Speravo de morì prima: Pietro Castellitto e Greta Scarano presentano la serie

Speravo de morì prima: Pietro Castellitto e Greta Scarano presentano la serie

Manca poco all’uscita della serie tv Sky Original su Francesco Totti, Speravo de morì prima, disponibile dal 19 Marzo su Sky Atlantic. In diretta dallo stadio Olimpico di Roma, uno spazio che diventa il set della conferenza stampa di presentazione della serie, in cui sono presenti i protagonisti Pietro Castellitto, Greta Scarano, Gian Marco Tognazzi, Monica Guerritore, Giorgio Colangeli, il regista Luca Ribuoli, Nicola Maccanico, Executive Vice President Programming Sky Italia, Mario Gianani, Wildside, e Virginia Valsecchi, Capri Entertainment. 

L’ultimo anno e mezzo di carriera di Francesco Totti. Tra presente e passato, pubblico e privato, “Speravo de morì prima” ripercorre serissimamente, ma col tono della commedia, i diciotto mesi che vanno dal ritorno di Luciano Spalletti sulla panchina della Roma al più struggente addio al pallone della storia del calcio. Un anno e mezzo di guerra contro due avversari che non fanno sconti neppure a Francesco Totti: il tempo e l’allenatore. Una guerra che divide una città e la comunità calcistica. Una guerra combattuta con passione e tormento da un calciatore che non vuole e soprattutto non riesce a mettere la parola fine a una carriera da sogno, tutta vissuta indossando sempre e solo una maglia.

Speravo de morì prima, divisa in sei episodi, è tratta da “Un capitano” di Francesco Totti e Paolo Condò, scritta da Stefano Bises, Michele Astori e Maurizio Careddu, prodotta da Mario Gianani per Wildside, del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment di Virginia Valsecchi, The New Life Company e Fremantle. Pietro Castellitto è Francesco Totti, Greta Scarano è Ilary Blasi, Gian Marco Tognazzi è Luciano Spalletti, Monica Guerritore è la madre di Totti, Fiorella, Giorgio Colangeli è Enzo, il padre di Totti. 

Speravo de morì prima: Pietro Castellitto e Greta Scarano presentano la serie

Speravo de morì prima

Durante la conferenza stampa esordisce Nicola Maccanico, Executive Vice President Programming Sky Italia: 

“Oggi è una giornata particolarmente emozionante per tutti noi. Non solo per questo luogo evocativo che ci ospita, e non solo per il personaggio di cui abbiamo raccontato una porzione di vita meravigliosa, ma anche per come ci siamo arrivati. Quando Mario e Virginia ci hanno parlato dell’ipotesi di fare una serie sulla vita di Francesco Totti, sapevamo da subito che volevamo realizzarla, che andava costruita e che sarebbe stata un grande successo, pur non sapendo come poterla fare. Questo è stato quello che ha reso questo viaggio unico; intanto abbiamo dovuto decidere come farla, la scelta è stata di selezionare una parte della vita di Totti, la parte in cui emerge di più il lato umano, quindi volendo raccontare l’aspetto più privato, che era meno evidente e altrettanto interessante rispetto alla figura del calciatore, che conosciamo tutti, che abbiamo vissuto, esaltato o combattuto”.

“Farlo anche con uno dei toni di Sky, un tono più pop, più leggero, senza mancare di rispetto ad un momento difficile della vita di un uomo, che è la fine della propria carriera sportiva, ma con quel sapore leggero che fa la differenza nel progetto. Le domande che ci siamo posti sono, come farlo? Quanto lavorare sulla somiglianza? Quanto lavorare sulla tipologia di narrazione e nella scelta del cast? Avevamo dalla nostra parte una scrittura meravigliosa, avevamo un grande regista; bisognava decidere come costruire il gruppo di lavoro”.

Speravo de morì prima è stata scritta da Stefano Bises, Michele Astori e Maurizio Careddu

“Alla fine la decisione che è stata presa è la decisione del talento. Questo è un gruppo di attori di grandissimo talento, che hanno fatto un lavoro in linea con le nostre aspettative, che erano molto alte, e che hanno dato un’identità profonda a una serie che doveva trovarla, in maniera distinta e coerente con la storia del personaggio e con la famiglia che veniva raccontata. Quindi, introducendo questa mattinata, la parola che voglio dire con maggiore enfasi è grazie a questo grande gruppo di lavoro”. 

