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Anya Taylor-Joy: “Non sono abbastanza bella per fare film”

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Anya Taylor-Joy è senza dubbio una delle attrici più popolari del momento. La sua carriera è in rapida ascesa, e nel giro di pochi anni ha già partecipato a numerosi progetti importanti, come The Witch, Amiche di sangue, Split, Glass, Peaky Blinders, Emma, The New Mutants e soprattutto La regina degli scacchi, miniserie che ha conquistato gli abbonati a Netflix di tutto il mondo. Il successo però non sempre basta per vincere le proprie insicurezze. In un’intervista al The Sun, l’attrice ha rivelato di avere una scarsa considerazione del suo aspetto fisico, dichiarando, senza mezzi termini, di non sentirsi abbastanza bella per fare film. Di seguito, le parole di Anya Taylor-Joy in proposito.

Anya Taylor-Joy: le dichiarazioni della protagonista de La regina degli scacchi
La regina degli scacchi

Non mi sono mai ritenuta bella, e penso che non potrò mai considerarmi bella. Non credo di essere abbastanza bella per essere nei film. Sembra patetico e il mio ragazzo mi avverte che la gente penserà che sono una vera stronza per aver detto queste cose, ma penso solo che ho un aspetto strano. Non andrò al cinema a guardare il mio film, lo guarderò prima. La bellezza di essere nella tua pelle è che non devi guardare la tua faccia.

Anya Taylor-Joy ha rimarcato la propria posizione parlando di un altro progetto che l’ha vista protagonista, Emma di Autumn de Wilde, ultima trasposizione in ordine di tempo dell’omonimo romanzo di Jane Austen:

Ho davvero avuto un attacco di panico su Emma perché ho pensato: “Sono la prima Emma brutta e non posso farlo”, perché la prima battuta del film è “Sono bella, intelligente e ricca”.

Vi ricordiamo che prossimamente avremo modo di vedere nuovamente all’opera Anya Taylor-Joy in diversi progetti, fra cui Last Night in Soho di Edgar Wright e The Northman di Robert Eggers. L’attrice è stata inoltre scelta per ereditare il ruolo di Charlize Theron in Furiosa, prequel di Mad Max: Fury Road in fase di sviluppo.

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Interviste

L’uomo che disegnò Dio: Franco Nero presenta il film con Kevin Spacey

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L’uomo che disegnò Dio

Abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla conferenza stampa di presentazione de L’uomo che disegnò Dio, nuovo film diretto e interpretato da Franco Nero che coincide con il ritorno sulle scene di Kevin Spacey, dopo i problemi giudiziari in cui è stato coinvolto. Una conferenza stampa circense, che si è tenuta all’interno di un vero e proprio circo di Torino, dove stanno avendo luogo le riprese. Dopo una spettacolare esibizione, abbiamo potuto apprendere qualcosa in più su un progetto particolarmente atteso, che vedremo prossimamente sul grande schermo.

Hanno partecipato alla conferenza Louis Nero, produttore L’AltroFilmPaolo Manera, direttore Film Commission Torino Piemonte, il regista e protagonista Franco Nero e gli altri interpreti Stefania Rocca, Isabel Ciammaglichella, Weha Abraham, Simona Nasi, Diego Casale, Diana Dell’ErbaAndrea CoccoL’uomo che disegnò Dio è una produzione internazionale, che ha coinvolto la troupe per 5 settimane di riprese a Torino. Un film realizzato con il contributo del Ministero dei Beni Culturali, di Rai Cinema e del fondo della Regione Piemonte, con il sostegno della Film Commission Piemonte.

Franco Nero ci parla della genesi de L’uomo che disegnò Dio:

Nella mia lunga carriera, ho girato spesso a Torino e mi sono sempre trovato molto bene, perché è una città nata per girare film. Per L’uomo che disegnò Dio ci siamo ispirati a una storia vera successa proprio qui a Torino. Lo sceneggiatore del film Eugenio Masciari ha scoperto la storia di un cieco con l’abilità di fare i volti con la plastilina. Abbiamo preso spunto da questo, e con il mio sceneggiatore di fiducia Lorenzo De Luca abbiamo sviluppato questa storia, di cui non posso raccontarvi troppo. È un film molto toccante e delicato, di sentimenti ed emozioni. Il mio intento è quello di dimostrare che i talk show si approfittano delle disgrazie altrui per fare audience.

