Daniele Luchetti a Venezia 77: “Lacci riguarda tutti noi”

Daniele Luchetti a Venezia 77: “Lacci riguarda tutti noi”
© Gianni Fiorito

Stamattina si sono svolte le proiezioni dedicate alla stampa di Lacci, il film scelto per aprire la Mostra internazionale d’arte cinematografica del 2020. Al termine della proiezione del film, si è tenuta anche la relativa conferenza stampa, alla presenza del regista e sceneggiatore Daniele Luchetti, dei protagonisti Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Adriano Giannini e Linda Caridi, dello sceneggiatore Francesco Piccolo e dell’amministratore delegato Rai Paolo Del Brocco. Proprio quest’ultimo ha dato un’ottima notizia: oltre al passaggio in sala già previsto a partire dall’1 ottobre, Lacci sarà al cinema eccezionalmente anche stasera, in contemporanea con Venezia 77. Lo stesso Del Brocco ha riservato questo pensiero alle sale: «Lacci verrà visto stasera al cinema, in modo da dare a casa la sensazione di essere con noi. Uscirà in 100 sale selezionate, sale che aspettano con attenzione e ansia i film di Venezia. Si raggiungono molti obiettivi e penso che sia un’iniziativa meritevole».

Questa la sinossi ufficiale di Lacci, che ha per protagonisti anche Alba Rohrwacher, Giovanna Mezzogiorno e Silvio Orlando:

Napoli, primi anni ‘80: il matrimonio di Aldo e Vanda entra in crisi quando Aldo si innamora della giovane Lidia. Trent’anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora sposati. Un giallo sui sentimenti, una storia di lealtà ed infedeltà, di rancore e vergogna. Un tradimento, il dolore, una scatola segreta, la casa devastata, un gatto, la voce degli innamorati e quella dei disamorati.

Lacci

Ad aprire la conferenza è stato Daniele Luchetti, che ha parlato del suo approccio a Lacci di Domenico Starnone, romanzo da cui è tratto il film:

Ho letto il libro da lettore qualunque, perché i libri di Domenico mi piacciono sempre molto. Stavolta sono rimasto particolarmente colpito, ma ho pensato che fosse molto difficile tirarne fuori un film. Mi sembrava un libro che appoggiasse tutto sulla lingua, sulla scrittura. Quando mi è arrivata la proposta di realizzare un film, ho bluffato dicendo che mi sembra perfetto. Con lo sceneggiatore Francesco Piccolo abbiamo lavorato senza paura dei dialoghi, potenziando anche alcune scelte legate alla voce, essendo principalmente un film di parola. Lacci riguarda tutti noi, che siamo stati in una coppia o figli di una coppia. Era un libro che mi dava la possibilità di identificarmi con tutti i personaggi.

Queste invece le sensazioni di Luigi Lo Cascio:

I personaggi spesso fanno delle scelte abbastanza discutibili, si comportano anche in modo crudele. Però sono personaggi che ci riguardano, che abbiamo subito o incontrato. Io non avevo ancora letto il libro e questa è stata una bellissima occasione. Ho letto prima la sceneggiatura, come sempre faccio, perché è ciò su cui andiamo a lavorare. Il libro è di 110/120 pagine, ma racconta uno spazio di decenni. Il lavoro sulla sceneggiatura è stato andare ancora più all’essenza della cosa. La sceneggiatura somiglia moltissimo al libro, soprattutto nella ricerca dei moventi del personaggio. Abbiamo evitato di essere didascalici col pubblico, ma fra di noi volevamo capire il punto di vista dei personaggi.

Luigi Lo Cascio

A seguire ha preso la parola un’altra delle protagoniste di Lacci, Laura Morante:

Non ho esperienze personali simili a quelli dei personaggi. Il mio carattere e le mie convinzioni non sono quelle di Vanda e io credo che un affetto possa sopravvivere in eterno cambiando la forma esteriore. Se ci aggrappiamo solo alla forma esteriore, moriamo anche noi. Io credo nell’amore eterno, ma l’amore deve cambiare, non si può mantenere in vita un simulacro. Altrimenti è una battaglia persa in cui si risulta tutti sconfitti.

Queste invece le parole di Adriano Giannini:

Per quanto riguarda i personaggi e l’esperienza privata del vissuto, grazie a Dio non provengo da una famiglia così avvelenata dal tradimento, dall’inganno, dalla bugia e dai rimpianti. Il mio personaggio, insieme a quello di Giovanna Mezzogiorno, rappresenta un po’ il frutto di questi inganno, ne portiamo i segni. Il personaggio di Giovanna porta segni più evidenti, mentre il mio ha una corazza per sopravvivere a questi lacci, a questi legami, che sono cappi e corde che non permettono ai personaggi di vivere la loro vita. Il mio personaggio viene facilmente manipolato da quello di Giovanna, in una scena drammatica che è anche un vero e proprio grido di libertà.

