 42 è infatti la celeberrima risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, contenuta nell’indispensabile Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams.
Rey conta i giorni
Poco prima che Rey venga a conoscenza del fatto che è la nipote di Palpatine, c’è uno scambio fra lei e Kylo che rimanda a Star Wars: Il risveglio della Forza. Kylo mette infatti in difficoltà Rey chiedendole se conta ancora i giorni da quando è stata abbandonata su Jakku dai genitori. Nel primo capitolo di questa trilogia, anch’esso diretto da J. J. Abrams, vediamo Rey tenere questo triste conteggio attraverso delle incisioni. Con questa frase, Kylo ricorda a Rey di essere a conoscenza delle sue più intime fragilità.
Star Wars: L’ascesa di Skywalker e i poteri della Forza
Nel corso di Star Wars: L’ascesa di Skywalker assistiamo a un potere della Forza non ancora mostrato nei capitoli precedenti della saga, il cosiddetto force healing. Questo potere, che ha fatto inalberare alcuni sedicenti puristi della mitologia di Star Wars (non abbastanza puristi da ricordare che è già stato mostrato più volte nell’Universo Espanso), consiste in una sorta di trasferimento vitale, che permette a un force sensitive di curare una persona gravemente ferita. Nel nono capitolo della saga, questo potere viene utilizzato due volte da Rey e una da Kylo, nello struggente atto conclusivo, creando di fatto anche un collegamento con il settimo episodio di The Mandalorian, in cui Baby Yoda fa sfoggio della medesima abilità.
L’utilizzo di questo potere ci porta a un’amara considerazione sul già citato Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith. Se Anakin non avesse ceduto alle lusinghe e alle menzogne di Palpatine, con ogni probabilità avrebbe potuto sfruttare questa abilità, salvando così Padmé dalla morte.
I camei di Star Wars: L’ascesa di Skywalker
Oltre all’annunciato ritorno di Billy Dee Williams nei panni di Lando Calrissian e a quello (tenuto invece segreto) di Harrison Ford nel ruolo di Han Solo, protagonista di un toccante momento con suo figlio, Star Wars: L’ascesa di Skywalker contiene altri camei più o meno evidenti. Per esempio, il celeberrimo compositore John Williams appare per la prima volta nella saga a cui ha dato un fondamentale contributo nel ruolo di un barista sul pianeta Kijimi. Il nome del suo personaggio è tutto un programma: Oma Tres, anagramma di Maestro.
Anche Abrams e il suo co-sceneggiatore Chris Terrio compaiono nel film, anche se solo con la loro voce. Il regista è il doppiatore del nuovo droide D-O, mentre lo sceneggiatore presta la voce ad Aftab Ackbar, figlio dell’indimenticabile Ammiraglio Ackbar. C’è inoltre spazio anche per Denis Lawson, che torna a interpretare il pilota Wedge Antilles, presente in tutti i film della trilogia classica, e per Warwick Davis, che impersona nuovamente il leader degli Ewok Wicket, personaggio fondamentale ne Il ritorno dello Jedi che vediamo festeggiare anche in Star Wars: L’ascesa di Skywalker, dopo la sconfitta del Primo Ordine.
Impossibile poi non menzionare l’apparizione della figlia di Carrie Fisher Billie Lourd, che riprende il personaggio di Kaydel Ko Connix, omaggiando la memoria della madre sia con la sua inconfondibile acconciatura, sia interagendo virtualmente con il suo personaggio.
Star Wars: L’ascesa di Skywalker e il rispetto per le spade laser
Durante Star Wars: L’ascesa di Skywalker, Abrams si prende tante piccole rivincite su Rian Johnson e il suo Star Wars: Gli ultimi Jedi, apportando significativi cambiamenti rispetto alla rotta intrapresa dal collega nell’ottavo discusso capitolo della saga. Ci riferiamo alla storia fra Finn e Rose messa da parte, al ritorno degli elmi di Darth Vader e Kylo Ren, alla correzione sui genitori di Rey (che non erano realmente nessuno, ma per una specifica scelta dovuta alla necessità di proteggerla da Palpatine) ma soprattutto all’apparizione di Luke Skywalker come Fantasma di Forza.
