Shorta: intervista al protagonista del film Jacob Lohmann

Shorta: intervista al protagonista del film Jacob Lohmann

Grazie a Blue Swan Entertainment, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Jacob Lohmann, attore danese protagonista dell’action crime danese Shorta, film di Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm disponibile da oggi su Amazon Prime Video e in home video a partire dal 26 maggio. Questa la sinossi del film:

I dettagli esatti di ciò che accadde a Talib Ben Hassi, 19 anni, mentre si trovava sotto custodia della polizia rimangono poco chiari. Gli agenti Jens (Simon Sears) e Mike (Jacob Lohmann) sono di pattuglia nel ghetto di Svalegården quando la radio annuncia la morte di Talib, facendo esplodere la rabbia repressa e incontrollabile dei giovani del quartiere, che ora bramano vendetta. Così all’improvviso i due poliziotti diventano un bersaglio facile e devono lottare con le unghie e coi denti per trovare una via d’uscita dal ghetto.

Shorta

Jacob Lohmann ha esordito parlando della sua preparazione per Shorta e della trasformazione fisica del suo personaggio:

La metamorfosi del mio personaggio non era descritta nella sceneggiatura, ma la solidità della scrittura ci ha portato a rendere questa trasformazione sullo schermo. Nel corso di Shorta, Mike passa dalla voglia di essere invisibile, di essere notato, al desiderio di essere invisibile. Ho avuto un bambino pochi mesi prima dell’inizio delle riprese, quindi non ho potuto allenarmi con un programma costante. Mi è stato comunque dato un programma personalizzato di allenamento da poter fare in casa, per circa 20 minuti al giorno. Il personaggio di Simon doveva sembrare atleticamente preparato, mentre Mike doveva dare l’impressione di essere un bar fighter, solamente più grosso di stazza.

L’attore ha poi continuato parlando del lavoro svolto insieme a Simon Sears per mettere in scena i rispettivi personaggi:

Non abbiamo creato back story per i nostri personaggi, perché gli sceneggiatori non credevano molto a questo tipo di approccio. Ho incontrato Simon per la prima volta ancora prima che ottenessimo i ruoli. Abbiamo svolto un workshop di due giorni a casa degli sceneggiatori, provando la prima scena della macchina. Precedentemente, avevo visto Simon solamente in uno show, ma non avevo dubbi del fatto che nella forza della sceneggiatura avremmo trovato le risposte a tutti i nostri dubbi. Mi sono trovato molto bene con lui e siamo ancora in contatto.

Shorta

Jacob Lohmann si è poi soffermato sulla situazione sociale in Danimarca, con enfasi particolare sulle minoranze etniche:

La Danimarca è una comunità estremamente piccola. I nostri problemi sono gravi, ma allo stesso tempo non lo sono, proprio perché siamo un piccolo stato. C’è un grande senso di comunità, che porta ad avere un’avversione verso tutto ciò che è estraneo. La Danimarca è un posto felice, dove tutto funziona, per cui gli estranei che arrivano secondo alcuni potrebbero rompere questo equilibrio. Tutto questo deriva da un’estrema ignoranza nei confronti delle altre culture. Ci sono molto supporter di Donald Trump. Si fa molta propaganda politica su di loro, sostenendo che gli stranieri devono essere allontanati. Durante le riprese di Shorta abbiamo avuto alcuni problemi, perché abbiamo girato in queste aree chiuse, i cui abitanti non sapevano che stavamo girando un film. Siamo stati anche aggrediti verbalmente, ed è stata una situazione veramente spiacevole, che ci ha fatto comprendere che purtroppo le situazioni descritte in Shorta sono realistiche.

L’attore ha poi espresso le sue sensazioni su una delle scene più potenti di Shorta, in cui vediamo un ragazzo di colore, tenuto a terra da un poliziotto, che sussurra “I can’t breathe”. Un’immagine che non può non ricordare quanto accaduto a George Floyd alcuni mesi dopo le riprese del film.

Quando abbiamo visto le immagini di George Floyd siamo rimasti scioccati. Ci siamo chiamati a vicenda e ci siamo chiesti cosa fare con quella scena. I produttori e gli sceneggiatori hanno fatto alcuni incontri per capire come affrontare questa sequenza, perché non volevamo che la promozione di Shorta si concentrasse solo su questo episodio. Inoltre, non volevamo che si pensasse che quella scena era stata girata dopo quell’evento, cosa che sarebbe stata assolutamente di cattivo gusto. Data la somiglianza fra finzione e realtà, ci siamo addirittura chiesti se per qualche motivo i poliziotti americani avessero visto il film. Alla fine si è deciso di tenere la sequenza esattamente com’era. Io sono contento di questa scelta, perché è una dimostrazione del fatto che quello che abbiamo rappresentato in Shorta non solo può succedere, ma è successo.

Successivamente, Jacob Lohmann ha parlato del lavoro di stunt fatto su Shorta:

La scena del combattimento è stata creata interamente dagli stunt-man, con un lavoro di coreografia lungo un giorno intero. Grazie alla regia, siamo riusciti a rendere ogni piccolo dettaglio da ogni inquadratura, pur utilizzando una sola macchina da presa. Il realismo di Shorta è stato ottenuto anche con trucchi abbastanza semplici, come un materasso posto dietro una porta, su cui ci lanciavamo. Se si lavora con intelligenza e un pizzico di creatività si possono ottenere buoni risultati, anche con un basso budget.

Insieme a Un altro giro, vincitore dell’Oscar al miglior film in lingua straniera, Shorta è l’ultimo di una serie di successi internazionali della Danimarca, che comprende anche la serie Netflix The Rain, a cui ha partecipato lo stesso Jacob Lohmann. Questo il pensiero dell’attore sull’industria cinematografica della sua nazione:

Il cinema danese di oggi risiede sulle spalle di grandi registi che sono riusciti a diffonderlo, come Lars von Trier o lo stesso Thomas Vinterberg. Nonostante Shorta sia il loro primo film, Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm hanno quindi un importante background alle spalle. Abbiamo però un problema interno: una volta le produzioni teatrali erano molto più numerose di quelle cinematografiche e seriali, mentre adesso la situazione si è completamente ribaltata, con conseguenze negative sul teatro. Io sono comunque contento dei successi danesi e come attore posso trarne benefici.

Jacob Lohmann si è soffermato sulla metamorfosi del suo personaggio in Shorta:

Ci sono due momenti di transizione per Mike. Il primo è quando alla radio sente la notizia della morte di Talib, e di conseguenza capisce che la situazione diventerà estremamente difficile. Il secondo invece è il momento in cui la madre del ragazzo decide di prendersi cura di lui. Camminando nella sua stanza, capisce che avrebbe potuto essere suo figlio e ritrova il se stesso di 20 anni prima, quando non aveva ancora maturato tutto questo odio. Secondo me sono le persone che hanno vissuto entrambi questi punti di vista che riescono a dare un contributo al tema del razzismo.

In conclusione, l’attore ci ha parlato dei suoi prossimi progetti:

Sto girando per la tv danese una serie comedy drama su 8 persone guarite dal cancro, che però si ritrovano bloccate con le loro vite. Poi andrò in Islanda per girare un film di Hlynur Pálmason. Gli altri progetti sono ancora segreti, ma sono molto impegnato per il futuro.

Marco Paiano

Marco Paiano