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Daisy Ridley parla di The Mandalorian e del destino di Rey

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Nel corso di un’intervista concessa a IGN, Daisy Ridley ha parlato dell’universo di Star Wars, e in particolare del destino di Rey al termine di Star Wars: L’ascesa di Skywalker. L’attrice ha detto la sua a proposito dell’arco narrativo del suo personaggio:

Secondo me la bellezza di Star Wars: L’ascesa di Skywalker è che finisce con così tanta speranza e tanto potenziale. Credo che sia stato il finale perfetto per Rey. La grande battaglia era negli episodi VII, VIII e IX. Credo che adesso stia correndo per la foresta da qualche parte divertendosi. Mi sento totalmente, totalmente soddisfatta di come è finita quella storia. Non so cos’altro avrebbe potuto fare, che io non abbia fatto. Inoltre, ci sono così tanti personaggi fantastici in Star Wars, è una cosa incredibile. Stavo guardando il nuovo episodio di The Mandalorian, ed è eccitante rendersi conto che ci siano ancora così tanti posti da esplorare.

Daisy Ridley e The Mandalorian

Daisy Ridley

Daisy Ridley si è soffermata proprio su The Mandalorian, e in particolare sull’episodio The Passenger, finito al centro delle polemiche per la scelta di fare mangiare a Baby Yoda delle uova di una specie in via d’estinzione, che ha causato l’irritazione di molti:

Oh, la cancel culture. Guardate, Mando deve mangiare, Yoda deve diventare forte. È solo questo. Io sono tipo, “Yoda, fai le tue cose.” La creatura (Frog Lady) doveva essere dove aveva bisogno di essere con le uova. Va tutto bene. È stato bellissimo. Penso che sia divertente, perché in un certo senso, The Mandalorian, credo, è leggermente più vicino a Chaos Walking (il suo prossimo film, ndr), per via della sua atmosfera western.

In conclusione, vi ricordiamo che trovate The Mandalorian, Star Wars: L’ascesa di Skywalker e tutti gli altri episodi della saga creata da George Lucas sulla piattaforma streaming Disney+.

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Loki: recensione in anteprima dei primi due episodi della serie Disney+

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Avevamo lasciato Loki ancora una volta in fuga, dopo aver fortunosamente sottratto il Tesseract agli Avengers al termine della battaglia di New York rivisitata in Avengers: Endgame, costringendo gli eroi a un lavoro extra per recuperare il manufatto. Con il Marvel Cinematic Universe di nuovo ai nastri di partenza dopo la pandemia, ritroviamo il Dio dell’Inganno in Loki, nuova serie Disney+ che porta il suo nome e che vede Tom Hiddleston protagonista assoluto, affiancato da Owen WilsonGugu Mbatha-Raw e Sophia Di Martino. Abbiamo avuto la possibilità di vedere in anteprima i primi due episodi della serie, che debutterà il 9 giugno su Disney+, con pubblicazione a cadenza settimanale delle sei puntate totali.

Loki: la nuova serie Disney+, in viaggio nel tempo e nello spazio

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Judge Renslayer in Loki. Photo by Chuck Zlotnick.

Ritroviamo Loki nuovamente prigioniero, stavolta della cosiddetta Time Variance Authority (TVA), organizzazione che opera lungo l’intero arco dello spazio-tempo, con il compito di garantire la stabilità della varie linee temporali. A occuparsi del caso del Dio dell’inganno è Mobius M. Mobius (Owen Wilson), agente dell’organizzazione che mette il temibile fratello di Thor davanti a un bivio dall’esito scontato: essere definitivamente distrutto o aiutare la TVA a riparare ai danni da lui stesso causati. Sfruttando la sua abilità di mutaforma, Loki comincia a viaggiare lungo il tempo e lo spazio, per fermare una minaccia a lui familiare.

Nel corso di un’intervista concessa a Empire, Kevin Feige ha dichiarato che Loki sarà lo show col maggiore impatto sul Marvel Cinematic Universe. Nonostante gli svariati spunti messi in campo da WandaVision e The Falcon and the Winter Soldier, i primi due episodi della serie sembrano dare ragione al direttore creativo dei Marvel Studios, dal momento che fin dai minuti iniziali dello show ci viene descritto con dovizia di particolari il non semplice meccanismo dei multiversi, che sarà alla base del futuro di questo universo narrativo. Partendo da solide fondamenta fantascientifiche, Michael Waldron imbastisce uno show dalle spiccate potenzialità comiche, esaltato da un sempre efficace Tom Hiddleston e dai suoi duetti con Owen Wilson, pienamente a suo agio nel ruolo di spalla. Al tempo stesso, la Marvel percorre la stessa strada già intrapresa da Disney con Crudelia, approfondendo le sfumature caratteriali di uno dei primi villain di questo universo.

