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Suspiria: genesi e curiosità sul film di Dario Argento

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Dopo avervi proposto la nostra recensione del capolavoro di Dario Argento Suspiria, abbiamo deciso di approfondire gli aspetti più nascosti di questa pietra miliare dell’horror. In questo articolo ci concentriamo quindi sulla genesi del progetto e sulle tante curiosità che si celano dietro questo lavoro del maestro italiano. Un utile esercizio per comprendere meglio le tante sfumature di un’opera suggestiva e inafferrabile, ma anche un insieme di tante possibili piste con le quali orientarsi all’interno dei vari risvolti del racconto.

Le tre madri
Suspiria

Suspiria è il primo capitolo della cosiddetta trilogia de Le tre madri, che comprende anche Inferno e La terza madre. Questo titolo nasce dal romanzo Suspiria De Profundis di Thomas de Quincey, da cui Argento ha tratto anche le enigmatiche figure delle “Nostre Signore del Dolore” su cui si basa la trilogia, cioè Mater Lacrimarum, Mater Suspiriorum e Mater Tenebrarum, rispettivamente signore della lacrime, dei sospiri e delle tenebre.

Suspiria: da bambine a ragazze

Come abbiamo già evidenziato nella nostra recensione, inizialmente Dario Argento voleva per protagoniste delle bambine di circa 12 anni. Dopo la ferma opposizione della produzione, il regista ha scelto di alzare l’età di Susy e delle sue compagne a circa 20 anni, evitando così di inserire delle minorenni in un contesto particolarmente violento. Gli elementi più fanciulleschi della sceneggiatura non sono però stati eliminati, quindi per tutta la durata di Suspiria assistiamo a dialoghi particolarmente sciocchi e infantili, proprio perché scritti per bambine. Argento ha inoltre deciso di spostare le maniglie delle porte più in alto del dovuto, in modo da ricreare la difficoltà nell’apertura delle porte, tipica dei bambini.

La scelta di Jessica Harper

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Dario Argento sostiene in un’intervista di avere scelto Jessica Harper per la parte di Susy dopo averla ammirata a teatro nel musical Hair e al cinema ne Il fantasma del palcoscenico di Brian De Palma. Il regista fu colpito soprattutto dal portamento elegante della ragazza e dalla sua voce potente, nonostante il fisico minuto. Nel suo sito ufficiale, Daria Nicolodi dichiara che il ruolo di Susy era scritto appositamente per lei, ma ha dovuto rinunciarvi in quanto la distribuzione americana pretese un’attrice statunitense come protagonista.

Biancaneve e i sette nani

Biancaneve e i sette nani

Una delle maggiori influenze per Suspiria è certamente il classico Disney Biancaneve e i sette nani, che turbò profondamente il piccolo Dario Argento. Il regista ha chiesto al direttore della fotografia Luciano Tovoli di vedere ripetutamente questo film e di cercare di restituirgli il medesimo cromatismo (impresa riuscita grazie a una delle ultime pellicole Kodak da 30-40 ASA a bassa sensibilità). I punti di contatto fra le due opere sono diversi, come la presenza di una strega malvagia o il veleno dato alla protagonista. Il riferimento visivo più evidente è però il pavone che Susy incontra nel corso del suo faccia a faccia con Helena Markos, estremamente somigliante a quello che è posto sul trono della regina Grimilde.

Escher Strasse

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Un’altra chiara influenza per Suspiria, come abbiamo già evidenziato nella nostra recensione, è l’opera dell’artista olandese Maurits Cornelis Escher, omaggiato già nei primissimi minuti con l’indirizzo in cui Susy deve recarsi, Escher Strasse. Escher, noto per le sue architetture impossibili, è uno dei fili conduttori del film, che a sua volta è contorto e criptico, ma allo stesso tempo rigoroso e sfarzoso. All’interno dell’ufficio di Madame Blanche, troviamo poi un altro riferimento all’artista. L’architettura dipinta sul muro, che fa da cornice ai fondamentali tre iris che consentono a Susy di trovare la via per il nascondiglio delle streghe, sembra infatti uscita da uno dei memorabili dipinti di Escher.

I cameo di Dario Argento in Suspiria

Suspiria cameo Dario Argento

Suspiria Dario Argento cameo

Dario Argento compare chiaramente almeno due volte nel suo Suspiria. Quando Susy è sul taxi, nei primi minuti del film, possiamo vedere brevemente la faccia del regista riflessa sul vetro, impegnata in quello che sembra un urlo. Argento compare anche più avanti nel corso del film, più precisamente durante l’inseguimento che si conclude con la morte di Sarah. Mentre il personaggio interpretato da Stefania Casini fugge, vediamo brevemente il regista di spalle, vestito con un mantello nero.

