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L’ombra della violenza: intervista a Cosmo Jarvis e Niamh Algar

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Grazie a BlueSwan Entertainment, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Cosmo Jarvis e Niamh Algar, protagonisti de L’ombra della violenza. Il film, disponibile in home video e on demand, è un dramma ambientato nell’Irlanda rurale, in cui l’ex pugile Douglas “Arm” Armstrong (Cosmo Jarvis) si divide fra il suo impiego come tuttofare per una famiglia malavitosa e il ruolo di padre di un bambino disabile, avuto con l’ex compagna Ursula (Niamh Algar). I dubbi esistenziali di Arm aumentano quando i suoi datori di lavoro gli affidano un compito che mette a dura prova la sua lealtà nei confronti della famiglia.

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Cosmo Jarvis ha esordito parlando delle sue difficoltà nell’interpretare il personaggio di Arm, soffermandosi in particolare sul suo perfetto accento irlandese (l’attore è britannico):

«Per interpretare Arm ho dovuto lavorare molto sul mio fisico, sia facendo esercizio, sia mangiando molto per mettere su massa muscolare. Per l’accento invece ho avuto la fortuna di poter andare sui luoghi delle riprese prima dell’inizio, e ho quindi avuto l’occasione di dialogare con i locali e assimilare il prima possibile il tipico accento irlandese».

Jarvis ha continuato parlando delle sue ispirazioni per il suo personaggio ne L’ombra della violenza:

«Quando interpreto un personaggio, cerco sempre di non fare troppo affidamento sui film precedenti. Nella mia vita però ho conosciuto alcune persone che non erano necessariamente cattive, ma incutevano una sorta di timore. Se incontrate nel contesto sbagliato, potevano sembrare cattive pur senza esserlo, proprio come il personaggio di Arm ne L’ombra della violenza».

I due interpreti si sono poi soffermati sulla genesi de L’ombra della violenza e sulle loro impressioni sulla sceneggiatura:

«La sceneggiatura è tratta da una storia breve di Colin Barrett, che entrambi abbiamo molto apprezzato.», ha detto Jarvis. «Nella storia è stata mantenuta l’ottima struttura linguistica, che determinava il setting del racconto e quel tipo specifico di comunità». 

Questo invece il pensiero di Niamh Algar: «Io sono stata attratta molto dal personaggio di Ursula e da come è stato descritto. Nei film indipendenti c’è la possibilità di esplorare la back story del personaggio, interrogandosi a fondo sulle sue relazioni con gli altri personaggi. Io vengo da una città molto piccola, quindi so cosa vuol dire avere uno stereotipo addosso, sapere che le persone si aspettano che tu prenda una certa strada e che tu faccia determinate cose. Ho sentito che Ursula era un personaggio con cui potevo relazionarmi e che potevo esplorare a fondo».

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Cosmo Jarvis ha indugiato sul valore delle mani di Arm, mani da ex boxeur, sporche di sangue, su cui si indugia spesso:

«Io ho capito che le mani del mio personaggio avevano un ruolo importante, perché molte riprese erano focalizzate su quel dettaglio. Per me le mani sono sintomatiche della professione di una persona, in tanti mestieri si usano per tutta la vita e quando si arriva alla vecchiaia si notano i segni di lavori manuali. Io comunque nella recitazione non ho riflettuto troppo su questo aspetto».

Successivamente, Niamh Algar ha parlato dell’importanza del suo personaggio, unico sprazzo di amore in mezzo alla violenza:

«Ho visto nel mio personaggio il ruolo di una donna forte, una mama bear che farebbe qualsiasi cosa pur di proteggere il proprio bambino. Sono stati fondamentali anche i dialoghi e il modo in cui il mio personaggio è stato ripreso, che hanno aiutato a fare emergere questo lato del suo carattere».

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Cosmo Jarvis ha poi parlato dell’influenza della sua carriera di musicista sul suo lavoro di attore:

«Quando recito, ho già degli strumenti a mia disposizione, mentre per fare il musicista devo prima apprendere determinate tecniche e precise nozioni per raggiungere un risultato. Ultimamente non sto più suonando e componendo, ma non mi dispiace essermi concentrato sulla recitazione».

