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Gaspar Noé presenta Climax: “non ritengo questo film scioccante”

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Nella splendida cornice della Fondazione Prada di Milano, Gaspar Noé ha incontrato la stampa per presentare il suo Climax, che arriverà nelle sale italiane il 13 giugno, distribuito da Mial Vision ed Europictures. Il film, che ha per protagonista Sofia Boutella, è ambientato a metà degli anni ’90, ed è incentrato su un gruppo di ballerini impegnati in dure prove all’interno di un edificio abbandonato. Complici l’alcool e la droga, ben presto gli animi si surriscaldano, trasformando la danza e la festa in un vero e proprio incubo.

Nei momenti iniziali di Climax, Gaspar Noé mostra le copertine delle VHS di alcune celeberrime pellicole, come Il diritto del più forte, Possession, Salò o le 120 giornate di SodomaVibroboy, Suspiria, Angst ed Eraserhead.

Il regista ha così commentato questa scelta:

Questo è l’unico momento autobiografico del film, un elenco dei titoli che sono in qualche modo parte del mio universo. Con questa scelta ho evitato di mettere nei titoli di coda quelli che sono i film e i libri che intorno agli anni ’80 mi hanno se non ispirato, condizionato. Un po’ come la dedica a coloro che ci hanno fatto, che non si riferisce solo ai parenti, ma anche a registi e professori che hanno contribuito alla nostra formazione.

Noé si è poi concentrato sul simbolismo di Climax, offrendo un’interessante chiave di lettura per gli eventi del film:

I due ballerini di colore dicono che c’è qualcosa di bizzarro. Si riferiscono alle bandiere a ai simboli che sono dentro questa scuola. Ci sono molte croci, quindi su suppone che sia un posto dove si ritrovano movimenti di estrema destra e anche segni di qualcosa che si è tenuto lì. I ballerini rappresentano la Francia contemporanea, sono interessati e allo stesso tempo preoccupati dall’ambiente intorno a loro.

Il regista si è successivamente concesso una digressione sulla genesi e sulle riprese di Climax:

Non ho scritto praticamente nulla. Se prendi delle persone e le fai essere ciò che vogliono davanti alla macchina da presa, diventano ancora di più di quello che sono. A parte Sofia Boutella e Souheila Yacoub, ho scelto ballerini non attori. A tutti i ballerini ho detto semplicemente di cercare di essere loro stessi. Era importante che ci fossero due attrici, perché quando i personaggi raggiungono uno stato psicotropo, la loro capacità di interpretare questa cosa ha influenzato anche le altre. Preferisco fare un film fisico e vivo, piuttosto che un rituale.

In Climax esiste uno stretto legame fra il lasciarsi andare e la morte, che Noé ha così commentato:

La morte è parte della vita. Se non si avesse paura di morire, la vita sarebbe noiosa. Se si gode il momento, perché potremmo ammalarci, è evidente che l’atto sessuale rappresenti un modo per sentirsi vivi, ma questa vitalità è sempre legata in qualche modo alla morte. Del resto non c’è nulla di più noioso che andare a un matrimonio e nulla di più interessante che andare a un funerale, perché il matrimonio è pieno di rituali, mentre il funerale è molto più vero. Un film senza la presenza della morte sarebbe noioso.

Il regista ha poi parlato dei problemi di censura per Climax:

Effettivamente Climax non ha subito tagli, nemmeno in certi paesi particolarmente rigidi come la Turchia, ma è stato vietato a 12, 16 e 18 anni. Un film con cui invece ho avuto problemi è stato Love, perché in quel film si vede il pene, il che è ancora un problema. Si possono fare vedere persone sgozzate o mitragliate, ma non si può fare vedere un pene. Anche gli argomenti di tipo religioso diventano sempre più problematici.

Noé ha in seguito parlato del consumo di droga e alcool, tema centrale di Climax:

Nessuno si è drogato o ha bevuto alcolici. Nel film c’è un bambino che nella finzione ha bevuto come tutti gli altri, ma il fatto che lui pesi 30 chili e beva quella bevanda ha un effetto su di lui ancora più devastante. C’è anche una differenza dal punto di vista sessuale in questo senso, perché le donne tendenzialmente pesano meno degli uomini, per cui sono più sensibili alle medesime quantità di alcool. Anche gli uomini che pesano meno sentono maggiormente gli effetti dell’alcool. Climax in questo senso è anche una pubblicità progresso, forse un po’ radicale.

