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Alan Parker è morto: addio al regista di Fuga di mezzanotte e Angel Heart

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Il mondo del cinema piange un altro grande artista, scomparso prematuramente. All’età di 76 anni è morto Alan Parker, regista e sceneggiatore britannico noto per alcune sue fondamentali opere, come Fuga di mezzanotte, Saranno famosi, Pink Floyd The Wall, Angel Heart – Ascensore per l’inferno e Mississippi Burning – Le radici dell’odio. La notizia, riportata da testate come l’Hollywood Reporter, è stata confermata dal British Film Institute. Alan Parker stava combattendo da tempo contro una malattia che non gli ha lasciato scampo. Gli sopravvive la seconda moglie Lisa.

Alan Parker: ci lascia un maestro della regia

Angel Heart - Ascensore per l'inferno

Robert De Niro in Angel Heart – Ascensore per l’inferno

Nel corso di una prolifica carriera come regista e sceneggiatore, Alan Parker si è distinto per la sua abilità nell’attraversare i generi, e per il suo sguardo lucido, e spesso amaro, sul genere umano. Ad assumere un ruolo di rilievo nella sua filmografia è stata la musica: ben cinque sue opere (Piccoli gangsters, Saranno famosi, Pink Floyd The Wall, The Commitments ed Evita) sono classificabili come musical o comunque incentrate sulla scena musicale. Fu lo stesso Parker, nel 1995, a sentenziare: «Se puoi usare musica e immagini insieme, è molto potente».

Alan Parker è stato nominato per due volte all’Oscar per il miglior regista (per Fuga di mezzanotte nel 1979 e per Mississippi Burning – Le radici dell’odio nel 1989), senza però riuscire a conquistare l’ambita statuetta. Nel suo palmarès spicca però il Grand Prix Speciale della Giuria ottenuto nel 1985 a Cannes per il suo Birdy – Le ali della libertà. La Regina Elisabetta II lo ha nominato Commendatore dell’Impero Britannico nel 1995 e baronetto nel 2002. Dopo il suo ultimo film The Life of David Gale, del 2003, ha trascorso gli ultimi anni della sua vita dedicandosi alla pittura. In un’intervista del 2003, Alan Parker disse queste parole, che lo fotografano perfettamente come artista e come uomo:

I miei film finiscono come finiscono per una mia scelta. Se alle persone non piacciono, è colpa mia. Non biasimo gli studi cinematografici o nessun altro, perché ho vissuto una vita incantata. Ho avuto il controllo assoluto del mio lavoro, anche se lavoro in un’area molto difficile della macchina di Hollywood. Non hanno interferito con quello che ho fatto, per cui se i miei film hanno avuto successo o no, non è stata colpa di nessuno, se non mia.

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Dune: confermato il sequel del film di Denis Villeneuve

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Dune

Come auspicato dalla stragrande maggioranza del pubblico e degli addetti ai lavori, Dune di Denis Villeneuve avrà un sequel per il grande schermo. A confermarlo è la stessa Legendary Pictures sui propri account social, a cui hanno fatto seguito quelli dei principali interpreti coinvolti nel progetto. «Questo è solo l’inizio… Grazie a coloro che hanno visto Dune finora e a coloro che lo vedranno nei giorni e nelle settimane a venire. Siamo entusiasti di continuare il viaggio!», si legge nel tweet.

Appuntamento a ottobre 2023 per il sequel di Dune


Deadline ha fornito ulteriori dettagli sul progetto, che arriverà nelle sale il 20 ottobre 2023 e vedrà ancora coinvolto Denis Villeneuve come produttore, regista e co-sceneggiatore. Questa la dichiarazione del regista:

Ho appena ricevuto la notizia da Legendary che stiamo ufficialmente andando avanti con Dune: Part Two. Era un mio sogno adattare Dune di Frank Herbert, e devo ringraziare i fan, il cast e la troupe, Legendary e Warner Bros. per aver supportato questo sogno. Questo è solo l’inizio.

Questo invece il commento di Toby Emmerich, Presidente di Warner Bros Picture Group:

Denis Villeneuve ha realizzato un film che è sia visivamente straordinario che emotivamente coinvolgente, come dimostra il suo successo globale di critica e al botteghino Siamo entusiasti di continuare questo viaggio con Denis, il suo cast e la troupe, e i nostri partner di Legendary, e non vediamo l’ora di portare il prossimo capitolo di questo racconto epico nelle sale nell’ottobre 2023.

