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Liliana Cavani al Ravenna Nightmare: “Il portiere di notte parla dell’impossibilità di ritrovare equilibrio dopo il nazismo”

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Il Ravenna Nightmare Film Fest piazza il colpo della già pregevole edizione del 2019. Stasera avrà infatti luogo, come evento speciale della sezione Nightmare Classic, la proiezione del capolavoro di Liliana Cavani Il portiere di notte, nella versione restaurata da CSC-Cineteca Nazionale e Istituto Luce-Cinecittà. La stessa regista parteciperà alla proiezione, preceduta da un incontro condotto dal Direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli. Noi di Lost in Cinema abbiamo avuto il piacere e l’onore di partecipare a un incontro stampa, in cui Liliana Cavani ha fatto un toccante excursus sulla sua carriera e in particolare su Il portiere di notte.

La Cavani ha esordito parlando proprio del restauro del film: «Ho seguito le fasi del restauro, è molto bello. Sono grata per tutto quello che è stato fatto, e spero che venga fatto anche per altri film. Così si può vedere com’era veramente, altrimenti è come guardare una casa ammuffita. L’hanno mostrato a Venezia, c’erano molti giovani che non l’avevano mai visto e c’è stata un’accoglienza incredibile. Il cinema è un po’ come un libro, puoi leggerlo anche anni dopo, ma è sempre una cosa che si vede con gli occhi, quindi se è offuscato è un problema».

Liliana Cavani ha poi parlato della genesi de Il portiere di notte e dell’iconico look di Charlotte Rampling, facendo un lungo excursus sulla sua formazione nel periodo post bellico.

«Il look di Charlotte Rampling ne Il portiere di notte è nato dal costumista Piero Tosi, a cui ho raccontato cos’avrei voluto vedere. Non pensavamo che sarebbe rimasto così scolpito nella memoria della gente. Io nel 1965 ho fatto il documentario La donna nella Resistenza, che in effetti avrebbero dovuto divulgare di più. La Rai purtroppo non è mai coraggiosa, arriva fino a un certo punto poi si ritrae. Si trattava dell’unico documentario sulla resistenza femminile, incentrato non solo sulle donne che portavano messaggi e medicine, ma proprio su quelle che hanno combattuto, come nella battaglia di Porta Lame a Bologna, diretta da una ragazza popolana bolognese. La prima repubblica liberata vicino Sassuolo (la Repubblica partigiana di Montefiorino, ndr) è stata fatta da un colonnello donna. Queste donne ci sono state, ma non se ne è mai parlato abbastanza. Io mi sono sempre lamentata perché l’ANPI non ha mai sfruttato il documentario a dovere, forse perché avevo fatto anche un documentario su Francesco d’Assisi e pensavano che fossi una cattolica praticante. C’era una maestra del Piemonte, che faceva la partigiana ed è andata a Dachau. Là ha trovato le partigiane francesi. Mi raccontava che la sua formazione politica è nata lì, le hanno detto di non pensare di rubare il cibo a nessuna, di fare tutto quello che poteva contro le guardie, ma di non approfittare del fatto che era più in forma delle altre. In quel luogo aveva preso coscienza di cosa significa avere un’idea ed essere disposti a realizzarla. Questa donna andava ogni anno a Dachau per le vacanze. Aveva bisogno di tornare lì, per quello che aveva visto e per le emozioni che aveva vissuto. Era come un’analisi che si faceva. Le ho chiesto perché hanno rischiato la vita, e lei mi ha risposto che lo hanno fatto per una palingenesi della donna, che deve essere considerata alla pari dell’uomo e rispettata. Un’altra invece era una milanese, e mi ha dato lo spunto per Il portiere di notte. Lei faceva la Resistenza ed era finita ad Auschwitz. Quando è tornata, la sua famiglia borghese la vedeva triste, lei non riusciva a riprendere il ritmo della vita normale. Gli dicevano di stare tranquilla, di non pensarci più. Ma lei non poteva dimenticare una cosa così, non ce la faceva, ed è andata anche ad abitare da sola per gestire la sua disperazione. Io le chiesi cosa non avrebbe mai perdonato ai nazisti. Lei mi ha risposto che non gli avrebbe mai perdonato il fatto di averle fatto trovare dentro di lei la capacità di un’azione che non avrebbe mai pensato di fare. Mi ha fatto capire che pur di campare aveva fatto cose di cui si vergognava. Aveva conosciuto una parte di lei in grado di fare del male. Aveva incontrato il male, quello vero. Con Il portiere di notte abbiamo cercato il modo di raccontare un’esperienza del genere. Io avevo fatto anche il documentario di quattro ore Storia del Terzo Reich, l’unica della Rai che aveva fatto una cosa di questo tipo. Io e i montatori siamo stati per due mesi a vedere tante registrazioni. La seconda guerra mondiale, come la propaganda fascista e nazista, è stata tutta filmata. Sono state filmate le aperture dei lager, le montagne di cadaveri. Quando qualcuno nega, mi chiedo perché non glielo lo facciano vedere. In quegli anni avevamo come testimoni delle donne mature, adesso ne sono rimaste pochissime. Poi siamo un paese un po’ strano, abbiamo la senatrice Segre, reduce dei lager, che viene offesa».

