Anna: Niccolò Ammaniti e il cast presentano la serie Sky Original

Anna: Niccolò Ammaniti e il cast presentano la serie Sky Original

I segreti, le meraviglie e gli orrori del mondo senza adulti di Anna, una Sicilia grande quanto un intero continente, da cui provare a scappare, oltre il mare, nella speranza di un mondo nuovo, si svelano finalmente da oggi, quando tutti gli episodi della serie Sky Original di Niccolò Ammaniti saranno disponibili on demand su Sky e in streaming su NOW – oltre a debuttare anche su Sky Atlantic, che per tre settimane ogni venerdì dalle 21.15 proporrà due episodi della serie.

Dal romanzo omonimo (edito da Einaudi) di Ammaniti, Anna è il distopico racconto di un mondo distrutto: una fiaba per adulti che narra l’incredibile viaggio che la giovanissima protagonista dovrà intraprendere fra le rovine della civiltà che fu, “il prima”, in cerca di un futuro possibile per sé e per il fratellino.

Nel cast l’esordiente Giulia Dragotto è Anna, tenace e coraggiosa, che parte alla ricerca del fratellino rapito, Astor – interpretato da Alessandro Pecorella. Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma (interpretata da Elena Lietti – Il Miracolo, Tre piani) con le istruzioni per farcela, Il Libro delle cose importanti. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono più, dovrà inventarne di nuove. Nel cast anche gli esordienti Clara Tramontano e Giovanni Mavilla, nei panni della perfida Angelica, la regina dei Blu, e di Pietro, ragazzino di cui Anna si innamorerà, e Roberta Mattei, che nella serie sarà “La Picciridduna”.

Noi di Lost in Cinema abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla conferenza stampa di presentazione della serie, che ha visto anche la partecipazione dell’autore e regista Niccolò Ammaniti, della co-sceneggiatrice Francesca Manieri e di parte del cast, fra cui Giulia Dragotto, Elena Lietti, Alessandro Pecorella, Roberta Mattei, Giovanni Mavilla e Clara Tramontano.

Anna

Ad aprire l’incontro è stato Nicola Maccanico, Executive Vice President Programming Sky Italia:

C’è molto orgoglio da parte mia e di Sky nell’essere qui. Innanzitutto vorrei ringraziare Mario Gianani con la sua Wildside e Niccolò. Vorrei ringraziare soprattutto il gruppo di lavoro di Sky, perché arrivare a proporre una serie di questa qualità e di questa altezza, che nasce dall’Italia, non è banale. Questo nasce da un percorso che Sky ha fatto negli anni e che rivendica con grande convinzione, cioè che la serialità televisiva deve essere larga e pop, e lo stiamo facendo con successo, ma deve anche cercare l’altezza. Questo è il tentativo di Anna, che parte da un libro meraviglioso, che ha avuto un grande successo, e che aveva un grado di universalità capace di rendere molto semplice la narrazione.

È tutto nei rapporti fra le persone, alla cui base c’è la straordinaria capacità di Niccolò, che è quella di raccontare storie che sembrano tutt’altro che universali, ma che in realtà lo sono, per le dinamiche fra i personaggi e per le emozioni che le storie generano. In più, si è aggiunto un elemento indesiderato di universalità aggiuntivo, che genera un certo raffronto con le cose che stiamo vivendo, ma che non ha niente a che fare con la serie e con il nostro desiderio di farla.

Noi in questo racconto abbiamo trovato una chiave fra tante, che è il rapporto fra grandi e i piccoli e di come quel momento di passaggio naturale sia un po’ più complesso in questa epoca. Adesso i piccoli si trovano a dover crescere più velocemente rispetto a una volta. Questa secondo me è la chiave di Anna, a prescindere dalla pandemia. Il fatto che la serie sia venuta così bene, con una straordinaria qualità anche estetica, è il compimento ideale di questa narrazione. Ancora grazie a tutti.

