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Genitori vs influencer: Michela Andreozzi, Fabio Volo e Giulia de Lellis presentano il film

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Grazie a Sky, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla conferenza stampa di Genitori vs influencer, nuovo film Original che andrà in onda sui canali della piattaforma a partire da domenica 4 aprile, cioè il giorno di Pasqua. Alla conferenza stampa hanno partecipato: Margherita Amedei (Senior Director Sky Cinema), Isabella Cocuzza e Arturo Paglia (produttori del film con Paco Cinematografica), la regista Michela Andreozzi e gli interpreti Fabio Volo, Ginevra Francesconi, Giulia De Lellis e Nino Frassica, che hanno a lungo dibattuto su questo vero e proprio scontro generazionale sotto forma di commedia.

Questa la sinossi ufficiale di Genitori vs influencer:

Quanto è difficile oggi essere il padre single di una teenager? Paolo (Fabio Volo), professore di filosofia, vedovo, ha cresciuto da solo sua figlia Simone – alla francese – (Ginevra Francesconi), con cui ha un bellissimo rapporto. Ma quando la ragazza entra ufficialmente nella fase dell’adolescenza, l’idillio si rompe: come ogni teenager che si rispetti, infatti, Simone viene “rapita” dallo smartphone, tanto che matura l’idea di voler diventare influencer – come il suo idolo Ele-O-Nora (Giulia De Lellis) – categoria che Paolo detesta. Pur di recuperare il rapporto con sua figlia, Paolo inizia una campagna contro l’abuso dei social, con l’aiuto della stessa Simone che diventa la sua web manager. La fama inaspettata lo trasformerà suo malgrado in un influencer… e gli farà scoprire che i social, anche se vanno maneggiati con cura, possono regalarti una possibilità.

Genitori vs influencer

Michela Andreozzi ha parlato dello spunto da cui è nato Genitori vs influencer:

Questa eterna lotta è un po’ quella fra genitori e figli durante l’adolescenza. Il mio desiderio era di raccontare la storia di un padre, visto che di madri mi ero occupata già moltissimo. Ho sempre avuto la curiosità di raccontare l’adolescenza, quando si rompe il cordone ombelicale fra genitori e figli, anche in questo caso, dove abbiamo un padre e una figlia rimasti soli. La mia gioventù era quella del tempo delle mele, quando questo rapporto si rompeva per le fughe in motorino, per le serate in discoteca o per il tema del sesso. Adesso invece il terreno di scontro e di incontro è quello dei social network. Io non so se i social rapiscono veramente la generazione Z, che secondo me invece ha una forma di equilibrio, sviluppata soprattutto in questi ultimi mesi.

È senz’altro vero che i social sono stati parte integrante della nostra vita in questo periodo. I miei genitori sono nonni e ce li hanno, anche per parlare con i loro nipoti. Il confronto sulla crescita di un figlio adolescente non può non passare attraverso questo mezzo. La cosa divertente è che quando il mio co-sceneggiatore Fabio Bonifacci mi ha proposto questo soggetto ho pensato che fosse un tema di cui parliamo tutti i giorni, senza che però ci fosse nessun film in proposito. È stato un cortocircuito incredibile, perché parliamo continuamente di una cosa su cui non abbiamo mai avuto modo di riflettere con umorismo.

Questo il commento di Margherita Amedei:

Ci siamo innamorati subito di questo progetto, proprio perché trattava il tema dello scontro fra genitori e figli, che ci tenevamo a raccontare nella nostra roadmap di Sky Original. Michela è stata bravissima, perché è riuscita a parlare a un pubblico molto ampio, che credo sia uno dei pregi principali del film. Genitori vs influencer parla alla generazione Z, cioè la generazione a cui appartiene la bravissima Ginevra Francesconi, parla ai millennial ben rappresentati da Giulia De Lellis, ma parla molto anche ai boomer come Fabio Volo e molti di noi. Il film riesce a parlare in maniera trasversale a tutte queste generazioni, che era un nostro obiettivo, insieme a quello di mantenere un’elevata qualità per i nostri original. Genitori vs influencer di qualità ne ha tanta, perché riesce non solo nell’intento di intrattenere ed emozionare, ma anche in quello di fare riflettere il pubblico.

Genitori vs influencer

Fabio Volo si è soffermato sul suo coinvolgimento in Genitori vs influencer:

Questo film è stata una bellissima esperienza, grazie a cui ho potuto coronare il mio sogno di interpretare un professore. È una cosa che avrei tanto voluto fare nella vita e che ho potuto fare per alcuni mesi sul set di Genitori vs influencer. La cosa che ho amato di più del mio personaggio è il fatto che in quanto vedovo cresce questa figlia da sola, facendole leggere Spinoza e Kierkegaard, poi quando arriva il conflitto non riesce a gestirlo. Il film mette in scena due mondi pieni di pregiudizi: quello dei boomer, convinti che tutto ciò che a loro non piace sia stupido, e quello degli adolescenti che invece credono che i genitori e gli adulti non capiscano nulla. È bello che questi due universi si incontrino e prendano il meglio reciprocamente.