Liliana Cavani

Charlotte Rampling ne Il portiere di notte

Liliana Cavani si è poi soffermata sul senso profondo de Il portiere di notte

«Il portiere di notte parla di una persona che non è più riuscita a trovare un equilibrio dopo il nazismo. Si fa fatica a entrare in un’esperienza del genere, lei a modo suo vendica le vittime. Nel momento dell’uscita in America, il distributore comprò due pagine del New York Times, una di critiche positive e una di negative. Il portiere di notte ha sempre avuto una nomea particolare, come se io avessi voluto fare un film sul sesso. Addirittura, dopo l’uscita, qualcuno mi propose la regia di Salon Kitty, e io gli risposi che era un cretino. La TV non trasmise il film, perché l’ambasciata tedesca fece capire di non gradirlo. Ritengo che sia colpevole non raccontare la storia e dal momento che il cinema esiste va usato, anche per contrastare il negazionismo. Io sono andata a presentare lo scrittore del libro da cui hanno tratto La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler, con Bruno Ganz. Sono andata a dire che avevano dato un’anima a quel personaggio, che lui non possedeva. Lo storico ammetteva nel suo libro il negazionismo, mentre io i negazionisti li costringerei con la forza a vedere quanto avvenuto».

Liliana Cavani ha deliziato i presenti con il retroscena di un altro suo film che potrebbe presto essere restaurato, L’ospite