Oltre a queste due apparizioni, possiamo essere certi del fatto che, come in tutte le opere del regista italiano, quando compare una mano coperta da un guanto, intenta a uccidere il malcapitato o la malcapitata di turno, quella è una mano di Dario Argento. È inoltre del cineasta la voce che sentiamo sui titoli di testa, che ci introduce al racconto.

Suspiria e il nazismoSuspiria

Anche se Suspiria è ambientato a Friburgo, diverse riprese degli esterni si sono svolte a Monaco. Due luoghi storici della città sono legati alla morte di Daniel, il pianista cieco interpretato da Flavio Bucci. Poco prima del suo assassinio, da parte del suo stesso cane guida, Daniel esce dalla birreria Hofbräuhaus, dirigendosi poi verso la celeberrima Königsplatz. Questi due luoghi sono collegati in maniera sinistra al Terzo Reich. Fu proprio nella birreria che Adolf Hitler tenne uno dei suoi primi comizi, dando il via alla sua tragica ascesa nel panorama politico tedesco. Fu invece a Königsplatz che avvennero numerosi raduni nazisti, fra cui uno dei famigerati roghi dei libri.

Scegliendo queste due location, Dario Argento ha implicitamente collegato questi due luoghi simbolo della nascita e della perpetrazione del male alla sua storia, che indaga proprio sull’essenza stessa della malvagità.

Gli attori di Suspiria

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Come per tutte le opere di Dario Argento, le scelte fatte dal regista sugli interpreti sono particolarmente interessanti. Il primo personaggio che incontra Susy è un vero e proprio portafortuna di Argento, cioè Fulvio Mingozzi, presente in tutti i suoi film fino a Phenomena. Mingozzi interpreta il tassista che accompagna la protagonista all’Accademia di danza, ruolo che avrà anche nel successivo capitolo della trilogia delle madri Inferno. Mingozzi non è però l’unica vecchia conoscenza di Argento in Suspiria. Il bambino che interpreta l’inquietante Albert è infatti Jacopo Mariani, indelebilmente scolpito nella mente dei cinefili per la sua interpretazione del piccolo Carlo in Profondo rosso, e in particolare per la sua memorabile immagine con un coltello insanguinato.

La scelta di Joan Bennett per il ruolo di Madame Blanche fu invece dettata dalla stima che Argento nutre per il cinema di Fritz Lang, per il quale la Bennett era stata una sorta di attrice feticcio. La performance in Suspiria è stata anche l’ultima prova sul grande schermo della Bennett.

La colonna sonora di Suspiria

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La suggestiva colonna sonora dei Goblin presenta alcune particolarità. La più bizzarra è probabilmente l’utilizzo accanto a sonorità synth di uno strumento noto come bouzouki, simile al nostro mandolino. Questo strumento è greco, e fu fortemente voluto da Dario Argento come collegamento al personaggio della Mater Suspiriorum Helena Markos, a sua volta di origini greche. L’accompagnamento musicale è inoltre arricchito da bisbigli e grida pressoché incomprensibili, emesse proprio dal leader dei Goblin Claudio Simonetti per rendere la colonna sonora ancora più terrorizzante.

Il filo spinato

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La scena della morte del personaggio di Sarah ha creato alcuni problemi all’attrice Stefania Casini. La stanza che nel film è piena di filo spinato, in realtà era riempita con semplice filo di ferro. All’interprete non furono però date particolari istruzioni sulla modalità di accesso alla stanza. La Casini rimase quindi realmente impigliata nel filo di ferro, procurandosi diverse escoriazioni sulla pelle.

Helena Markos

Secondo quanto riportato da Jessica Harper, a interpretare (non accreditata) la Mater Suspiriorum Helena Markos fu un’anziana ex prostituta trovata in un ospizio di Roma. A dare la voce alla strega fu invece la co-sceneggiatrice Daria Nicolodi, che compare anche brevemente in aeroporto accanto a Susy, all’inizio di Suspiria. Alla nonna della Nicolodi Yvonne Loeb si deve inoltre il soggetto del film. La donna ha infatti raccontato di essere fuggita da un istituto artistico nel momento in cui si è accorta che l’accademia fungeva in realtà da copertura per una vera e propria scuola di magia nera.