Niamh Algar si è espressa sulla sua concezione del suo personaggio prima degli eventi de L’ombra della violenza:

«Io e Cosmo abbiamo costruito una back story per i nostri personaggi, che hanno appunto avuto un passato in comune. Ursula avrebbe potuto intraprendere la stessa strada, entrando al servizio dei Devers. Non l’ha fatto per una precisa scelta. Le scelte sono ciò che contraddistinguono i protagonisti de L’ombra della violenza. Nel suo caso, è stata una scelta dettata dalla maternità e dall’istinto di protezione verso il figlio, quindi dalla necessità maggiore rispetto a quella di una strada diversa, dove invece è finito Arm».

I due interpreti hanno poi parlato del loro incontro con Michael Fassbender, produttore esecutivo de L’ombra della violenza:

«L’ho conosciuto, gli ho stretto la mano e gli ho detto “ciao”, e già quello è stato bellissimo. È stato davvero molto gentile.», ha detto Jarvis. Sulla stessa lunghezza d’onda Niamh Algar: «Ha tenuto la presentazione de L’ombra della violenza al London Film Festival e poi ha dato anche un party molto bello per noi. Sembrava molto orgoglioso del risultato del film e soprattutto molto colpito dalla performance di Cosmo».

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I due si sono poi soffermati sul loro rapporto con il coprotagonista Barry Keoghan:

Queste le parole di Jarvis: «Ho avuto un ottimo rapporto con Barry, che già conoscevo da film precedenti, per cui ero molto contento di lavorare con lui. Ci siamo trovati molto bene insieme». Dello stesso avviso Niamh Algar: «Conoscevo già Barry, siamo amici e avevamo sempre desiderato di girare un film insieme. Mi è dispiaciuto avere poche scene con lui».

Cosmo Jarvis ha parlato anche del suo rapporto col regista Nick Rowland: «Lui non voleva necessariamente rimanere attaccato a un genere, ma voleva che tutti noi esprimessimo l’umanità dei nostri personaggi, perché L’ombra della violenza è un film basato più sulle persone che sulla storia. È stato molto disponibile, e nei momenti in cui mi sentivo un po’ perso mi ha aiutato molto».

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Niamh Algar si è espressa sulla redenzione di Ursula ne L’ombra della violenza:

«La scena che simboleggia meglio la redenzione di Ursula è quando si confronta con June Devers e viene effettivamente messa di fronte alla realtà dei rumor sul fatto che suo figlio potesse essere disabile per causa sua. In quel momento si va a toccare un suo punto estremamente vulnerabile e lei ha la forza di non reagire e di mostrarsi superiore a queste accuse».

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Infine, Cosmo Jarvis ha parlato del suo approccio al personaggio di Arm:

«Ho cercato di non dare troppa importanza al contrasto di Arm, perché anche se una persona è su una strada negativa sta comunque facendo il suo percorso, quindi spesso ignora i consigli e gli avvertimenti degli altri, perché finché non succede qualcosa di brutto non c’è mai un vero problema. Ho cercato di rappresentare Arm come se alla fine della storia arrivasse a una realizzazione, evitando però di trasmettere una sorta di presa di coscienza della dualità della sua vita, anche perché quello che il personaggio sta attraversando non è straordinario. Le vite degli altri viste da fuori possono sembrare più o meno belle, ma ognuno ha i suoi problemi. Quella di Arm quindi è più una realizzazione che una presa di coscienza di un contrasto esistente».

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Piero Pelù. Rumore dentro: la nostra intervista al regista Francesco Fei

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Piero Pelù. Rumore Dentro

Presentato fuori concorso all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Piero Pelù. Rumore Dentro è il ritratto intimo che il regista Francesco Fei dedica a un momento cruciale nella vita dell’icona del rock italiano.

Il documentario arriverà nelle sale italiane il 10, 11 e 12 novembre, offrendo al pubblico la possibilità di accompagnare Pelù in un nuovo viaggio artistico e umano. Tutto ha origine nell’ottobre del 2022, quando durante una sessione di registrazione un improvviso shock acustico — dovuto a un errore tecnico nel cambio di cuffie — fa svenire l’artista, causando un danno permanente al nervo acustico. da quel momento inizia per Pelù una difficile battaglia interiore, che lo costringe a cancellare un tour già programmato e a fare i conti con la possibilità di dover interrompere la sua attività live. Quel rumore dentro si trasforma però in un’occasione di riflessione e rinascita. L’artista intraprende un percorso di rigenerazione che lo porta a scrivere un nuovo album, esplorando in profondità il proprio mondo interiore: la famiglia, la libertà, gli amici — tra cui i Litfiba —, il viaggio e, naturalmente, la musica.

