Lei mi parla ancora: Pupi Avati presenta il film insieme al cast

Lei mi parla ancora: Pupi Avati presenta il film insieme al cast

Oggi si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di Lei mi parla ancora, nuovo film di Pupi Avati che andrà in onda in prima assoluta su Sky Cinema l’8 febbraio alle 21.15. Oltre al regista, erano presenti il moderatore Gianni CanovaNicola Maccanico (Executive Vice President Programming Sky Italia e CEO di Vision Distribution) e gli attori Renato Pozzetto, Fabrizio Gifuni, Isabella Ragonese, Chiara Caselli, Lino Musella, Nicola Nocella, Serena Grandi e Stefania Sandrelli. Il film è tratto da Lei mi parla ancora – Memorie edite e inedite di un farmacista, scritto nel 2014 a 93 anni da Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio Sgarbi e Elisabetta Sgarbi.

Lei mi parla ancora è un film Sky Original, prodotto da Bartlebyfilm e Vision Distribution in collaborazione con Duea Film. Dall’8 febbraio sarà disponibile anche on demand e in streaming su NOW TV.

Ad aprire la conferenza è stato proprio Pupi Avati, di ritorno ad atmosfere più intimiste dopo il gotico padano Il signor Diavolo:

«Mi sembra che al momento ci sia un timore di esporsi, di confidarsi, di parlare della propria vita, della propria morte e del proprio amore. Questa cosa l’abbiamo soppressa, ma era fondamentale negli anni ’50, che io ho vissuto. Lei mi parla ancora si occupa di quei temi e vola molto alto».

A seguire è intervenuto Nicola Maccanico, che si è soffermato anche sulla mancata uscita in sala di Lei mi parla ancora:

«Siamo molto orgogliosi come Sky di avere convinto Pupi a essere con noi e di offrire agli abbonati un film del genere. Siamo molto contenti di lavorare con un maestro di questo livello, anche perché credo che la grande forza del cinema italiano sia quella di raccontare storie e di trovare identificazione col pubblico. In questa storia di Pupi ognuno può trovare la propria chiave di identificazione. Chi fa il nostro lavoro deve avere una stella polare, mettere in contatto grandi film col pubblico, e sarebbe stato un peccato tenerlo bloccato a causa della pandemia».

Lei mi parla ancora

Successivamente, Fabrizio Gifuni ha parlato del suo personaggio in Lei mi parla ancora:

«Il personaggio che interpreto è un ghostwriter controvoglia, perché avrebbe la legittima a ambizione di essere uno scrittore. Viene chiamato a questo appuntamento dove spera che gli si offra la possibilità di pubblicare il suo romanzo. C’è diffidenza iniziale: è l’irruzione del contemporaneo in un mondo novecentesco Una condizione simile a quella mia di interprete, perché avevo la possibilità di entrare nel mondo di Pupi Avati. L’incontro con il personaggio di Renato cambia la vita di entrambi i personaggi, lenisce i loro dolori. Per un attore è tutto molto più semplice quando si ha la possibilità di lavorare con un maestro come Pupi».

Lei mi parla ancora

Questo il commento di Isabella Ragonese, interprete insieme a Stefania Sandrelli del personaggio di Rina:

«È stato un personaggio difficile da interpretare, un’impresa ardua. Le indicazioni che più ricordo di Pupi sono “ci credo” o “non ci credo”. Una frase molto semplice, ma difficilissima per l’attore. Credere a questa coppia, credere a questo amore. Dimenticarsi un po’ di tutto è forse il miglior modo per avvicinarci a loro da adulti. Per me essere Stefania è impossibile, perché Stefania è unica. L’unica cosa che potevo fare è portare minimamente questa sua potenza, questa sua luminosità. Stefania ha una luce che illumina tutto, non potevo andare su una semplice imitazione perché sarebbe stato fallimentare».

Lei mi parla ancora

Anche Lino Musella ha parlato del suo personaggio, condiviso con Renato Pozzetto:

«Lavorare su Renato da giovane è estremamente delicato, io sono cresciuto con i suoi film. Il lavoro fatto con questa coppia da giovane è stato fatto insieme a Isabella. Devo dire che la sua bellezza e la sua luce mi intimidivano, poi sono riuscito a mettere questo al servizio del personaggio».