La pantera nel finale di Suspiria

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Fra i più bizzarri avvenimenti del finale di Suspiria c’è sicuramente l’esplosione di una piccola pantera di porcellana. Questa immagine deriva da un sogno di Daria Nicolodi, in cui all’interno di una stanza buia comparivano una strega invisibile e una vera pantera, che finiva per esplodere. Sempre a proposito di pantere, la scena in piscina con protagoniste Susy e Sarah è un chiaro omaggio a una sequenza analoga di un altro memorabile horror, Il bacio della pantera di Jacques Tourneur.

Suspiria Giappone

Suspiria ebbe un’accoglienza trionfale in Giappone, diventando in breve tempo uno dei film italiani più amati nel paese del Sol Levante. Il successo fu tale da spingere molte sale cinematografiche a distribuire anche il precedente film di Argento Profondo rosso. Nonostante le due opere siano totalmente scollegate fra loro dal punto di vista della trama, Profondo rosso fu distribuito in Giappone con il titolo サスペリア PART2, cioè Suspiria Parte II.

La celebre scrittrice giapponese Banana Yoshimoto è una grande appassionata di Suspiria, e nel tempo ha anche stretto un rapporto di amicizia con Dario Argento. Queste le parole della scrittrice sull’opera del regista italiano:

Da piccola mi sono sempre sentita diversa, pensavo di essere pazza ed ero terribilmente sola. Verso i quattordici anni però ho visto Suspiria e tutto il mondo che avevo nella mia mente era lì, in quei colori e quelle immagini. Capii che non ero più sola. Forse se non avessi visto quel film, e non fossi uscita dal mio cerchio di solitudine, avrei finito per uccidermi.

Le citazioni a Suspiria

L’impatto di Suspiria nell’immaginario collettivo è misurabile anche con le innumerevoli citazioni dell’opera di Dario Argento in altri film. Senza considerare il remake targato Luca Guadagnino, per definizione omaggio al film di Argento, molti lungometraggi, soprattutto di genere, hanno infatti riferimenti più o meno evidenti a Suspiria. Un altro maestro italiano del cinema di genere, Lucio Fulci, ha citato più volte questo film nelle sue opere. Il riferimento più evidente è senz’altro l’inquadratura degli occhi al buio in Quella villa accanto al cimitero, ma sono espliciti anche gli omaggi in …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (un personaggio sbranato da un cane) e ne Lo squartatore di New York (una scena ricorda quella della morte di Pat in Suspiria).

Particolarmente gustosi anche gli omaggi fatti da Wes Craven in Scream (il personaggio di Drew Barrymore impiccato) e in Scream 4 (un DVD del film ben visibile e una menzione esplicita), quello di Nicolas Winding Refn in The Neon Demon (il particolare utilizzo dei colori primari) e quello di Gaspar Noé in Climax (una delle VHS visibili nei primi minuti è di Suspiria). Uscendo dal genere, Suspiria viene citato esplicitamente anche in Juno e, per ammissione dello stesso regista Edgar Wright, in una scena nel finale del suo Baby Driver – Il genio della fuga, più precisamente quando Jon Hamm è nella macchina della polizia.

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Memorie di un assassino: la storia vera che ha ispirato il film di Bong Joon-ho

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Memorie di un assassino non è solo il primo capolavoro del regista sudcoreano Bong Joon-ho, ma è anche un film capace di influenzare il genere crime degli anni successivi, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione. Non tutti sanno però che Memorie di un assassino è basato su un’altrettanto raggelante storia vera, che fra il 1986 e il 1991 ha fatto sprofondare nella paura e nell’orrore non solo la zona di Hwaseong, dov’è ambientato il film, ma tutta la Corea del Sud, per la prima volta alle prese con un assassino seriale.

Il film di Bong Joon-ho, uscito nel 2003, verte proprio sulle indagini volte a catturare questo misterioso serial killer, responsabile dello stupro e dell’assassinio di diverse donne. Brancolando nel buio e con mezzi tecnici e scientifici del tutto insufficienti, gli investigatori (fra cui il personaggio di Song Kang-ho, futuro protagonista del dominatore degli Oscar 2020 Parasite) commettono numerosi errori, seguendo piste deboli o del tutto false, maltrattando e torturando sospetti fino a estorcere confessioni false e organizzando trappole del tutto inefficaci. Memorie di un assassino si conclude con uno splendido sguardo in macchina del detective Park Du-man, che ad anni di distanza dalle indagini sul caso, rimasto irrisolto, comprende di essere stato più volte a un soffio dalla cattura del criminale, senza però mai riuscire nell’impresa.