Il film è arricchito da una straordinaria selezione di materiali provenienti dall’immenso archivio personale di Pelù, tra pellicole e video che ripercorrono la sua storia musicale fin dagli esordi.
scandito dal pellegrinaggio dei gitani a Saintes-Maries-de-la-Mer, in Camargue, in onore di Santa Sarah la Nera, Piero Pelù. Rumore Dentro si trasforma in un vero e proprio road movie dell’anima: una riflessione su oltre quarant’anni vissuti off road, nel segno della libertà e del coraggio che hanno sempre contraddistinto l’artista.

Ne abbiamo parlato con il regista Francesco Fei, che ci conduce dietro le quinte del film e ci racconta come sia riuscito a trasformare una ferita personale in un potente racconto di rinascita artistica e umana.

Francesco Fei ci parla di Piero Pelù. Rumore dentro


Piero Pelù. Rumore Dentro sarà nelle sale italiane dal 10 al 12 novembre, distribuito da Nexo Studios.

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Holland: il nostro incontro con Nicole Kidman, Gael García Bernal e Mimi Cave

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Holland

In occasione dell’uscita del film Holland (questa la nostra recensione), disponibile dal 27 marzo su Prime Video, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare la regista Mimi Cave e i protagonisti Nicole Kidman e Gael García Bernal. I tre ci hanno parlato di questo thriller ambiguo e sfuggente, ambientato nella pittoresca cittadina di Holland, in Michigan. Qui la vita della casalinga Nancy Vandergroot si sgretola in un vortice di segreti e sospetti, facendole capire che la realtà è ben diversa dalla cornice che la donna si è costruita.

Nicole, abbiamo questa vita idilliaca tra i tulipani e i mulini a vento di Holland, Michigan. Ma sotto la superficie, il tuo personaggio, Nancy Vandergroot, è convinta che ci siano dei segreti e si mette a indagare. Raccontaci un po’ di lei.

Nicole Kidman: «È una donna che ha un’idea ben precisa di cosa significhi vivere una vita idilliaca, tipo “casa con la staccionata bianca”. Ma sotto sotto è inquieta, ha un desiderio latente. E penso che sia lì che la troviamo all’inizio. Voglio sottolineare che quando si pensa a mulini a vento e tulipani, non si pensa subito a Holland, Michigan. [ride] Ed è proprio questo uno degli aspetti affascinanti dell’ambientazione, come ti spiegherà Mimi. È un luogo che ha qualcosa di fiabesco, di idilliaco, ma anche di un po’ surreale. Ed è un ottimo punto di partenza per un thriller, no?»

Mimi Cave: «Ero proprio a Holland, Michigan ieri sera per una proiezione, e abbiamo parlato molto di questo: perché Holland, Michigan? Credo che somigli molto a tante altre periferie americane, ma ha anche qualcosa di speciale. Hanno preservato tradizioni molto ricche: la parata del Tulip Time, il mulino… È come uno spaccato del passato, mantenuto vivo. È un’ambientazione davvero cinematografica, che aiuta molto a raccontare visivamente la storia».

Gael, il tuo personaggio, Dave, si ritrova coinvolto in quest’avventura con Nancy. Cosa vede in lei che lo spinge a seguirla?

Gael García Bernal: «C’è qualcosa di misterioso e magnetico in lei, ma allo stesso tempo una fiducia immediata e una semplicità. Dave, all’inizio, è un po’ solo, nel senso peggiore del termine: non riesce a connettersi con nessuno. E Nancy è l’unica che lo guarda, davvero lo guarda dentro. C’è una connessione immediata. E poi una cosa tira l’altra… [ride]»

Mimi, questo film è difficile da incasellare in un solo genere. Come lo descriveresti?

Mimi Cave: «Hai ragione, è difficile oggi. Ma tante storie ormai vengono raccontate in modi diversi, che sia in TV, al cinema o in streaming. La cosa bella è proprio poter mescolare i generi e toccare tanti punti emotivi diversi. Holland è un’esperienza movimentata: si spera che si rida, ci si spaventi, si resti col fiato sospeso… È un viaggio emozionante, da vivere fino in fondo».

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Nicole, Nancy indossa costumi molto particolari. Quanto ha influito il guardaroba nel definire il personaggio?