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Il cineasta ha poi analizzato le sue scelte musicali:

Ho scelto molti brani musicali della metà degli anni ’80, che ascoltavo io quando ballavo. Non abbiamo potuto mettere tre brani perché abbiamo avuto problemi con le case. A uno di questi abbiamo dovuto rinunciare per un problema morale: i titolari dei diritti non volevano che questa canzone fosse associata a un film sulla droga. Abbiamo cercato versioni strumentali, perché non volevamo che il cantato interferisse con i ballerini. Anche Angie l’abbiamo fatta registrare, non è la versione dei Rolling Stones.

Come nei suoi film precedenti, anche in Climax c’è un insolito utilizzo dei titoli di testa e di coda, che Noé spiega in questo modo:

Io detesto i titoli di coda, perché dalla metà degli anni ’70 si è generata l’abitudine di fare titoli di coda interminabili, quindi lo spettatore non esce più dalla sala col film ancora dentro di sé, ma con questi titoli dove ci sono tutti i mestieranti. Una volta si leggeva nei titoli “musica di Beethoven”, oggi invece per ogni brano ci sono 10 righe, compreso chi l’ha composto e la casa discografica. Questa cosa uccide il film, perciò io metto i titoli, che sono comunque dovuti, ma non alla fine. Non ho mai visto film che ce li hanno a metà, forse uno di Jean-Luc Godard (Cura la tua destra…), che l’ha messo a un certo punto del film, come una pausa dopo la quale si rientra nell’atmosfera del film. A parte Godard, ci sono tante altre persone che si sono divertite coi titoli.

Noé ha concluso l’incontro con la stampa parlando del suo stile particolarmente crudo e di quale messaggio intende veicolare con esso:

Quando faccio un film, non penso necessariamente allo spettatore. In questo caso, il senso era fare un film sulla danza, con danzatori che sono messi in una situazione particolare. Non ritengo questo film scioccante. Io ho amato Eraserhead, Possession, Querelle de Brest, ma in questo caso il senso era fare un film su una situazione in qualche modo divertente, che non doveva scioccare nessuno. Quando ho presentato Climax ai selezionatori di Cannes, io volevo fare un film come Stanley Kubrick o Dreyer, ma mi sono reso conto che avevo fatto nuovamente un’opera strana, perché dall’esterno mi attaccano questa etichetta. Bisogna inoltre ricordare che un film non è un’opera di una sola persona, ma di altre persone che vogliono anche divertirsi, e questo è il risultato. Forse se una volta farò un film su un ospedale psichiatrico, farò un film serio.

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Memorie di un assassino: la storia vera che ha ispirato il film di Bong Joon-ho

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Memorie di un assassino non è solo il primo capolavoro del regista sudcoreano Bong Joon-ho, ma è anche un film capace di influenzare il genere crime degli anni successivi, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione. Non tutti sanno però che Memorie di un assassino è basato su un’altrettanto raggelante storia vera, che fra il 1986 e il 1991 ha fatto sprofondare nella paura e nell’orrore non solo la zona di Hwaseong, dov’è ambientato il film, ma tutta la Corea del Sud, per la prima volta alle prese con un assassino seriale.

Il film di Bong Joon-ho, uscito nel 2003, verte proprio sulle indagini volte a catturare questo misterioso serial killer, responsabile dello stupro e dell’assassinio di diverse donne. Brancolando nel buio e con mezzi tecnici e scientifici del tutto insufficienti, gli investigatori (fra cui il personaggio di Song Kang-ho, futuro protagonista del dominatore degli Oscar 2020 Parasite) commettono numerosi errori, seguendo piste deboli o del tutto false, maltrattando e torturando sospetti fino a estorcere confessioni false e organizzando trappole del tutto inefficaci. Memorie di un assassino si conclude con uno splendido sguardo in macchina del detective Park Du-man, che ad anni di distanza dalle indagini sul caso, rimasto irrisolto, comprende di essere stato più volte a un soffio dalla cattura del criminale, senza però mai riuscire nell’impresa.

Pur con inevitabili modifiche per fini narrativi e rendendosi protagonista di veri e propri virtuosismi cinematografici, Bong Joon-ho rimane fedele alla situazione dell’epoca dell’uscita del film, con i crimini del serial killer di Hwaseong ridotti sostanzialmente a un cold case. Nel 2019, l’indagine ha però subito una svolta improvvisa quanto inaspettata, attribuendo all’assassino un volto e un nome, Lee Chun-jae.