A seguire, ha preso la parola Renato Pozzetto, assente dagli schermi dal 2015:

«Pupi mi ha telefonato offrendomi la parte, che ho subito chiesto di leggere. Dopo 5 minuti di lettura ero già commosso, quindi ho finito di leggere, l’ho riletto e l’ho riletto ancora. Il mattino dopo è venuto Pupi a casa mia e ci siamo parlati. Io gli ho confessato che dopo aver fatto molti esami mi sentivo preparato per fare quel ruolo. Ho chiesto a Pupi se durante la prima settimana c’era spazio per aggiungere qualcosa ai testi, poi girando mi sono accorto che tutto andava bene. L’unica aggiunta che ho fatto è stata la scena in cui mangio i ravioli col cappello, scena che ho chiesto io di girare così».

Lei mi parla ancora

Questi invece i pensieri di Stefania Sandrelli su Lei mi parla ancora:

«Una delle cose più belle del cinema sono proprio le cose non dette e le cose non fatte, però c’è un limite. Per fortuna sapevo di avere una lavorazione estremamente frastagliata, anche se Rina da giovane era la meravigliosa Isabella Ragonese, con cui ho già lavorato. Avevo poche pose, ma ho preso confidenza col fatto che la sceneggiatura dopo si unisce, grazie anche al montaggio e alla grande sapienza di Pupi Avati. Stranamente Lei mi parla ancora è il mio primo film con lui, perché avrei voluto farne tanti altri. L’emozione dell’attesa dopo tanto tempo, fare un film alla nostra età è stato una cifra, una cosa già di per sé emozionante. La prima volta che l’ho visto non mi sentivo vecchia e non sentivo lui vecchio, però avevamo un assunto cinematografico insieme».

Queste le parole di Chiara Caselli, che in Lei parla con me interpreta la figlia dei personaggi di Renato Pozzetto e Stefania Sandrelli:

«Il personaggio è ispirato a Elisabetta Sgarbi, ma nella sceneggiatura il personaggio si chiama semplicemente “La figlia”. Per me questa è stata la base su cui ho cominciato a costruire il personaggio. Quando ti trovi con un autore come Pupi, nella sceneggiatura trovi tutto. In questo caso conosco il personaggio, però più che chiamarla per chiedere informazioni, ho preferito lavorare come se fosse un personaggio storico. Ho trovato quindi una presentazioni di Claudio Magris, che la definiva temeraria, coraggiosa e lucidissima. Pupi poneva l’accento sulla sua voglia di essere figlia e sulla cura del dolore del papà. Mi sono abbandonata al piacere del racconto, alle pause, ai gesti e ai meravigliosi compagni che avevo accanto. Mi succede molto raramente».

Anche Nicola Nocella è intervenuto per parlare del suo personaggio:

«Io sono al secondo film con Pupi. Mi sono affidato moltissimo a lui. Ho immaginato di essere al servizio di Nino, il personaggio di Pozzetto, da tantissimo tempo. Io mi ancoro moltissimo alla presenza di Pupi, se c’è lui sicuramente saprò dare il meglio. Nino mi affida ad Amicangelo, il personaggio di Gifuni. Io sono la cosa che lui passa allo scrittore per sorvegliarlo. Pupi mi ha permesso di lavorare con Fabrizio, che è uno dei miei attori preferiti, e me la sono proprio goduta. Mi sono fatto una vacanza di bellezza, per me era come stare in una spa».

Questo invece il pensiero di Serena Grandi, che in Lei parla con me interpreta la madre di Nino:

«Mando un forte abbraccio a quella che io definisco come la seconda famiglia, perché Antonio e Pupi sono persone a cui faccio spesso riferimento e che adoro. Questo film è arrivato in un anno difficile per me dal punto di vista fisico. Mi sono ispirata all’essere madre, al limare tutti gli angoli per dare un futuro meraviglioso al suo figlio. Mi sono sentita vera, perché io mi comporto così con mio figlio. Noi madri cerchiamo sempre di guardare lungo».