Nicole Kidman: «Tantissimo. Avevamo una costumista fantastica, Susan Lyall. E trovare il personaggio, anche attraverso questo, è stato fondamentale. Mimi aveva un’idea molto forte dei colori e del modo in cui i costumi dovevano essere… restrittivi. Hanno un leggero senso di costrizione a volte, e poi c’è una sorta di liberazione. C’è anche un aspetto divertente, perché per quanto il film abbia questi colpi di scena e l’aspetto thriller, si deve anche ridere e divertirsi. E questo succede più o meno a metà del film. Cominci davvero a vedere l’aspetto del giallo, del divertimento, dell’investigazione. Poi piano piano tutto comincia a sfilacciarsi, e adoro quando ti ritrovi a dire: “Aspetta un attimo, tutto quello che pensavi di sapere non è affatto come sembra”. Quindi devi iniziare a guardare il film fin dall’inizio cercando gli indizi».

Gael, quali temi tratta Holland che ritieni particolarmente attuali?

Gael García Bernal: «Il tema dell’identità collettiva, di come viene costruita e di come si confronta con il mondo e con il passaggio delle persone. È tutto molto interessante e complesso. Ci sono molte cose che risuonano con l’attualità, l’identità messa in discussione, i cambiamenti».

Nicole, hai un approccio diverso come attrice quando sei anche produttrice?

Nicole Kidman: «Una volta che passo la palla, cerco di delegare alle persone intorno a me, così da essere totalmente un’attrice, in questa situazione. Perché è importante che la regista sia leader. Io sono lì come sua attrice, e lei mi sta plasmando e formando in quel senso. Abbiamo avuto delle situazioni in cui ci sono state delle crisi, come succede in ogni produzione. In quel caso allora devi mobilitare le tue risorse e anche intervenire, ma principalmente, gran parte del mio ruolo è riuscire a far partire il progetto, riuscire a sostenerlo. Oggi è molto difficile fare film, quindi poter dire a Mimi: “Possiamo finanziare e far partire il tuo film” è davvero un grande supporto, ed è questo che amo poter offrire. Poi mi calo nel ruolo di attrice e dico: “Ok, plasmatemi, guidatemi, datemi idee. Andiamo. Giochiamo.”. Perché alla fine stiamo giocando e dovrebbe essere divertente. Ci dev’essere un elemento di divertimento».

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Com’è stato lavorare con questo cast incredibile?

Mimi Cave: «È stato emozionante. Conosciamo tutti i loro volti, il loro lavoro, ma non li avevamo mai visti insieme. Anche loro si ammiravano a vicenda. Io mi sono sentita come se stessi guidando una nave piena di maestri, ma allo stesso tempo ho imparato da talenti straordinari. È stato meraviglioso vederli connettersi e crescere insieme sul set».

Gael García Bernal: «Per me è stato un onore lavorare con Nicole e Matthew. Era come far parte di un gioco con persone che portano sempre tutto il loro percorso artistico nei personaggi. E questo è raro oggi. Ammiro molto la carriera di Nicole, è stato davvero bello. Era tutto in fermento, in continuo movimento. Ogni istante lo vivevo con gratitudine».

Nicole Kidman: «È stato davvero divertente. Quando Gael ha detto sì al ruolo, ho tirato un sospiro di sollievo, perché ero davvero entusiasta di andare a fare questa storia d’amore così insolita, che si svela e si dispiega man mano che va avanti. Lui riesce a farmi ridere, ma è anche incredibilmente aperto come attore, molto disponibile. E ovviamente, così talentuoso,
e con una ricchezza emotiva e una comprensione intellettuale delle cose davvero, davvero profonda. Ha davvero aiutato a plasmare tutto il progetto. Anche Matthew, che avevo visto in Succession, ha portato con sé un grande bagaglio di competenze. È un inglese che interpreta un americano, ma ha questo tempismo comico e questo senso oscuro di malizia nella sua performance, davvero fantastico. Io adoro la complicità, e qui c’era una grandissima complicità,
che si rifletteva anche fuori dal set
».

Cosa sperate che il pubblico porti con sé dal film?

Nicole Kidman: «Spero che sia un viaggio inaspettato. Che la gente si sieda sul divano, prema play e venga trasportata in qualcosa che non si aspettava. E si diverta. Ne abbiamo bisogno».