Memorie di un assassino: dalla storia vera al film

Memorie di un assassino

All’epoca in cui è stato identificato come il serial killer di Hwaseong, Lee Chun-jae si trovava già in carcere a Busan per lo stupro e l’assassinio della cognata, avvenuto nel 1994. Decisiva per la sua identificazione è stato l’esame di alcuni indumenti intimi di una vittima delle serial killer, su cui sono state rinvenute tracce del DNA di Lee Chun-jae. Gli esami successivi hanno collegato l’uomo ad almeno tre dei nove omicidi, delineando ancora di più la situazione. In un primo momento, Lee Chun-jae ha negato il suo coinvolgimento in queste morti, salvo poi ritrattare e confessare di essere l’autore di ben 14 omicidi, incluse le 10 persone vittime dell’assassino seriale, di un’età compresa fra i 13 e i 71 anni.

L’assassino ha poi concesso qualche dichiarazione alla stampa, dichiarandosi sorpreso del fatto di non essere stato catturato prima. «Non pensavo che i crimini sarebbero stati sepolti per sempre. Ancora non capisco (perché non sono stato sospettato, ndr). I crimini sono accaduti intorno a me e non ho cercato di nascondere le cose, quindi ho pensato che sarei stato catturato facilmente. C’erano centinaia di forze di polizia. Incontravo continuamente investigatori, ma mi chiedevano sempre delle persone intorno a me», ha detto l’uomo. Un risvolto ancora più incredibile se si considera il fatto che nel corso degli anni sono state interrogate 21280 persone fra sospetti e testimoni e sono state rilevate 40116 impronte digitali, 570 tracce di DNA e 180 campioni di capelli.

Memorie di un assassino: la brutalità della polizia

Memorie di un assassino

Come vediamo in Memorie di un assassino, una persona con disabilità, identificata pubblicamente solo come Yoon, è stata in prigione dal 1988 al 2008 con l’accusa di avere stuprato e ucciso una ragazza di 13 anni, una delle vittime del serial killer. Decisiva per la sua detenzione una falsa confessione, estorta dopo pressioni e inaccettabili torture. Azioni mostrate con dovizia di particolari da Bong Joon-ho, che hanno portato a formali scuse del capo di polizia Bae Yong-ju: «Ci inchiniamo e ci scusiamo con tutte le vittime dei crimini di Lee Chun-jae, con le famiglie delle vittime e con le vittime delle indagini della polizia, incluso Yoon». Nel dicembre del 2019, otto degli investigatori sono stati accusati per abuso di potere e detenzione illegale.

Anche il vero assassino Lee Chun-jae ha commentato la vicenda: «Ho sentito da qualcuno che una persona con disabilità è stata arrestata, ma non sapevo per quale persona fosse stata arrestata poiché ho commesso molti reati. Ho sentito che molte persone sono state indagate e hanno subito ingiustamente. Vorrei scusarmi con tutte quelle persone. Sono venuto, ho testimoniato e descritto i crimini nella speranza che le vittime e le loro famiglie trovino conforto quando la verità verrà rivelata. Vivrò la mia vita pentendomi».

La ragazza tredicenne è stata una delle vittime di Lee Chun-jae, che in proposito ha commentato semplicemente con un «È stato un atto impulsivo».

I crimini di Lee Chun-jae

Fra il 15 settembre 1986 e il 3 aprile 1991, Lee Chun-jae ha commesso i crimini di Hwaseong. Nel mentre, l’uomo ha lavorato come operatore di gru ed è stato arrestato per essersi introdotto illegalmente in un’abitazione, per poi essere rilasciato in libertà vigilata. I crimini si sono interrotti in corrispondenza del matrimonio dell’uomo con una donna, avvenuto nell’aprile del 1992 e concluso nel dicembre del 1993, anche a causa del suo alcolismo e dei ripetuti maltrattamenti ai danni della moglie e del loro figlio. Il 13 gennaio 1994 ha drogato, stuprato e ucciso la cognata, ed è stato condannato a morte in primo grado, pena poi ridotta all’ergastolo con possibile libertà condizionata dopo 20 anni.