Siamo già a metà delle riprese, ci attendono altre due settimane e mezza. Il clima non ci aiuta, perché ogni giorno è una sauna, però, come si dice a Roma “Vuoi fare cinema? Devi morire!”. C’è tanto entusiasmo, mi trovo con una bellissima troupe quasi tutta torinese. Vogliamo fare un film di qualità, che venga visto in tutto il mondo. Abbiamo già tantissime richieste da diversi paesi per prenderlo. È importante anche per la città e per la regione Piemonte.

Louis Nero sulla realizzazione de L’uomo che disegnò Dio:

Voglio ringraziare tutte le persone che ci hanno aiutato a realizzare il sogno di Franco, e di conseguenza anche il mio. L’uomo che disegnò Dio è un film particolare, che ha avuto un lungo percorso. Abbiamo lottato contro tanti problemi, fra cui il Coronavirus, che ci ha fatto stoppare il film per tre volte. Finalmente dopo tanto tempo siamo riusciti a portarlo in scena, nella mia città. Ci sono attori al loro debutto e altri veterani, come Stefania Rocca. Le riprese finiscono a luglio e il montaggio a settembre, per cui per questo inverno dovremmo avere una data di uscita definitiva.

Stefania Rocca ha approfittato de L’uomo che disegnò Dio per tornare nella sua città, Torino:

Io sono torinese e sono contenta di essere tornata a girare nella mia città. Ringrazio Franco e Louis per avermi dato questa possibilità. Nel mio primo film avevo 16 anni, e ho iniziato alla Basilica di Superga. L’uomo che disegnò Dio è un film di emozioni, in cui ogni personaggio dà un contributo.

L’uomo che disegnò Dio

Simona Nasi sul suo coinvolgimento nel progetto:

Sono torinese anch’io e ho lavorato quasi 20 anni fa a una regia di Louis. Ci siamo ritrovati da poco per il provino per il mio personaggio ne L’uomo che disegnò Dio. Il circo in cui ci troviamo è la casa del mio personaggio. C’è un ambiente di lavoro stimolante, semplice ma professionale. È una storia di sentimenti e valori, il cui messaggio è particolarmente importante.

La riflessione di Diana Dell’Erba:

Ringrazio tantissimo Franco per aver voluto portare in scena questo film e Louis per aver raccolto questo invito. L’uomo che disegnò Dio parla di incontro, incontro con la i maiuscola. L’incontro che ognuno di noi deve fare con se stesso e con gli altri. È come se tutti i personaggi fossero spinti a guardarsi negli occhi e riconoscerci. Credo che sarà un film molto importante.

Sulla stessa lunghezza d’onda Diego Casale:

Sono grato a Franco, alla produzione e al cast, perché stiamo vivendo un sogno tutti insieme. Non avrei potuto desiderare una rinascita differente. Riparto con una storia meravigliosa, con un personaggio che amo, di un bambino cresciuto e molto buono. Abbiamo creato un gruppo sul set meraviglioso, ci vogliamo bene per davvero.

Il pensiero di Weha Abraham, anch’essa interprete de L’uomo che disegnò Dio:

Devo ringraziare Franco e Louis per avermi scena per questo meraviglioso progetto. Questo è il mio debutto, un debutto col botto, perché sono insieme ad artisti meravigliosi e di un certo calibro. La storia è carica di emozioni e manda un messaggio di vita.

Dello stesso stato d’animo Isabel Ciammaglichella:

Anche per me è la prima esperienza sul set. Penso che sia stata un’esperienza indimenticabile, la migliore che io abbia mai fatto. Sarà difficile scordarsela. Io interpreto una bambina di 10 anni, in cui mi ritrovo molto, perché abbiamo le stesse caratteristiche.