Pupi Avati ha ripreso parola per parlare della storia d’amore senza tempo che viene raccontata in Lei mi parla ancora:

«Non so perché le nuove generazioni non costruiscono più amori così, ma riproporre questo sentimento è sicuramente il mio dovere. Sono arrivato a 82 anni e capisco la vita molto bene. La mia autobiografia aveva il titolo La grande invenzione, per la mia capacità di mentire a me stesso. La vita per me ha senso se immaginiamo, se sogniamo. Viviamo un momento in cui invece si fanno solo somme e sottrazioni».

Il regista ha parlato anche della prolungata chiusura delle sale cinematografiche:

«Sarà molto complicato ricreare la necessità della sala cinematografica, perché il periodo di chiusura si sta prolungando in modo molto grave. Mi sono speso per creare un’operazione che produca la nostalgia per la sala cinematografica. Alla gente mancano tante cose, ma non il cinema, perché grazie a tutti voi il cinema in questo periodo ha continuato a esistere. La presenza però è tutt’altra cosa. Nel piano di distribuzione di questo film credo ci sia la possibilità di mostrare questo film anche al cinema, quando sarà di nuovo possibile».

Anche Nicola Maccanico è intervenuto sullo stato del cinema:

«Il cinema godeva di ottima salute quando è arrivata la pandemia. Mettendo le cose in ordine, io credo che sia opportuno pensare alla diversità della sala. Il cinema non ha più l’esclusiva, ma l’esigenza di comunità tornerà fortissima e il cinema deve essere pronto a sfruttare l’opportunità, anche con sale migliori di quelle di prima, magari grazie ad aiuti economici».

Lei mi parla ancora

Renato Pozzetto ha poi parlato della sua interpretazione, che sta riscuotendo molti consensi:

«Io ho cercato di dare il massimo nell’interpretare una storia che Pupi ha scritto e per cui mi ha convocato. Dopo averci pensato molto e dopo l’incontro con Pupi ho pensato che le cose potessero andare bene. Pupi era soddisfatto e penso di avere girato con sicurezza. Gli Sgarbi mi hanno chiamato dopo aver visto la proiezione, elogiando la mia prestazione. Sono stato felice perché dalla storia si capiva il bene che avevano voluto al loro padre. Ho ricevuto molti elogi, è stato molto gratificante».

Pupi Avati ha parlato del concetto di immortalità, che emerge in Lei mi parla ancora:

«L’idea di immortalità alla mia età è una cosa che mi accompagna. Alla mattina mi sveglio convinto di avere 14 anni, poi dopo 10 secondi comincio a capire ,col mio fisico recalcitrante che mi ricorda che ne ho 82. L’illusione di voler pensare che ci possa essere qualcosa che vada oltre è legittima. Anche in questo caso è l’idea di mentirsi».

Fabrizio Gifuni ha poi concesso qualche altro pensiero su Lei mi parla ancora:

«Tra i tanti meriti di Lei parla con me, c’è la grandezza nel raccontare cose estremamente complesse con una semplicità difficilissima da trovare. Credo che sia un grande omaggio alla lingua italiana, non soltanto per gli umori dialettali, ma anche per il gioco di citazioni di letteratura e poesia, che dà grande sostanza al film. Parlare di letteratura e libri in questo momento viene considerato elitario, ma credo che il merito del film sia di parlarne con una grazia benedetta».

Infine, un’ultima considerazione di Pupi Avati sui tratti autobiografici di Lei mi parla ancora:

«Alla fine della proiezione, i miei figli hanno detto che Nino sono io. Quindi c’è molto di autobiografico. Quando Gifuni in una porzione del libro parla del fatto che da vecchi non ci si abbraccia più, si riferisce a una frase che mi ha detto mia moglie, non è nel romanzo. Sulla parte autobiografica che riguarda Renato c’è tutta la mia esperienza di uomo anziano, con 55 anni con la stessa donna, con la paura e il panico di dover affrontare una situazione del genere. La parte che riguarda la modernità l’ha scritta mia figlio. Io sul presente non sono informato, mi sono basato quindi su un cinquantenne. Erano anni che non ricevevamo un film così particolare, profondo e speciale».

   

Marco Paiano

Marco Paiano