Nella scena in questione, Luke appare afferrando la spada laser gettata via da Rey, ammonendola sul fatto che bisogna trattare la storica arma dei Jedi con più rispetto. Questa è una chiara frecciata a Johnson, che nel precedente capitolo ci aveva presentato invece un Luke cinico e sfiduciato, che non aveva esitato a gettare via la spada laser a lui riportata da Rey.
Star Wars:L’ascesa di Skywalker e la manovra di Holdo
Un altro riferimento al capitolo precedente contenuto in Star Wars: L’ascesa di Skywalker è la menzione della cosiddetta manovra di Holdo, cioè la manovra suicida effettuata ai danni del Primo Ordine dal Viceammiraglio Amilyn Holdo, interpretato da Laura Dern. Una manovra che è a suo modo diventata leggendaria nella Galassia, ma che nel nono capitolo della saga viene sconsigliata, perché funziona soltanto una volta su un milione. Il sacrificio di Holdo viene così ridimensionato a clamoroso colpo di fortuna.
L’X Wing di Luke
Il già citato confronto fra Luke e Rey termina con un altro memorabile momento di Star Wars: L’ascesa di Skywalker, cioè la riemersione dello storico X-Wing di Luke (in italiano pietosamente adattato come “Ala X”), che il Maestro Jedi consegna a Rey per la sua ultima grande missione. Questa scena è un chiaro collegamento a una analoga contenuta ne L’Impero colpisce ancora, in cui Yoda estrae l’astronave inabissata, sotto gli occhi di uno stupefatto Skywalker. A distanza di anni, Luke riesce così in ciò che il suo maestro gli aveva insegnato.
Star Wars: L’ascesa di Skywalker e le frasi ripetute
Oltre a quella di Palpatine citata in precedenza, Star Wars: L’ascesa di Skywalker riprende altre frasi storiche della saga. Lo stesso Imperatore, durante il confronto finale con sua nipote Rey, fa riecheggiare il suo maligno “Bene”, già sentito ne Il ritorno dello Jedi.
Ma le due citazioni più commoventi sono certamente quelle contenute nel dialogo fra Han Solo e il suo figlio ritrovato Ben, che rivolge al padre la stessa battuta da lui pronunciata in Star Wars: Il risveglio della Forza prima di ucciderlo: «Io so ciò che devo fare, ma non so se ho la forza di farlo». Nel momento in cui cerca di esplicitare il proprio amore al padre, Ben viene poi interrotto da Han, che gli dice «Lo so», cioè la risposta che dà a Leia quando lei gli dice «Ti amo» nel finale de L’impero colpisce ancora (battuta ripresa poi a parte invertite ne Il ritorno dello Jedi).
Non poteva infine mancare la frase “Ho un brutto presentimento”, presente in tutti i capitoli della saga. Stavolta a pronunciarla è Lando Calrissian, poco dopo aver incontrato Rey e compagni.
La medaglia di Chewbe
Star Wars: L’ascesa di Skywalker pone rimedio a una delle più gravi ingiustizie della saga: la medaglia non tributata a Chewbecca nel finale di Guerre stellari, onore che invece, come potere vedere nell’immagine sottostante, è stato tributato ai suoi amici Han e Luke.
Anche se la miniserie a fumetti Star Wars: Chewbacca aveva già messo una pezza su questo incidente diplomatico, rivelando che Chewbe aveva ottenuto una medaglia, ma non l’aveva indossata perché poco consona allo spirito dei Wookie, nel corso di Star Wars: L’ascesa di Skywalker Maz Kanata consegna l’oggetto al nostro co-pilota preferito, specificando che il dono arriva da Leia. Un omaggio che in qualche modo ripara anche una discussa scena di Star Wars: Il risveglio della Forza, in cui la stessa Leia, poco dopo la morte di Han Solo, abbraccia Rey invece del suo vecchio amico Chewbecca.
