Valley of the Gods: Lech Majewski, Keir Dullea e Bérénice Marlohe presentano il film

Valley of the Gods: Lech Majewski, Keir Dullea e Bérénice Marlohe presentano il film

In occasione dell’uscita di Valley of the Gods, nuovo film di Lech Majewski che arriverà nelle sale italiane il 3 giugno grazie a CG Entertainment e Lo Scrittoio, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare il regista polacco e le star Bérénice Marlohe e Keir Dullea, che affiancano John Malkovich e Josh Hartnett come protagonisti del film. Questa la sinossi ufficiale dell’opera:

Wes Tauros (John Malkovich), l’uomo più ricco sulla terra e collezionista di arte, vive nascosto dal mondo in un misterioso palazzo, conservando un segreto che lo tormenta. John Ecas (Josh Hartnett), dopo una separazione traumatica dalla moglie, inizia a scrivere la biografia di Tauros e accetta un invito nella sua magione. La società del magnate, che estrae uranio, ha deciso di scavare anche nella Valle degli Dei, violando una terra sacra: secondo un’antica leggenda Navajo tra le rocce della Valle sono rinchiusi gli spiriti di antiche divinità.

Il co-produttore e presidente di CG Entertainment Lorenzo Ferrari Ardicini ha esordito parlando dello sforzo produttivo e distributivo per Valley of the Gods:

Abbiamo aspettato molto per fare uscire Valley of the Gods, perché volevamo dare al pubblico italiano la possibilità di vederlo in sala. Pensiamo che la visionarietà delle immagini di Lech Majewski sia pienamente godibile solo in sala. Non usciremo su nessuna piattaforma streaming e manterremo le finestre normali. Ho conosciuto Lech a Lucca, e qualche anno fa mi ha chiamato dicendomi che avrebbe voluto che CG co-producesse Valley of the Gods, anche per il suo grande amore per l’Italia.

Fra le altre cose, mi disse che avrebbe voluto girare una scena molto importante alla Fontana di Trevi. Sapevo che sarebbe stata una sfida complicata, perché è difficile ottenere i permessi per quella location, ma ce l’abbiamo fatta. L’unico permesso che non ci hanno dato è stato quello di fare entrare i cantanti lirici dentro la fontana, per cui li abbiamo aggiunti con effetti digitali. Il resto delle scene che vedete alla Fontana sono al 100% reali. Siamo contenti del risultato e di questa esperienza.

Sulla stessa lunghezza d’onda Claudio Puglisi de Lo Scrittoio:

Ringrazio soprattutto i protagonisti di Valley of the Gods, a partire dal regista, di cui abbiamo amato moltissimo il lavoro fin dal primo momento. Ringraziamo inoltre le sale, che abbiamo voluto oggi con noi per riportare il concetto della sala in primissimo piano. Nonostante la vocazione di CG Entertainment per l’home video, la scelta è stata quella di mettere al centro la sala, pur in un momento così complesso per gli spettatori e per i cinema. Abbiamo sempre cercato di sostenere nelle più diverse forme un cinema d’autore che non fosse convenzionale e che potesse dare agli spettatori un punto di vista sul mondo differente, rispetto a quello omologato che ci viene proposto dalle grandi distribuzioni o dalle televisioni.

A seguire, il saluto del Direttore dell’Istituto Polacco di Roma Lukasz Paprotny:

Vorrei fare i complimenti ai protagonisti e al regista polacco Lech Majewski, che ho avuto l’onore di incontrare di persona nel 2013 e nel 2014. Siamo sempre molto felici e molto curiosi per i suoi nuovi progetti, compresi quelli sulla pittura. Speriamo di incontrarci di persona il più presto possibile.

Valley of the Gods

Lech Majewski ha parlato del suo interesse per i miti e della sua collaborazione con i Navajo per Valley of the Gods:

Io ero molto interessato a mostrare il grande diapason dell’America. Mentre lavoravo al soggetto di Basquiat, ho incontrato molti miliardari che collezionavano arte moderna, interessandomi al potenziale che quei soldi gli potevano dare. Mi sono però accorto che erano molto limitati. Devono guardarsi le spalle, essere separati dalla vita comune e andare in giro con le guardie del corpo. Vivono in una gabbia dorata, ed è davvero incredibile quanto poca libertà abbiano.

Ho incontrato i Navajo mentre preparavo Gospel According to Harry, con Viggo Mortensen. Siamo andati alla Valle degli Dei. Loro erano molto restii a parlare con noi, ma io ero molto intrigato dal loro modo di essere. Li ho incontrati e ho stabilito un rapporto con loro, cominciando a capire qual era l’agio che loro avevano nella vita interiore rispetto alla loro povertà. C’era un vero e proprio diapason fra ricchi e poveri, ma dal punto di vista spirituale era l’esatto contrario. Ho cercato un modo per esprimere questa corrente elettrica che c’era fra loro e che mi arrivava.