Anna

Questo il pensiero di Mario Gianani, CEO di Wildside, società del gruppo Fremantle:

È il secondo capitolo, dopo Il miracolo, della nostra collaborazione con Niccolò e con la co-sceneggiatrice Francesca Manieri. È un passaggio molto importante, perché questa era una sfida su un genere che in Italia viene poco trattato. Niccolò come scrittore ha inventato e immaginato prima di tutti da molti anni. L’idea di Niccolò che ci ha colpito è quella di riscrivere le caratteristiche di un genere. Con Francesca, ha creato una distopia realistica, ambientata in un luogo completamente diverso rispetto a quelle che siamo abituati a vedere e conoscere.

Dopo aver diretto alcuni episodi de Il miracolo, qui Niccolò ha fatto un passaggio decisivo alla regia. Avevamo grande fiducia in lui e siamo rimasti soddisfatti e sorpresi, perché ha fatto un lavoro di regia magnifico, con un tasso di immaginazione e fantasia che credo sia quello che oggi le persone cercano in una serie di valore, dove l’immagine è al servizio dell’emozione. Mi fa piacere che fra noi Niccolò e Francesca ci sia una strada da percorrere sempre più evolutiva. Niccolò non si accontenta della sua fama di scrittore, ma cerca sempre di mettere qualcosa in più, di mettersi in discussione. Le serie vivono di questa forza evolutiva, perché viviamo in un mondo di algoritmi, dove agli artisti è chiesto in qualche modo di romperli, di spiazzarli. Credo che Niccolò e Francesca siano riusciti a farlo e gli siamo grati.

Niccolò Ammaniti

L’autore e regista di Anna Niccolò Ammaniti ha parlato della genesi del progetto:

Dopo aver chiuso Anna come romanzo, ho passato anni a continuare a pensare a questa storia. Mi ero molto concentrato su Anna come protagonista, per vedere la storia di questa ragazzina che si trova in nuovo mondo. Come lo affronta, come diventa madre senza esserlo, cosa immagina del futuro, come riesce in qualche modo a superare i limiti di questa esistenza che ha davanti. Più passava il tempo, più altre storie emergevano nella mia testa, finché ho sofferto. Ho parlato con il mio editore, dicendogli che volevo farne una versione più lunga, aggiungendo personaggi e storie, raccontando meglio il passato dei personaggi che Anna incrocia. La Picciridduna per esempio è un personaggio che appare appena nel romanzo, ma che invece poteva avere uno sviluppo nel passato.

Ho poi parlato con Mario Gianani, che aveva acquisito i diritti del romanzo, e gli ho proposto di allargare il racconto, facendone una serie corale. Nel momento in cui si è trattato di scegliere il regista, ho proposto di farlo io, perché volevo vedere se le mie storie potevano incarnarsi nei bambini. Devo ringraziare Mario e Sky che mi hanno dato la possibilità di farlo, perché non era detto, dal momento che non era quella la mia formazione. Devo ringraziare tutti gli attori e soprattutto tutti i bambini che hanno lavorato con noi, che hanno lavorato tantissimo e non si sono mai tirati indietro. Mi avevano detto che è difficilissimo lavorare con i bambini, invece è stata una gioia enorme per me, soprattutto perché io non ho figli e mi sono trovato con una grandissima famiglia. Quello che mi rattrista adesso è che è finito.

Anna

Sulla stessa lunghezza d’onda la co-sceneggiatrice di Anna Francesca Manieri:

Per me è una gioia lavorare con Niccolò, è la seconda volta e spero di lavorare di nuovo con lui. Lui è la persona con il tasso di idee più alto del mondo, che è una cosa difficile da gestire, perché è una proliferazione continua. Siamo simili caratterialmente, ma molto diversi per visione del mondo. Niccolò è fondamentalmente un biologo, ateo ma con una forte spiritualità. Io invece sono piuttosto religiosa. Tutti e due abbiamo però una discreta ironia sull’esistenza. Quando si ha un rapporto patetico con i personaggi e una visione che punta agli assoluti, con la forza di Niccolò in scrittura, è possibile uscire dagli algoritmi e spaccare il meccanismo di antagonisti e colpi di scena.