Andrea Cocco ci dice la sua sul progetto:

L’uomo che disegnò Dio è un film che ti prende subito, perché tocca delle tematiche odierne, che fanno riflettere su fatti che vediamo tutti i giorni. Il mio personaggio di sapere le cose, ma in realtà non è così. È stato un onore essere diretto e aver condiviso delle scene con Franco Nero, che ha reso grande il nostro cinema in Italia e in tutto il mondo.

Franco Nero ci svela qualche dettaglio del coinvolgimento di Kevin Spacey ne L’uomo che disegnò Dio:

In genere i talk show sono sempre negli studi. Due anni fa, quando stavamo scrivendo la sceneggiatura, una notte non riuscivo a dormire, perché pensavo a un’idea nuova di fare i talk show. All’improvviso ho avuto una folgorazione: farli in un circo. Ecco perché siamo qui, perché gran parte della storia si svolge in un circo. Abbiamo girato al Parco Valentino e in altre location torinesi.

Io lavoro da più di 50 anni in un villaggio di orfani a Tivoli, è un po’ una mia missione nella vita. Perciò, ho sempre a che fare con ragazzi disagiati: poveri, orfani, immigrati. È una cosa che sento molto, ecco perché ho fatto Forever Blues, dove il ragazzo era semi autistico. Anche in questo film c’è un rapporto simile con la bambina. Fa parte della mia vita, per cui cerco di trasmettere questi sentimenti che ho nel cinema e nelle storie.

Con Kevin Spacey ho avuto il piacere di lavorare con un bravissimo attore e con un grande professionista. Lui fa il personaggio di un commissario di polizia. Mi sono trovato molto bene, perché i grandissimi attori sono umili, e lui è stato molto umile.

Qualche dettaglio in più sulla partecipazione di Kevin Spacey arriva da Louis Nero:

Qualsiasi regista o produttore ha un elenco di persone con cui è cresciuto e con le quali vorrebbe lavorare. Non tanto per annoverarle nel cast, ma per capire se quelle persone hanno qualcosa in comune fra i film e la loro vita privata. Nell’arco degli anni ho conosciuto non solo dei bravissimi attori, ma anche delle persone che umanamente mi hanno trasferito moltissimo. Alcuni di loro rispecchiano da vicino nei film quella che è la loro personalità. L’impegno di Kevin è stato di una settimana, quasi 10 giorni. Ha girato per 3-4 giorni, ed è stato molto interessante lavorare con lui, sia per me che per Franco.

Franco Nero ci rivela qualche dettaglio sulla partecipazione di Massimo Ranieri a L’uomo che disegnò Dio:

Ho scritto il personaggio di un mendicante, che anche se è un cameo ha una lunga scena di importanza vitale per la storia. Mettiamo sempre persone ai margini. Ho scritto il dialogo in napoletano e mi sono chiesto quale attore partenopeo potesse interpretare il personaggio. Alla fine mi è venuto in mente Massimo Ranieri. Massimo è un genio. L’ho chiamato e gli ho proposto il personaggio. Lui mi ha chiesto di mandargli subito il copione, anche se sapeva già che mi avrebbe detto di sì. Gli ho mandato il copione e dopo tre giorni mi ha detto di fargli subito il contratto, perché ci voleva essere.

L’uomo che disegnò Dio

Louis Nero sul caso mediatico dovuto alla presenza di Kevin Spacey:

Ogni attore non è scelto solo per il suo nome, ma anche per la sua vicinanza al personaggio. Anche se dovessimo cancellare i nomi, L’uomo che disegnò Dio funzionerebbe lo stesso, perché non abbiamo scelto nomi in funzione di dare risalto al film, anzi tutt’altro. Il caos mediatico intorno a Kevin Spacey è stato un caso non voluto da noi, perché non siamo neanche riusciti a uscire con il comunicato stampa che ci è esplosa una vera e propria bomba fra le mani. Il nostro film esisteva prima e tutti gli attori hanno abbracciato soprattutto l’idea.