Ricordiamo che Dune è stato presentato fuori concorso durante Venezia 78 (qui la nostra recensione). Nel momento in cui scriviamo, il film ha incassato oltre 220 milioni di dollari nelle sale di tutto il mondo. Un risultato discreto, considerando il periodo pandemico e l’uscita posticipata negli Stati Uniti, dove Dune ha debuttato solo il 22 ottobre,

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Interviste

Tim Burton incontra il pubblico della Festa del Cinema di Roma

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Tim Burton

Fra i tanti eventi che hanno segnato una convincente edizione della Festa del Cinema di Roma, c’è sicuramente l’incontro del pubblico dell’Auditorium con Tim Burton. Il regista statunitense ha anche ricevuto il Premio alla Carriera della manifestazione dalle mani di Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo e Gabriella Pescucci, che hanno lavorato più volte insieme a lui, contribuendo con i loro costumi e con le loro scenografie al successo delle sue visionarie opere. Come da tradizione della Festa, Tim Burton ha dialogato con il direttore artistico Antonio Monda e con il professore di cinema della Columbia University Richard Peña, ripercorrendo la sua vita e la sua carriera.

Tim Burton

Qual è il primo film visto da Tim Burton? A rispondere è lo stesso regista:

Gli argonauti di Don Chaffey, film indimenticabile che vidi in una sala in California. Una sala straordinaria, dove sembrava di stare all’interno di una conchiglia. Ricordo le scene di combattimento con gli scheletri. Questa è stata la mia prima esperienza al cinema.

Tim Burton ha parlato della sua esperienza nell’animazione Disney a inizio carriera:

Orribile. Si tratta dei miei giorni più bui. C’erano moltissime persone di talento e creatività, impegnate in film come Red e Toby nemiciamici e The Black Hole – Il buco nero, che richiedevano 10 anni di produzione. Figure come Brad Bird e John Lasseter, che alla Pixar hanno dimostrato tutto il loro talento ma lì non avevano spazio. Ero veramente pessimo nel lavoro dell’animazione. Molti sottolineavano che i miei personaggi avevano l’aspetto di qualcuno che è stato messo sotto da una macchina. Per fortuna ero così negato che sono passato a fare altre cose.

Tim Burton ha parlato della sua profonda ammirazione per Mario Bava:

Negli anni ’80 andai a un festival del film horror a Los Angeles, una maratona di 48 ore di fila. A volte durante questi eventi si tende ad assopirsi, ma quando vidi La maschera del demonio di Mario Bava per me fu come essere in un sogno, o più spesso un incubo. Pochi sono riusciti a catturare questo stato onirico, oltre a lui anche Federico Fellini e Dario Argento.

Il regista ha parlato del ruolo dell’art director nei suoi film:

Ho avuto la grande fortuna di lavorare con straordinari artisti. Per me la scenografia e la musica fanno parte dei film, sono veri e propri personaggi. Questo vale anche per i costumi, dal momento che ho avuto la fortuna di lavorare con artisti come Dante Ferretti. I grandi con la loro opera danno un altro personaggio al film, che così diventa il mezzo visivo per eccellenza. I miei disegni sono molti primitivi, per me me gli artisti sono fonti di ispirazione.

Una scena di Edward mani di forbice ha permesso a Tim Burton un excursus sul suo processo creativo:

Rappresenta la mia infanzia. Ho sempre amato le fiabe, ero così. Le fiabe permettono di esplorare veri sentimenti aumentandone l’intensità. Io non mi reputo uno sceneggiatore, parto dalle idee e cerco di stabilire rapporti di collaborazione con persone abili in tal senso. Nel caso di Nightmare Before Christmas, non sono partito da materiale mio, ma era comunque qualcosa che mi permetteva di riconoscermi in alcuni elementi. Cerco sempre di trovare qualcosa con cui rapportarmi, aprendomi alle collaborazioni. Un po’ come quando lavoravo in Disney all’inizio, dove si lanciavano spunti e poi ci si ragionava su insieme.

Il regista ha confermato una voce sulla sua ispirazione per Mars Attacks!:

Mettiamo da parte i grandi romanzi. Sono partito dalla carte che avvolgevano le gomme da masticare. Ho avuto un’infanzia un po’ contorta.

Tim Burton ha fatto un accenno al suo rapporto con gli studios:

Io ho fatto soltanto film con gli studios. Sono stato in una posizione un po’ insolita, perché nonostante questo sono sempre riuscito a fare ciò che volevo fare, e non ho ancora capito come. Per fortuna non hanno mai veramente capito cosa stessi facendo.

Il regista ha parlato del suo Batman, considerato molto dark:

C’è molta confusione su questo discorso. C’era chi diceva che il mio Batman fosse molto più dark, mentre altri dicevano il contrario. Ricordo che McDonald’s non era contenta, perché dalla bocca del Pinguino usciva una roba nera e non sapevano come regolarsi con gli happy meal.

Una scena di Big Fish è servita da spunto di riflessione sul budget di un film e sulle proiezioni di prova:

Il cinema è un’opera collettiva che vede la partecipazione di tante figure diverse da loro. Quando sei un pittore lavori da solo, ma il cinema è una fonte collettiva di gioia. Che il film sia a budget limitato o a budget enorme, pensi sempre che non ne hai abbastanza. Ci sono tanti elementi impalpabili e intangibili, ma non mi sono mai sentito limitato. Le proiezioni di prova sono sempre esperienze che incutono grande terrore, perché comportano anche riempire dei moduli nei quali al pubblico viene chiesto il personaggio preferito. Alla fine se ne fa un uso quasi sempre distorto, è molto difficile rendersi conto di quella che è la percezione del pubblico. Io sono sempre terrorizzato dal rivedere i miei film, vorrei godermi la visione ma non ce la faccio.