In Anna ci confrontiamo con tematiche affini a quelle de Il miracolo. Nella quinta puntata c’è una parabola che è proprio il nucleo tematico della serie, che parla della reciproca implicazione tra bene e male e di una visione del mondo retributiva. Aprendosi a questa visione, sono l’ironia e la compassione a guidare la scrittura, non il colpo di scena. Io ero spaventata, ma Niccolò ha fatto un lavoro veramente incredibile. La cosa più incredibile di Anna è che quando la vedi non percepisci la fatica che ci sta dietro, cosa che avviene solo quando una visione guida una traiettoria.

Giulia Dragotto

La protagonista di Anna Giulia Dragotto ha parlato del suo personaggio:

Anna mi ha lasciato tante cose belle. Dopo essere entrata nei suoi panni, posso dire di essere totalmente diversa da lei. Lei è una folle e coraggiosa. Trovandomi nella sua stessa situazione, non so proprio come avrei agito.

Elena Lietti

Questa la riflessione di Elena Lietti sul suo personaggio:

L’eredità è nelle azioni di Maria Grazia, che è una donna indipendente, autonoma, libera da vincoli, fedele a se stessa e ai bambini. In lei vediamo il coraggio, l’autonomia e la libertà di pensiero di Anna, che praticherà in tutta la serie. L’eredità è in quel libro, un gesto essenziale e allo stesso tempo eroico di intuire cosa sta arrivando prima di altri e di scrivere un manuale di sopravvivenza in un mondo senza adulti, con indicazioni molto pratiche. Anche quando non è presente nei flashback, questa mamma diventa il motore di tutta la ricerca.

Roberta Mattei

A seguire, ha preso la parola Roberta Mattei, interprete del personaggio più misterioso di Anna, La Picciridduna:

Il mio è un personaggio funzionale, l’unica persona adulta rimasta viva. È una ragazza con una forte personalità, che era facile spostare su una situazione disagiata, ma che invece sceglie di vivere la propria natura, abbandonandosi a essa. Quella della serie è una natura che parla e che è chiara in ogni personaggio.

Niccolò Ammaniti

Ancora Niccolò Ammaniti, sulle difficoltà delle riprese di Anna:

La speranza è quella che muove tutta la storia. All’inizio è offuscata, ma piano piano emerge sempre più forte e diventa una spina propulsiva anche per Anna, che affronta tutto nella speranza che ci sia qualcos’altro. La speranza è simboleggiata dalla Sicilia, che è divisa dal continente soltanto da un’enorme dito d’acqua. Anna avanza cercando qualcosa che interrompa un’epoca senza futuro, per aprire un varco per lei, per suo fratello e per l’intera umanità.

La gestazione della serie è stata molto lunga, avevamo cominciato una bozza addirittura prima de Il miracolo. Poi l’abbiamo abbandonata e ripresa. Io e Francesca abbiamo continuato a lavorare a lungo e in seguito siamo partiti per un giro della Sicilia che non finiva mai, per trovare le location. Non era facile immaginarsi prima i posti che sarebbero diventati anni dopo uno scenario pandemico, con una natura che si riprendeva gli spazi. Il lavoro su location e scenografia è stato lunghissimo, poi è cominciato il periodo del casting, che è stato impegnativo soprattutto per la ricerca dei ragazzi.

Quando siamo partiti, io avevo paura di non farcela fisicamente, perché non ero abituato. Abbiamo girato gran parte del tempo in Sicilia, muovendoci su tutta la regione, ma anche nel Lazio e in Toscana. Mentre eravamo a Palermo, è arrivato il Covid. La situazione è diventata complicata, non sapevamo neanche se si sarebbe potuto continuare. Da un giorno all’altro, siamo andati tutti in lockdown. A quel punto è stato stranissimo, perché dopo mesi di lavoro eravamo improvvisamente soli e chiusi in casa. Ci incontravamo su Zoom per cercare di capire. In quel periodo ho avuto la possibilità di lavorare da remoto sul montaggio, quindi paradossalmente ho avuto una fortuna dal punto di vista lavorativo, perché ho visto quello che avevo fatto e ho potuto correggere alcune cose.