Franco Nero sul suo rapporto con Louis:

Con Louis ci conosciamo da 25 anni, era un bambino quando venne a Roma a trovare il mio carissimo amico Silvano Agosti. Silvano me lo presentò e da un ruolo che feci sotto il ponte del Tevere, vestito da barbone, siamo ancora qui dopo 25 anni, perché ci siamo sempre trovati bene. Io passo dai film miliardari americani alle piccole produzioni di qualità. Questa è stata sempre la mia politica in tutta la mia vita di attore.

Una riflessione di Stefania Rocca sul mondo dello spettacolo:

Ogni giorno faccio il set e corro dalla mia mamma, per cui è un’occasione in più per stare con la mia famiglia. Avrei abbracciato comunque il film per i suoi temi, come l’inclusione, su cui tutti dovremmo fermarci a riflettere. In questo anno di Covid, la comunità dello spettacolo è stata messa in disparte, per cui abbiamo sentito cosa significa essere esclusi, ed è meglio parlarne.

Un’ultima battuta di Franco Nero sul suo L’uomo che disegnò Dio:

Ho lottato per fare questo progetto. Proprio in questo periodo ho avuto due grandi offerte americane, ma non c’è stato niente da fare, perché avevo in testa questo film e basta.

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Interviste

Alfredino – Una Storia Italiana: Anna Foglietta e il cast presentano la serie

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Alfredino - Una Storia Italiana

Abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla presentazione stampa di Alfredino – Una Storia Italiana, nuova produzione Sky Original sui fatti di Vermicino, la storia che quarant’anni fa commosse in diretta TV l’Italia. Alfredino – Una Storia Italiana racconta la storia del piccolo Alfredo Rampi, caduto in un pozzo artesiano nel giugno 1981, e andrà in onda in prima TV in due appuntamenti il 21 e 28 giugno, su Sky Cinema e in streaming su NOW. Alla conferenza erano presenti Antonella d’Errico – Executive Vice President Programming Sky Italia, Nils Hartmann – Senior Director Original Productions Sky Italia, il regista Marco Pontecorvo, la sceneggiatrice Barbara Petronio, il cast: Anna Foglietta, Francesco Acquaroli, Vinicio Marchioni, Luca Angeletti, Beniamino Marcone, Giacomo Ferrara, Valentina Romani, Daniele La Leggia, Riccardo De Filippis, Massimo Dapporto. Con loro Rita Di Iorio, Presidente del Centro Alfredo Rampi.

Ph Lucia Iuorio

Antonella d’Errico racconta la genesi di Alfredino – Una Storia Italiana:

Questo progetto non è stata una scelta facile. Ci ha davvero convinto il fatto che questo è il quarantennale del Centro Rampi e che Alfredino – Una Storia Italiana è sviluppato insieme a loro. La serie accende il faro non solo sulla tragedia, ma su tutte le cose positive che sono nate da essa, una per tutte la nascita della Protezione Civile, voluta da Sandro Pertini con Franca Rampi. C’è inoltre la visione di una società partecipativa estremamente generosa. Gli attori interpretano le persone che in quei giorni hanno iniziato una trasformazione civile molto importante, con altruismo e generosità, che poi si è sviluppata nel Centro Rampi, per evitare che tragedie simili accadano in futuro, e in altre cose molto belle e importanti per il nostro Paese.

Questo il pensiero di Nils Hartmann:

Faccio i complimenti a Marco e a tutto il cast, perché c’è stata un’incredibile disciplina e rispetto per la storia. Dal punto di vista produttivo è stato un lavoro non facile, con una ricostruzione storica raramente vista. Ringrazio tutti colo che hanno realizzato Alfredino – Una Storia Italiana.

Marco Pontecorvo ci racconta il suo approccio ad Alfredino – Una Storia Italiana:

Da quando sono venuto a sapere che da questa tragedia erano nate cose bellissime come la Protezione Civile e il Centro Rampi, ho contattato Sky e Nils e loro hanno accettato subito di buon grado questa avventura. Noi volevamo fare una ricostruzione reale e onesta di quello che era successo. Vado molto orgoglioso di questa serie e devo ringraziare l’associazione e la famiglia Rampi per la fiducia che mi hanno dato.