«L’ospite è un film del 1972, che feci con poche lire e che adesso è praticamente introvabile, perché la Rai restaura pochissimo. Nacque perché mi trovavo a Pistoia, dove un cineclub aveva proiettato I cannibali. Anch’io avevo fatto un cineclub da ragazza, a Carpi, per vedere i film di Bergman e Bresson, che altrimenti non si vedevano. Alla fine della proiezione de I cannibali, si presenta un gruppo di estranei, del manicomio provinciale di Pistoia. Mi hanno chiesto se volevo incontrarli il giorno dopo. Fu un’esperienza strana. Questo gruppo di giovani aveva il compito di distrarre questi 600 “ospiti”, giovani e di mezz’età. Sono rimasta quasi allibita, allora non c’era ancora le legge Basaglia, eravamo nel ’70 o ’71. Mi sono trovata chiusa dentro una stanza con 30-40 donne, anche ragionevoli. Una ragazza aveva le braccia fasciate, perché si era addormentata con le braccia sul termosifone. Un’altra mi ha chiesto se avevo paura a stare con loro, ma io cadevo dalle nuvole. Ho chiesto notizie e spiegazioni alla capo infermiera, una persona molto addolorata per questa situazione. Mi ha raccontato che queste persone stavano lì da tanto, una addirittura da quando aveva 14 anni. Venivano scaricate in quel posto le persone che avevano un disturbo. Una per esempio era stata stuprata dai tedeschi ed era rimasta incinta, ma era così sconvolta da quest’aggressione che la sorella ha preso la responsabilità di fare la madre al figlio, mentre lei è finita in manicomio, Nel manicomio ci andavano le persone con famiglia di contadini e montanari, che non avevano i mezzi per fare curare i problemi. La pubblica sanità utilizzava questi posti come luoghi di scarto. Loro li chiamavano ospiti, parola ridicola nella fattispecie. Un’infermiera mi ha fatto vedere dottori che arrivavano di corsa, ognuno col suo padiglione. Io mi chiedevo se facessero visite o cure, ma in realtà era una specie di prigione. Nel caffellatte della mattina mettevano una pillola di sonnifero, per tenere calmi i pazienti, così erano sempre un po’ intontiti. Io a Pistoia dormivo in un albergo centrale che costava poco, e di notte venivo svegliata dal mercato del sesso che c’era sotto. Per due o tre giorni ho dormito poco, ed ero imbambolata. Ho preso una di queste pillole, e mi ricordo solo di essere stata svegliata a mezzogiorno. Gli ospiti ne prendevano una al giorno. Ho così deciso di fare un film su queste persone, chiamandolo appunto L’ospite. Lucia Bosè fa la protagonista, non abbiamo pagato nessuno e l’abbiamo potuto fare con pochi soldi della Rai. Andò a Venezia, ma non ricevette premi. Non ci fu nessun inserimento decente, l’hanno dato e basta. La Rai però avrebbe potuto trasmetterlo quando c’è stata la presa di coscienza generale su questa situazione, che era gravissima. Un film si fa anche da un’esperienza casuale, e a volte qualcuno ti dà lo spunto economico per farlo poi lo censura, come la Rai censurò Galileo. Quello che mi importava era che il film si vedesse».

Una scena de L’ospite

Inevitabile una riflessione sulle difficoltà affrontate da Liliana Cavani in quanto regista donna

«Io mi posso ritenere fortunata, perché non ho trovato grosse difficoltà. Ho fatto il centro sperimentale e ho vinto un concorso della Rai, che prima aveva vinto anche Umberto Eco. Erano 30 posti per 12000 aspiranti, ma ho rifiutato il contatto perché non mi interessava fare la burocrate. Io volevo fare del lavoro, la cosa li ha colpiti e ho cominciato a fare dei documentari. Con funzionari interni molto in gamba abbiamo affrontato la storia e mi è stato molto utile. Mi sono laureata in filologia linguistica, quindi mi interessavano la lingua e i documenti storici.  Pensavo di fare dei lavori di ricerca, andavo in biblioteca a Carpi a leggere, anche libri sul cinema. Mia madre mi portava la domenica pomeriggio al cinema, da quando ho avuto quattro anni. Per me quindi è stata una vocazione. Una volta partecipai a un concorso che si chiamava Saper leggere la stampa, allora facevo la seconda del liceo classico. Zavattini fece a Parma un convegno sul Neorealismo. Io partecipai al concorso scrivendo sul neorealismo e vinsi 100.000 lire, che erano una bella cifra all’epoca, ma i soldi li ho dati in gran parte a mio zio che era un po’ squattrinato e si stava per sposare. Il preside della scuola mi prese da parte e mi chiese se mi poteva interessare saltare un anno. Serviva una media dell’8, ma avevamo un maestro di greco che dava 3 a tutti. Mi disse di non preoccuparmi. Quindi ho fatto la maturità in seconda liceo, e questo mi ha permesso di anticipare i tempi».