Il regista si è soffermato sulla reazione dei Navajo a Valley of the Gods:

Credo che loro siano molto orgogliosi di questo film. Mi hanno detto che questo era il primo film realizzato da un uomo bianco che guardava le cose dalla loro prospettiva. Loro vedono il mondo come lo vede il film: non secondo una logica di causa-effetto, ma con un approccio poetico. A un certo punto sono stato fermato da un ragazzo Navajo, che mi ha preso per un braccio senza muoversi per due o tre minuti. Poi si è mosso e io l’ho seguito, mi ha sorriso e mi ha detto che stavano passando i mustang. Io ho visto una nuvola librarsi in cielo e ho capito che era successo veramente. Il ragazzo ha poi cominciato a creare dei circoli con del legno e della roccia. Mi ha detto che lo faceva per non fare scappare la roccia nel momento del passaggio dei mustang.

Ho iniziato ad ascoltarli e a capire come loro si interfacciano con la natura, cioè comunicando costantemente con i loro antenati. La cosa interessante è che il paese Navajo è enorme, con un’estrema povertà fisica, ma con alcune delle persone più ricche del mondo nei dintorni. È straordinario, perché si può passare un giorno con i poveri e uno con i ricchi. Ma di quali poveri e quali ricchi parliamo?

Valley of the Gods

Bérénice Marlohe ha poi raccontato il suo rapporto con Lech Majewski:

Devo stare attenta a parlare, perché lui mi vede (ride, ndr)! Per me l’arte ha un grande valore, che sia cinema, musica o pittura. In questo periodo questi film sono molto rari. Io cerco una sorta di magia. Io sono molto interessata alle questioni esistenziali e alle antiche civiltà. Quando ho letto la sceneggiatura di Valley of the Gods, ho avuto la sensazione di essere di fronte a ciò che stavo cercando. Ho intuito che Lech come regista aveva una dimensione spirituale e un’elevata comprensione delle cose. Per me è stato meraviglioso e straordinario collaborare con lui, che è un regista molto ricco e complesso.

Bérénice Marlohe si è poi soffermata sul suo personaggio di Valley of the Gods:

Mi sono preparata a quel ruolo soprattutto concentrandomi su come immaginavo che lei sarebbe stata nella vita e sul perché avrebbe fatto una cosa del genere, cioè una sorta di patto col Diavolo per salvarsi.

Valley of the Gods

Keir Dullea ha parlato dei collegamenti fra Valley of the Gods e il cinema di Stanley Kubrick, che l’ha diretto in 2001: Odissea nello spazio:

Io ho lavorato con tanti registi nella mia carriera, ma credo che Lech sia quello più vicino a Stanley Kubrick, perché lui ha una particolare attenzione al dettaglio. È stata una vera avventura, e la mia parte è stata una battaglia. Io avevo visto un film di Lech, che si chiama I colori della passione, e appena terminato ho pensato subito di voler lavorare con lui. Ha catturato la mia attenzione in maniera molto rara.

Lech Majewski ha parlato delle sue ispirazioni per Valley of the Gods:

Mi piace molto il cinema italiano, soprattutto le opere di Federico Fellini, Ermanno Olmi e Michelangelo Antonioni. Sono un figlio del cinema italiano, perché quando ero piccolo lo vedevo, anche se non capivo nulla. Quei film però sono rimasti con me, sono stati i miei maestri. La Valley of the Gods parla di mitologia antica, che io volevo scontrare con altro, come l’occhio di 2001: Odissea nello spazio che coglie tutto o il castello di Batman. Ci sono richiami anche a Bill Gates ed Elon Musk, dei miti di ricchezza di oggi. Dino Buzzati è il mio scrittore preferito, mentre De Chirico è il mio pittore preferito, nonché mia grande fonte di ispirazione.

Keir Dullea

Keir Dullea ha parlato della sua esperienza col cinema italiano:

Ho fatto due film Le ore nude e Il diavolo nel cervello. Ricordo che non c’era una divisione fra grandi stelle e persone meno importanti. Amavo il fatto che l’Italia lavorava solo con persone fantastiche, senza distinzione di importanza. Era diverso rispetto a Hollywood, dove c’è una sorta di gerarchia.

Lech Majewski ha concluso parlando di come ha diretto John Malkovich in Valley of the Gods:

Le persone che avevano lavorato in precedenza con lui mi avevano detto che poteva essere difficile convincerlo a fare alcune cose, per via del suo carattere molto forte. Io non ho mai avuto nemmeno un momento di difficoltà. Lui recepiva le mie indicazioni ed eseguiva. È stato incredibile. Tutti gli attori sono stati straordinari.


Marco Paiano

Marco Paiano