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The Beautiful Game: recensione del film con Bill Nighy e Valeria Golino

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Il cinema ha più volte affrontato il potere salvifico dello sport e in particolare del calcio, capace di dare a chiunque una seconda possibilità e di trasformare nel giro di poco tempo un gruppo di sconosciuti in una famiglia, in cui ogni elemento è disposto a sacrificarsi per il bene della squadra. Fuga per la vittoria, Sognando Beckham, i progetti italiani di Matti per il calcio e il recentissimo Chi segna vince hanno saputo raccontare tutto questo, con storie e registri diversi, facendo del calcio un’appassionante metafora del riscatto e della rivincita. Una dinamica in cui si inserisce perfettamente The Beautiful Game, nuovo film originale Netflix liberamente ispirato al progetto Homeless World Cup, che da oltre 20 anni organizza un vero e proprio mondiale fra nazionali composte interamente da calciatori senzatetto.

La cineasta britannica Thea Sharrock (Io prima di te, L’unico e insuperabile Ivan) dirige un’opera tutt’altro che perfetta ma comunque importante, che evidenzia come lo sport possa aiutare a superare barriere sociali, culturali ed economiche. Al centro della vicenda c’è la nazionale senzatetto inglese, impegnata nei preparativi per la nuova edizione della Homeless World Cup ospitata da Roma. Per rinforzare la squadra, il carismatico e abilissimo osservatore Mal (Bill Nighy) mette gli occhi su Vinny (Micheal Ward), talento cristallino e irrequieto. Pur riluttante, quest’ultimo accetta di prendere parte alla manifestazione e vola a Roma (che in realtà non ha mai ospitato l’evento) insieme al resto della squadra, composta da un’umanità variegata e tormentata. Seguiamo così la fase finale di un torneo tanto bizzarro quanto combattuto, condotto con sicurezza e comprensione da Gabriella (Valeria Golino), fra imprevisti e colpi di scena.

The Beautiful Game: rivincita e riscatto nella Homeless World Cup

The Beautiful Game

La Homeless World Cup era già stata raccontata nel film sudcoreano Dream, anch’esso disponibile su Netflix, ma in questo caso la regista e lo sceneggiatore Frank Cottrell Boyce hanno la valida intuizione di allargare lo spettro del racconto a elementi delle altre nazionali della competizione, pur mettendo sempre al centro dei riflettori la squadra inglese. Scelta che permette a The Beautiful Game di toccare diverse tematiche (le molestie, i conflitti bellici) e di raccontare tante storie incastonate nella storia principale del torneo, come del resto avviene nella realtà durante i veri mondiali di calcio, ineguagliabili incroci di culture diverse e delle più disparate parabole esistenziali e sportive.

Siamo nel campo del cinema sportivo più popolare possibile, in un progetto nato anche e soprattutto per porre l’attenzione su questa lodevole competizione sportiva, che nel corso degli anni ha aiutato centinaia di atleti o aspiranti tali a credere di nuovo in se stessi e a rilanciare le loro vite. Questo porta inevitabilmente ad alcune semplificazioni narrative, nonché a messaggi importanti e condivisibili affrontati in modo eccessivamente didascalico. Il dolore dei calciatori è solo sfiorato e assistiamo a un prevedibile trionfo dei buoni sentimenti, dell’inclusività e del fair play, nella cornice della solita Roma da cartolina, con tanto di gita alla Fontana di Trevi.

L’importante non è vincere ma partecipare

L’importante non è vincere ma partecipare, e The Beautiful Game coglie pienamente questo spirito, creando empatia nei confronti dei tanti piccoli traguardi da raggiungere per le varie nazionali e dando vita a una storia di sport tutt’altro che scontata nello svolgimento e nella conclusione, grazie anche alla possibilità del “prestito” di un giocatore eliminato per le squadra che avanzano nel torneo. Il livello amatoriale della competizione e il campo di dimensioni ridotte consentono inoltre a The Beautiful Game di essere abbastanza credibile dal punto di vista tecnico e agonistico, pur con qualche comprensibile forzatura e con l’inevitabile enfasi su alcuni virtuosismi dei protagonisti.

A fare la differenza, fuori dal campo, è il solito strepitoso Bill Nighy, che come ha dimostrato in I Love Radio Rock è semplicemente perfetto nella parte dello strambo leader di un gruppo di strambi, capace di mantenere sempre eleganza e aplomb. Il suo Mal è in delicato equilibrio fra commedia e dramma, fra grinta e rimpianto, ma è purtroppo appesantito da una sottotrama vagamente sentimentale con il personaggio di Valeria Golino, che nulla aggiunge al potere edificante di questa storia di vita e sport.

The Beautiful Game: il potere salvifico del calcio

The Beautiful Game

The Beautiful Game scivola comunque senza intoppi o particolari guizzi verso un epilogo non scontato, che ha il merito di trasformare un intero torneo di perdenti in un gruppo di persone vincenti e protagoniste, almeno per un giorno. Mentre sui titoli di coda scorrono immagini e risultati della vera Homeless World Cup, risuona così il qualunquista e ipocrita adagio «Ma sono solo 22 scemi che corrono dietro a un pallone», mai come in questo caso falso e irrispettoso nei confronti di chi, anche solo per una volta, ha cercato di dimenticare sfortuna e problemi attraverso il calcio.

The Beautiful Game è disponibile dal 29 marzo su Netflix.