In seguito è intervenuto Mario Gianani, Wildside: 

“La cosa intrigante di questa sfida è stata raccontare, fare storia del presente, un momento di condivisione collettiva. Ripercorrere un immaginario, un immaginario recente e quelle storie che sono successe appena ieri. Il contributo degli sceneggiatori è stato fondamentale, la strada narrativa da percorrere era molto stretta, una strada di personalità, di un personaggio che è complesso, una personalità di una città che è Roma, ed è intuire lo spirito di quella persona, di quel momento e di quella emozione collettiva, noi abbiamo seguito solo questo. Abbiamo cercato di evocare quello spirito”. 

Anche Virginia Valsecchi, Capri Entertainment, ha dichiarato:

“È stata una partita non proprio facile perché non è facile raccontare la storia di un mito come Francesco Totti, un mito così vicino a noi. Dopo aver prodotto il documentario Mi chiamo Francesco Totti, dovevamo trovare anche un’alternativa narrativa, per affrontare la serie abbiamo deciso di approcciarla non come il classico biopic fiction, ma di scardinare le regole del gioco e di far convergere diversi generi, dal dramma, all’epica sportiva, alla commedia, al romance, alla comicità, perché la vita di Francesco è fatta di tutto questo. Tutto reso possibile grazie alla regia di Luca e al cast eccezionale”.

“Una partita importante anche perché siamo in un momento complicato e dobbiamo raccontare dei miti, dei personaggi positivi, come Totti. Una persona che nonostante le avversità della vita si è sempre alzata in piedi e ha sempre portato avanti la sua passione. Il nostro compito è raccontare personaggi positivi, carismatici perché il pubblico e soprattutto le nuove generazioni hanno bisogno di una guida in cui riconoscersi”. 

Speravo de morì prima

Durante la conferenza stampa è intervenuto il regista Luca Ribuoli:

“Quando mi hanno proposto di fare una serie su Totti, ho sentito forte la responsabilità, ho sentito subito il desiderio di volerla fare anche se non sapevo di cosa si sarebbe trattato. Il gruppo di lavoro mi ha reso tranquillo. Sapevo che con Stefano Bises e Michele Astori, con cui avevo fatto già altri progetti, avremmo percorso una strada che in qualche modo avevamo già esplorato; mi sembrava che il racconto di Totti potesse essere una sfida che noi potevamo affrontare. Avevamo sempre davanti il senso di responsabilità che si percepisce con un personaggio così importante per questa città. Una persona, sempre presente, affianco a noi, a cui avremmo dovuto raccontare quello che volevamo fare e poi mostrare il lavoro”.

“Quindi come affrontarlo? Con senso di responsabilità; ho scelto di divertirmi, di giocare esattamente come il nostro protagonista faceva principalmente nella vita. Abbiamo costruito insieme una squadra di lavoro importante, partendo dalla scrittura che si è superata secondo me per le cose che ho letto. Il cast ci ha portato degli attori incredibili, mi sentivo protetto dal talento che avevamo sul campo. Pietro Castellitto ha avuto un coraggio incredibile, ed è stato un partner pazzesco. Il risultato è quello che io speravo all’inizio che avremmo ottenuto”. 

Durante gli interventi della conferenza, è stato poi proiettato un piccolo contribuito di Francesco Totti: 

“Volevo ringraziare tutti i ragazzi che hanno partecipato a questa serie, in particolare Pietro perché ha un ruolo molto difficile, ha cercato in tutto e per tutto di farmi uscire per come sono realmente. Ho visto delle cose che non conoscevo del mio carattere, lo ringrazierò dal vivo. La serie va vista perché è simpatica ed emozionante”. 