Liliana Cavani ha speso qualche parola anche su Milarepa, suo film del 1974

«Milarepa nacque perché leggevo libri su altre religioni, io volevo andare a fare un viaggio in India e ci sono stata proprio per il film. Sono stata 5-6 settimane, con Italo Moscati, che faceva la sceneggiatura con me. Poi siamo andati in Nepal, perché in Tibet non ci si poteva andare, a causa della chiusura delle frontiere da parte della Cina. Questo sopralluogo mi ha permesso di incanalare il film nella maniera giusta. Io avevo letto il libro Milarepa ed ero incuriosita da un modo di pensare diverso dal nostro. Con questo viaggio ho visto i contadini com’erano, figure eleganti, sempre sorridenti. Un’altra religione e altri pensieri. Bisogna capire che nel mondo non tutti ragionano come noi. Mi è servito farlo, perché non l’ho raccontato da tibetana o nepalese. Maraini mi consigliò di andare a girare in Abruzzo, dove ci sono vallate stupende, anche se montagne meno alte. E così ho fatto, raccontandolo attraverso la fantasia e la cultura di uno studente sul Tibet. In questo modo è diventata un’esperienza culturale accettabile».

Liliana Cavani ha poi avuto modo di parlare di Mickey Rourke, che ha diretto in Francesco

«Un’esperienza bellissima, mi era piaciuto moltissimo ne L’anno del dragone. Cercavo una persona che apparisse seria, credibile anche se folle. L’ho voluto incontrare ed era molto simpatico. Lui in quel momento era al massimo della carriera, e il produttore era seccato perché immaginava chiedesse molto. Lui stava girando a New York un film e ci ha dato appuntamento in un albergo. Mi ha fatto una bella impressione, abbiamo mangiato una pizza in due perché lui aveva finito di mangiare alle 10 di sera. C’era una sedia sola, per cui ci siamo seduti sulla moquette a parlare. Era molto umano, di una gentilezza spontanea, generosa. Mi è arrivata una sensazione molto bella. Lui mi chiese come avrebbe dovuto essere, io gli risposi che andava bene com’era. Lui è venuto una settimana prima a girare, cosa che ha seccato ancor di più il produttore per i costi. Ci siamo visti tutti i giorni, a parlare della vita, per conoscerci. Ci siamo scambiati racconti sui nostri problemi paterni e ci siamo raccontati a vicenda. Credo che sia stato molto utile, perché è venuta fuori la sostanza umana di quel personaggio. Lui aveva amici che manteneva perché più poveri, una cosa molto sessantottina. Io ho potuto dargli consigli facendo riferimento alle nostre vite e ai nostri problemi. Le stigmate nel mio primo Francesco d’Assisi non le avevo volute mettere, non me la sentivo. Con Mickey ho provato e invece ci ha commosso, al punto che ho lasciato la sequenza nel film».

Liliana Cavani

Mickey Rourke in Francesco

In conclusione, Liliana Cavani ha descritto la sua idea di cinema

«Io al cinema sono attirata dalla curiosità. La vita ci è data anche per starci dentro, per avere speranze e fare scoperte. Il nostro cinema migliore è stato quello che ha avuto questo significato. Io considero Vittorio De Sica il nostro cineasta più importante, e se mi dicessero di salvare solo un film al mondo sceglierei L’oro di Napoli, perché è il cinema nella sua massima espressione, che ti permette di comprendere la storia degli umani. L’opera d’arte è l’espressione di un’esperienza, una specie di approfondimento dello stato dell’umano. E due o tre film di De Sica per me sono fondamentali. Ho cercato di fare il maggior numero possibile di film che mi toccassero, altre volte non sono riuscita bene, altre invece di più».

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Venezia 78: la selezione ufficiale della prossima Mostra del Cinema

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Venezia 78

Si apre il sipario su Venezia 78, edizione della Mostra del Cinema ricca di opere dal fortissimo richiamo sul pubblico e sugli addetti ai lavori. Fra gli altri, vedremo infatti Madres Paralelas di Pedro AlmodóvarThe Power of the Dog di Jane CampionSpencer di Pablo Larraín, Freaks Out di Gabriele Mainetti, È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, Halloween Kills di David Gordon Green, The Last Duel di Ridley ScottDune di Denis VilleneuveLast Night in Soho di Edgar Wright. Di seguito, l’elenco completo di quello che vedremo durante la prossima Mostra del Cinema, guidata da Alberto Barbera.