Alfredino - Una Storia Italiana

Ph Lucia Iuorio

Barbara Petronio sul suo lavoro di scrittura:

La prima cosa che abbiamo fatto per la scrittura è stata parlare con i responsabili del Centro Rampi, per capire cosa volevamo da questo racconto. Non volevamo fare pietismo e avevamo anche l’ambizione di raccontare l’Italia di quel periodo. Io non sapevo che una casalinga andò dal Presidente della Repubblica e con grande lucidità gli spiegò gli errori che erano stati fatti, dando il via alla Protezione Civile, che è una delle istituzioni che il cittadino sente più vicino a sé. Alle persone coinvolte non chiedevamo mai cosa facevano, ma cosa stavano facendo prima e come ne sono uscite dopo. Abbiamo deciso di dare un taglio corale, che racconta un po’ anche tutta l’Italia.

Anna Foglietta ci racconta la difficoltà di interpretare Franca Rampi, madre di Alfredino:

Sono un’attrice piuttosto navigata, ma mai come oggi sono così emozionata nel restituire il lavoro che è stato fatto e la cura che ci abbiamo messo. Abbiamo trattato Alfredino – Una Storia Italiana come un figlio di tutti. “Io avrò cura di te”, le parole della canzone di Franco Battiato me le ripetevo ogni giorno, anche quando lo scoramento prendeva il sopravvento. I miei colleghi sono il coro senza il quale non avrei portato a casa questo film. Tutte anime straordinarie, che hanno dato qualcosa in più non solo nell’interpretazione, ma anche nel sostenerci l’un l’altro, perché sapevamo che questa storia era importante, per tutti gli italiani che hanno sofferto e per la Signora Franca Rampi.

Non l’ho mai conosciuta, ma credo di conoscerla. L’ho portata e la porto dentro, e credo che mi abbia sempre tenuto per mano. È una donna che stimo infinitamente, perché la dignità nel dolore è un elemento che contraddistingue gli esseri umani e che li rende degni di definirsi tali. È stata umana con tutti in quei giorni, con suo figlio e con tutti quelli che cercavano di farlo uscire da quel pozzo. La Signora Rampi è un essere fuori dall’ordinario, e per interpretarla ho avuto bisogno dell’aiuto di tutti, in particolare di quello di Marco, che mi ha tirata su quando stavo andando giù e mi ha fatto ridere quando era giusto ridere. Mi sono sentita supportata da tutti e devo dire grazie a tutti, perché abbiamo ottenuto un grande risultato.

Alfredino - Una Storia Italiana

Ph Lucia Iuorio

Rita Di Iorio spiega perché ha accettato di collaborare al progetto:

Nominare Alfredino Rampi porta gli italiani a cadere di nuovo nel pozzo, nel dolore, nell’angoscia, nella rabbia e nell’impotenza per non aver potuto salvare quel bambino. Pochi hanno avuto la possibilità di elaborare quel dramma e sapere che quella morte non è stata vana. È nata l’associazione, è nata la Protezione Civile, in un percorso di 40 anni dove noi abbiamo dato il possibile per la cultura della sicurezza. Per la prima volta dopo 40 anni, abbiamo detto sì perché ho sentito al telefono la voglia di raccontare e ricordare tutto ciò che era nato da quell’evento. Non ho percepito strumentalizzazione e morbosità. Devo ringraziare Marco, perché calibrare un dramma con questa dolcezza e con questo rispetto è stato unico. Anche Sky ha voluto condividere la nostra mission sociale, insieme agli attori.

Francesco Acquaroli sulla sua interpretazione di Elveno Pastorelli:

Io avevo 19 anni all’epoca di Alfredino – Una Storia Italiana, e mi ricordo tutto perfettamente. Mi ricordo anche le ultime ore della diretta passate insieme a mia madre senza riuscire a staccarci dallo schermo, anche se lei doveva andare a lavorare e io dovevo preparare la maturità, perché ci sembrava di arrenderci. C’era un senso di presenza, come per sospingere spiritualmente questo bambino fuori dalla trappola. Poter rivivere a 40 anni di distanza, con una maturità che non avevo, è stata l’occasione per rivedere e rielaborare certe cose, grazie anche alla distanza storica che c’è.