Genitori vs influencer

A seguire, Ginevra Francesconi ha parlato della sua generazione, ben rappresentata da lei in Genitori vs influencer:

La mia generazione ha la voglia di crescere ed entrare nell’età adulta. Un desiderio di libertà e di indipendenza che ci accomuna e ci fa sognare tanto. Ma ci accomuna anche la consapevolezza del fatto che l’età che stiamo vivendo è bellissima. Ci sono dei momenti in cui vorrei essere un’eterna Peter Pan. L’adolescenza si muove quindi fra due estremi, il voler diventare subito grandi e il desiderio di rimanere per sempre piccoli. Sono molto affascinata dagli influencer perché è un mondo che sinceramente conosco poco e ne sono incuriosita. Non sono il tipo di persona che giudica senza conoscere, perché il pregiudizio è una cosa che non mi appartiene. C’è veramente un mondo dietro i social, fatto di tante persone stupende.

Giulia De Lellis si è espressa in questi termini sul suo personaggio: «Eleonora è una ragazza molto simile a me, abbiamo aspetti professionali e caratteriali che ci accomunano. Mi sono divertita molto a rappresentare una ragazza che fa il mio stesso mestiere». Questo invece il commento di Nino Frassica: «Sono contento del ruolo che ho interpretato. Io rappresento tutto il gruppetto dei personaggi del condominio, che vedono un po’ tutta l’evoluzione della storia. Quando ho letto la sceneggiatura mi è piaciuta tantissimo. Era fondamentale che la protagonista fosse all’altezza, e Ginevra è stata bravissima».

Michela Andreozzi ha parlato dell’azzeccata scelta di casting di Ginevra Francesconi:

Ginevra l’ho apprezzata come protagonista di The Nest (Il nido) circa sei mesi prima di scrivere Genitori vs influencer. Mi è rimasta così in testa che ho pensato che volevo lei. Era praticamente improvinabile, perché stava girando una serie e non riuscivamo a incontrarci. Ho dovuto aspettarla fino a una ventina di giorni prima di iniziare a girare, in un sabato pomeriggio di corsa alla fine delle sue riprese. Avevo anche tanti meravigliosi piani B, provinare la generazione Z è stato un privilegio perché ci sono tantissimi talenti. Ma io ero innamorata di Ginevra, l’ho aspettata ed eccoci qua.

La stessa regista ha poi parlato delle difficoltà durante le riprese:

È stato un privilegio riuscire a lavorare in questo momento e in queste condizioni. La cosa di cui vado più fiera è che Genitori vs influencer è un film che parla di incontri. Incontri fra generazioni, fra estrazioni culturali e sociali diverse. Parla di convivenze, di mondi diversi che si incontrano e che nonostante gli scontri riescono anche a dialogare. E questo è un po’ il mio principio in generale nella vita. Io sono priva di pregiudizi e sono fiera di esserlo, e mi fa piacere che Genitori vs influencer racconti anche questo, la caduta dei pregiudizi, che tutti hanno nei confronti di tutti, ma che sono sempre dettati dalla mancanza di conoscenza su quello che hai di fronte. Gli attori hanno espresso benissimo questi temi. Fabio e Ginevra erano veramente inseparabili, quando stanno insieme ti sembra di spiare un rapporto loro molto esclusivo.

La difficoltà più grande è stata ovviamente girare a Roma durante la pandemia. È stato molto impegnativo, ci sono dei protocolli faticosissimi. Abbiamo avuto strade che magicamente erano piene ma non si poteva avere più di un certo numero di persone sul set, le scene collettive avevano delle limitazioni. Ci soni condizioni da conoscere e da affrontare in questo momento, ma la gratitudine le supera tutte, quindi l’entusiasmo l’ha avuta vinta su qualunque tipo di difficoltà.

Michela Andreozzi ha parlato anche del suo piccolo ruolo in Genitori vs influencer:

Mi sono ritagliata un piccolo ruolo perché volevo concentrarmi sulla regia. Io recito quando c’è un ruolo, ma non è necessario, mi piace più dirigere, perché è come recitare tutti i ruoli. Mi ha fatto piacere tirare fuori Massimiliano Bruno dal cilindro della regia. Tra attori registi siamo poco considerati come attori, in quanto la regia prende sempre più spazio rispetto al resto. Ma siccome Massimiliano dirige una scuola di recitazione molto importante, dove fa laboratori in continuazione e ha un enorme seguito di ragazzi, era perfetto per fare il preside. Tra l’altro il ragazzo che fa Liverani, Ruben Mulet Porena, è stato provinato fra gli studenti della sua scuola, cosa che crea un piccolo cortocircuito virtuoso.