Venezia 78: la selezione ufficiale

Concorso ufficiale di Venezia 78

  • Madres Paralelas di Pedro Almodóvar (film di apertura di Venezia 78)
  • Mona Lisa and the Blood Moon di Ana Lily Amirpour
  • Un autre monde di Stéphane Brizé
  • The Power of the Dog di Jane Campion
  • America latina di Damiano e Fabio D’Innocenzo
  • L’événement di Audrey Diwan
  • Competencia Oficial di Gaston Duprat e Mariano Cohn
  • Il buco di Michelangelo Frammartino
  • Sundown di Michel Franco
  • Illusions perdues di Xavier Giannoli
  • The Lost Daughter di Maggie Gyllenhaal
  • Spencer di Pablo Larraín
  • Freaks Out di Gabriele Mainetti
  • Qui rido io di Mario Martone
  • On the Job: The Missing 8 di Erik Matti
  • Leave No Traces di Jan P. Matuszyński
  • Captain Volkonogov Escaped di Natasha Merkulova e Aleksey Chupov
  • The Card Counter di Paul Schrader
  • È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino
  • Reflection di Valentyn Vasyanovych
  • La Caja di Lorenzo Vigas

Venezia 78 – Fuori concorso

Fiction

  • Il bambino nascosto di Roberto Andò (film di chiusura di Venezia 78)
  • Les Choses Humaines di Yvan Attal
  • Ariaferma di Leonardo di Costanzo
  • Halloween Kills di David Gordon Green
  • La scuola cattolica di Stefano Mordini
  • Old Henry di Potsy Ponciroli
  • The Last Duel di Ridley Scott
  • Dune di Denis Villeneuve
  • Last Night in Soho di Edgar Wright

Non-fiction

  • Life of Crime 1984-2020 di Jon Alpert
  • Tranchées di Loup Bureau
  • Viaggio nel crepuscolo di Augusto Contento
  • Republic of Silence di Diana El Jeiroudi
  • Halleluja: Leonard Cohen, A Journey, A Song di Daniel Geller e Dayna Goldfine
  • DeAndré#DeAndré, Storia di un impiegato di Roberta Lena
  • Django & Django di Luca Rea
  • Ezio Bosso. Le cose che restano di Giorgio Verdelli

Serie TV

  • Scenes from a marriage di Hagai Levi

Cortometraggi

  • Plastic semiotic di Radu Jude
  • The Night di Tsai Ming-Lang
  • Sad Film di Vasili

Proiezioni speciali

  • Le 7 giornate di Bergamo di Simona Ventura
  • La Biennale di Venezia: il cinema al tempo del Covid di Andrea Segre

Biennale College Cinema

  • Al Oriente di José María Avilés
  • La tana di Beatrice Baldacci
  • Nuestros dias mas felices di Sol Berruezo Pichon-Rivière
  • La santa piccola di Silvia Brunelli
  • The Cathedral di Ricky D’Ambrose
  • Mon père, le diable di Ellie Foumbi
  • Lavrynthos di Fabito Rychter e Amir Admoni

Venezia 78 Orizzonti

  • Atlantide di Yuri Ancarani
  • Miracol di Bogdan George Apetri
  • Piligrimai di Laurynas Bareisa
  • Il Paradiso del pavone di Laura Bispuri
  • Pu Bu di Mong-hong Chung
  • El Hoyo en la cerca di Joaquin Alejandro del Paso Puente
  • Amira di Mohamed Diab
  • Les Promesses di Thomas Kruithof
  • À plein temps di Eric Gravel
  • Cenzorka di Peter Kerekes
  • Wela di Jakrawal Nilthamrong
  • El otro Tom di Rodrigo Plà
  • Vera Andrron Detin di Kaltrina Krasniqi
  • Bodeng Sar di Kavich Neang
  • El gran movimiento di Kiro Russo
  • Once upon a time in Calcutta di Aditya Vikram Sengupta
  • Nosorih di Oleh Sentsov
  • True Things di Harry Wootliff
  • Inu-oh di Masaaki Yuasa