Memorie di un assassino: la reazione dell’assassino alla visione del film

Memorie di un assassino

Per Memorie di un assassino, Bong Joon-ho ha tratto ovviamente ispirazione dalla vicenda reale, ma anche dall’opera teatrale di Kim Kwang-lim Come to See Me, che per la prima volta ha adattato gli eventi. Il regista ha inoltre più volte ammesso l’influenza della miniserie a fumetti di Alan Moore ed Eddie Campbell From Hell, fondamentale anche per la prima memorabile stagione di True Detective.

Per sua stessa ammissione, Bong Joon-ho è stato letteralmente “ossessionato” dal caso per anni. «Volevo davvero vedere il suo volto, ho anche provato a immaginarlo e a disegnarlo per me stesso», ha detto. «Avevo un elenco di domande che ero pronto a fargli nel caso in cui in qualche modo lo avessi incontrato». Una volta scoperta la sua identità, «Finalmente ho potuto vedere il suo volto pubblicato sui giornali. Guardarlo mi ha fatto provare sentimenti complicati».

Nel già citato finale di Memorie di un assassino, il detective protagonista guarda direttamente in macchina. Il regista ha ammesso che la scena era anche un modo per guardare dritto in faccia l’assassino, che in cuor suo sperava vedesse il film prima o poi.

Lee Chun-jae non potrà essere processato per i crimini del serial killer di Hwaseong, che nel frattempo sono caduti in prescrizione. L’uomo ha effettivamente visto Memorie di un assassino e questa è stata la sua reazione: «L’ho visto come un film e non ho provato alcun sentimento o emozione nei confronti del film».

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Monica Vitti è morta: addio a una colonna portante del cinema italiano

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Monica Vitti

Non esiste un’interprete senza una voce. Un adagio che sintetizza il mestiere della recitazione, ma che si adatta perfettamente anche a una delle più grandi attrici della storia del cinema italiano, ovvero Monica Vitti. La sua inconfondibile voce roca, che sapeva modulare in infinite sfumature caratteriali e interpretative, è stata, insieme al suo indimenticabile volto, la prima cosa a cui abbiamo pensato una volta appresa la notizia della sua morte, giunta a oltre 90 anni di età, di cui 30 passati lontani dalle scene a causa di una malattia degenerativa che ha progressivamente eroso la sua mente e la sua memoria. Una voce protagonista di alcune delle più celebri battute della storia del cinema italiano (come dimenticare “Mi fanno male i capelli” in Deserto rosso?), grazie alla quale rimarrà per sempre scolpita nei ricordi di tutti, prendendosi la rivincita sul triste destino che ha segnato l’ultima parte della sua esistenza.

Il lascito di Monica Vitti non si ferma però al suo timbro vocale, al suo malinconico broncio capace di trasformarsi in abbagliante sorriso e all’ironia che l’ha sempre accompagnata, in scena e nella vita reale. Monica Vitti è infatti stata il volto per eccellenza di due floride stagioni del nostro cinema: da una parte la produzione più autoriale, a cui ha contribuito grazie al sodalizio artistico e umano con Michelangelo Antonioni, consegnandoci capolavori del calibro di L’avventura, La notte, L’eclisse e il già citato Deserto rosso. Dall’altra, la grande commedia all’italiana, nella quale si è confrontata con giganti come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, tratteggiando sempre personaggi unici e incredibilmente vitali, e diventando di fatto il valore aggiunto di film memorabili, fra i quali citiamo La ragazza con la pistolaDramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) e Polvere di stelle.

Monica Vitti: molto più che diva

Monica Vitti

In un’epoca in cui la donna nel cinema italiano era spesso limitata al ruolo di madre o a quello di mero oggetto del desiderio, Monica Vitti è stata molto più che diva, ha cambiato le regole del gioco: prima è diventata emblema dell’incomunicabilità e del disagio esistenziale, poi il volto per eccellenza dell’anticonformismo e della risata italiana, senza mai rinunciare alla propria unicità e a una sensualità mai volgare, sempre accompagnata da tempi comici perfetti e da un’intensità recitativa ineguagliabile. Un talento che l’ha portata a distinguersi con gli stessi eccellenti risultati anche al cinema e al teatro, senza dimenticare qualche sporadica ma esaltante performance all’estero, fra le quali merita certamente una menzione Modesty Blaise – La bellissima che uccide di Joseph Losey, uno dei primi cinecomic della storia del cinema.

