Favino presenta Padrenostro: “Una lettera d’amore finalmente spedita”

Favino presenta Padrenostro: “Una lettera d’amore finalmente spedita”

Nella mattinata della terza giornata di Venezia 77 si è tenuta la proiezione stampa di Padrenostro, nuovo film di Claudio Noce basato sull’attentato di cui fu vittima il padre Alfonso, ad opera dei Nuclei Armati Proletari. A seguire, ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione del film, che arriverà in sala dal 24 settembre, distribuito da Vision Distribution. Oltre al regista, erano presenti gli interpreti Pierfrancesco Favino (nella doppia veste di attore e produttore), Barbara Ronchi, Mattia Garaci e Francesco Gheghi.

Claudio Noce

Ad aprire la conferenza è stato proprio Claudio Noce, che ha parlato della genesi del progetto di Padrenostro:

È stato un processo molto doloroso e il percorso è stato lungo. L’idea di realizzare un film su un fatto realmente accaduto a mio padre è qualcosa che vive con me da tanto tempo. La difficoltà che avevo era come raccontare la storia. All’epoca dell’evento (il 14 dicembre 1976, ndr) io avevo 2 anni e mia sorella era a scuola, ma mio fratello maggiore ha vissuto realmente quella scena insieme a mia madre. L’idea di raccontarlo è venuta quando ho pensato di renderla una storia universale, invece di una privata. Quando ho pensato di scrivere Padrenostro ero in un periodo non facile come regista e come uomo, e forse quel momento ha dato la parola a questa storia, insieme all’incontro con Pierfrancesco.

Pierfrancesco Favino

A seguire, ha preso la parola Pierfrancesco Favino, che in Padrenostro interpreta Alfonso, il padre del protagonista:

Tre anni fa abbiamo preso un caffè con Claudio e lui mi ha raccontato questa storia. Mentre ascoltavo rivedevo me e il mio rapporto con mio padre, la mia infanzia, gli odori, i silenzi, e mi si riaffacciava alla testa un pensiero: la generazione che è stata circondata da quegli eventi raramente ha messo l’accento su quei bambini lì, che quando andavano a letto non esistevano più e che si pensava che non esistessero. Padrenostro nasce dall’esperienza personale di Claudio e dalla voglia di raccontare una cosa molto forte e che riguarda tutti noi, il rapporto fra padre e figlio. Penso che in questo momento possa fare paura andare su quel tipo di emozioni e ricordi, ma noi volevamo andare proprio lì. Sono molto felice di essere a Venezia con questo film.

L’attore si è poi soffermato sul complesso contesto politico della vicenda: 

La nostra urgenza non era raccontare gli anni di piombo, ma l’infanzia di un bambino in quegli anni. Il messaggio politico credo che stia proprio in questo, in quei 50enni che non hanno partecipato a grandi eventi storici e sono stati messi in un angolo. Padrenostro lo dice molto bene nella prima e nell’ultima scena. Io in gioventù ho fatto finta di appartenere a qualcosa, ho rubato dagli armadi cose che nessuno metteva più, pur di sentire di partecipare a qualcosa. Questo sentimento ha dato vita a una generazione laica. Siamo una generazione di silenti educati, che hanno bisogno di chiedere il permesso. Padrenostro non si mette dalla parte del bianco o del nero, ma si affida alla fantasia e all’emozione dei ragazzi.

Padrenostro

Claudio Noce ha ripreso la parola per approfondire la messa in scena della paura in Padrenostro:

La paura è un tema che Padrenostro affronta in maniera profonda, ed è anche uno dei motivi per cui ho fatto il film. Ho provato a superare la paura anche con temi molto semplici, con meccanismi legati ai sentimenti, alle relazioni e al dialogo. Mentre facevo il film mi sono accorto che nella mia famiglia non solo non si era mai parlato dell’attentato, ma nessuno di noi aveva mai chiesto all’altro come stava. Noi come famiglia abbiamo subito un’abuso, mio fratello è stato costretto a guardare una scena di guerra vera e propria, dove vide morire una persona. Valerio attraverso il percorso della paura affronta ed entra nel suo periodo più bello, della crescita, del passaggio dall’altra parte del fiume. Abbiamo affrontato Padrenostro in maniera dolce e per me è stato un percorso molto bello.

Barbara Ronchi ha parlato del suo approccio al personaggio di Gina, basato sulla madre di Noce:

Non ho incontrato la mamma di Claudio, perché non ce n’era bisogno. Gina decide di fare i conti con la paura e di coinvolgere il marito in quest’apertura: “siamo qui e ho paura, dimmi che anche tu ce l’hai”. Quando un genitore mostra questa paura rende libero anche il figlio di dimostrarla.

