Muccino e il cast presentano Gli anni più belli: “Un film sull’amicizia”

Muccino e il cast presentano Gli anni più belli: “Un film sull’amicizia”

Nella mattinata di oggi, presso il The Space Cinema Moderno di Roma si è tenuta la proiezione stampa del nuovo film di Gabriele Muccino Gli anni più belli, seguita dalla conferenza stampa di presentazione del progetto. Oltre a Muccino, hanno preso parte alla conferenza gli interpreti Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Emma Marrone, Nicoletta Romanoff, Alma Noce, Francesco Centorame, Andrea Pittorino, Elisa Visari Matteo Del Buono, Paolo Costella (sceneggiatore), Marco Belardi (Lotus Production), Raffaella Leone (Leone Film Group) e Paolo Del Brocco (Rai Cinema).

Gli anni più belli è la storia dei quattro amici Giulio (Pierfrancesco Favino), Gemma (Micaela Ramazzotti), Paolo, (Kim Rossi Stuart) e Riccardo (Claudio Santamaria), raccontata nell’arco di quarant’anni, dal 1980 ad oggi, dall’adolescenza all’età adulta. Le loro speranze, le loro delusioni, i loro successi e fallimenti sono l’intreccio di una grande storia di amicizia e amore attraverso cui si raccontano anche l’Italia e gli italiani. Un grande affresco che racconta chi siamo, da dove veniamo e anche dove andranno e chi saranno i nostri figli. È il grande cerchio della vita che si ripete con le stesse dinamiche nonostante sullo sfondo scorrano anni e anche epoche differenti. Il titolo riprende il brano inedito di Claudio Baglioni, uscito il 3 gennaio 2020, e la colonna sonora del film è di Nicola Piovani.

Gli anni più belli
Claudio Santamaria e Pierfrancesco Favino durante la conferenza stampa di presentazione de Gli anni più belli

A esordire sono stati i 3 produttori de Gli anni più belli, che si sono dimostrati soddisfatti del risultato raggiunto e orgogliosi degli sforzi produttivi, che hanno richiesto un budget di circa 8 milioni di euro, investiti anche nell’utilizzo di location particolarmente importanti, come la Fontana di Trevi.

Ha poi preso la parola il regista Muccino, che ha parlato diffusamente dei particolari momenti storici scelti come cornice de Gli anni più belli:

«La grande storia è quella che ci definisce, anche se non lo vogliamo siamo definiti da quello che la storia ci racconta. La caduta del muro di Berlino aprì una speranza, Mani Pulite aprì a un’idea di cambiamento, di rivoluzione di classe politica per una migliore. Nelle scelte che ho fatto c’è sempre un’idea di cambiamento, anche negativo, come l’11 settembre, in cui il nostro orizzonte si è chiuso e ci siamo sentiti fragili e attaccabili. C’è anche un altro cambiamento, che abbiamo vissuto nel 2009, quando si pensò di nuovo che la classe politica precedente avesse sbagliato tutto e si potesse ricominciare da capo. Questi slanci corrispondono a una continua sfida verso il domani. Tutti pensano che domani sarà un giorno migliore e tutti i personaggi sono proiettati verso un traguardo. Nessuno di loro è mai rassegnato. Arriverà un momento in cui accetteranno le condizioni e faranno una somma di tutti i cambiamenti vissuti durante il tempo. Il tempo è in effetti il grande motore di questo film, ogni scelta comporta un bivio, che a sua volta porterà il nostro destino da una parte o da un’altra. Gli anni più belli sono quelli in cui si sente di avere qualcosa da esplorare, gli anni peggiori invece sono quelli dove ci sono rassegnazione e stagnazione. Gli anni più belli non sono collegabili a un’età precisa».

Lo stesso Muccino si è poi soffermato sulle ispirazioni per Gli anni più belli:

«Il cinema ha bisogno di una grande tecnica, e il grande cinema che ha fatto della nostra industria la più potente dopo Hollywood era un cinema altissimo, classicissimo. Io ho sempre esplorato la cinematografia in modo da omaggiarla e crescere come regista, competendo con il passato ma anche col presente. Nonostante l’ispirazione di C’eravamo tanto amati, questo film ha echi propri, è pregno di tutto quello che io ho vissuto sognando di fare cinema. È l’esplorazione più alta di quello che il cinema mi ha dato, e dentro c’è tutto: Cesare Zavattini, Dino Risi, Ettore Scola e Federico Fellini. Sono omaggi da parte di un regista che si è realizzato grazie a quei maestri e a quel cinema. Un’ispirazione senza la quale non sarei diventato quello che sono. Gli anni più belli è decisamente un film sull’amicizia. Il collante è il valore che l’amicizia ha dato come impulso a queste esistenze, che naufragano per gran parte del film, ma ritornano alle cose più semplici, che avevano conosciuto quando il mondo sembrava infinito. È un omaggio alla semplicità, che fa rima immancabilmente con l’amicizia. Il punto di partenza è stato il film di Scola, ma poi mi sono allontanato più di quanto prevedessi da questo punto di riferimento. Scrivendo il film, mi sono reso conto che certe cose non avevan più senso: l’ideologia politica, la lotta fra ricchi e poveri. Siamo cresciuti sulle spalle di chi aveva fatto guerra, boom e anni di piombo e siamo sempre stati sostanzialmente apolitici, anche quando scimmiottavamo le generazioni precedenti senza averne le coordinate. La nostra esperienza è stata di transizione, perché siamo stati spiazzati da tutta questa sapienza politica che non siamo riusciti a metabolizzare».

Anche Favino si è dimostrato sulla stessa lunghezza d’onda di Muccino:

«Siamo la generazione silente che in un angolo si è messa ad aspettare di trovare la sua voce. È stata schiacciata e continua a essere messa in secondo piano. Abbiamo però trovato una voce laica, che riesce ad avere capacità di creazione e non a caso con l’amicizia centrale. Credo che questa sia una storia che riguarda tantissime persone, non solo quelle della nostra generazione, persone che ritroveranno in questa affannosa ricerca del cambiamento i propri rapporti umani».

Santamaria ha invece parlato di Riccardo, il personaggio da lui interpretato ne Gli anni più belli:

«Il mio personaggio a un certo punto cerca una sua identità, perché è smarrito. Rappresenta una generazione asmatica e cerca una strada politica in un movimento di pancia. Pensa che basti l’onesta, quando in realtà non è sufficiente. Per fare politica serve una competenza che lui non ha e ingenuamente cerca di partecipare ed esprimere un’opinione. È un personaggio che non ha mai avuto modo di esprimersi».

Kim Rossi Stuart durante la conferenza stampa di presentazione de Gli anni più belli

Anche Kim Rossi Stuart ha voluto parlare del suo personaggio ne Gli anni più belli:

«Io credo che sia un film che parla molto della visione dell’autore. Il mio personaggio è un adolescente ragazzo e poi un uomo maturo. Apparentemente perdente, per quello che sono i valori sociali, poi in realtà attraverso una visione della vita scevra da qualsiasi tipo di vittimismo e dall’esasperata necessità di trovare una conferma fuori da sé raggiunge un’esistenza piena, bella. Ho amato subito questo personaggio, soprattutto in un periodo come questo, in cui i valori sono ribaltati: Batman non è più l’eroe, ma lo è Joker, cioè il vittimismo per eccellenza».

A seguire, è arrivato il turno di Micaela Ramazzotti di analizzare il proprio personaggio, anche in relazione a quello di Stefania Sandrelli in C’eravamo tanto amati:

«Il personaggio di Stefania aveva più orgoglio della mia Gemma. Lei ha subito delle privazioni affettive che l’hanno portata a subire. Basta un sorriso di un amico, o uno sguardo, per farle ritrovare il battito cardiaco della vita. Come attrice, mi piace flirtare con i personaggi fragili e vessati. Io amo le donne sbagliate, perché siamo sempre un po’ tutte sbagliate. Le eroine non mi piacciono. Sento che l’umanità è piena di imperfezione e più interpreto personaggi così, più faccio pace anche con me stessa. Per Gemma, gli anni più belli sono quelli che verranno, e forse anche per me».