Pur con inevitabili modifiche per fini narrativi e rendendosi protagonista di veri e propri virtuosismi cinematografici, Bong Joon-ho rimane fedele alla situazione dell’epoca dell’uscita del film, con i crimini del serial killer di Hwaseong ridotti sostanzialmente a un cold case. Nel 2019, l’indagine ha però subito una svolta improvvisa quanto inaspettata, attribuendo all’assassino un volto e un nome, Lee Chun-jae.

Memorie di un assassino: dalla storia vera al film

Memorie di un assassino

All’epoca in cui è stato identificato come il serial killer di Hwaseong, Lee Chun-jae si trovava già in carcere a Busan per lo stupro e l’assassinio della cognata, avvenuto nel 1994. Decisiva per la sua identificazione è stato l’esame di alcuni indumenti intimi di una vittima delle serial killer, su cui sono state rinvenute tracce del DNA di Lee Chun-jae. Gli esami successivi hanno collegato l’uomo ad almeno tre dei nove omicidi, delineando ancora di più la situazione. In un primo momento, Lee Chun-jae ha negato il suo coinvolgimento in queste morti, salvo poi ritrattare e confessare di essere l’autore di ben 14 omicidi, incluse le 10 persone vittime dell’assassino seriale, di un’età compresa fra i 13 e i 71 anni.

L’assassino ha poi concesso qualche dichiarazione alla stampa, dichiarandosi sorpreso del fatto di non essere stato catturato prima. «Non pensavo che i crimini sarebbero stati sepolti per sempre. Ancora non capisco (perché non sono stato sospettato, ndr). I crimini sono accaduti intorno a me e non ho cercato di nascondere le cose, quindi ho pensato che sarei stato catturato facilmente. C’erano centinaia di forze di polizia. Incontravo continuamente investigatori, ma mi chiedevano sempre delle persone intorno a me», ha detto l’uomo. Un risvolto ancora più incredibile se si considera il fatto che nel corso degli anni sono state interrogate 21280 persone fra sospetti e testimoni e sono state rilevate 40116 impronte digitali, 570 tracce di DNA e 180 campioni di capelli.

Memorie di un assassino: la brutalità della polizia

Memorie di un assassino

Come vediamo in Memorie di un assassino, una persona con disabilità, identificata pubblicamente solo come Yoon, è stata in prigione dal 1988 al 2008 con l’accusa di avere stuprato e ucciso una ragazza di 13 anni, una delle vittime del serial killer. Decisiva per la sua detenzione una falsa confessione, estorta dopo pressioni e inaccettabili torture. Azioni mostrate con dovizia di particolari da Bong Joon-ho, che hanno portato a formali scuse del capo di polizia Bae Yong-ju: «Ci inchiniamo e ci scusiamo con tutte le vittime dei crimini di Lee Chun-jae, con le famiglie delle vittime e con le vittime delle indagini della polizia, incluso Yoon». Nel dicembre del 2019, otto degli investigatori sono stati accusati per abuso di potere e detenzione illegale.

Anche il vero assassino Lee Chun-jae ha commentato la vicenda: «Ho sentito da qualcuno che una persona con disabilità è stata arrestata, ma non sapevo per quale persona fosse stata arrestata poiché ho commesso molti reati. Ho sentito che molte persone sono state indagate e hanno subito ingiustamente. Vorrei scusarmi con tutte quelle persone. Sono venuto, ho testimoniato e descritto i crimini nella speranza che le vittime e le loro famiglie trovino conforto quando la verità verrà rivelata. Vivrò la mia vita pentendomi».

La ragazza tredicenne è stata una delle vittime di Lee Chun-jae, che in proposito ha commentato semplicemente con un «È stato un atto impulsivo».

I crimini di Lee Chun-jae

Fra il 15 settembre 1986 e il 3 aprile 1991, Lee Chun-jae ha commesso i crimini di Hwaseong. Nel mentre, l’uomo ha lavorato come operatore di gru ed è stato arrestato per essersi introdotto illegalmente in un’abitazione, per poi essere rilasciato in libertà vigilata. I crimini si sono interrotti in corrispondenza del matrimonio dell’uomo con una donna, avvenuto nell’aprile del 1992 e concluso nel dicembre del 1993, anche a causa del suo alcolismo e dei ripetuti maltrattamenti ai danni della moglie e del loro figlio. Il 13 gennaio 1994 ha drogato, stuprato e ucciso la cognata, ed è stato condannato a morte in primo grado, pena poi ridotta all’ergastolo con possibile libertà condizionata dopo 20 anni.