L’egocentrismo di Loki come chiave narrativa dello show

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Owen Wilson in Loki. Photo courtesy of Marvel Studios.

L’egocentrismo di Loki diventa chiave narrativa della serie, che scandaglia i principali difetti del villain (uno su tutti, l’atavica inaffidabilità) e al tempo stesso lo umanizza, confermando di fatto l’adagio secondo cui gli antagonisti sono spesso molto più interessanti degli eroi. Quella che inizialmente può apparire come una sorta di rivisitazione in chiave Marvel della celebre serie sui viaggi temporali Quantum Leap (distribuita in Italia con il titolo In viaggio nel tempo) diventa con il passare dei minuti una vera e propria lotta del protagonista contro se stesso, sia in senso letterale (il Dio dell’inganno deve fare i conti con le altre sue emanazioni), sia dal punto di vista metaforico, con Loki forzato a confrontarsi con il suo modo di pensare e di agire in un percorso di presa di coscienza dei propri vizi e delle proprie opacità.

Nel corso della serie, Loki viene spesso chiamato con una parola che negli ultimi tempi sentiamo spesso, e quasi sempre con una connotazione negativa: Variante. I primi due episodi dello show ci mostrano però anche l’accezione più positiva di questa parola, con le svariate trasformazioni del villain che acquistano sempre più spazio all’interno delle dinamiche narrative e che con ogni probabilità, grazie al misterioso personaggio di Sophia Di Martino, diventeranno il fulcro per una riflessione moderna e tutt’altro che banale sull’identità. La variante Loki non è quindi solo un’anomalia temporale da comprendere e gestire, ma anche un essere vivente che muta e si trasforma radicalmente, anche se non ci è ancora dato sapere in quale direzione.

Fra commedia e fantascienza

Photo by Chuck Zlotnick.

Nei primi due episodi di Loki non mancano momenti divertenti, sequenze d’azione di buona fattura e anche qualche momento troppo bizzarro anche per uno show del genere, come la visita a Pompei in occasione dell’eruzione che distrusse la città. Attendiamo inoltre il proseguimento dello show per scoprire di più sui personaggi di Gugu Mbatha-Raw e Richard E. Grant, finora utilizzati col contagocce. Nonostante qualche passaggio a vuoto e le traiettorie ancora imprevedibili del racconto e del suo protagonista, Loki conferma l’altissima qualità delle serie Disney+, ormai colonne portanti del Marvel Cinematic Universe al pari dei progetti cinematografici, che presto torneremo a gustare sul grande schermo.

Overall
7.5/10

Verdetto

I primi due episodi di Loki pongono le basi per uno show in perfetto equilibrio fra commedia e fantascienza, in grado di umanizzare uno dei più temibili villain del Marvel Cinematic Universe.

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Crudelia: recensione del film con Emma Stone ed Emma Thompson

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Crudelia

Dopo la trasposizione animata del romanzo di Dodie Smith La carica dei 101 e il remake live-action con protagonista Glenn Close La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera, torna al cinema con Crudelia l’iconica villain Crudelia De Mon, che anche nell’adattamento italiano viene stavolta chiamata con il suo nome originario, cioè Cruella de Vil. A dare volto e corpo a questo celeberrimo personaggio è Emma Stone, protagonista di una vera e propria origin story che ci racconta la genesi e la trasformazione dell’antagonista per eccellenza dei cuccioli di dalmata che abbiamo conosciuto e amato. Crudelia è uno dei titoli di punta per la ripartenza della Disney ed è perciò distribuito in forma ibrida: dal 26 maggio in sala e a partire dal 28 maggio su Disney+, a pagamento con accesso VIP.