Gli anni più belli
Micaela Ramazzotti durante la conferenza stampa di presentazione de Gli anni più belli

Emma Marrone ha preso la parola per raccontare questa sua prima esperienza come attrice:

«Non avevo mai fatto niente di simile, non ho mai recitato neanche alle recite scolastiche. Ho accettato questa sfida di Gabriele, che mi ha convinto a provarci. Lui sul set è un regista comprensivo e garbato, con tutti. Adesso essere gentili sembra banale, ma nella vita ho visto gente urlare per moto meno. Mi sentivo piccola piccola in mezzo a questi titani del cinema italiano, che però tutti i giorni mi hanno sorretta e aiutata, non facendomi mai sentire inadeguata. Mi sono approcciata ad Anna di pancia, in maniera molto ludica, perché era l’unico modo che avevo per salvare questa cosa qua. Ho giocato a fare la mamma usando l’immaginazione, pensando a come si sarebbe mossa col pancione, anche la scena del parto è stata complicata. Io non mi sono mai creata preconcetti e paletti. Mi cimenterò di nuovo nella recitazione quando qualcuno mi proporrà un progetto che mi dia qualcosa, che abbia un senso con ciò che sono. Non credo che ci sia nulla di male. Non bisogna tirarsi indietro davanti a quello che tutti vorrebbero fare».

Muccino ha esaltato la Marrone, specificando che l’ha scelta perché ha visto in lei del talento. A ruota del regista è intervenuto Santamaria, che ha criticato la diffidenza con cui molti guardano agli artisti che si cimentano in progetti di diversa natura rispetto a quelli cui sono abituati: «In Italia non viene mai perdonato quando un artista si dedica ad altro. Negli altri paesi è un valore aggiunto, mentre qua sembra quasi che bisogna giustificarsi. Emma è un‘artista e non sta facendo qualcosa di così diverso dal suo solito».

Nicoletta Romanoff ha parlato della sua nuova collaborazione con Muccino, che l’aveva fatta esordire in Ricordati di me:

«È stato un ritorno da me fortemente voluto.Ho costretto Gabriele a farmi un provino, perché lui aveva un’altra idea di Margherita. Io no. Io volevo fortemente lavorare di nuovo con lui, perché purtroppo negli ultimi suoi film i ruoli non erano adatti per me. Avevo appena partorito mia figlia Anna, lui mi ha fatto gli auguri e io gli ho risposto di darmi solo tre mesi, dopo i quali sarei stata in piedi. Povero lui, perché dopo che mi ha detto che forse aveva qualcosa per me gli sono rimasta attaccata addosso come un mastino».

Muccino ha confermato questo retroscena de Gli anni più belli:

«Io faccio il provino a quasi tutti. A parte Kim e Micaela, di cui ho visto talmente tanto che gli ho praticamente scritto il personaggio addosso, e Claudio e Pierfrancesco, che conosco talmente bene da considerarli delle appendici del mio immaginario, tutti gli altri, Nicoletta compresa, hanno fatto il provino. Lei è riuscita a costruire perfettamente il suo personaggio».

Emma Marrone e Nicoletta Romanoff durante la conferenza stampa di presentazione de Gli anni più belli

Kim Rossi Stuart si è poi complimentato con gli interpreti più giovani, che impersonano i protagonisti da ragazzi: «Io penso un gran bene di questi ragazzi. Tutto ciò che avevo pensato durante la lavorazione, durante la proiezione si è amplificato. Sono stati tutti straordinari con delle punte di stupefazione». Anche la Ramazzotti ha lodato il lavoro dei suoi colleghi più giovani: «Sono d’accordo, oltre a essere belli e adorabili ci studiavano di nascosto, gli faccio i miei complimenti».

Favino ha parlato più approfonditamente di questa sua nuova collaborazione con Muccino:

«La sceneggiatura e il cinema dei registi con cui ho lavorato mi raccontano tanto di loro, poi ogni volta è un tipo di approccio diverso. Con Gabriele ci conosciamo da tanti anni e ci capiamo al volo. Abbiamo la capacità rara di litigare per affetto. Litighiamo perché vogliamo il meglio. Tre anni fa stavamo a cena, litigando proprio su come fare al meglio questo film. Secondo me i registi dovrebbero capire cosa pensano gli attori e gli attori dovrebbero imparare a fare ai registi le domande che gli servono». Dello stesso avviso anche Santamaria: «I registi secondo me si dovrebbero mettere in gioco anche nella recitazione, in modo da capire gli strumenti e le necessità di un attore».

Muccino ha invece dispensato un semplice ma incisivo consiglio ai giovani aspiranti registi: «Se volete fare i registi, prendete il vostro iPhone e raccontate una storia. Se riuscite a raccontare una storia in tre minuti in tre atti, aumentate a 15 minuti, poi a 30 e così via. Alla fine saprete raccontare storie, che è il ruolo del regista».