Memorie di un assassino: la reazione dell’assassino alla visione del film

Memorie di un assassino

Per Memorie di un assassino, Bong Joon-ho ha tratto ovviamente ispirazione dalla vicenda reale, ma anche dall’opera teatrale di Kim Kwang-lim Come to See Me, che per la prima volta ha adattato gli eventi. Il regista ha inoltre più volte ammesso l’influenza della miniserie a fumetti di Alan Moore ed Eddie Campbell From Hell, fondamentale anche per la prima memorabile stagione di True Detective.

Per sua stessa ammissione, Bong Joon-ho è stato letteralmente “ossessionato” dal caso per anni. «Volevo davvero vedere il suo volto, ho anche provato a immaginarlo e a disegnarlo per me stesso», ha detto. «Avevo un elenco di domande che ero pronto a fargli nel caso in cui in qualche modo lo avessi incontrato». Una volta scoperta la sua identità, «Finalmente ho potuto vedere il suo volto pubblicato sui giornali. Guardarlo mi ha fatto provare sentimenti complicati».

Nel già citato finale di Memorie di un assassino, il detective protagonista guarda direttamente in macchina. Il regista ha ammesso che la scena era anche un modo per guardare dritto in faccia l’assassino, che in cuor suo sperava vedesse il film prima o poi.

Lee Chun-jae non potrà essere processato per i crimini del serial killer di Hwaseong, che nel frattempo sono caduti in prescrizione. L’uomo ha effettivamente visto Memorie di un assassino e questa è stata la sua reazione: «L’ho visto come un film e non ho provato alcun sentimento o emozione nei confronti del film».

Memorie di un assassino in Home Video

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Monica Vitti è morta: addio a una colonna portante del cinema italiano

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Monica Vitti

Non esiste un’interprete senza una voce. Un adagio che sintetizza il mestiere della recitazione, ma che si adatta perfettamente anche a una delle più grandi attrici della storia del cinema italiano, ovvero Monica Vitti. La sua inconfondibile voce roca, che sapeva modulare in infinite sfumature caratteriali e interpretative, è stata, insieme al suo indimenticabile volto, la prima cosa a cui abbiamo pensato una volta appresa la notizia della sua morte, giunta a oltre 90 anni di età, di cui 30 passati lontani dalle scene a causa di una malattia degenerativa che ha progressivamente eroso la sua mente e la sua memoria. Una voce protagonista di alcune delle più celebri battute della storia del cinema italiano (come dimenticare “Mi fanno male i capelli” in Deserto rosso?), grazie alla quale rimarrà per sempre scolpita nei ricordi di tutti, prendendosi la rivincita sul triste destino che ha segnato l’ultima parte della sua esistenza.

Il lascito di Monica Vitti non si ferma però al suo timbro vocale, al suo malinconico broncio capace di trasformarsi in abbagliante sorriso e all’ironia che l’ha sempre accompagnata, in scena e nella vita reale. Monica Vitti è infatti stata il volto per eccellenza di due floride stagioni del nostro cinema: da una parte la produzione più autoriale, a cui ha contribuito grazie al sodalizio artistico e umano con Michelangelo Antonioni, consegnandoci capolavori del calibro di L’avventura, La notte, L’eclisse e il già citato Deserto rosso. Dall’altra, la grande commedia all’italiana, nella quale si è confrontata con giganti come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, tratteggiando sempre personaggi unici e incredibilmente vitali, e diventando di fatto il valore aggiunto di film memorabili, fra i quali citiamo La ragazza con la pistolaDramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) e Polvere di stelle.

Monica Vitti: molto più che diva

Monica Vitti

In un’epoca in cui la donna nel cinema italiano era spesso limitata al ruolo di madre o a quello di mero oggetto del desiderio, Monica Vitti è stata molto più che diva, ha cambiato le regole del gioco: prima è diventata emblema dell’incomunicabilità e del disagio esistenziale, poi il volto per eccellenza dell’anticonformismo e della risata italiana, senza mai rinunciare alla propria unicità e a una sensualità mai volgare, sempre accompagnata da tempi comici perfetti e da un’intensità recitativa ineguagliabile. Un talento che l’ha portata a distinguersi con gli stessi eccellenti risultati anche al cinema e al teatro, senza dimenticare qualche sporadica ma esaltante performance all’estero, fra le quali merita certamente una menzione Modesty Blaise – La bellissima che uccide di Joseph Losey, uno dei primi cinecomic della storia del cinema.