Lo stesso autore ha poi parlato delle somiglianze fra la serie e la realtà che stiamo vivendo:

Io avevo lavorato moltissimo su questa malattia, la rossa, che si manifesta attraverso delle macchie. Quindi la mia malattia aveva qualcosa di dermatologico, che il Covid non ha. Per me era più un problema di narrazione del rapporto fra bambini e adulti, che avevo già affrontato in Io non ho paura. Volevo vedere cosa avrebbero potuto fare dei bambini in un mondo senza adulti. Un virus mi sembrava plausibile in questo senso. Quando è arrivata la vera pandemia è stato strano, abbiamo girato anche delle sequenze con molti morti, quando a Palermo si cominciava già ad avvertire la pesantezza della situazione. La regia è molto affascinante per me, mi piace molto la costruzione visiva e in questo momento ho bisogno di vederle le cose che immagino. Il cinema mi ha permesso questo e mi ha permesso anche di avere molte relazioni umane, che avevo diminuito nel corso del tempo.

Quando scrivo le storie, faccio fatica a dare una morale. Se c’è una morale in Anna, è la riflessione su cosa lasciamo ai nostri figli. Quanto il passato conta per immaginare il futuro, perché non esiste un futuro se non c’è il passato. Questo mondo che racconto ha cancellato la memoria, perché erano troppo piccoli per ricordare. L’unica che ha memoria è Anna, grazie appunto al libro della mamma, che gli dice di continuare a leggere, perché è fondamentale. Leggere ci ha permesso di capire come vivevano per esempio i romani o gli egiziani. Anna è una tradizione che viene portata avanti.

Giulia Dragotto

Nicola Maccanico ha ripreso la parola per commentare una possibile seconda stagione di Anna:

Per immaginare una seconda stagione c’è bisogno di un’idea, di una storia forte. Noi andiamo contro gli algoritmi. Quello che posso dire è che c’è grande interesse nel continuare a lavorare con Niccolò. C’è la totale apertura a sposare nuove storie, se poi questa storia sarà la possibilità di continuare a esplorare il percorso di Anna ce lo dirà la forza narrativa che partirà da Niccolò e dai suoi desideri e dal nostro interesse a svilupparli. Quando Niccolò ha un’idea, noi la ascoltiamo con attenzione.

Anna

Francesca Manieri ha parlato della fase della vita che attraversano i protagonisti di Anna:

Già nel romanzo c’è la caratteristica che un piccolo personaggio percorre in un arco di tempo molto contenuto tutte le stazioni: madre, moglie e vedova. Dal punto di vista drammaturgico, Anna rende evidente una caratteristica del coming-of-age, che funziona perché è una stazione ineluttabile dell’esistere, valida per tutte le età. La ferita dell’adolescenza ha sempre a che fare con la morte, e qui diventa ancora più forte, perché si muore per davvero.

Anna

Questo il pensiero in proposito di Niccolò Ammaniti:

L’adolescenza è il momento in cui ci confrontiamo con la società e perdiamo il gioco e la fantasia, almeno in parte. Io l’ho sentita sempre come una morte, e Anna in qualche modo rappresenta questo, ricordare chi siamo stati durante la nostra infanzia e adolescenza.

Anna

Nicola Maccanico ha ripreso la parola per commentare i punti di contatto fra Anna e la pandemia in corso:

La sovrapposizione con una parte del nostro presente è assolutamente scollegata dalla scelta di fare la serie. Noi portiamo Anna al pubblico per motivi molto diversi rispetto all’assonanza con il Covid. Avevamo già in partenza l’idea di dare alla serie questo slot e lo abbiamo confermato. Teniamo molto al fatto che la serie venga percepita per quello che è, e non per un esercizio collegato a questo momento della nostra vita.

Anna

Niccolò Ammaniti ha poi citato le sue ispirazioni per Anna:

Ho avuto molte ispirazioni per Anna. La prima è stata un quadro di Pieter Bruegel, I giochi dei fanciulli, in cui c’è una piazza in una specie di totale larghissimo dall’alto su questa piazza piena di bambini che giocano e che fanno spesso giochi molto violenti, da adulti. Questi bambini hanno dei volti molto seri, sembrano quasi annoiati. Quel quadro è stata la prima impressione visiva di ciò che dovevo fare. Come film invece c’è stato Apocalypto, perché aveva questa cura del trucco e dei costumi, che mi aveva molto colpito e che volevo riprodurre in un mondo di bambini.

Marco Paiano

Marco Paiano