Consigliato dalla redazione
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Dove vedere The Beautiful Game in streaming

6,5/10
Il voto di Marco Paiano

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Trainspotting torna al cinema restaurato in 4K per i 30 anni dall’uscita

Trainspotting di Danny Boyle torna sul grande schermo restaurato in 4K con un evento speciale il 19, 20 e 21 ottobre, per i trent’anni dall’uscita.

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Trainspotting

Trainspotting torna sul grande schermo restaurato in 4K per il trentesimo anniversario dall’uscita: l’evento speciale al cinema è in programma solo il 19, 20 e 21 ottobre 2026. Il film del 1996 diretto da Danny Boyle, tratto dall’omonimo romanzo di Irvine Welsh, è interpretato da Ewan McGregor, Robert Carlyle, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller e Kevin McKidd.

Il ritorno in sala di Trainspotting

Ambientato nella Scozia degli anni Novanta, il film racconta un paese attraversato dalle dipendenze in un contesto di crisi economica, politica e culturale. Protagonista è Mark Renton, che vive ai margini della società insieme a un gruppo di amici — Begbie, Spud, Sick Boy e Tommy — fra eccessi, precarietà e tentativi di disintossicazione sempre seguiti da ricadute.

Il titolo, il “Choose Life” e la colonna sonora

Il termine inglese trainspotting indica il passatempo, diffuso nel Regno Unito, di osservare e catalogare i treni: nel film diventa il simbolo di una ricerca priva di una meta. Attorno al monologo iniziale di Renton ruota invece lo slogan «Choose Life», il cui significato si ribalta nel corso della pellicola, fino a diventare espressione della volontà di estraniarsi da ciò che la società definisce giusto. La colonna sonora, fra britpop, techno e rock underground, è stata parte integrante del successo del film: la sequenza finale è accompagnata da «Born Slippy .Nuxx» degli Underworld, uno dei brani simbolo della club culture britannica.

Trainspotting torna al cinema restaurato in 4K il 19, 20 e 21 ottobre con Adler Entertainment. In conclusione, ecco il poster ufficiale dell’evento.

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Scrubs: il trailer della seconda stagione del revival con Zach Braff

La seconda stagione del revival di Scrubs, con Zach Braff, Donald Faison e Sarah Chalke, debutta su Disney+ in Italia dal 18 novembre: ecco il trailer.

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Scrubs

La seconda stagione del revival di Scrubs debutta su Disney+ in Italia mercoledì 18 novembre, con il primo episodio seguito da un nuovo episodio ogni settimana. Tornano Zach Braff nel ruolo di John “J.D.” Dorian, Donald Faison in quello di Christopher Turk e Sarah Chalke nei panni di Elliot Reid, affiancati da Ava Bunn come Sam Tosh.

Il trailer della seconda stagione di Scrubs

Questa la sinossi ufficiale della serie:

J.D., Turk ed Elliot sono passati da semplici specializzandi a vere e proprie icone del Sacro Cuore. Ora, in veste di stimati medici, ispirano la nuova generazione mentre affrontano gli alti e bassi del lavoro in ospedale. Insieme a personaggi vecchi e nuovi, affrontano questo inedito capitolo con divertimento, emozioni e qualche sorpresa lungo il cammino.

Il cast e la produzione

Bill Lawrence, creatore della serie originale per Doozer Productions, è executive producer insieme a Jeff Ingold e Liza Katzer. Zach Braff, Donald Faison e Sarah Chalke sono protagonisti ed executive producer, mentre Aseem Batra è showrunner ed executive producer accanto a Mike Royce, Mathew Harawitz, Randall Keenan Winston e Michael Spiller. La serie è prodotta da 20th Television, parte di Disney Television Studios.

La prima stagione del revival è già disponibile su Disney+. La seconda arriva dal 18 novembre in esclusiva su Disney+.

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Rocky sono io: il trailer del film di Peter Farrelly con Anthony Ippolito

Rocky sono io, il film di Peter Farrelly sulla nascita di Rocky con Anthony Ippolito nei panni di Sylvester Stallone, al cinema dal 31 dicembre: ecco il trailer.

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Rocky sono io

È online il trailer italiano di Rocky sono io, il film diretto da Peter Farrelly che racconta come Sylvester Stallone, interpretato da Anthony Ippolito, riuscì a imporsi come protagonista di Rocky. Nel cast anche AnnaSophia Robb, Matt Dillon, Stephan James e Tracy Letts.

Il trailer ufficiale di Rocky sono io

Questa la sinossi ufficiale del film:

Il film racconta l’incredibile storia vera di Sylvester Stallone, un attore sconosciuto con una convinzione incrollabile: non era destinato soltanto a scrivere Rocky, doveva essere lui Rocky Balboa. Di fronte a una porta chiusa dopo l’altra, Stallone decide di rischiare tutto e scommettere su se stesso, insistendo per interpretare personalmente Rocky Balboa nonostante ostacoli apparentemente insormontabili. La storia di un uomo che, prima ancora di portare Rocky sul grande schermo, ha dovuto combattere come Rocky per trasformare un sogno impossibile in realtà.

Il film alla Festa del Cinema di Roma

Prodotto da Fireside e Baha in associazione con Filmnation Entertainment e International Media Funds Management, Rocky sono io sarà presentato alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Nel cast figurano anche Toby Kebbell, P.J. Byrne, Jay Duplass e Kiki Seto.

Rocky sono io sarà nelle sale italiane dal 31 dicembre con Eagle Pictures.

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