Quelli erano anni terribili per l’Italia, dove il terrorismo ci metteva quotidianamente di fronte al dolore e allo spavento. Davanti a una situazione che richiede l’intervento dei Vigili del fuoco, in quell’Italia lì si fermano tutti davanti al televisore e davanti a questo senso di ingiustizia inaccettabile. È stato davvero qualcosa di enorme, che non sottovaluto. Fu uno shock che si aggiungeva a un periodo già difficile, che immobilizzò una nazione intera.

Alfredino - Una Storia Italiana

Ph Lucia Iuorio

Daniele La Leggia sulla sua partecipazione ad Alfredino – Una Storia Italiana:

Ho sentito una grande responsabilità all’inizio del progetto. Quando ho visto il servizio ricostruito in modo così fedele ho capito le emozioni e l’esperienza di questa storia, accaduta prima che io nascessi. Farne parte in questo modo è stato per me una sorta di viaggio nel tempo. Il mio ruolo prevedeva una certa fisicità nel dover entrare in quel pozzo, che nonostante la sicurezza è stata un’esperienza fortissima. Mi sono sentito sempre protetto e Marco in ogni momento mi ha dato la forza per crederci, facendomi crescere tantissimo. A volte la storia dipende da quando finisce. Qui non finisce con la tragedia, ma con la creazione della Protezione Civile. Ogni italiano si è sentito chiamato in causa.

Valentina Romani ci parla del suo personaggio:

Io penso che l’eroe non sia chi vince sempre, ma cui che non si arrende mai. La storia ha il potere di insegnarci moltissimo e dalla storia si impara a non sbagliare in futuro. Il mio personaggio è un giovane donna molto coraggiosa e sensibile, che ha fiducia in sé e nella sua preparazione e che cerca con rispetto di dire la sua per partecipare al salvataggio. Il punto di forza di Alfredino – Una Storia Italiana è quello di mostrare che dal dolore può nascere qualcosa di straordinario, che continua nel tempo e di cui in questi due anni abbiamo visto più che mai l’importanza.

Alfredino - Una Storia Italiana

Ph Lucia Iuorio

Massimo Dapporto commenta il suo contributo ad Alfredino – Una Storia Italiana, dove interpreta Sandro Pertini

Quando è successa questa tragedia avevo 35 anni. Quando Marco mi ha chiamato per chiedermi di interpretare Sandro Pertini mi sono sentito onorato, ma mi sono chiesto anche come interpretarlo. Quando mi sono tagliato i baffi, ho scoperto che avevo un Pertini nascosto sotto di loro. Il mio è un cameo, ma Marco mi ha ripreso alcune volte perché avevo fatto cose esagerate, e lo devo ringraziare perché aveva perfettamente ragione. Ci ho messo tutta la mia buona volontà per fare un omaggio alla famiglia Rampi e a Sandro Pertini.

Anna Foglietta sul suo approccio alla vicenda:

Ho un ricordo molto chiaro di quel periodo. Sono cresciuta col ricordo di Alfredino, ma non ho mai avuto la morbosità di informarmi sulla storia, l’ho ritrovata tutta nella sceneggiatura. Inizialmente avevo un po’ di paura, ma quando ho letto la sceneggiatura non ho più avuto dubbi. Pochi sanno quello che è successo dopo la tragedia, tutti si concentravano sul dolore. Non ho conosciuto Franca Rampi per rispettare la sua volontà, ma bisogna catturare l’essenza delle persone, e per farlo non c’è bisogno di conoscerle. L’attore è l’animale più generoso che esista sulla faccia della Terra. L’attore è pura generosità; è corpo, anima e carne a disposizione di un personaggio che fa di tutto per restituire una verità destinata a chi ne usufruisce. Io in quei mesi ho dato tutta me stessa.