Mimi Cave: «Concordo. Penso che sia un grande viaggio inaspettato, volevo che avesse un senso di nostalgia, quasi da film del passato. Spero che lo si senta».

Gael, quale aspetto di Holland ti ha catturato di più al punto da accettare di recitarvi? È stata la natura contorta della storia, oppure ha influito il tono indie del progetto?

Gael García Bernal: «Penso sia stato, prima di tutto, l’invito, sai, l’intero spettro di quello che questo film sarebbe stato, insieme al fatto che ci fosse Nicole. Poi però ho anche parlato con Mimi, perché alla fine sono i registi a guidare davvero tutto. E lì è dove in un certo senso succede che ti innamori. Non c’è una risposta diretta sul perché questo mi ha attratto. È un insieme di molte, molte cose che iniziano a dispiegarsi. E più vai avanti, più inizi a innamorarti sempre di più. Poi diventa questo meraviglioso atto di fede. Quindi non l’ho visto attraverso connotazioni industriali, tipo indipendente o no. L’ho visto più come un gruppo di persone che erano entusiaste di raccontare questa storia e mi hanno invitato a farne parte. Quindi è stato questo ad attrarmi».

Holland

Nicole, le sequenze oniriche nel film sono viscerali e inquietanti. Questi momenti nello script ti hanno fornito indizi specifici su come interpretare Nancy?

Nicole Kidman: «Beh, quella è stata proprio Mimi. È stata lei a inventarsi quelle cose. Per me rappresentano il lato disturbato di lei, e io amo sempre poter entrare nello spazio onirico di un personaggio».

Mimi Cave: «Sì, quelle sono state aggiunte alla sceneggiatura da me. Penso fosse importante esplorare quella dimensione, per portarci in un certo stato mentale così da poter stare davvero con Nancy durante il resto del film».

Gael, sei uno dei messicani che stanno trionfando a Hollywood. Com’è stato far parte di questo ultimo progetto?

Gael García Bernal: «Sono davvero felice di far parte di questo film. Sono entusiasta e contentissimo che stia per uscire. Non vedo l’ora di parlarne e ricevere reazioni, soprattutto dalla mia famiglia! Ma anche dalle persone per strada, sono curioso di sentire cosa diranno. Sono grato di essere parte di tutto questo».

Nicole, hai sempre abbracciato il rischio come attrice. La decisione di unirti a Holland nasce dallo stesso desiderio di metterti alla prova?

Nicole Kidman: «Assolutamente sì. Mi definisco un’attrice di carattere. Non mi considero una protagonista “da film di Hollywood”, ma piuttosto una che ama creare personaggi. E questo è quello di cui ho parlato con Mimi: come costruire Nancy come personaggio. Anche l’accento era una parte importante. E poi c’era un’innocenza in lei, una meraviglia che mi attirava molto. Non avevo mai avuto occasione di esplorare quegli aspetti. Siamo molto fortunati se abbiamo l’opportunità di provare, e io sono in una posizione in cui posso provare. Perché è un dono magnifico, un viaggio bellissimo che stiamo facendo. E non dimentico mai quanto sia straordinario. Ci sono così tante persone che non possono fare questo nella loro vita. Noi sì, e non lo do mai per scontato».

Mimi Cave: «Aggiungo anche io una cosa. Nicole ovviamente l’ho vista in tutti i suoi ruoli, e credo anch’io che faccia scelte coraggiose. Vederla nelle scene, vederla diventare Nancy, è stato davvero magnifico, ispirante. Perché se sei qualcuno come Nicole Kidman o Gael García Bernal, con una carriera enorme, e ancora prendi dei rischi… Significa che ami davvero quello che fai. Penso che quell’impegno sia tutto radicato nell’amore, ed è davvero bello starci attorno. Vedere questo in azione con tutti questi attori è stato indimenticabile».

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Broken Rage: il nostro incontro con Takeshi Kitano

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Broken Rage

Con Broken Rage, Takeshi Kitano torna dietro la macchina da presa con un’opera audace che sfida le convenzioni del cinema tradizionale. Presentato fuori concorso all’81° Festival del Cinema di Venezia (questa la nostra recensione), il film segna una nuova fase nella carriera del regista giapponese. Tra violenza e comicità, Broken Rage si configura come una riflessione sul futuro del cinema e sulle possibilità offerte dalle piattaforme digitali. Durante la recente conferenza stampa, Kitano e il cast hanno svelato i retroscena della produzione, raccontando le sfide e le scelte artistiche che hanno dato vita a questa pellicola innovativa.