L’abbiamo ammirata nell’interpretazione di donne indipendenti e profondamente ribelli, mogli annoiate in cerca di un’esistenza migliore, ragazze in cerca di rivincita e riappropriazione di se stesse. L’abbiamo vista arrabbiata, divertita, innamorata e tradita, vittima e carnefice, libera e prigioniera, amandola ogni volta. Il suo profondo e magnetico sguardo come finestra sull’anima dei suoi personaggi, la sua strepitosa verve comica come strumento per tratteggiare spaccati umani mai banali, scolpiti indelebilmente nella storia del cinema.

Da semplici spettatori e amanti dell’arte, l’abbiamo accompagnata a distanza negli ultimi decenni di dolorosa malattia, illudendoci di farle arrivare il nostro affetto e il nostro calore e di farle trovare una via d’uscita dal labirinto in cui la sua mente era intrappolata. Oggi infine piangiamo la sua scomparsa, certi però del fatto che la sua eredità nell’immaginario collettivo non svanirà, e che il suo sorriso, capace di demolire qualsiasi canone di bellezza, entrerà a fare parte del mito.

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Netflix: tutte le nuove uscite che vedremo a febbraio 2022

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Netflix

Anche a febbraio, Netflix ha in serbo tante novità per i propri abbonati, a cominciare dal ritorno di due serie particolarmente amate come Disincanto e Space Force. Non mancano i film originali, come Dalla mia finestra, Il mese degli deiAmore e guinzagli. Spazio come sempre anche a documentari e reality show, come Il truffatore di Tinder e L’amore è cieco. Di seguito, l’elenco completo di quello che vedremo il prossimo mese su Netflix.

Cosa vedremo su Netflix a febbraio 2022

Netflix

1 febbraio

  • Dion (serie originale, stagione 2)
  • Finding Ola (serie originale, stagione 1)
  • John Wick (film non originale)
  • Riverdale (serie non originale, stagione 5)
  • Conan il ragazzo del futuro (serie non originale, stagione 1)

2 febbraio

  • Oscuro desiderio (serie originale, stagione 2)
  • Me Contro Te – Il Film – La Vendetta del Sig. S (film non originale)
  • Il truffatore di Tinder (documentario originale)

3 febbraio

  • Murderville (serie originale, stagione 1)

4 febbraio

  • Dalla mia finestra (film originale)
  • Il colore delle magnolie (serie originale, stagione 2)

6 febbraio

  • Brooklyn 99 (serie non originale, stagione 7)

8 febbraio

  • Il mese degli dei (film originale)
  • Ms. Pat: Y’All Wanna Hear Something Crazy? (stand-up comedy originale)
  • L’amore è cieco: Giappone (reality show originale)

9 febbraio

  • Disincanto (serie originale, stagione 4)
  • Idee da vendere (reality show originale, stagione 1)

11 febbraio

  • Amore e guinzagli (film originale)
  • Tallgirl 2 (film originale)
  • Bigbug (film originale)
  • Jeen-Yuhs: A Kanye Trilogy (film originale)
  • Love Tactics (film originale)
  • Inventing Anna (serie originale, stagione 1)
  • Toy Boy (serie originale, stagione 2)
  • L’amore è cieco (reality show originale, stagione 2)

14 febbraio

  • Fedeltà (serie originale, stagione 1)

16 febbraio

  • Secrets of Summer (Cielo Grande) (serie originale, stagione 1)

17 febbraio

  • Perdonaci i nostri peccati (film originale)
  • Erax (film originale)
  • Heart Shot – Dritto al cuore (film originale)
  • Il giovane Wallander (serie originale, stagione 2)
  • Al passo con i Kardashians (reality show non originale, stagione 17)

18 febbraio

  • Non aprite quella porta (film originale)
  • La serie di Cuphead! (serie originale, stagione 1)
  • Space Force (serie originale, stagione 2)
  • Uno di noi sta mentendo (serie originale, stagione 1)
  • Downfall: Il caso Boeing (documentario originale)

19 febbraio

22 febbraio

  • Bubba Wallace: in gara contro ogni limite (serie originale, stagione 1)

25 febbraio

  • Vikings: Valhalla (serie originale, stagione 1)
  • La giudice (serie originale, stagione 1)
  • Madea: Il ritorno (film non originale)

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