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Wim Wenders: la nostra intervista al regista tedesco

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Wim Wenders sabato scorso ha inaugurato il suo tour a Bologna con sette serate di proiezioni durante la 37a edizione del Cinema Ritrovato di Bologna. Regista rivoluzionario del nuovo cinema tedesco, documentarista e grande cinefilo, Wim Wenders presenterà quattro dei suoi film e tre opere da lui scelte. Il 22 giugno ha incontrato il pubblico per l’anteprima mondiale del restauro del suo Die Gebrüder Skladanowsky. La stessa sera, in coppia con un altro grande regista, Alexander Payne, ha presentato in piazza Maggiore Sentieri selvaggi di John Ford nel nuovo maestoso restauro in 70mm. Nei giorni a seguire Wenders introdurrà sia film suoi (Paris, Texas e Buena Vista Social Club) che di cineasti che ne hanno segnato profondamente lo stile (Devil’s Doorway di Anthony Mann e Umarete wa mita keredo… di Yasujiro Ozu). 

Wenders ci ha raccontato le motivazioni dietro la selezione dei film, il suo rapporto con altri grandi del cinema e le riflessioni sul successo delle sue opere recenti.

La selezione dei film e il significato delle proiezioni

Quando gli è stato chiesto come ha scelto i film per il tour, Wenders ha espresso il suo dispiacere per non poter presentare tutti i film del suo catalogo, pur sottolineando l’importanza dei film selezionati. Tra questi, “Il passo del diavolo” di Anthony Mann, un’opera che ha visto vent’anni fa in una copia 35mm. Mann, descritto da Wenders come un grande formalista e insegnante di cinema, ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione del regista tedesco: “Il film di Anthony Mann, Il passo del diavolo, l’ho visto 20 anni fa in una copia 35mm, e Anthony Mann è stato il mio insegnante di cinema, senza che lo sapesse. La sua retrospettiva è stata la prima che ho visto e da lui ho imparato il linguaggio cinematografico, i movimenti di macchina. Lui è un grande formalista, un ottimo insegnante. Per quanto riguarda Sentieri selvaggi, l’ho visto 30 anni fa, è uno dei miei film preferiti. Anche questo, voglio vederlo in una copia come si deve, senza tagli, con un buon suono. Il romanzo alla base del film è importante anche per il mio film, Lo stato delle cose”.

Per quanto riguarda Yasujiro Ozu, Wenders ha mostrato un profondo affetto per l’autore giapponese. Ha ricordato con emozione la visione di tre film di Ozu restaurati l’anno scorso e ha parlato del film “Sono nato ma…”, che presenterà a Bologna, invitando gli spettatori a guardarlo con attenzione: “Ozu è un autore che mi è carissimo. L’anno scorso ho visto tre film di Ozu al Cinema Ritrovato. Due di quelli non li avevo mai visti, li ho visti con le lacrime agli occhi. Il film che presenterò, Sono nato ma…, l’ho già presentato a Parigi. Sono felice di vederlo restaurato. Però vi dico che se non sapete che film è, non mi potete parlare finché non l’avrete visto. Mi ricordo che l’ultima volta che ho visto Sentieri selvaggi ero a Tokyo e John Wayne parlava in giapponese”.

Wim Wenders

Successi recenti e collaborazioni

La discussione si è poi spostata sul successo di Perfect Days, un film che ha sorpreso lo stesso Wenders per l’accoglienza calorosa, soprattutto in Italia. Il regista ha spiegato che il film, che racconta la storia di un uomo che pulisce bagni pubblici a Tokyo, è nato da un profondo amore per la città e per il lavoro dell’attore protagonista. Ha espresso la sua meraviglia per i numeri ottenuti al box office, sottolineando come la reazione del pubblico sia stata una delle esperienze più intense della sua carriera: Devo dire che nessuno è stato più sorpreso di me dal successo di Perfect Days. Quando fai un film su un uomo che pulisce i bagni pubblici a Tokyo, non ti aspetti che diventi un blockbuster. Per me è stato un lavoro appassionante, una cosa di amore. Sono appassionato di Tokyo, quindi è stato molto bello girarlo. Spero sempre che piaccia anche a qualcun altro e sono stato meravigliato dai numeri, anche solo in Italia”. 