Star Wars: L’ascesa di Skywalker e il segreto di Finn
Nel corso di Star Wars: L’ascesa di Skywalker, si fa più volte riferimento a un segreto che Finn vorrebbe rivelare a Rey, senza però mai riuscirci. Come intuibile dalle frequenti intuizioni di Finn e confermato dallo stesso Abrams, il segreto che Finn vuole rivelare a Rey è che anche lui è force sensitive. Ecco quindi spiegata anche l’abilità nell’uso della spada laser sfoggiata da Finn durante Star Wars: Il risveglio della Forza, decisamente insolita per una persona comune.
Le voci di Star Wars: L’ascesa di Skywalker
«I morti parlano!», leggiamo nei titoli di testa di Star Wars: L’ascesa di Skywalker. Frase altisonante, ma confermata da ciò che avviene nel finale del film, in cui Rey riesce a sconfiggere Palpatine grazie al supporto dei Jedi esistiti prima di lei, che le fanno sentire la loro voce, unendosi idealmente all’ultima speranza per il Lato Chiaro. Mentre Rey guarda il cielo, ascoltiamo le seguenti voci, appartenenti non solo alla saga ufficiale, ma anche a Star Wars Rebels e The Clone Wars.
- Mark Hamill (Luke Skywalker)
- Hayden Christensen (Anakin Skywalker)
- Olivia D’Abo (Luminara Unduli)
- Ashley Eckstein (Ahsoka Tano)
- Jennifer Hale (Aayla Secura)
- Samuel L. Jackson (Mace Windu)
- Ewan McGregor e Alec Guinness (Obi-Wan Kenobi)
- Frank Oz (Yoda)
- Angelique Perrin (Adi Galia)
- Freddie Prinze Jr. (Kanan Jarrus)
- Liam Neeson (Qui-Gon Jinn)
Star Wars: L’ascesa di Skywalker e la tattica di Mace Windu
Il personaggio di Mace Windu, interpretato da Samuel L. Jackson nella trilogia prequel, viene implicitamente omaggiato anche nella battaglia finale fra Rey e Palpatine. Come ricorderete, in Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith, Windu cercava di sconfiggere Palpatine deviando contro di lui i suoi stessi fulmini di Forza. Tattica che stava avendo successo, prima di essere fermata dall’intervento di Anakin Skywalker, ormai convertito al Lato Oscuro. Rey utilizza la stessa tattica di Windu, fermando prima i suoi fulmini con due spade laser e poi deviandoli verso di lui. Stavolta però non arriva nessuno a salvare Palpatine.
Star Wars: L’ascesa di Skywalker e i due soli
Lo splendido finale di Star Wars: L’ascesa di Skywalker chiude perfettamente il cerchio della saga, omaggiando l’intera storia degli Skywalker. Finisce tutto dov’è cominciato, ovvero su Tatooine, dove Luke sognava una vita da eroe osservando il caratteristico tramonto binario. Rey usa nuovamente un improvvisato slittino, su cui l’avevamo già vista in Star Wars: Il risveglio della Forza, e seppellisce vicino alla casa in cui Luke è cresciuto le spade laser di Anakin e Leia, accendendo poi la sua, di colore giallo. A un’anziana donna che le chiede il suo cognome, Rey risponde, sotto lo sguardo soddisfatto di Luke e Leia, “Skywalker”. La parola che chiude il film e l’intera storia di questa famiglia, lasciandoci alla commovente immagine di Rey sotto i due soli di Tatooine.
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Jessica Chastain, il discorso dell’Oscar per Gli occhi di Tammy Faye tradotto in italiano
Il discorso con cui Jessica Chastain ha ritirato l’Oscar come migliore attrice per Gli occhi di Tammy Faye, il 27 marzo 2022: il video e la traduzione integrale in italiano.

Il 27 marzo 2022, al Dolby Theatre, Anthony Hopkins consegna a Jessica Chastain l’Oscar come migliore attrice protagonista per Gli occhi di Tammy Faye. Si tratta della sua terza candidatura, che porta alla prima vittoria: le due precedenti erano arrivate come non protagonista per The Help e come protagonista per Zero Dark Thirty.
In questo film, Jessica Chastain interpreta Tammy Faye Bakker Messner, predicatrice televisiva americana diventata negli anni un punto di riferimento per la comunità LGBTQ+, e il discorso è costruito tutto su quel paradosso: Chastain non parla di sé ma degli “atti radicali d’amore” del personaggio, e li usa come chiave per il presente.