In proposito, Noce ha aggiunto:

Non aver fatto incontrare a Pierfrancesco e Barbara i miei genitori è stata una casualità. È stato un percorso: inizialmente avevano un atteggiamento di attenzione e disagio, che man mano si è trasformato. Barbara ha ascoltato una registrazione di mia madre prima di girare una delle scene più importanti del suo personaggio. Penso che sarebbe bello se adesso si incontrassero.

Padrenostro

Anche Pierfrancesco Favino ha parlato della sua preparazione per Padrenostro:

Ho avuto bisogno di andare dove mi ha fatto male andare da bambino. Più che nel papà di Claudio, nel mio. Andare a ritrovare quei momenti in cui avrei voluto trovare quel sentiero fra le nuvole. A cercare la vicinanza nei dettagli della vita quotidiana passata insieme, spesso sostitutivi degli abbracci. Quel mondo lo conosco e lo conoscevo, ora lo ringrazio ma da bambino facevo fatica ad affrontarlo o a cercare di scalfirlo. E questo penso che il film lo traduca bene. Io ho avuto il grato compito di essere in Padrenostro una figura ingombrante in assenza. Uno di quegli uomini che non ti avrebbero mai fatto vedere la sofferenza o non avrebbero mai condiviso una preoccupazione, convinti che l’educazione stava nella forza che il maschio avrebbe dovuto avere dopo di loro. Credo che questo film sia una lettera d’amore finalmente spedita dal figlio al padre, e viceversa. Un figlio che diventa un ometto e un padre che fa vedere le sue debolezze.

Mattia Garaci
Mattia Garaci

A seguire, ha preso la parola il giovanissimo Mattia Garaci, che interpreta il protagonista di Padrenostro Valerio:

A me è piaciuto molto il fatto che Valerio cambi molto nel corso del film. All’inizio Valerio è timido e ha pochi amici, si sente solo, ma la sua vita cambia dopo l’attentato e dopo un po’ incontra Christian. Grazie a lui riesce a dimenticarsi questo trauma con il gioco, diventano amici e cambiano entrambi.

Sulla stessa lunghezza d’onda Francesco Gheghi:

Io ho potuto vivere un po’ l’epoca di mio padre, che è del ’70, e ho avuto la possibilità di dare al mio personaggio un carattere e di dire a Valerio di farlo entrare nel suo mondo, di farlo aprire.

Francesco Gheghi
Francesco Gheghi

Claudio Noce ha parlato diffusamente della dinamica dell’attentato al padre:

Sono andato due volte nella mia vita a fare ricerca vera e propria sul fatto. Una volta a 18 anni, quando ho realizzato quelle sensazioni e quelle paure, poi ho visto i giornali dell’epoca e ho capito che era veramente successo. Quando ci sono ritornato adesso ho fatto un lavoro quasi da reporter, più nella scrittura che nella scena vera e propria. Ho fatto una ricerca dettagliata soprattutto per la scena dell’attentato. È stata difficile farla ma ho sentito molta vicinanza e quella ricerca mi ha fatto anche allontanare emotivamente dal film, cosa di cui avevo bisogno.

Il regista ha poi parlato dell’aspetto politico e della scelta del titolo di Padrenostro:

Padrenostro è un film di pacificazione. L’idea è che quella generazione di invisibili, che ha subito quella guerra in maniera totalmente involontaria, era alla ricerca di un significato, voleva dare un nome a quella paura, a quel momento. Nel nostro film raccontiamo due personaggi, due giovani uomini che stanno cercando un significato nella figura del padre. Christian probabilmente non ha mai percepito il padre e e ho capito che c’era quella assonanza nella nostra generazione, che era divisa in maniera totalmente inconsapevole.

La scelta del titolo è data dalla necessità di avere nel titolo il padre. E a un certo punto ci siamo arrivati con assonanza dalla preghiera, ma abbiamo unito le due parole. Penso alle parole di Pierfrancesco sul suo personaggio che vive nell’assenza e credo che anche lui come attore si sia messo al servizio della storia, quindi ricordarlo anche nel titolo era importante.

In conclusione, un’ultima riflessione di Favino:

Non è solo il padre nostro, ma riguarda davvero tutti quanti. Quella frase la diciamo a memoria, come a memoria sappiamo di avere genitori, ma raramente ci soffermiamo sull’importanza di averli.

Padrenostro

 

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.