Orizzonti Extra

  • Land of Dreams di Shirin Neshat e Shoja Azari
  • Costa Brava di Mounia Akl
  • Mama, Ya Doma di Vladimir Bitokov
  • Ma nuit di Antoinette Boulat
  • La ragazza ha volato di Wilma Labate
  • 7 Prisioneiros di Alexandre Moratto
  • The blind man who did not want to see Titanic di Teemu Nikki
  • La macchina delle immagini di Alfredo C. di Roland Sejko
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Green Pass: dal 6 agosto sarà obbligatorio per andare al cinema

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Green Pass

Con una nota ufficiale, il governo italiano, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio Mario Draghi, ha diramato le regole e le linee guida che disciplineranno l’accesso a eventi e luoghi all’aperto e al chiuso, fra cui le sale cinematografiche. A partire dal 6 agosto, per poter andare al cinema sarà necessario il Green Pass, che si può ottenere dopo aver ricevuto almeno la prima dose vaccinale Sars-CoV-2, con l’attestazione della guarigione dal Covid-19 da al massimo 6 mesi o con l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus, con validità di 48 ore. Il Green Pass sarà necessario per accedere alle seguenti attività o ambiti:

  • Servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso
  • Spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi
  • Musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre
  • Piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso
  • Sagre e fiere, convegni e congressi
  • Centri termali, parchi tematici e di divertimento
  • Centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione
  • Attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò
  • Concorsi pubblici

Green Pass: le regole sulla capienza, al chiuso e all’aperto

Le nuove regole disciplinano anche le norme di distanziamento e la capienza degli ambienti. Queste le indicazioni del governo:

In zona bianca e in zona gialla, gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali o spazi anche all’aperto, sono svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale, e l’accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19.

Nella zona bianca, la capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata all’aperto e al 25 per cento al chiuso nel caso di eventi con un numero di spettatori superiore rispettivamente a 5.000 all’aperto e 2.500 al chiuso.

In zona gialla la capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata e il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 2.500 per gli spettacoli all’aperto e a 1.000 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Le attività devono svolgersi nel rispetto di linee guida adottate.

Infine, ecco le sanzioni per la violazione delle norme sul Green Pass:

I titolari o i gestori dei servizi e delle attività autorizzati previa esibizione del Green pass sono tenuti a verificare che l’accesso a questi servizi e attività avvenga nel rispetto delle prescrizioni. In caso di violazione può essere elevata una sanzione pecuniaria da 400 a 1000 euro sia a carico dell’esercente sia dell’utente. Qualora la violazione fosse ripetuta per tre volte in tre giorni diversi, l’esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni.

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Venezia 78: la composizione delle giurie internazionali

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Venezia 78

Con la conferenza stampa di presentazione di Venezia 78 ormai alle porte (appuntamento per lunedì 26 luglio alle 11 sul sito de La Biennale e sui canali social), continuano gli annunci riguardanti la prossima edizione della Mostra del Cinema. L’ultima novità riguarda la composizione delle giurie internazionali. Oltre al presidente di giuria Bong Joon-ho, il concorso ufficiale potrà contare anche su colei che ha conquistato l’ultimo Oscar per la migliore regia, cioè Chloé Zhao. Insieme a loro, altre personalità di spicco come il regista italiano Saverio Costanzo e la star hollywoodiana Cynthia Erivo. Di seguito, la composizione delle giurie.