La parte centrale è la più citata: il riferimento al suicidio come una delle principali cause di morte negli Stati Uniti, con l’aggiunta che ha toccato anche la sua famiglia, e l’attacco alle leggi “discriminatorie e bigotte” che in quelle settimane diversi stati americani stavano discutendo. I nomi che elenca all’inizio sono invece quelli dei suoi agenti, e subito dopo vengono le quattro attrici con cui era in gara: Kristen Stewart per Spencer, Nicole Kidman per A proposito dei Ricardo, Penélope Cruz per Madres paralelas e Olivia Colman per La figlia oscura.
Il finale è in italiano, e non è un vezzo: «Mio tesoro, Giulietta, Augustus», ovvero il marito Gian Luca Passi de Preposulo, e i loro due figli. È la serata degli Oscar passata alla storia per lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock: il premio a Chastain arriva verso la fine, quando in sala era già accaduto tutto.
Il video del discorso di Jessica Chastain
Il discorso di Jessica Chastain, tradotto in italiano
Grazie. Oh, mio Dio, ragazzi. Okay. Bene. Allora, wow, grazie mille all’Academy per questo. Di sicuro non sarei qui adesso, probabilmente non avrei nemmeno una carriera, se non fosse per Hylda Queally, Paul Nelson, Steve Warren e Nicole Perna. Vi voglio bene, ragazzi; grazie mille. Devo proprio dire i vostri nomi, perché vi voglio bene. Kristen, Nicole, Penélope, Olivia, vi voglio tanto bene, ed essere inclusa nel discorso insieme a voi è un onore enorme. Devo ringraziare Michael Showalter, il mio regista, che ha creato uno spazio che ispirava creatività, amore e coraggio. La squadra incredibile di trucco e acconciatura, Linda, Stephanie, Justin, che mi hanno davvero aiutata a trovarla. Le produttrici Kelly Carmichael, Rachel Shane, Gigi Pritzker. Devo ringraziare David Greenbaum, Matthew Greenfield, tutta la Searchlight, per avere accompagnato il nostro film. Il mio compagno di scena e collaboratore, Andrew Garfield: il grandissimo Andrew Garfield. Grazie mille per avere tirato fuori il meglio di me presentandoti ogni giorno con il meglio di te. Grazie.
E in questo momento stiamo uscendo da un periodo difficile, pieno di molti traumi e di isolamento. E tantissime persone, là fuori, si sentono senza speranza e si sentono sole. E il suicidio è una delle principali cause di morte negli Stati Uniti. Ha toccato molte famiglie; ha toccato la mia. E in particolare i membri della comunità LGBTQ, che spesso si sentono fuori posto fra i loro coetanei. Ci troviamo davanti a una legislazione discriminatoria e bigotta che sta dilagando nel nostro paese, con l’unico obiettivo di dividerci ancora di più. Ci sono violenze e crimini d’odio commessi contro civili innocenti in tutto il mondo. E in momenti come questo io penso a Tammy, e mi sento ispirata dai suoi atti radicali d’amore. Abbiamo parlato molto d’amore, stasera. E mi sento ispirata dalla sua compassione, e la vedo come un principio guida che ci porta avanti. Ed è una cosa che ci unisce tutti nel desiderio di essere accettati per quello che siamo, accettati per chi amiamo, e di vivere una vita senza la paura della violenza o del terrore. E a chiunque di voi, là fuori, si senta davvero senza speranza o solo, voglio soltanto dire che siete amati senza condizioni per l’unicità che siete. Mio tesoro, Giulietta, Augustus. Siete il mio cuore. E vi ringrazio tutti tantissimo. Grazie.
