Simon Sears: intervista al protagonista di Shorta e Tenebre e ossa

Simon Sears: intervista al protagonista di Shorta e Tenebre e ossa

Grazie a Blue Swan Entertainment, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Simon Sears, attore danese interprete del successo Netflix Tenebre e ossa ma anche di Shorta, film di Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm disponibile da oggi su Amazon Prime Video e in home video a partire dal 26 maggio. Questa la sinossi del film:

I dettagli esatti di ciò che accadde a Talib Ben Hassi, 19 anni, mentre si trovava sotto custodia della polizia rimangono poco chiari. Gli agenti Jens (Simon Sears) e Mike (Jacob Lohmann) sono di pattuglia nel ghetto di Svalegården quando la radio annuncia la morte di Talib, facendo esplodere la rabbia repressa e incontrollabile dei giovani del quartiere, che ora bramano vendetta. Così all’improvviso i due poliziotti diventano un bersaglio facile e devono lottare con le unghie e coi denti per trovare una via d’uscita dal ghetto.

Shorta

Simon Sears ha esordito parlando della sua preparazione per interpretare Jens:

Inizialmente ho lavorato sull’aspetto fisico, perché Jacob Lohmann è molto più fisico di me. È stato molto importante anche capire che tipo di poliziotto è Jens, visto che nella prima parte di Shorta ha poche battute ed è molto riflessivo. Ho cercato di trovare la sua bussola morale, per poi metterla in scena.

L’attore ha poi parlato dell’impatto della scena iniziale, quando il suo personaggio entrando in macchina sembra quasi partire per la guerra:

Io ho sempre avuto amici nel ghetto, quindi sono riuscito facilmente a relazionarmi con questa situazione, senza bisogno di immaginare nulla. Questo è stato sicuramente un vantaggio per la mia interpretazione, perché anche se quello che si vede in Shorta può sembrare surreale, in realtà è assolutamente realistico. È una situazione simile a quella della Francia, con le persone di origine araba confinate in dei ghetti, che non riescono a trovare lavoro anche se molto qualificate. Un problema che abbiamo avuto durante la lavorazione del film è che queste persone ci tengono a non essere rappresentate come nemiche, per cui avevano il timore che Shorta fosse proprio questo. Fortunatamente Shorta ribalta continuamente i ruoli di buoni e cattivi e rappresenta entrambe le facce della medaglia, infatti è piaciuto moltissimo agli studenti che l’hanno potuto vedere in una proiezione all’interno di una scuola di un ghetto.

Simon Sears

Simon Sears ha fatto un accenno alle sue ispirazioni per il ruolo:

A livello cinematografico, ho riguardato più volte Training Day, che è un film che amo. Inoltre, ho un amico poliziotto ad alti livelli, che ricorda molto Mike all’inizio di Shorta, per il suo linguaggio inappropriato e per le sue posizioni apertamente razziste. Ho cercato di capire perché questa persona cova l’odio in questa maniera e perché si contrappone alle altre etnie. Non sono riuscito a darmi una motivazione per questo atteggiamento ingiustificabile, ma ho usato questo materiale per formare il mio personaggio, che è invece l’opposto di Mike.

Simon Sears ha poi parlato della situazione sociale della Danimarca:

Rispetto agli Stati Uniti, la brutalità della polizia in Danimarca è inferiore, e c’è un ricorso più basso alle armi. Il problema razziale è però molto presente, soprattutto a causa di un partito attualmente al potere, che sta divulgando una cultura razzista, anche se in modo non esplicito. Io sono di origine italiana, la mia famiglia è di Ferrara. A scuola ho avuto dei problemi, perché ero considerato diverso, per via dei miei tratti troppo scuri rispetto allo stereotipo danese. Io penso che il razzismo sia un problema sempre più grande, che si sta diffondendo in tutta Europa, Danimarca compresa. E questo mi spaventa.

Simon Sears

Simon Sears ha poi fatto una riflessione sul messaggio di Shorta:

Il messaggio del film secondo è molto personale. Può essere una sveglia, per fare luce sull’esistenza di queste situazioni, ma anche una fonte di discussione, oppure la presa di coscienza del fatto che la realtà è fatta di diverse sfumature, che non sono raccontate adeguatamente dai media.

L’attore ha parlato delle reazioni al film in Danimarca:

Shorta ha avuto un grosso impatto e ha generato molte discussioni dopo la sua uscita. Ci sono alcune persone provenienti dal ghetto che pensano di essere state trattate in maniera sbagliata, ma allo stesso tempo ho avuto discussioni con diversi poliziotti, che mi hanno chiesto perché ho rappresentato la loro parte in quel modo. La discussione che si è generata è stata più apologetica che propositiva, nel senso che molte persone hanno visto dei fantasmi che per altri non erano reali. Le azioni del mio personaggio forse hanno fatto sentire in colpa alcune persone, ma non era quello l’obiettivo. Tanti hanno voluto vedere in Shorta qualcosa per scusare la situazione.

Shorta

Infine, Simon Sears ha fatto una riflessione sullo stress in Shorta:

C’è una differenza fra i due personaggi. Quello di Mike ha più esperienza, mentre Jens è nuovo del mestiere. È il lavoro che forma l’uomo o viceversa? Quello che affligge Jens, a differenza di Mike, è l’incapacità di reagire sotto pressione. Abbiamo parlato con molti poliziotti durante la lavorazione del film, individuando varie fasi di stress, riconducibili a ciò che vivono i personaggi. C’è la zona verde, quando si ha una conversazione normale, come all’inizio di Shorta. Poi si passa a una zona gialla e successivamente a una zona rossa, quando deve subentrare il poliziotto più esperto.

Infine, ci sono la zona grigia e la zona nera, in cui il livello di stress sale talmente tanto da fare entrare il soggetto in uno stato di incapacità di reazione e comunicazione. Io ho cercato di esprimere questa condizione nel finale, quando Jens non riesce ad accettare quello che ha fatto. È una condizione comune ad alcuni miei amici addetti al primo soccorso, che si sono trovati nell’assoluta incapacità di reagire.

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.