Ha preso poi parola Pietro Castellitto: 

“Partendo dalle parole del Capitano, dice che rivedendosi ha scoperto degli aspetti del suo carattere che neanche conosceva. Questa è stata un po’ la bussola che ci ha orientati anche con Luca, la sfida era di riuscire a creare una maschera che lo ricordasse e che lo evocasse, e che allo stesso tempo lo stupisse. Il cinema è evocazione non è imitazione. Io ho passato la maggior parte delle mi3 domeniche su queste seggioline blu, però non avevo mai conosciuto Totti”.

“L’ho conosciuto grazie a questa serie. Sono cresciuto col poster di Totti in camera, io ero piccolo e guardavo Totti che era un uomo. Riuscire poi ad interpretarlo è stato un vero scherzo del destino. Però c’è stato anche un altro scherzo del destino durante le riprese; ho ritrovato un diario di quando avevo 9 anni, in cui il capitolo più lungo che scrissi era su Totti: “Totti è un qualcosa che l’umanità neanche se ci prova riesce a inventare”.

Speravo de morì prima

In seguito è intervenuta Greta Scarano: 

“Sono una persona molto sportiva, ho sentito molto quando Totti se ne è andato: quell’emozione di quel commiato così struggente. Sono arrivata quando la macchina era già abbastanza rodata, ho trovato un gruppo di lavoro incredibile, ho sentito che da parte loro c’era molto coraggio, molta ambizione. Quando ho letto le sceneggiature ho capito che volevo farlo a tutti i costi, perché ho sentito che c’era del materiale incredibile per un’attrice, per me e anche per tutto il resto del cast. Sicuramente la cosa interessante è stata stare accanto a Pietro, che raccontava questo personaggio mitico e leggendario, lo ha fatto con una grazia e una semplicità che non è da tutti, insieme a lui abbiamo cercato di raccontare questo rapporto che è così solido, longevo”.

“Abbiamo tentato di raccontare un grande amore e mi piace immaginare che è simile al rapporto e all’amore che Totti prova per la Roma, quella sua coerenza, che è la stessa di Ilary, di stare insieme e starsi vicino anche nei momenti più difficili. L’ho vissuto come se fosse un dramma shakespeariano, perché chiedere a uomo di andare via dal mondo che lo ha reso quello che è, all’apice della sua carriera, anche all’apice della sua evoluzione mentale come uomo, mi sembra un dramma incredibile”. 

Durante la conferenza stampa è intervenuto GianMarco Tognazzi: 

“Ho cercato di trovare un filo conduttore e l’ho identificato nel disagio, disagio non soltanto di Spalletti, ma di una società, di una squadra, di un gruppo, il disagio di Totti, perché noi raccontiamo il punto di vista di Totti. Quindi il disagio di dover gestire una serie di situazioni, anche di dover riprendere in mano le fila di un rapporto che si era interrotto anni prima e che aveva avuto delle prerogative diverse, in cui ci sono stati dei malintesi, dei non detti che si sono portati dietro”.

“Quindi non mi piaceva l’idea dell’antagonista o del cattivo, perché non ritengo che sia tale, allora ho preferito approfondire il credo calcistico di Spalletti, che si basa sulla filosofia legata all’importanza del gruppo, che supera i singoli, anche se in questo senso contraddice il suo primo rapporto con Totti, che aveva messo al centro della squadra, aveva costruito tutto intorno a Totti, ma probabilmente nella testa di Spalletti erano anche due periodi diversi, due momenti diversi, sia suoi che della carriera di Totti”.

“Ho voluto lavorare sui non detti perché quello che si dice è molto importante, i fatti li conosciamo, credo che il grande aspetto sia legato al rapporto interpersonale, a quelle cose che vengono fuori anche dagli sguardi. Ed è stata un’esperienza sotto il profilo lavorativo straordinaria. L’interpretazione di Pietro secondo me è straordinaria. La cosa importante non è quanto ci si assomiglia a questi personaggi ma quanto si riusciva a trovarne l’anima, il ritmo. Va bene ricreare il segno ma la grande forza è composta da tutte quelle cose che noi abbiamo immaginato di questi personaggi nel loro privato e che in realtà non conosciamo. La grande forza di questa serie secondo me è legata ai rapporti interpersonali”. 