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Joaquin Phoenix, il discorso dell’Oscar per Joker tradotto in italiano

Il 9 febbraio 2020, al Dolby Theatre, Olivia Colman consegna a Joaquin Phoenix l’Oscar come migliore attore protagonista per Joker. È la sua quarta candidatura e la prima vittoria, quasi 20 anni dopo la nomination come migliore attore non protagonista per Il gladiatore. Per tutta la stagione dei premi Phoenix è salito sui palchi parlando degli stessi argomenti, e per tutta la stagione si è presentato con lo stesso smoking. Sempre lo stesso, per non farne cucire altri e mandare così un messaggio contro gli sprechi e a favore della sostenibilità ambientale
Il discorso che pronuncia agli Oscar è la versione definitiva di quel ragionamento, e non somiglia a nessun altro ringraziamento della serata: nessun elenco di nomi, nessun produttore citato, nemmeno un accenno a Todd Phillips o al film. Phoenix tiene insieme disuguaglianza di genere, razzismo, diritti queer, diritti degli indigeni e diritti degli animali sotto un’unica idea, cioè la lotta contro il dominio e la prevaricazione.
Joaquin Phoenix ammette poi di essere stato per anni una persona difficile e ingrata, cosa rara su quel palco. Chiude infine citando una toccante frase che il fratello River, morto nel 1993 a 23 anni, aveva scritto quando ne aveva 17.
Il video del discorso di Joaquin Phoenix
Il discorso di Joaquin Phoenix, tradotto in italiano
Dio, sono pieno di così tanta gratitudine in questo momento. E non mi sento elevato al di sopra di nessuno degli altri candidati, né di nessuno in questa sala, perché condividiamo lo stesso amore, l’amore per il cinema. E questa forma di espressione mi ha dato la vita più straordinaria. Non so cosa sarei senza. Ma credo che il dono più grande che mi abbia fatto, e che abbia fatto a molti di noi in questa sala, sia l’occasione di usare la nostra voce per chi non ha voce. Ho pensato molto ad alcune delle questioni angoscianti che ci troviamo ad affrontare tutti insieme. E credo che a volte sentiamo, o ci venga fatto sentire, che sosteniamo cause diverse. Ma io ci vedo qualcosa in comune. Credo che, sia che si parli di disuguaglianza di genere, o di razzismo, o di diritti queer, o di diritti degli indigeni, o di diritti degli animali, stiamo parlando della lotta contro l’ingiustizia. Stiamo parlando della lotta contro la convinzione che una nazione, un popolo, una razza, un genere o una specie abbia il diritto di dominare, controllare, usare e sfruttare un’altra impunemente.
Credo che ci siamo scollegati moltissimo dal mondo naturale. E molti di noi sono colpevoli di una visione del mondo egocentrica, della convinzione di essere il centro dell’universo. Entriamo nel mondo naturale e lo saccheggiamo per le sue risorse. Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca, e quando partorisce le rubiamo il figlio anche se le sue grida d’angoscia sono inequivocabili. E poi prendiamo il suo latte, che era destinato al suo vitello, e lo mettiamo nel nostro caffè e nei nostri cereali. E credo che temiamo l’idea del cambiamento personale perché pensiamo di dover sacrificare qualcosa, di dover rinunciare a qualcosa. Ma gli esseri umani, quando danno il meglio, sono così inventivi e creativi e ingegnosi, e credo che quando usiamo l’amore e la compassione come nostri principi guida possiamo creare, sviluppare e mettere in atto sistemi di cambiamento che siano vantaggiosi per tutti gli esseri senzienti e per l’ambiente.
Ora, io sono stato, sono stato una canaglia nella mia vita. Sono stato egoista. Sono stato crudele a volte, difficile da gestire sul lavoro, e ingrato, ma tanti di voi in questa sala mi hanno dato una seconda possibilità. E credo che sia lì che diamo il meglio. Quando ci sosteniamo a vicenda. Non quando ci cancelliamo a vicenda per gli errori passati, ma quando ci aiutiamo a crescere. Quando ci istruiamo a vicenda. Quando ci guidiamo a vicenda verso la redenzione. Questo è il meglio dell’umanità. Quando aveva 17 anni, mio fratello scrisse questo verso, disse: «Corri in soccorso con amore, e la pace seguirà». Grazie.