Wenders ha inoltre condiviso la sua esperienza con Francis Ford Coppola e il suo film Megalopolis, visto a Cannes. Ha elogiato il coraggio di Coppola nel realizzare un’opera così ambiziosa, pur riconoscendo che ogni grande film ha i suoi difetti: “Ho visto Megalopolis a Cannes, l’ho visto in una proiezione che Coppola ha fatto fare una domenica mattina alle 8.30. Ho parlato con Francis del film per un’ora, è un film secondo me incredibile, E’ incredibile che sia stato fatto, che sia riuscito a farlo. Come tutti i film, i grandissimi film, ha qualche difetto, ma solo i film mediocri non ne hanno”.

Wim Wenders e il potere del cinema

Riguardo alla sua collaborazione con Sam Shepard per Paris, Texas, Wenders ha parlato dell’intensa sinergia che si è creata tra loro. Ha descritto Shepard come uno dei più grandi attori del XX secolo e ha elogiato il lavoro di Ry Cooder, il cui talento musicale ha contribuito significativamente alla colonna sonora del film. Wenders ha ricordato con affetto il processo di lavorazione del film, sottolineando come l’assenza di interferenze esterne abbia permesso di creare un’opera pura e autentica.

Infine, Wim Wenders ha riflettuto sul ruolo del cinema e dei festival cinematografici nel connettere le persone con la propria storia e memoria. Ha sottolineato come il cinema sia uno strumento potente per riflettere sull’umanità e le responsabilità individuali, offrendo un’opportunità unica per pensare collettivamente a come migliorare il nostro mondo: “Quest’anno ci sono molti film che possono aiutare le persone a riconnettersi con la propria storia, il proprio paese, o la memoria del proprio paese. Il cinema aiuta le persone a prendere contatto con l’umanità, con le proprie responsabilità. Ci sono tanti film che ragionano su come potremmo vivere meglio, e questo è un modo per pensarci tutti insieme. Se il cinema non esistesse, bisognerebbe inventarlo subito”.

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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Shelley Duvall è morta: l’attrice statunitense aveva 75 anni

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Shelley Duvall

All’età di 75 anni, è morta l’attrice statunitense Shelley Duvall, universalmente conosciuta per il ruolo di Wendy Torrance in Shining e per il suo lungo sodalizio artistico con Robert Altman. A dare la notizia è Variety, che riporta come fonte il partner di Shelley Duvall, Dan Gilroy. Il decesso dell’attrice è dovuto a complicazioni del diabete di cui soffriva. Dan Gilroy ha così omaggiato la sua memoria:

La mia cara, dolce, meravigliosa vita, compagna e amica ci ha lasciato la scorsa notte. Troppa sofferenza ultimamente, ora è libera. Vola via, bellissima Shelley.

La carriera di Shelley Duvall

Shelley Duvall

Shelley Duvall debutta sul grande schermo nel 1970 grazie proprio a Robert Altman, che la scrittura per il suo Anche gli uccelli uccidono. Il regista statunitense la ingaggia anche per i suoi successivi film I compari, Gang, Nashville, Buffalo Bill e gli indiani, Tre donne (grazie al quale l’attrice conquista il prestigioso Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes) e Popeye – Braccio di Ferro, in cui Shelley Duvall recita accanto a Robin Williams nell’iconica parte di Olivia, la fidanzata di Braccio di ferro.

Nel mentre, prende parte a Io e Annie di Woody Allen e soprattutto al film che diventerà la sua croce e delizia, Shining di Stanley Kubrick. Nel capolavoro tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Shelley Duvall consegna alla storia del cinema un’interpretazione struggente e disperata, in cui sfoggia tutta la sua espressività, reggendo il confronto con un sontuoso Jack Nicholson. La sua prova è però stata ottenuta attraverso comportamenti al limite della violenza psicologica da parte del regista, che ha costretto l’attrice a un numero spropositato di ciak, spingendola deliberatamente al limite fisico e mentale. Durante un’intervista all’Hollywood Reporter, la stessa interprete ha raccontato le conseguenze indelebili sulla sua salute mentale dello stress causato dalla lavorazione di Shining.

Nonostante ciò, Shelley Duvall riesce a lavorare anche con Terry Gilliam (I banditi del tempo), Tim Burton (Frankenweenie), Steven Soderbergh (Torbide ossessioni) e Jane Campion (Ritratto di signora), prima del definitivo allontanamento dalle scene interrotto solo dalla partecipazione al B-movie The Forest Hills, ultima sua apparizione sul grande schermo.

