L’eredità della vipera: la nostra intervista al regista Anthony Jerjen

L’eredità della vipera: la nostra intervista al regista Anthony Jerjen

In occasione dell’uscita italiana della sua opera prima L’eredità della vipera, abbiamo avuto l’occasione di intervistare il regista Anthony Jerjen, che ci ha concesso alcune interessanti riflessioni sul suo lavoro. L’eredità della vipera è un dramma familiare incentrato sulla drammatica epidemia di oppiacei che sta affliggendo l’America, provocando migliaia di morti ogni anno. Fra i protagonisti del film troviamo Josh HartnettOwen TeagueMargarita Levieva e Bruce Dern. L’eredità della vipera sarà disponibile in Home Video e On Demand a partire dal 20 gennaio, con distribuzione Blue Swan.

Anthony Jerjen ha esordito parlando della sua scelta di non descrivere verbalmente il complesso panorama sociale alla base de L’eredità della vipera

Anthony Jerjen

Quando ho ricevuto la sceneggiatura, che è opera di Andrew Crabtree, originario della regione degli Appalachi, io stesso non ero a conoscenza di quanto questo problema fosse esteso. Alla fine ho scelto di raccontare la storia di una famiglia, perché è una situazione vissuta a livello individuale, ma che inserita in un contesto più ampio ha esiti catastrofici. Le singole famiglie coinvolte in questa situazione sono però indifferenti al fatto che la crisi sia più grande.

Ho preso in considerazione l’idea di fare un film non dal taglio documentaristico, ma che avesse comunque delle slide con statistiche che contestualizzassero meglio il problema, ma ho deciso invece di rimanere focalizzato sui singoli personaggi, sulla storia di questa famiglia, anche per renderlo un racconto fuori dal tempo. Da qui anche la scelta delle atmosfere tipiche da cinema anni ’70, in modo che potesse essere un dramma non necessariamente legato a questo preciso momento storico, anche se questo dramma è reale.

Anthony Jerjen ha poi parlato dello stile registico de L’eredità della vipera, fatto spesso di lenti movimenti di macchina in avanti

L'eredità della vipera

Questo stile si differenzia molto rispetto a quello del cinema indie moderno. È stata una scelta mia e del direttore della fotografia Nicholas Wiesnet quella di utilizzare dolly e uno stile di camera più tradizionale, con lenti movimenti verso il personaggio. Questo movimento di camera può creare diversi effetti, fra cui quello di isolare un personaggio o creare un senso di claustrofobia. Nel mio caso spero che, per quanto sia difficile entrare in sintonia con i personaggi, questo non abbia tolto empatia nei loro confronti.

Il regista si è poi soffermato sul contesto sociale de L’eredità della vipera, popolato da persone schiave del loro destino

L'eredità della vipera

Io sono cresciuto in Svizzera, col mito della cultura pop americana, con l’idea che ci fosse una grande democrazia negli Stati Uniti, nonostante anche il mio paese sia discretamente equo. Quando è stato il momento di girare il film, in uno stato non particolarmente glamour come l’Alabama, ho riscontrato una situazione diversa da quella che avevo immaginato. Per quanto io non sia un esperto in studi sociali, è indubbio che ci sia una specie di barriera di vetro che divide la società, per cui è chiaro che certe possibilità non siano garantite a tutti e che non si possa evolvere tanto facilmente, soprattutto se si viene da certi background. Probabilmente la situazione politica corrente, con una profonda spaccatura sociale, è un riflesso veritiero di questo fatto, che ho notato in Alabama durante le riprese de L’eredità della vipera.

Qualche parola sul processo di casting e sul coinvolgimento di Josh Hartnett e Bruce Dern

L'eredità della vipera

È stata una combinazione fortunata, perché la crisi degli oppiacei negli Stati Uniti è scoppiata a livello mediatico nel 2017, proprio nel momento in cui avevamo la sceneggiatura già pronta e stavamo cominciando il processo di pitching alle varie agenzie di talent. Di conseguenza si è parlato molto di questa sceneggiatura e c’è stata particolare attenzione, quindi non è stato difficile trovare attori interessati. Quando ho incontrato Josh, è stato molto contento del fatto che io sia un regista europeo e non americano, e che avessi quindi una sensibilità diversa rispetto nei confronti della storia.

Probabilmente, il fatto che noi europei non subiamo la fascinazione delle armi e che queste non siano alla portata di tutti ci rende capaci di andare oltre alla possibilità di sparare e di guardare più al personaggio. Questo ha trasformato L’eredità della vipera da un thriller-action, che in parte è, alla storia dei personaggi che ci stanno dietro. Ciò ha aiutato e il cast ha apprezzato.

Chi altri avrebbe voluto se non avesse avuto la possibilità di avere Josh Hartnett?

L'eredità della vipera

Avrei voluto Oscar Isaac, che all’epoca non era così famoso ma che poi ha avuto successo con la nuova trilogia di Star Wars. L’ho apprezzato molto in A proposito di Davis e 1981: Indagine a New York, se avessi la possibilità di lavorare con lui lo farei sicuramente.

Un cenno sull’apporto di Bruce Dern a L’eredità della vipera

Bruce Dern avrebbe dovuto avere una scena più lunga, ma per la prima volta in 15 anni c’è stata una fortissima neve in Alabama, che ci ha impedito di completarla. La sequenza riguardava la back story di questa famiglia, e in particolare come il loro padre era finito in carcere e come, secondo il personaggio di Bruce Dern, sarebbe capitata la stessa cosa anche ai figli. Ho quindi girato una scena più breve, che però ho deciso di non inserire ne L’eredità della vipera. Il suo ruolo è quello di una figura paterna che cerca di indirizzare la vita dei ragazzi, ma come spesso accade al cinema si vuole vedere questi personaggi commettere errori, in modo che capiscano i propri sbagli. La loro tragedia umana si scontra quindi con la moralità dei consigli di questa figura, che poi decidono di non seguire.

Da dove nasce il titolo L’eredità della vipera (Inherit the Viper in originale)?

Questo era il titolo originale della sceneggiatura, e l’abbiamo discusso fino alla fine della post-produzione. Nella sceneggiatura c’era una scena, girata ma non inclusa nel film, in cui due ragazzini si girano e vedono passare un serpente che striscia, in un momento di realismo magico, che però non avrebbe aggiunto alcun significato. A me piace l’idea che il titolo possa avere diverse interpretazioni, per esempio su come liberarsi del veleno o, andando ancora più indietro, agganciarsi al serpente del Giardino dell’Eden o altre cose.

Anthony Jerjen ha poi parlato del suo cast tecnico, in buon parte invariato fin dai suoi esordi

Come per qualsiasi altro lavoro, è molto più bello continuare a lavorare con persone con cui ti trovi bene, insieme alle quali poi crescere ed evolvere. Ho un buon team e ho tutta l’intenzione di continuare a lavorare con loro.

In conclusione, qualche anticipazione sui prossimi progetti di Anthony Jerjen dopo L’eredità della vipera

L'eredità della vipera

Sto lavorando a una serie televisiva sul traffico di organi, incentrata su un detective il cui figlio è una delle persone coinvolte in questi loschi affari. Mi sto anche occupando di uno sci-fi ambientato negli anni ’60, molto diverso da L’eredità della vipera e più affine ai miei progetti precedenti. Sarà ambientato negli Stati Uniti, perché il tema portante è quello della Guerra Fredda. È il mio sogno nel cassetto e spero che vada a buon fine.

Marco Paiano

Marco Paiano