Per Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street, Tim Burton ha collaborato con un grande della musica americana come Stephen Sondheim:

Stephen è geniale, fu un’esperienza difficile fargli vedere il film. Per fortuna gli piacque, cosa che mi riempì di gioia. È una miscela di horror, commedia e musical. Era molto preoccupato perché nessuno degli attori era un cantante. Io però non lo ritenni un problema, sapevo di essere in buone mani con quel gruppo di attori. È stato di grande sostegno, abbiamo cambiato un po’ di cose ma è andata bene. Devo dire che è stato estremamente divertente: anche se può sembrare assurdo, per me è stato come fare un film muto. Mi sono divertito più con questo film che con molti altri.

Una scena di Big Eyes ha portato a una riflessione su questo recente film di Tim Burton:

Mi ricordo che i quadri di Margaret Keane si trovavano in tutte le case. Io li ho sempre trovati inquietanti, mi chiedevo come mai potesse piacere tanto questo tipo di quadro. Questo ci porta a riflettere sul senso dell’arte. Tutti in qualche modo siamo toccati in modo diverso da quello che vediamo. Per me erano inquietanti, altri li trovavano così carini da appenderli alle mura delle camere dei bambini. Questo è il mestiere dell’artista, ad alcuni piaci e ad altri no.

Il regista ha particolarmente apprezzato la mostra su di lui organizzata dal MOMA nel 2009:

La mostra al MOMA è stata una sorpresa straordinaria. Io sono un pessimo archivista, quindi si è trattato di frugare nei cassetti e trovare queste opere. Un’esperienza sorprendente e indimenticabile. Sorprese come queste mi riempiono di gioia. Questa tra l’altro è stata la mostra che in assoluto ha avuto più successo. Io non mi reputo un artista, però fa pensare che le opere d’arte riescano a ispirare altre persone.

L’ultima sequenza proposta è stata di Ed Wood, il film di Tim Burton che ci dice che anche il peggiore regista di tutti i tempi è a suo modo un artista:

Con Plan 9 from Outer Space, Ed pensava di girare Star Wars. Aveva una passione tale che ritroviamo anche nei suoi diari, in cui si reputa fra i più grandi. Questo ci riporta al discorso di prima su che cos’è l’arte.

Tim Burton

Tim Burton abbraccia Dante Ferretti

Tim Burton

Tim Burton ringrazia Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo e Gabriella Pescucci per il premio

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Eventi

È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino rappresenterà l’Italia agli Oscar

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È stata la mano di Dio

Sarà È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino a rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar 2022 per il miglior film internazionale. A rendere pubblica la decisione è la stessa ANICA, rappresentata da una commissione di selezione composta da Alberto Barbera, Nicola Borrelli, Francesca Calvelli, Edoardo De Angelis, Piera Detassis, Andrea Goretti, Benedetto Habib, Federica Lucisano, Paolo Mereghetti, Lucia Milazzotto e Anna Praderio. È stata la mano di Dio concorrerà per la shortlist che includerà i quindici migliori film internazionali selezionati dall’Academy e che sarà resa nota il 21 dicembre 2021. L’annuncio della cinquina di film nominati per la statuetta è previsto invece per l’8 febbraio 2022. La cerimonia di consegna degli Oscar avrà luogo a Los Angeles il 27 marzo 2022.

È stata la mano di Dio in corsa per l’Oscar

Foto di Gianni Fiorito

Fin dal momento della presentazione a Venezia 78, È stata la mano di Dio (questa la nostra recensione) ha riscosso consensi pressoché unanimi, culminati con la conquista del prestigioso Leone d’argento – Gran premio della giuria della rassegna. Il toccante racconto autobiografico di Paolo Sorrentino, esaltato dalle struggenti performance di Toni ServilloTeresa Saponangelo, Luisa Ranieri e Filippo Scotti, ha scaldato il cuore del pubblico e degli addetti ai lavori di tutto il mondo, fattore che potrebbe portare a molte nomination nel corso della prossima stagione dei premi. Questo il commento in proposito di Paolo Sorrentino, riportato dall’Ansa:

È stata la mano di Dio è il mio film più importante e doloroso e sono felice che tutto questo dolore oggi sia approdato alla gioia. Quello di oggi è solo il primo passo e il bello di questa gara è che l’unica competizione al mondo in cui arrivare già tra i primi cinque è una vittoria. Sono felice che il film sia stato selezionato. Ringrazio di cuore la commissione dell’Anica, che ha scelto il mio tra tanti bei film. Ringrazio The Apartment, Fremantle e Netflix per avermi sostenuto. W il cinema italiano.

È stata la mano di Dio sarà nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 24 novembre, per poi arrivare su Netflix il prossimo 15 dicembre.

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