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Sunny: recensione della serie Apple TV+ con Rashida Jones

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Sunny

Apple TV+ e A24 sono indubbiamente due delle realtà che negli ultimi anni hanno maggiormente sperimentato sul grande e sul piccolo schermo, portando agli spettatori prodotti in grado uscire dai confini dei generi e di riflettere sulla contemporaneità e sui suoi mutamenti. Non stupisce quindi ritrovarle a collaborare in Sunny, nuova serie prodotta da A24 e distribuita proprio su Apple TV+, che ci offre uno spaccato sinistro e allo stesso tempo fortemente umano sui recenti sviluppi della tecnologia, in particolare sull’intelligenza artificiale.

Ci troviamo di fronte a un mystery thriller dalle sfumature distopiche e da dark comedy, in bilico fra le atmosfere già esplorate con successo dalla stessa Apple TV+ in Scissione e gli oscuri presagi tecnologici e sociali lanciati da Black Mirror. In una Kyoto futuristica, facciamo la conoscenza di Suzie Sakamoto (Rashida Jones), donna statunitense che si è trasferita per lavoro in Giappone, trovando l’amore con Masa Sakamoto (Hidetoshi Nishijima, già visto in Drive My Car). Quando Masa e il loro figlio scompaiono in un incidente aereo, Suzie si trova costretta ad affrontare il dolore e la solitudine, acuita dalla sua ancora scarsissima conoscenza del giapponese.

La donna riceve però in dono un robot domestico creato dall’azienda per cui lavorava il marito, chiamato Sunny. Nonostante la sua diffidenza, proprio grazie a Sunny Suzie inizia a reagire e a cercare la verità sulla scomparsa dei suoi cari, fra cospirazioni e segreti aziendali.

Sunny: la nuova serie Apple TV+, fra Scissione e Black Mirror

Nel corso dei 10 episodi che abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima, Sunny mette molta carne al fuoco, tessendo lentamente la tela di un mistero sempre più inquietante e lavorando al tempo stesso sui personaggi e sulla loro evoluzione. Lo show creato da Katie Robbins si confronta inevitabilmente con la tecnologia, rappresentata dal robot protagonista con diverse sfumature, anche contraddittorie. Da una parte, emergono infatti i rischi legati alla diffusione senza controllo di innovazioni sempre più invasive e alienanti, ma dall’altra non si negano i possibili risvolti positivi della robotica e dell’intelligenza artificiale, che nello specifico aiutano la protagonista ad alleviare la sua solitudine e a riprendere in mano la propria vita.

Rashida Jones compie un ottimo lavoro di caratterizzazione di Suzie, scolpendola con dettagli che con il passare degli episodi la avvicinano all’universo di alienazione e disagio esistenziale di Sofia Coppola (con cui la protagonista non a caso ha lavorato in On the Rocks, anch’esso prodotto da A24 e distribuito da Apple TV+). L’ambientazione nipponica e la dimensione di straniera in terra straniera di Suzie richiamo inevitabilmente Lost in Translation, ma Sunny oppone all’apparente staticità di Sofia Coppola una narrazione frenetica, fatta di continui salti avanti e indietro nel tempo e di scatole cinesi che rivelano continuamente un intrigo più imponente del precedente.

Una serie coraggiosa

La voglia di sperimentare e di giocare con così tanti generi e suggestioni è lodevole, ma si ha spesso la sensazione che la serie fatichi a trovare il proprio baricentro, in quanto continuamente sballottata fra troppe sottotrame e fra binari narrativi non sempre approfonditi adeguatamente. In uno show così improntato sui dettagli visivi (notevole il lavoro sul design tecnologico, nonché sulla splendida sigla rétro), stona inoltre la scelta di ricorrere troppo spesso ai dialoghi e di sacrificare di conseguenza il racconto per immagini, che in questo caso avrebbe offerto terreno fertile.

Ci resta però uno show raffinato e controcorrente, che in un panorama seriale sempre più appiattito ha il coraggio di osare e di mettere alla prova lo spettatore, anche a costo di respingerlo.

Sunny è disponibile dal 10 luglio su Apple TV+.

Overall
6.5/10

Valutazione

Apple TV+ e A24 consegnano agli spettatori una serie intelligente e controcorrente, capace di mettere alla prova gli spettatori e di porre interrogativi non banali sugli sviluppi tecnologici.

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