Genitori vs influencer

Fabio Volo ha poi approfondito il tema degli influencer, che il suo personaggio definisce “imbecilli che non sanno fare nient’altro nella vita”:

Io credo che quello dell’influencer sia un lavoro meraviglioso, che poi lo si faccia sui social cambia poco. Io conduco un programma radiofonico e penso di essere un influencer in qualche modo, nel senso che influenzo delle persone, per esempio suggerendo libri che ho letto, che poi a volte finiscono addirittura in classifica. Credo che l’umanità si sia evoluta proprio perché gli esseri umani si influenzano a vicenda. È il messaggio che viene veicolato che fa la differenza, ci sono per esempio influencer dedicati all’alimentazione sana, che danno consigli su come nutrirsi e fanno del bene, oppure esistono influencer che suggeriscono dei libri di formazione, altri ancora che parlano di yoga. Se io lo uso per veicolare una cosa sbagliata non è colpa del mezzo, e questo avviene anche per i programmi televisivi, col cinema, con la musica e con la letteratura.

Genitori vs influencer

I social sono la nuova televisione? Questo il pensiero di Giulia De Lellis:

Non so se sono cose paragonabili, ma secondo me non c’è così tanta differenza. Una mia storia per esempio può avere tante visualizzazioni quante quelle di un programma in onda in prima serata. Sono sicuramente piattaforme diverse, ma con la stessa potenza a livello di comunicazione.

Sulla stessa lunghezza d’onda Ginevra Francesconi:

Sono d’accordo con Giulia. I social sono un mezzo di comunicazione potentissimo, non sono un gioco. Quindi possono essere tanto potenti quanto la televisione.

Questa l’opinione in merito di Nino Frassica:

La differenza fra i social e la televisione è che sui social non c’è bisogno della patente. È facile entrare sui social, mentre entrare in televisione non è così facile. C’è un po’ di meritocrazia, a favore della televisione.

Infine, l’analisi di Michela Andreozzi:

I social network hanno portato avanti un discorso sull’individualità e sulla personalità. Sono lo specchio di una società che porta avanti l’individualismo e in cui c’è necessità invece di mantenere contatto con l’umanità. L’influencer non lavora solo per sé, ma ha bisogno di prodotti e marchi di cui è promotore. Spesso alcuni lo fanno anche per circolo virtuosi, ma è sicuramente una dimensione individualistica e in questo differisce dalla televisione, che ha invece una costruzione sociale.

Genitori vs influencer

La regista ha parlato del lavoro di ricerca per Genitori vs influencer e di alcune soluzioni visive:

Abbiamo lavorato per più di un anno sulla sceneggiatura, per renderla il più possibile aderente alla realtà e non volare troppo con la fantasia. Abbiamo lavorato su dei veri profili social, tra cui quello di Giulia, che abbiamo conosciuto proprio lì. Se Genitori vs influencer fosse una storia Instagram, sarebbe tutto cliccabile, perché è quasi tutto vero. A parte i nomi dei protagonisti, sono vere le location, sono veri i ristoranti, è vero lo chef, sono veri i marchi che indossano, come la geolocalizzazione di dove si trovano. Ho fatto un grande crossover col mondo social, inserendo il vero programma di Barbara D’Urso e una vera radio.

La soggettiva degli attori in qualche modo comprende anche quello che c’è fuori. Invece le soggettive del telefono sono state fatte in modo da inquadrare solo il rettangolo del display. Viceversa, abbiamo inserito l’hashtag e i tag. I personaggi camminano con una scritta addosso o sono geolocalizzati. Gli hashtag volano sui tetti proprio perché è così che funziona, una notizia vola in cielo di casa in casa. Ci siamo divertiti a incrociare la realtà con il metalinguaggio dei social.

Michela Andreozzi ha parlato anche del rapporto della sua generazione coi social:

È stato abbastanza naturale ritrovarsi a spiegare una certa terminologia social, perché i miei produttori non sono sui social. È stato quindi necessario chiarire con loro durante le riunioni cosa significa per esempio blastare. Mi divertiva prenderli come punto di riferimento di genitori che sono molto presenti nella vita dei figli, ma a cui sfuggono per forza di cose dei termini e delle sfumature, perché non sono tutto il giorno sui social. Abbiamo quindi cercato delle situazioni adatte a spiegare questa terminologia. Per un boomer è molto facile farsi travolgere dall’ubriacatura social, perché essere presente e avere consenso sono cose che rapiscono.

Anche la timeline di Instagram è una trappola: spesso ti ritrovi la sera a scorrerla per vedere cosa fanno le persone e avere delle idee. Magari non segui gli influencer, ma segui i profili dei musei. C’è di tutto. I ragazzi della generazione Z invece corrono meno il rischio di farsi prendere senza neanche accorgersene.