Gli anni più belli
Claudio Santamaria e Pierfrancesco Favino durante la conferenza stampa di presentazione de Gli anni più belli

Lo stesso regista ha poi parlato del cambio del titolo del film, passato da I migliori anni a Gli anni più belli:

«Ho incontrato a cena Claudio Baglioni, che mi ha fatto sentire un suo inedito. Era solo musica, senza testo. Io gli ho detto che era bellissima e gli ho chiesto di farne la canzone del film. Una canzone dal titolo I migliori anni c’era già, quindi abbiamo ripiegato su un altro titolo che andasse bene a entrambi. Gli anni più belli è una canzone che sembra uscita dagli anni ’80, e che racconta perfettamente quegli anni. Anche lui ha vissuto l’ideologia, in cui il pop veniva messo al bando».

Alma Noce ha preso la parola per raccontare il suo approccio all’interpretazione della Gemma adolescente:

«Gabriele e Micaela mi hanno consigliato di guardarmi tutti i film di Micaela, ma io mi sono resa conto che avrei finito per interpretare un altro suo personaggio. Per cui sono andata sul set e me la sono studiata tutti i giorni, sia dentro che fuori dal set. Non è stato facile, perché Micaela non è una donna comune: ha fascino ed è accattivante. Io le stavo con gli occhi addosso per 12 ore al giorno. È stato anche un grande lavoro di trucco, perché sul set riuscivo a vedermi molto più simile a lei di quanto sono in realtà».

Anche l’interprete del giovane Giulio Francesco CentorameIo non sono romano, quindi quando ho saputo del provino ho passato tanto tempo nei bar, e dopo ho seguito Favino giorno e notte»), del piccolo Riccardo Matteo Del Buono («Mi sono trovato molto bene, perché noi tutti assomigliamo a loro come fisico e come comportamento») e dell’adolescente Paolo Andrea PittorinoAnch’io sono andato sul set per informarmi. Non abbiamo avuto scontri filosofici storici con il nostro personaggio da grande, per cui ognuno ha dato una propria interpretazione. Io ho visto Paolo crescere e ho fatto ben cinque provini per arrivarci») hanno commentato i rispettivi approcci ai personaggi.

Anche Elisa Visari ha parlato della sua esperienza ne Gli anni più belli, dove ha avuto di nuovo Muccino come regista e Favino come padre di finzione dopo A casa tutti bene:

«Stesso regista e stesso papà. Per me è stato un onore partecipare a Gli anni più belli e lavorare ancora con Gabriele, che stimo tantissimo e mette tanta passione in tutto ciò che fa. Spero che questo suo modo di lavorare si percepisca nei suoi film».

Gli anni più belli
Micaela Ramazzotti durante la conferenza stampa di presentazione de Gli anni più belli

Muccino ha poi parlato del messaggio alla base de Gli anni più belli e del suo rapporto con i suoi stessi personaggi:

«Questo è forse il mio film più pacificante, perché ti dice che la vita effettivamente va avanti e certi errori possono essere rammendati, cosa che per esempio in A casa tutti bene non c’era. Questo messaggio rasserenante viene dall’insistenza di Pierfrancesco: io lo volevo più amaro, perché la mia tendenza è sempre quella di vedere una vita che non ti premia. invece lui mi ha portato verso una strada più giusta e centrata, anche per il momento storico che viviamo, in cui vogliamo sentirci dire che il domani sarà migliore. Io amo tutti i personaggi allo stesso modo, e sono un po’ tutti loro, Micaela compresa, che interpreta il mio lato più femminile. Le mie parti più contemplative le interpreta Kim, la mia anima ambiziosa e corruttibile è quella di Favino e la mia paura della mediocrità e del fallimento la rende Claudio. La mia personalità è abbastanza complessa da essere suddivisa in personaggi diversi e complementari».

Un’ultima battuta da parte dello sceneggiatore de Gli anni più belli Paolo Costella:

«Con Gabriele è come salire su una giostra, si viaggia a un ritmo pazzesco e bisogna adattarsi a lui, che ti suggerisce mille spunti e altrettanti film da vedere. Io ho imparato a lasciarmi andare, perché i personaggi sono il punto di partenza con Gabriele. I personaggi arrivano a determinarsi, stai con loro finché ci devi stare, al di là delle regole della drammaturgia. Per lavorare con Gabriele bisogna avere la sua stessa temperatura affettiva».

Gli anni più belli sarà distribuito (in circa 500 sale) a partire dal 13 febbraio, da 01 Distribution.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.