L’abbiamo ammirata nell’interpretazione di donne indipendenti e profondamente ribelli, mogli annoiate in cerca di un’esistenza migliore, ragazze in cerca di rivincita e riappropriazione di se stesse. L’abbiamo vista arrabbiata, divertita, innamorata e tradita, vittima e carnefice, libera e prigioniera, amandola ogni volta. Il suo profondo e magnetico sguardo come finestra sull’anima dei suoi personaggi, la sua strepitosa verve comica come strumento per tratteggiare spaccati umani mai banali, scolpiti indelebilmente nella storia del cinema.

Da semplici spettatori e amanti dell’arte, l’abbiamo accompagnata a distanza negli ultimi decenni di dolorosa malattia, illudendoci di farle arrivare il nostro affetto e il nostro calore e di farle trovare una via d’uscita dal labirinto in cui la sua mente era intrappolata. Oggi infine piangiamo la sua scomparsa, certi però del fatto che la sua eredità nell’immaginario collettivo non svanirà, e che il suo sorriso, capace di demolire qualsiasi canone di bellezza, entrerà a fare parte del mito.

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Netflix: tutte le nuove uscite che vedremo a febbraio 2022

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Netflix

Anche a febbraio, Netflix ha in serbo tante novità per i propri abbonati, a cominciare dal ritorno di due serie particolarmente amate come Disincanto e Space Force. Non mancano i film originali, come Dalla mia finestra, Il mese degli deiAmore e guinzagli. Spazio come sempre anche a documentari e reality show, come Il truffatore di Tinder e L’amore è cieco. Di seguito, l’elenco completo di quello che vedremo il prossimo mese su Netflix.

Cosa vedremo su Netflix a febbraio 2022

Netflix

1 febbraio

  • Dion (serie originale, stagione 2)
  • Finding Ola (serie originale, stagione 1)
  • John Wick (film non originale)
  • Riverdale (serie non originale, stagione 5)
  • Conan il ragazzo del futuro (serie non originale, stagione 1)

2 febbraio

  • Oscuro desiderio (serie originale, stagione 2)
  • Me Contro Te – Il Film – La Vendetta del Sig. S (film non originale)
  • Il truffatore di Tinder (documentario originale)

3 febbraio

  • Murderville (serie originale, stagione 1)

4 febbraio

  • Dalla mia finestra (film originale)
  • Il colore delle magnolie (serie originale, stagione 2)

6 febbraio

  • Brooklyn 99 (serie non originale, stagione 7)

8 febbraio

  • Il mese degli dei (film originale)
  • Ms. Pat: Y’All Wanna Hear Something Crazy? (stand-up comedy originale)
  • L’amore è cieco: Giappone (reality show originale)

9 febbraio

  • Disincanto (serie originale, stagione 4)
  • Idee da vendere (reality show originale, stagione 1)

11 febbraio

  • Amore e guinzagli (film originale)
  • Tallgirl 2 (film originale)
  • Bigbug (film originale)
  • Jeen-Yuhs: A Kanye Trilogy (film originale)
  • Love Tactics (film originale)
  • Inventing Anna (serie originale, stagione 1)
  • Toy Boy (serie originale, stagione 2)
  • L’amore è cieco (reality show originale, stagione 2)

14 febbraio

  • Fedeltà (serie originale, stagione 1)

16 febbraio

  • Secrets of Summer (Cielo Grande) (serie originale, stagione 1)

17 febbraio

  • Perdonaci i nostri peccati (film originale)
  • Erax (film originale)
  • Heart Shot – Dritto al cuore (film originale)
  • Il giovane Wallander (serie originale, stagione 2)
  • Al passo con i Kardashians (reality show non originale, stagione 17)

18 febbraio

  • Non aprite quella porta (film originale)
  • La serie di Cuphead! (serie originale, stagione 1)
  • Space Force (serie originale, stagione 2)
  • Uno di noi sta mentendo (serie originale, stagione 1)
  • Downfall: Il caso Boeing (documentario originale)

19 febbraio

22 febbraio

  • Bubba Wallace: in gara contro ogni limite (serie originale, stagione 1)

25 febbraio

  • Vikings: Valhalla (serie originale, stagione 1)
  • La giudice (serie originale, stagione 1)
  • Madea: Il ritorno (film non originale)

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