Le giurie di Venezia 78

Venezia 2020

Un’immagine di Nomadland di Chloé Zhao

Concorso Venezia 78

  • Bong Joon-ho – presidente (Corea del Sud), regista e sceneggiatore premio Oscar, è una delle voci più originali del cinema contemporaneo. È autore di pietre miliari del cinema coreano quali Memories of Murder (2003), The Host (2006) e Mother (2009). Ha ottenuto la consacrazione definitiva a livello internazionale nel 2019 grazie a Parasite, vincitore di una lunga serie di prestigiosi riconoscimenti tra cui la Palma d’oro a Cannes, un Golden Globe, un Critics Choice Award, due BAFTA e quattro Oscar per il miglior film, miglior film internazionale, miglior regista e miglior sceneggiatura originale.
  • Saverio Costanzo (Italia), regista e sceneggiatore, ha presentato a Venezia La solitudine dei numeri primi (2010), il suo terzo film, tratto dal romanzo omonimo di Paolo Giordano, nonché Hungry Hearts (2014) con Alba Rohrwacher e Adam Driver, che si sono aggiudicati le due Coppe Volpi per le migliori interpretazioni femminile e maschile
  • Virginie Efira (Belgio/Francia), attrice, ha interpretato Tutti gli uomini di Victoria, presentato nel 2016 a Cannes alla Settimana della Critica, ricevendo gli elogi della critica. Ha quindi preso parte al pluripremiato Elle (2016) di Paul Verhoeven e a Un amour impossible (2018) di Catherine Corsini, per il quale è stata nominata come miglior attrice ai César. 
  • Cynthia Erivo (Gran Bretagna) è attrice teatrale e cinematografica, cantante e compositrice. Per la sua interpretazione nello spettacolo Il colore viola ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui un Tony Award, un Grammy Award e un Daytime Emmy Award. Nel 2018 ha esordito al cinema con 7 sconosciuti a El Royale di Drew Goddard.
  • Sarah Gadon (Canada), attrice e produttrice canadese, ha ottenuto visibilità internazionale grazie a A Dangerous Method di David Cronenberg, presentato in concorso a Venezia nel 2011. Ha proseguito la collaborazione con Cronenberg nei successivi Cosmopolis (2012) e Maps to the Stars (2014).
  • Alexander Nanau (Romania), regista fra i più significativi del cinema rumeno, ha diretto a oggi quattro documentari presentati nei più importanti festival internazionali.
  • Chloé Zhao (Cina) è una regista, sceneggiatrice, montatrice e produttrice cinese. È nata a Pechino ed è cresciuta anche a Brighton, Inghilterra. Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti, ha studiato Scienze politiche al Mount Holyoke College e Film Production alla NYU. Il suo debutto nel cinema, Songs My Brothers Taught Me, è stato presentato nel 2015 al Sundance. La sua opera seconda The Rider era nel 2017 alla Quinzaine di Cannes e ha ottenuto l’Art Cinema Award. Il suo lavoro più recente, Nomadland, ha avuto nel 2020 l’anteprima a Venezia, dove ha vinto il Leone d’Oro.

La Giuria di Venezia 78 assegnerà ai lungometraggi in Concorso i seguenti premi ufficiali: Leone d’Oro per il miglior film, Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria, Leone d’Argento – Premio per la migliore regia, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, Premio Speciale della Giuria, Premio per la migliore sceneggiatura, Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente.