Io penso che i genitori debbano confrontarsi coi social. Ho raccontato questa piccola revenge porn semplicemente per dire che non importa quanto grande sia il pericolo, basta una fotografia usata in modo sbagliato per ferire o segnare un cammino di crescita.

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La regista ha parlato degli hater online, tema affrontato in Genitori vs influencer:

Io all’inizio ci rimanevo male leggendo commenti negativi, poi ho capito che spesso e volentieri arrivano da profili fake creati ad arte. Io vengo da una generazione in cui si litiga faccia a faccia, per cui la prendevo sul personale. In seguito ho compreso che è un mondo che noi proiettiamo, questi commenti ci entrano dentro e ci rovinano le giornate. Poi ho conosciuto Giulia sul set, che mi ha detto che non legge questi commenti. Ho quindi cominciato a fare come lei.

Questa l’opinione in merito di Giulia De Lellis:

Qualche commento negativo lo leggo comunque, perché spesso me li mandano. Però non mi faccio prendere e mi soffermo su altro, come i commenti belli o le persone che mi sostengono. Cerco sempre di nutrirmi di altri sentimenti.

Anche Fabio Volo ha raccontato la sua esperienza in materia:

Io quest’anno festeggio 20 anni di programma radiofonico quotidiano, ho iniziato a essere insultato con i fax! Mi hanno insultato con i fax, poi con Myspace, poi Facebook, Twitter e Instagram. Come Michela, le prime volte ero un po’ stranito, poi ti ci abitui e non gli dai più peso. Io non do peso neanche ai commenti positivi, che sono pericolosi come gli hater. Entrambe le cose ti allontanano dal tuo centro. Ho anche la fortuna di avere un’età in cui ho problemi più grandi da affrontare, per cui queste voci che arrivano da fuori sono meno importanti delle voci che ho dentro da sistemare.

Infine, il pensiero di Nino Frassica:

Ai miei tempi l’unica hater era Heather Parisi. Poi adesso ci sono tutti questi selvaggi che scrivono… Una volta aspettavamo di leggere il giornale, perché un critico, uno che aveva studiato e se ne intendeva, diceva la sua. Adesso chiunque è critico e anche questo fa parte del mondo selvaggio dei social network e di internet.

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Fabio Volo ha parlato della sua pausa dal cinema prima di Genitori vs influencer:

A parte i libri, ho un quotidiano radiofonico che mi impegna molto. Ho anche fatto due figli, che se avessi continuato con la televisione e col cinema non avrei mai visto. Quindi ho deciso di prendermi una pausa dalla tv e dai film. Adesso i bambini sono più grandi e abbiamo fatto anche un lockdown, quindi c’era anche bisogno che il papà se ne andasse un po’ da casa, per cui ho accettato Genitori vs influencer. Ho deciso di tornare a fare più cinema e ci sono tanti progetti in ballo. Ho sempre preso la vita in maniera gioiosa e scherzosa e continuo a vivere così. Credo che per ogni età ci sia una follia che si possa fare. Sono sempre pronto a fare un gesto poetico o una follia.

Michela Andreozzi si è soffermata su alcuni pregiudizi nei confronti delle donne, ben rappresentati in Genitori vs influencer dal personaggio di Paola Minaccioni:

Ci tengo a dire che viviamo in un mondo se Chiara Ferragni allatta la figlia in una storia Instagram le viene scritto “copriti”. Se come donne non possiamo adempiere alle nostre funzioni e dare da mangiare ai nostri figli, viviamo in un mondo in cui una donna single può essere scambiata per gay, invece di dedurre che non le piace nessuno o semplicemente vuole stare da sola. Ho voluto raccontare in questo modo un retaggio di cui purtroppo dobbiamo farci carico.

Giulia De Lellis ha ripreso la parola per fare una riflessione sul successo di molte influencer donne:

Secondo me noi donne abbiamo tanti argomenti che ci legano. Gli uomini hanno lo sport e l’alimentazione, magari noi abbiamo qualche punto in più in comune, che può essere il make up, la cura dei capelli o l’abbigliamento.

Michela Andreozzi ha concluso parlando delle sue scelte sugli interpreti di Genitori vs influencer e sulla situazione del cinema:

Ho pensato a quale cifra ogni interprete avrebbe portato al suo personaggio. Mi sono assunta anche qualche responsabilità: generazioni diverse, formazioni differenti. Ma devo dire che non ci ho pensato troppo, sono andata di istinto, immaginando le facce che avevano.

Ero sul set con Massimiliano come attore, che aveva il suo film rinviato a causa della pandemia. C’era una battuta del preside che dice che il cineforum è meno importante dei social network. Quando eravamo lì, Massimiliano ha avuto uno slancio di improvvisazione e in quel momento ha pensato che avremmo ricordato quella battuta in quel contesto storico, anche se poi il preside lo dice solo in relazione a una situazione specifica. L’ho voluta tenere, perché l’ha detta un regista e perché c’è comunque il rammarico per le persone che lavorano per le sale e per la grande distribuzione, che sono in grande sofferenza.