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Leonardo DiCaprio e il primo Oscar per Revenant: il video e il discorso tradotto

Il 28 febbraio 2016, sul palco del Dolby Theatre, Julianne Moore apre la busta del premio al migliore attore protagonista e pronuncia il nome che l’intera sala aspettava da vent’anni. Per Leonardo DiCaprio è la quinta candidatura come attore e la sesta in totale, contando quella da produttore per The Wolf of Wall Street. La prima era arrivata nel 1994, a 19 anni, per Buon compleanno Mr. Grape: da allora erano passati The Aviator, Blood Diamond e appunto il film di Scorsese sul broker di Wall Street, sempre senza statuetta. La lunga attesa era diventata negli anni un genere a sé nella comicità da social network, con meme e conteggi puntuali a ogni edizione.
Il film che finalmente glielo consegna è Revenant – Redivivo di Alejandro G. Iñárritu, girato in condizioni estreme, in luce naturale e a temperature proibitive. Quella stessa sera Iñárritu vince la regia per il secondo anno consecutivo dopo Birdman, terzo caso nella storia degli Oscar, mentre il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, che DiCaprio chiama con il soprannome Chivo, diventa il primo in assoluto a conquistare tre statuette di fila.
Quello che rende memorabile il discorso, però, non è la lista dei ringraziamenti. È l’appello sul cambiamento climatico, che parte da un dettaglio produttivo: per trovare la neve, la troupe aveva dovuto spostarsi letteralmente fino all’altro capo del mondo.
Il video del discorso di Leonardo DiCaprio per il primo Oscar
Il discorso di Leonardo DiCaprio, tradotto in italiano
Grazie. Grazie infinite a tutti voi. Grazie all’Academy. Grazie a tutti voi in questa sala. Devo fare i complimenti agli altri incredibili candidati di quest’anno per le loro interpretazioni straordinarie. Revenant è il frutto degli sforzi instancabili di un cast e di una troupe formidabili, accanto ai quali ho avuto la fortuna di lavorare.
Prima di tutto, a mio fratello in questa impresa, il signor Tom Hardy. Tom, il tuo talento feroce sullo schermo può essere superato soltanto dalla tua amicizia fuori dallo schermo. Al signor Alejandro Iñárritu: mentre la storia del cinema si dipana, in questi ultimi due anni ti sei scavato la strada dentro quella storia. Che talento incredibile che sei. Grazie a te e a Chivo per aver creato un’esperienza cinematografica trascendente per tutti noi.
Grazie a tutti quelli della Fox e della New Regency, in particolare ad Arnon Milchan: sei stato il campione di questa impresa. A tutta la mia squadra. Devo ringraziare tutti, fin dall’inizio della mia carriera. Il signor Caton-Jones, per avermi scelto per il mio primo film. Il signor Scorsese, per avermi insegnato tanto sull’arte cinematografica. Al signor Rick Yorn, grazie per avermi aiutato a orientarmi dentro questa industria. E ai miei genitori: niente di tutto questo sarebbe possibile senza di voi. E ai miei amici: vi voglio bene profondamente, sapete chi siete.
E per ultima cosa, voglio soltanto dire questo. Fare Revenant significava parlare del rapporto dell’uomo con il mondo naturale, un mondo che nel 2015 abbiamo percepito tutti insieme come l’anno più caldo mai registrato. La nostra produzione ha dovuto spostarsi all’estremità meridionale di questo pianeta soltanto per riuscire a trovare la neve. Il cambiamento climatico è reale. Sta accadendo proprio adesso. È la minaccia più urgente che la nostra intera specie si trovi ad affrontare, e dobbiamo lavorare collettivamente e smetterla di rimandare.
Dobbiamo sostenere i leader di tutto il mondo che non parlano per conto dei grandi inquinatori o delle grandi aziende, ma che parlano per l’umanità intera. Per i popoli indigeni del mondo. Per i miliardi e miliardi di persone svantaggiate che ne saranno colpite per prime. Per i figli dei nostri figli. E per tutte quelle persone la cui voce è stata soffocata dalla politica dell’avidità. Vi ringrazio tutti per questo premio straordinario, stasera. Non diamo per scontato questo pianeta. Io non do per scontata questa serata. Grazie infinite.



