Adriano Giannini

Daniele Luchetti ha ripreso la parola per parlare del suo lavoro sul testo originale:

Ho cercato di mantenere la tensione, che viene da qualcosa che si sta per spaccare. C’è stato un forte lavoro sulla paura, sull’odio, sulla reticenza e sulla rabbia. Ho cercato di aiutare gli attori a esplorare diverse possibilità. Io faccio tanti ciak ma non sono sempre migliorativi, sono anche per provare altre strade. In questo caso, il fatto di non illustrare lo scritto significa cercare anche un tipo di vitalità che lo scritto tollera, anche in modi che lo contraddicono. Secondo me è interessante anche ciò che abbiamo nascosto, quello che rimane fuori dalla porta. Questo copione ha la fortuna di avere pochissima trama, che si consuma in 5 minuti di film, perché è un film composto quasi solamente da azioni e sentimenti. Le scene di trama sono le più pesanti da fare anche per gli attori, perché sanno che non sta accadendo nulla, stanno solamente raccontando al pubblico. In Lacci, nessuna scena ha il peso di dover raccontare trama: è sempre un’azione che ha peso in quel momento. 

Sulla stessa lunghezza d’onda l’altro sceneggiatore di Lacci, Francesco Piccolo:

Abbiamo fatto molti tentativi, perché quando si affronta un libro la prima cosa a cui pensi è come muoverlo. Dopo questi giri ci siamo avvicinati il più possibile a quella che ci sembrava la cosa più potente del libro, cioè la sua autenticità, la verità dei personaggi. Abbiamo poi lavorato all’idea che la costruzione di questa scrittura letteraria potesse avere la forza di arrivare anche al cinema. Pensavamo che l’idea della parola, con persone che fanno lo stesso dialogo a distanza di 30 anni, potesse avere valore. Abbiamo creduto fermamente nel romanzo di Starnone.

Queste le parole di Linda Caridi sul suo personaggio:

Il personaggio di Lidia lo abbiamo delineato come un’ondata di leggerezza rispetto al protagonista Aldo, infatti lui la definisce la sua primavera, la sua estate. D’altra parte però Lidia è l’unica persona centrata, che non ha paura della verità, che accetta il compromesso. Non so se sia svincolata dai lacci. In certi ambiti forse il compromesso non è possibile. Il laccio c’è, e da una parte ha la bellezza dall’altro il dolore, nel momento in cui ci si lega.

Laura Morante

Luchetti ha poi preso nuovamente parola per parlare del sonoro di Lacci:

Volevo che il suono di Lacci assomigliasse al suono dei film doppiati, quindi ho chiesto di avvicinarmi il più possibile agli attori durante le riprese. In alcune scene nel girato ci sono addirittura i microfoni in campo, poi li ho cancellati in post produzione. Ho pensato a una scena in una cabina radiofonica proprio per isolare la voce dai rumori di sottofondo. La scena del litigio davanti alla Rai è invece un’improvvisazione totale. Senza avvisare gli altri attori a parte Alba, ho girato la scena in 10 minuti, dicendo di continuare a lavorare qualsiasi cosa accadesse. Le reazioni di Alba e Luigi sono estremamente reali.

Luigi Lo Cascio ha parlato del lavoro insieme all’altra protagonista di Lacci Alba Rohrwacher, non presente oggi:

Alba è stata una compagna di lavoro eccezionale e saluto lei, Giovanna Mezzogiorno e Silvio Orlando. Noi tre che siamo qui siamo fortunati perché abbiamo lavorato con attori straordinari. Alba c’era sempre, sia nelle reazioni di getto che in quelle più dolci, è stata autentica fino in fondo. Da Alba si possono accettare anche le botte.

Lacci

Daniele Luchetti ha infine dedicato qualche parola alle musiche di Lacci:

Io avevo pensato di fare il film quasi senza musica, poi mi sono contraddetto subito per la scena del balletto iniziale. Cercando musica degli anni ’80 è venuto fuori questo pezzo e ho visto su YouTube la danza. Ho pensato che descrivesse perfettamente un rapporto, come si balla insieme. Mi sono reso conto che l’avevo visto in Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli, che ho ringraziato sui titoli di coda. Penso che sia una canzone che va completamente all’opposto del tono di Lacci.

Poi ho scelto Bach e la musica barocca, perché la caratteristica di questa musica è quella di mettere in ordine ciò che non si può mettere in ordine. Proprio ciò di cui parliamo nel film. La scelta della musica è stata stranissima, a volte mi sono appoggiato al concetto che la prima idea ha una freschezza che bisogna mantenere. Poi ho cercato di usare un elemento espressivo alla volta: o solo la musica, o solo le immagini o solo la voce, in modo da non farne uno spettacolo multisensoriale.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.