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Wim Wenders: la nostra intervista al regista tedesco

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Wim Wenders

Wim Wenders sabato scorso ha inaugurato il suo tour a Bologna con sette serate di proiezioni durante la 37a edizione del Cinema Ritrovato di Bologna. Regista rivoluzionario del nuovo cinema tedesco, documentarista e grande cinefilo, Wim Wenders presenterà quattro dei suoi film e tre opere da lui scelte. Il 22 giugno ha incontrato il pubblico per l’anteprima mondiale del restauro del suo Die Gebrüder Skladanowsky. La stessa sera, in coppia con un altro grande regista, Alexander Payne, ha presentato in piazza Maggiore Sentieri selvaggi di John Ford nel nuovo maestoso restauro in 70mm. Nei giorni a seguire Wenders introdurrà sia film suoi (Paris, Texas e Buena Vista Social Club) che di cineasti che ne hanno segnato profondamente lo stile (Devil’s Doorway di Anthony Mann e Umarete wa mita keredo… di Yasujiro Ozu). 

Wenders ci ha raccontato le motivazioni dietro la selezione dei film, il suo rapporto con altri grandi del cinema e le riflessioni sul successo delle sue opere recenti.

La selezione dei film e il significato delle proiezioni

Quando gli è stato chiesto come ha scelto i film per il tour, Wenders ha espresso il suo dispiacere per non poter presentare tutti i film del suo catalogo, pur sottolineando l’importanza dei film selezionati. Tra questi, “Il passo del diavolo” di Anthony Mann, un’opera che ha visto vent’anni fa in una copia 35mm. Mann, descritto da Wenders come un grande formalista e insegnante di cinema, ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione del regista tedesco: “Il film di Anthony Mann, Il passo del diavolo, l’ho visto 20 anni fa in una copia 35mm, e Anthony Mann è stato il mio insegnante di cinema, senza che lo sapesse. La sua retrospettiva è stata la prima che ho visto e da lui ho imparato il linguaggio cinematografico, i movimenti di macchina. Lui è un grande formalista, un ottimo insegnante. Per quanto riguarda Sentieri selvaggi, l’ho visto 30 anni fa, è uno dei miei film preferiti. Anche questo, voglio vederlo in una copia come si deve, senza tagli, con un buon suono. Il romanzo alla base del film è importante anche per il mio film, Lo stato delle cose”.

Per quanto riguarda Yasujiro Ozu, Wenders ha mostrato un profondo affetto per l’autore giapponese. Ha ricordato con emozione la visione di tre film di Ozu restaurati l’anno scorso e ha parlato del film “Sono nato ma…”, che presenterà a Bologna, invitando gli spettatori a guardarlo con attenzione: “Ozu è un autore che mi è carissimo. L’anno scorso ho visto tre film di Ozu al Cinema Ritrovato. Due di quelli non li avevo mai visti, li ho visti con le lacrime agli occhi. Il film che presenterò, Sono nato ma…, l’ho già presentato a Parigi. Sono felice di vederlo restaurato. Però vi dico che se non sapete che film è, non mi potete parlare finché non l’avrete visto. Mi ricordo che l’ultima volta che ho visto Sentieri selvaggi ero a Tokyo e John Wayne parlava in giapponese”.

Wim Wenders

Successi recenti e collaborazioni

La discussione si è poi spostata sul successo di Perfect Days, un film che ha sorpreso lo stesso Wenders per l’accoglienza calorosa, soprattutto in Italia. Il regista ha spiegato che il film, che racconta la storia di un uomo che pulisce bagni pubblici a Tokyo, è nato da un profondo amore per la città e per il lavoro dell’attore protagonista. Ha espresso la sua meraviglia per i numeri ottenuti al box office, sottolineando come la reazione del pubblico sia stata una delle esperienze più intense della sua carriera: Devo dire che nessuno è stato più sorpreso di me dal successo di Perfect Days. Quando fai un film su un uomo che pulisce i bagni pubblici a Tokyo, non ti aspetti che diventi un blockbuster. Per me è stato un lavoro appassionante, una cosa di amore. Sono appassionato di Tokyo, quindi è stato molto bello girarlo. Spero sempre che piaccia anche a qualcun altro e sono stato meravigliato dai numeri, anche solo in Italia”. 

Wenders ha inoltre condiviso la sua esperienza con Francis Ford Coppola e il suo film Megalopolis, visto a Cannes. Ha elogiato il coraggio di Coppola nel realizzare un’opera così ambiziosa, pur riconoscendo che ogni grande film ha i suoi difetti: “Ho visto Megalopolis a Cannes, l’ho visto in una proiezione che Coppola ha fatto fare una domenica mattina alle 8.30. Ho parlato con Francis del film per un’ora, è un film secondo me incredibile, E’ incredibile che sia stato fatto, che sia riuscito a farlo. Come tutti i film, i grandissimi film, ha qualche difetto, ma solo i film mediocri non ne hanno”.