Orizzonti

  • Jasmila Žbanić – presidente (Bosnia ed Erzegovina), regista e sceneggiatrice, è nata a Sarajevo nel 1974. Agli inizi ha lavorato come marionettista e come clown. Con il suo lungometraggio d’esordio Grbavica si è aggiudicata l’Orso d’oro alla Berlinale 2006, così come il premio dell’American Film Institute e altri. I suoi film, presentati ai più importanti festival e distribuiti in tutto il mondo, sono prodotti da Deblokada, un’associazione artistica di sua fondazione. Nel 2020 ha presentato in concorso a Venezia Quo Vadis, Aida? da lei scritto e diretto, nominato agli Oscar e ai Bafta come miglior film internazionale.
  • Mona Fastvold (Norvegia), regista e sceneggiatrice, ha diretto il suo primo lungometraggio The Sleepwalker nel 2014, presentato in anteprima al Sundance. Il film è co-sceneggiato da Brady Corbet con il quale collabora anche in L’infanzia di un capo (2015), vincitore del premio Orizzonti per la miglior regia e del premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” a Venezia. Ha scritto le sceneggiature di Vox Lux (2018), insieme al regista Brady Corbet, e di The Mustang (2019), insieme alla regista Laure de Clermont-Tonnerre. Nel 2020 ha presentato in concorso a Venezia The World to Come.
  • Shahram Mokri (Iran), regista, sceneggiatore e critico cinematografico, ha diretto il suo primo lungometraggio nel 2008, Ashkan, the Charmed Ring and other Stories, presentato al festival di Pusan. Nel 2013 il successivo Fish & Cat ha vinto il Premio Speciale Orizzonti per il contenuto innovativo a Venezia. Ha presentato Invasion a Berlino, nel 2018. Nel 2020 è tornato a Venezia con il suo terzo film, Careless Crime.
  • Josh Siegel (USA) è curatore della sezione cinematografica del MoMA di New York, per il quale ha organizzato numerose mostre. Nel 2007 ha ricevuto il MoMA’s Lee Tenenbaum Award. Per il MoMA si è occupato dell’acquisizione di molti film e numerose installazioni artistiche, entrate a far parte della collezione permanente del museo. Josh Siegel ha co-fondato To Save and Project: The MoMA International Festival of Film Preservation, un festival che presenta film restaurati da parte di filmmaker, distributori, studios e archivi di tutto il mondo.
  • Nadia Terranova (Italia), scrittrice, è autrice di numerosi romanzi e libri per ragazzi tra cui: Gli anni al contrario (Einaudi 2015, premio Bagutta Opera Prima e The Bridge Book Award), Addio fantasmi (Einaudi 2018, finalista al premio Strega 2019) e Omero è stato qui (Bompiani 2019, selezionato nella dozzina del Premio Strega Ragazzi). I suoi libri sono stati tradotti in tutto il mondo.

La Giuria Orizzonti assegnerà – senza possibilità di ex-aequo – i seguenti premi: Premio Orizzonti per il miglior film, Premio Orizzonti per la migliore regia, Premio Speciale della Giuria Orizzonti, Premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile, Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile, Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura, Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio.

Premio Venezia 78 Opera Prima “Luigi De Laurentiis” – Leone del Futuro

  • Uberto Pasolini – presidente (Italia), regista, sceneggiatore e produttore, ha esordito alla regia con Machan (2008), vincitore di numerosi premi internazionali. Still Life (2013) ha ottenuto il premio per la miglior regia nella sezione Orizzonti, a Venezia nel 2013. Il suo film più recente è Nowhere Special, con James Norton, anch’esso presentato a Venezia nella sezione Orizzonti nel 2020. Pasolini ha fondato nel 1993 la Red Wave Films, casa di produzione cinematografica con la quale ha prodotto nel 1997 il film The Full Monty, straordinario successo di pubblico in tutto il mondo.
  • Martin Schweighofer (Austria), critico cinematografico, docente e direttore di festival, dal 1992 ha diretto per tre anni il festival cinematografico Diagonale di Salisburgo ed è stato poi direttore esecutivo della AFC Austrian Films. Dal 2013 al 2019 è stato prima vice-presidente e poi presidente della European Film Promotion (EFP).
  • Amalia Ulman (Argentina), artista e regista, ha presentato installazioni e opere di video arte alla Tate Modern, al New Museum, alla Frieze Art Fair, alla Evelyn Yard e alla Whitechapel Gallery. Il suo lungometraggio di debutto El Planeta, è stato acclamato dalla critica e presentato in anteprima al Sundance nel gennaio 2021.

La Giuria del Premio Venezia Opera Prima assegnerà senza possibilità di ex aequo, tra tutte le opere prime di lungometraggio presenti nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele), il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, e un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e il produttore.

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