Ph Lucia Iuorio

Marco Pontecorvo e i suoi ricordi dell’evento:

In casa nostra siamo stati incollati alla televisione, come il resto d’Italia. Mia mamma si ricorda esattamente tutto, mentre io mi ricordo di non aver capito perché Licheri non fosse riuscito a tirare fuori Alfredino. Non ho parlato con la Signora Rampi, che credo non abbia mai voluto rivedere neanche i filmati. Per cui abbiamo cercato di ricostruire insieme lo spirito di quella donna, in più ho letto e visto tanto materiale, per cercare di capire chi fosse questa donna. Durante tutto l’evento, lei si è fatta da parte per lasciare spazio ai soccorsi, quasi per non dare fastidio. Credo che la Signora Rampi non abbia visto Alfredino – Una Storia Italiana e non la vedrà, perché sarebbe come rituffarsi in un dolore che non vuole vivere di nuovo.

Anna Foglietta su una delle scene più importanti di Alfredino – Una Storia Italiana, quando Franca Rampi viene criticata per aver mangiato un gelato nel tentativo di riprendersi per lo shock:

La scena del gelato è emblematica di tutta la storia. Franca Rampi ha rispettato se stessa, e nel rispetto di se stessi io ci trovo un atto rivoluzionario. Lei era a disposizione dei soccorritori, ha avuto un crollo psico-fisico ed è stata aiutata con un gelato. Il coro è stato subito pronto a giudicarla, perché in un momento simile stava mangiando un gelato. Per quanto mi riguarda, è stata la scena più violenta di Alfredino – Una Storia Italiana, perché fa capire quanto è facile giudicare. Incolpare gli altri significa trovarsi un grandissimo alibi che ti deresponsabilizza dalla conoscenza di te stesso, e su questo dobbiamo riflettere tutti, perché siamo sempre più pronti a puntare il dito. 

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Eventi

RomaFF16: a Quentin Tarantino e Tim Burton il Premio alla Carriera

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Quentin Tarantino

RomaFF16 comincia a scaldare i motori, e lo fa col botto. Come si apprende dal sito ufficiale della manifestazione, la Festa del Cinema di Roma 2021 tributerà il suo prestigioso premio alla carriera a due monumenti viventi del cinema, i registi statunitensi Quentin Tarantino e Tim Burton. I due cineasti si concederanno anche il pubblico dell’evento, che si terrà dal 14 al 24 ottobre presso l’Auditorium Parco della Musica, in due incontri ravvicinati a loro dedicati.

Quentin Tarantino e Tim Burton a RomaFF16

RomaFF16

Questa la dichiarazione di Quentin Tarantino sul Premio alla Carriera che riceverà a RomaFF16:

C’è stato un momento della mia vita in cui guardavo qualsiasi film italiano. E ho dedicato gli anni migliori della mia carriera a realizzare la mia versione di questi film. Per questi motivi ricevere il Premio alla Carriera alla Festa del Cinema di Roma è fantastico (in italiano nel testo inglese, ndr)!

Queste invece le parole di Tim Burton:

È davvero speciale per me ricevere questo riconoscimento dalla Festa del Cinema di Roma. Federico Fellini, Mario Bava e Dario Argento sono stati importanti fonti di ispirazione nella mia vita. Ritirare questo premio a Roma, un luogo che amo, una città che ti fa sentire protagonista del tuo stesso film, è per me molto emozionante.

Protagonista di un altro incontro ravvicinato della Festa del Cinema di Roma 2021, che avrà come Direttore Artistico Antonio Monda, affiancato da un Comitato di Selezione composto da Richard Peña, Giovanna Fulvi, Alberto Crespi, Francesco Zippel e Valerio Carocci, sarà la scrittrice londinese Zadie Smith, una delle voci più potenti e acute della sua generazione. Il suo primo romanzo Denti bianchi è divenuto immediatamente un caso letterario mondiale. La retrospettiva della sedicesima edizione della Festa, a cura di Mario Sesti, sarà dedicata invece ad Arthur Penn, uno degli autori più amati e rappresentativi della storia della Settima Arte.

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