Wim Wenders e il potere del cinema

Riguardo alla sua collaborazione con Sam Shepard per Paris, Texas, Wenders ha parlato dell’intensa sinergia che si è creata tra loro. Ha descritto Shepard come uno dei più grandi attori del XX secolo e ha elogiato il lavoro di Ry Cooder, il cui talento musicale ha contribuito significativamente alla colonna sonora del film. Wenders ha ricordato con affetto il processo di lavorazione del film, sottolineando come l’assenza di interferenze esterne abbia permesso di creare un’opera pura e autentica.

Infine, Wim Wenders ha riflettuto sul ruolo del cinema e dei festival cinematografici nel connettere le persone con la propria storia e memoria. Ha sottolineato come il cinema sia uno strumento potente per riflettere sull’umanità e le responsabilità individuali, offrendo un’opportunità unica per pensare collettivamente a come migliorare il nostro mondo: “Quest’anno ci sono molti film che possono aiutare le persone a riconnettersi con la propria storia, il proprio paese, o la memoria del proprio paese. Il cinema aiuta le persone a prendere contatto con l’umanità, con le proprie responsabilità. Ci sono tanti film che ragionano su come potremmo vivere meglio, e questo è un modo per pensarci tutti insieme. Se il cinema non esistesse, bisognerebbe inventarlo subito”.

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Inside Out 2: il regista e le voci italiane raccontano il nuovo film Pixar

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Inside Out 2

Dopo il trionfale successo di Inside Out, il pubblico attende con impazienza il ritorno nel colorato mondo delle emozioni. Con Inside Out 2, si apre un nuovo capitolo che promette di essere altrettanto coinvolgente e indipendente dal suo predecessore. Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con il cast del film, ovvero il produttore Mark Nielsen, il regista Kelsey Mann e le voci italiani delle emozioni Pilar Fogliati, Deva Cassel, Sara Ciocca, Marta Filippi e Federico Cesari, per scoprire cosa ha alimentato la loro passione nel dare vita a questo secondo capitolo. 

Mark Nielsen ci ha raccontato di come il regista del primo film, Pete Docter, abbia seminato i semi per il sequel già quattro anni fa: “Pete ha visto qualcosa di speciale nel primo film, qualcosa che ha risuonato profondamente nel pubblico. Non potevamo ignorare l’eco di quelle emozioni che continuavano a vivere nelle persone” ha affermato. La decisione di procedere è stata quindi naturale, spinta dal desiderio di esplorare ulteriormente un mondo già tanto amato. Kelsey Mann ha sottolineato l’importanza di veicolare messaggi potenti su emozioni universali a un pubblico così variegato: “Il primo film ha aperto un dialogo sulle emozioni, specialmente tra i più giovani. Ora, con Inside Out 2, vogliamo approfondire emozioni ancora più complesse come l’ansia, l’imbarazzo e l’invidia. I bambini comprendono queste sfumature emotive, spesso meglio degli adulti.”

Inside Out 2: Pilar Fogliati e Deva Cassel sono Ansia e Noia

Pilar Fogliati, che presta la voce all’Ansia, ha raccontato quanto sia rilevante questo sentimento e sulla sua rappresentazione nel film: “Dare voce all’ansia è stato un privilegio. Il film la presenta in una luce positiva, come un eccesso di amore, e ci insegna ad abbracciare ogni emozione, non a respingerla”. Deva Cassel ha parlato dell’importanza dell’emozione della Noia, spesso sottovalutata, ma cruciale per il nostro sviluppo personale. “La noia ci permette di riflettere e di aprirci a nuove idee. È un sentimento che dovremmo imparare ad accettare e valorizzare”. 

Sara Ciocca e Marta Filippi hanno parlato della loro esperienza nel doppiare rispettivamente Riley e l’Invidia, che attraversano fasi di crescita e di cambiamento, identificandosi con le loro lotte e le loro vittorie: “Doppiare Riley è stata un’esplorazione interiore,” dice Ciocca. “E invidia” aggiunge Filippi, “non è il personaggio negativo che molti si aspettano, ma piuttosto uno pieno di ammirazione e desiderio di crescitaCi spiegavano gli animatori della Pixar che l’hanno disegnata più piccola nelle proporzioni rispetto agli altri personaggi proprio perché potesse comunicare il fatto che lei guarda tutti dal basso verso l’alto, si sente più piccola, si sente inadeguata.