Il regista giapponese, affiancato dagli attori Tadanobu Asano, Nao Omori, Hakuryu e Shoken Kunimoto, ha raccontato la genesi di un’opera che si distingue per la sua natura sperimentale e per la capacità di fondere violenza e comicità in un modo del tutto inedito.

Kitano ha spiegato come Broken Rage sia nato dall’opportunità offerta da Amazon di esplorare nuove forme espressive, senza i vincoli imposti dalla distribuzione tradizionale. “Quando mi è stato chiesto di realizzare questo film, ho pensato a che tipo di esperienza potesse essere per chi lo guarderà nel proprio salotto,” ha dichiarato il regista. Il risultato è un’opera che, pur mantenendo l’impronta autoriale di Kitano, si distacca dalle convenzioni del cinema in sala per abbracciare le peculiarità della fruizione domestica.

L’attore Tadanobu Asano, che interpreta il detective Inoue, ha descritto l’entusiasmo e la sfida di lavorare ancora una volta con Kitano e con i colleghi Nao Omori e Hakuryu. “Quando ho letto la sceneggiatura, mi sono reso conto che andava oltre ogni mia aspettativa. La combinazione tra dramma e comicità era qualcosa di completamente nuovo” ha affermato Asano, sottolineando quanto il set fosse un luogo di costante sperimentazione.

L’accoglienza a Venezia

Uno dei momenti centrali della conferenza è stato il racconto dell’anteprima mondiale al Festival del Cinema di Venezia, dove Broken Rage è stato presentato fuori concorso. Kitano ha rivelato un episodio surreale legato alla sua partecipazione all’evento: “Ho battuto la testa mentre salivo su una barca diretta al festival e, onestamente, non ho molti ricordi della serata. Mi è stato detto che il film ha avuto un’ottima accoglienza, ma io non ne ho memoria!“.

Gli attori presenti hanno confermato l’entusiasmo del pubblico, evidenziando come la percezione del film sia cambiata nel corso della proiezione. “Nella prima parte, il pubblico sembrava aspettarsi un classico film di Kitano, con il suo stile inconfondibile. Ma quando è iniziata la sezione comica, l’atmosfera nella sala è cambiata radicalmente, trasformandosi in un’esperienza collettiva di divertimento e sorpresa” ha raccontato Asano.

Cinema e streaming

Una delle questioni più profonde affrontate nella conferenza è stata la differenza tra cinema e streaming. Kitano ha ammesso che il montaggio del film è stato influenzato dal nuovo formato: “Guardandolo su uno schermo televisivo, ho istintivamente accorciato molte scene, rendendo il film più compatto di quanto inizialmente previsto. Se fosse stato destinato al cinema, probabilmente avrei lasciato più respiro alle sequenze“.

Alla domanda su come il cinema possa evolvere in questo contesto, Kitano ha offerto una visione affascinante: “Se la pittura ha avuto movimenti come il cubismo e l’impressionismo, il cinema non ha ancora sviluppato del tutto il proprio linguaggio sperimentale. Credo che in futuro potremo vedere film che sfruttano tecniche innovative, come la frammentazione delle scene in stili completamente nuovi“.

Un omaggio a Outrage

Il titolo Broken Rage richiama volutamente Outrage, una delle opere più celebri di Kitano. “Si tratta di una sorta di parodia del mio stesso lavoro. È un modo per spezzare il mio percorso artistico e ricostruirlo in una nuova direzione“, ha spiegato il regista. Questa dichiarazione evidenzia l’intento di Kitano di non fermarsi mai sulle proprie certezze, ma di mettersi costantemente alla prova.

Il futuro del cinema secondo Kitano

Verso la conclusione della conferenza, Kitano ha condiviso la sua visione sul futuro del cinema nell’era dello streaming. “La storia del cinema è sempre stata legata all’evoluzione tecnologica, dal passaggio dal muto al sonoro fino ai nuovi effetti digitali. Ora ci troviamo in una fase di trasformazione: il pubblico si sta spostando verso nuove modalità di fruizione e noi registi dobbiamo adattarci e trovare nuove soluzioni creative“.

Broken Rage è attualmente disponibile su Prime Video.

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