Ha preso poi parola Monica Guerritore: 

“Unisci madre e Roma e viene fuori la figura di Fiorella. Questa è la cosa che mi ha più diretta per riempire il personaggio di cuore, di carne, di forza, di passione riguardo al proprio figlio, individuare in lui una seconda nascita che è il talento che è forse la cosa più bella che una madre può dare a un figlio. La seconda vita, la vita per il quale il ragazzino è portato, e lei lo individua e gli sta accanto sempre con tutta la forza e la passione. Un viaggio in una famiglia normale, romana che ama il proprio figlio, che gli sta accanto e che soffre mortalmente nel vedere che questa fine inevitabile lo sta devastando. Tant’è che il titolo, che trovo bellissimo, Speravo de morì prima, è un modo per dire: è un dolore troppo grande che mi schianta”. 

Speravo de morì prima

Durante la conferenza stampa è intervenuto anche Giorgio Colangeli: 

“Enzo è un personaggio tipicamente romano, è proprio il marito e il padre romano, quello che è apparentemente assente, che però ha una sua presenza fatta di silenzi, di ascolto, di attenzione. Si riserva qualche battuta nel controtempo, nella pausa che gli viene concessa, perché Fiorella è straripante, c’è poco tempo a disposizione, bisogna essere pungenti, efficaci con poco, riuscire a dire quello che serve”. 

In seguito, Pietro Castellitto ha dichiarato: 

“Quando convivi tanto con un idolo in qualche modo presumi di conoscerlo. Incontrandolo per la prima volta ho scoperto un Totti incredibilmente loquace. Io penso che per giocare così bene a pallone devi anche essere molto intelligente, devi avere un cervello che metabolizza i dati in maniera veloce, sintetico, non è detto che quell’intelligenza esca anche a parole. Invece ho scoperto il suo essere loquace, che teneva banco, e anche molto consapevole di quello che rappresenta per un ragazzo cresciuto con lui. È consapevole del mito che è e proprio per questo fa di tutto per metterti a tuo agio. Una persona libera che se si accorge che ci stanno le premesse per divertirsi si diverte con te”. 

“Totti lo conoscevo dalla tribuna, la serie è soprattutto concentrata sulla parte più intima, ed è li che si sarebbe giocata la partita. Anche perché nessuno sa com’è Totti dentro casa, come si relaziona una volta che esce dal campo con i propri familiari. Uno può presumerlo: quella era una zona d’ombra che nessuno conosce e che anche a noi attori consentiva maggiore creatività. Ho cercato di riportare anche in quell’ambito l’essenza di Totti che è un’essenza ironica, e come attore credo che forse mai così tanto ho percepito giorno per giorno di migliorare come attore, di crescere”. 

Speravo de morì prima, dal 19 Marzo su Sky Atlantic

“Oggi andiamo interpretando la morte in vita di Totti, il tema principale di questa serie è la fine, tutti si possono riconoscere in questo concetto. Tutti i tifosi si potranno riconoscere in Totti perché Totti è per sua natura archetipo, è una rete di salvataggio. Il Totti che conoscevo da tifoso era un Totti innanzitutto ironico; nella preparazione del personaggio ho cercato di amplificare i ricordi che avevo di Totti, anche perché ho sempre creduto che se mi erano rimaste in testa quelle immagini è perché la dentro c’era già la sua essenza. Totti è rimasto molto soddisfatto, il parametro da seguire credo che fosse lui. Per quanto riguarda Spalletti, io penso che GianMarco sia riuscito con una sensibilità incredibile a conferirgli una profondissima fragilità, tutto ciò che accade è figlio di quella fragilità, e ogni gesto è umanizzato. Quindi credo che dentro le dinamiche umane tutto abbia un senso. 

Infine Nicola Maccanico ha affermato:

Speravo de morì prima nasce per andare oltre le barriere del tifo, la serie nasce per raccontare la storia di un uomo che va molto oltre la maglia che ha indossato, ed è chiaro che il suo pubblico di riferimento, i suoi fan, sono le prime persone che ci aspettiamo che reagiscano, ma l’abbiamo immaginata e realizzata per raccontare una storia universale e nella sua universalità non c’è un tifo più forte di un altro”. 

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.