Federico Cesari, che ha dato voce all’Imbarazzo, ha spiegato che come elemento ed emozione è fondamentale sia nella vita che nell’arte: “L’imbarazzo ci riporta alla nostra essenza e ci sfida ad abbracciare nuove prospettive. Il nostro lavoro è fondato molto spesso sull’imbarazzo, su frequentissimi momenti di imbarazzo; è bello sperimentarlo perché ti riporta in qualche modo al tuo essere bambino, alla tua vera essenza e il nostro lavoro è dominato da questo.  Quando mi approccio a un personaggio, quando devo fare il grande salto verso il personaggio, c’è sempre quel momento di imbarazzo iniziale in cui devi prendere le distanze da te e abbracciare qualcuno che non conosci”.

Inside Out 2 e l’hockey

L’hockey non era presente nelle prime bozze del film,” spiega il produttore. “Ma riflettendo su ciò che rendeva Riley speciale nel primo film, abbiamo realizzato che l’hockey è un elemento fondamentale della sua vita, un modo per connettersi con suo padre. Lo sport, con le sue ansie e pressioni, è un campo di battaglia perfetto per esplorare nuove emozioni.” Il film, inoltre, evita cliché come il primo amore adolescenziale: “Volevamo esplorare qualcosa di diverso, qualcosa che potesse risuonare con le esperienze personali” afferma il regista. “Riley si innamora, ma della persona più importante: se stessa. Il film celebra l’auto-accettazione”, commenta il regista.

Alla domanda su un possibile seguito, il regista ha risposto con entusiasmo: “Abbiamo molte idee ancora da esplorare. Personaggi, emozioni, mondi… Uno di questi è la ‘Terra della Procrastinazione’, un luogo che non abbiamo ancora potuto mostrare. Se il pubblico desidera un terzo film, il supporto a questo capitolo sarà decisivo.”

Kelsey Mann inoltre rivela che l’emozione della gelosia era stata considerata per il film: “Gelosia e invidia sono emozioni complesse e distinte. L’invidia è un sentimento adolescenziale per eccellenza, ma non escludiamo che la gelosia possa apparire in futuro”. “I colori sono essenziali per la narrazione,” continua Mann. “Ogni emozione ha un colore che la rappresenta, scelto per riflettere la sua essenza. L’ansia, per esempio, è arancione: un colore vibrante e pieno di energia.

Un mondo di emozioni

Pilar Fogliati ha poi condiviso la sua visione sull’ansia: “Anche se non sono più un’adolescente, l’ansia è un tema universale. Ho cercato di portare la mia ricerca personale nel personaggio di Riley, mostrando come l’ansia si trasforma. È molto interessante si parli di ansia a 13 anni. Il film rende in maniera intelligente l’ansia: il mio lavoro è preoccuparmi dei problemi che non si vedono, ed è una battuta assolutamente perfetta e descrive alla perfezione che cosa fa l’ansia, che in realtà è troppo amore e quindi la fa vedere anche in una chiave positiva. Ogni emozione la devi abbracciare e non devi provare a scacciarla via, non è cattiva, è per te”.

Con queste parole, il cast di Inside Out 2 ci invita a immergerci nuovamente in un viaggio emozionale che promette di essere altrettanto illuminante e trasformativo del primo. Non vediamo l’ora di scoprire quali nuove avventure ci attendono nel mondo delle emozioni.

Inside Out 2 uscirà nelle sale italiane il 19 giugno, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

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Sweat: l’intervista a Magnus von Horn e Magdalena Kolesnik

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Sweat

Cinema e social sembrano due mondi che vivono agli antipodi, due poli opposti, due versioni, due modi di narrare totalmente ambivalenti. Eppure i social media ogni giorno cambiano forma, e da mero strumento intrattenitivo, che nasce e muore sulle piattaforme più diverse, sta diventando e assumendo caratteristiche sempre più simili al cinema, nel suo modo di raccontare, di sperimentare, attraverso molecole di realtà, pillole di autofiction, proprio come lo intendeva Serge Doubrovsky, avventure del linguaggio, e del quotidiano. Raccontare la propria vita attraverso uno schermo verticale sembra essere un modo spontaneo di porsi nella propria narrazione, poco strategico, la possibilità di condividere tutto in maniera rude, anche naturale, senza infingimenti. Eppure il regista Magnus Von Horn ha realizzato una riflessione precisa ed efficace sulle contraddizioni e le libertà di un’esistenza trascorsa e spesa sui social media. 

La nostra recensione di Sweat 

Sweat

Sweat è l’ultimo lavoro del regista svedese che ha diretto Magdalena Koleśnik nel ruolo dell’influencer Sylwia Zajac, la cui lunga coda di cavallo bionda, gli occhi azzurri e il corpo tonico sono tutto ciò che ci si aspetterebbe di vedere da un’influencer. Sylwia è una fitness influncer – una sorta di erede, epigono di Jane Fonda e del suo celebre Workout – che conduce frequenti lezioni di allenamento attraverso il suo profilo Instagram, che ha più di 600mila followers.

Durante le sue lezioni di fitness sprona e incita i suoi fan, ogni giorno svela i suoi segreti per rimanere in forma, con i suoi regolari post online, in cui mostra prodotti del suo sponsor, cerca di mantenere i suoi follower sempre motivati ​​ad essere in forma come lei. Sui social conduce una vita impeccabile, sempre perfetta. Il suo successo però ha abissi e ostacoli ben visibili per lei. Nonostante la persona brillante che si costringe ad essere online, c’è una tristezza sempiterna dentro i suoi occhi: Sylwia è una persona sola, e le conseguenze del suo perpetuo esibizionismo emotivo spingono lei a fare i conti con la sua fragilità, con la sua vita al di là dei riflettori dei social media e lo stile di vita di un’influencer.

Sweat: l’intervista al regista Magnus von Horn e Magdalena Kolesnik

Abbiamo intervistato il regista Magnus Von Horn e la protagonista Magdalena Koleśnik che ci hanno parlato del film e del personaggio di Sylwia, che ci permette di entrare nella – vera – vita privata di un’influencer. 

Ispirazione

Magnus Von Horn: Ci sono state diverse ispirazioni che hanno aiutato a costruire la storia, diverse, ma il film non è basato su nessuno di realmente esistente, abbiamo voluto creare il personaggio di Sylwia non basandoci espressamente su qualcuno di preciso. 

Sweat: la creazione del personaggio 

Magdalena Koleśnik: Ho lavorato per un anno come allenatrice, ho provato a ricreare il mio corpo e farlo sembrare come una fitness trainer, e ho avuto tantissime conversazioni con Magnus in cui abbiamo parlato di Sylwia, abbiamo costruito tutta la sua storia, il suo passato, il suo futuro, per avere una visione ampia della sua figura. Ho iniziato a lavorare per avvicinarmi al personaggio e ho iniziato a notare cose diverse nella realtà che potevano ispirarmi. Abbiamo fatto molte ricerche sui social media, ho aperto il mio primo profilo sui social, Instagram, e ho anche fatto work out sui social media, per capire al meglio come essere una fitness trainer, come essere un’influencer, come essere una persona che ispira le persone. 

Social media, un vero strumento narrativo?

Magnus Von Horn: Si, penso che lo siano. È un modo molto di interessante perché non è una narrazione tradizionale, è un modo davvero vicino alla vita di narrare, una delle cose che mi hanno ispirato di più per Sweat è la narrazione che nasce nelle storie su Instagram, su Snapchat. In quel caso non pensi di creare una narrazione ma sei quella narrazione, attraverso il blog, o condividendo parte della tua vita di tutti i giorni, quel tipo di narrazione è davvero un’ispirazione per me. Certe volte queste narrazioni sono più interessanti, quando cerchi di pensare alle storie, alla loro struttura, penso che la struttura esiste nel modo naturale in cui inconsciamente la puoi creare, ad esempio nel feed di Instagram o nelle storie. 

L’evoluzione del lavoro dell’influncer 

Magnus Von Horn: Penso che le influencer continueranno ad esistere finché le persone le vorranno seguire o vorranno contribuire alla loro fama, al loro lavoro, così come il cinema sopravviverà finché ci saranno persone che andranno in sala e guarderanno film. Io non ho una premonizione riguardante il futuro di questo tipo di fenomeno, anche perché quel che diventa trend sui social media è sempre una sorpresa per me. Due anni fa, un anno fa, se qualcuno mi avesse detto che Tiktok avrebbe dominato con le sue challenges, con le sue danze, avrei pensato che quel pensiero sarebbe stato veramente circostanziale, strano. 

Magdalena Koleśnik: È imprevedibile, penso che diventeremo sempre più virtuali, sono curiosa di vedere come potremmo diventare davvero creature sempre più virtuali; è un poco spaventoso, ma è il futuro, è come il futuro potrebbe essere, non voglio avere paura di qualcosa che probabilmente succederà. 

Sweat sarebbe stato diverso se fosse stato ambientato in un altro paese?

Magnus Von Horn: Penso sarebbe stato simile ma diverso, di paese in paese. Dipende dalla cultura, dalla politica, da quel che muove le persone. Se devo paragonare Svezia e Polonia, sono davvero paesi diversi, fatti sì da persone ma che evidentemente sono diverse, quindi anche i social e il loro impatto è differente, come anche può esserlo in Italia, in Germania. Lo si può percepire ne sono sicuro, si può analizzare, farne una statistica su quanti post ad esempio sul cibo vengono condivisi in Italia rispetto ad altri paesi. Se prendiamo ad esempio Svezia e Polonia, questo discorso è molto connesso anche a quel che gli influencer fanno: in Polonia ci sono molti “playboy sexy”, c’è una ipersessualizzazione e un male gaze imperante, mentre in Svezia questo tipo di influencer non va, non funzionerebbe.

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