Crudelia: la nascita di una villain

Crudelia

Photo by Laurie Sparham. © 2021 Disney Enterprises

Fin dal momento della sua nascita, Estella de Vil è una persona speciale. I suoi capelli, naturalmente bianchi e neri, non sono infatti solo un riferimento alle caratteristiche macchie della razza canina con cui si confronterà da adulta, ma anche una stranezza da nascondere e al tempo stesso da abbracciare, simbolo della dualità del suo spirito. Dopo l’infanzia, segnata dalla ribellione e dal lutto, ritroviamo nella Londra degli anni ’70 la giovane Estella, in bilico fra il suo passato da piccola criminale e il suo talento per la moda. Il fortuito incontro con l’icona del settore, la Baronessa von Hellman (una sontuosa Emma Thompson) le permette di avere la sua grande chance come stilista. I fantasmi del passato non tardano però a riaffiorare e a fare emergere la sua parte malvagia. Estella si trasforma così in Cruella, la criminale senza scrupoli che abbiamo imparato a conoscere e temere.

Fin dalla pubblicazione del trailer, molti avevano avuto l’impressione di essere di fronte a un curioso ibrido fra Il diavolo veste Prada, celebre commedia ambientata nel mondo della moda con protagonista Anne Hathaway, e Joker, l’opera di Todd Phillips che ha brillantemente raccontato le origini dell’inquietante nemico di Batman, grazie anche alla strabiliante performance di Joaquin Phoenix. Per una volta, le prime impressioni coincidono perfettamente con quello che troviamo sullo schermo. E questo non è per forza un bene. È infatti evidente l’intento del regista Craig Gillespie (già dietro alla macchina da presa per gli acclamati Lars e una ragazza tutta sua e Tonya) di seguire la strada tracciata dalle due opere sopracitate, al punto che nel duplice ruolo di autrice della storia e di produttrice esecutiva troviamo Aline Brosh McKenna, che aveva già firmato la sceneggiatura di Il diavolo veste Prada.

Fra Joker e Il diavolo veste Prada

Photo by Laurie Sparham. © 2021 Disney Enterprises

Crudelia si trova a compiere un lavoro non facile: costruire un accettabile arco narrativo per Estella/Cruella, ribaltando le dinamiche classiche del romanzo di formazione, mantenere i toni della commedia cari a Disney, anche puntando sul mondo della moda, e trasformare un’accattivante outsider, con cui è facile entrare in empatia, nella cattiva per antonomasia, nemica giurata dei dalmata. Obiettivi che, al netto di qualche difetto, vengono tutti sorprendentemente raggiunti. Risultato che rende Crudelia uno dei live action Disney più convincente degli ultimi anni, anche e soprattutto dal punto di vista editoriale.

Gran parte del merito di questa impresa è delle performance delle due protagoniste, che nella parte centrale di Crudelia mettono in scena una godibile rimasticatura del duetto fra Meryl Streep e Anne Hathaway, a base di umiliazioni e stranezze, ma anche di crescita e apertura reciproca. Emma Stone rispolvera le doti brillanti su cui ha costruito la parte iniziale della sua carriera, mettendo la sua espressività al servizio di un personaggio sempre più eccentrico. Proprio come Meryl Streep, Emma Thompson è invece in perfetto equilibrio fra lo status di diva del suo mondo e il suo spregevole atteggiamento nei confronti di collaboratori e allieve. Per toni, atmosfere e lunghezza, questa fase del racconto rischia però più volte di mangiarsi il resto di Crudelia, togliendo spazio al bipolarismo della protagonista, evidente nella sua infanzia ma progressivamente accantonato, in nome di una più vaga sfumatura della sua personalità.

Crudelia: le strabilianti performance di Emma Stone ed Emma Thompson

Crudelia

Anche l’ambientazione nella Londra punk-rock anni ’70 è solamente accennata. A differenza del già citato Joker, il contesto sociale e culturale non appare determinante nella trasformazione della protagonista, che nei fatti è molto più consapevole e voluta di quanto saremmo portati a pensare. Rifacendoci alla storica critica a Shining di Stanley Kubrick firmata da Stephen King, secondo cui il lavoro del maestro americano non funzionava in quanto Jack Nicholson sembrava pazzo già dalla prima scena, allo stesso modo Estella è fin da subito Cruella, per via del suo vissuto infantile e della sua personalità difficilmente gestibile. Quella a cui assistiamo non è una caduta nel vortice della malvagità scatenata dall’oppressione, dal disagio e dalla mancanza di sostegno, quanto piuttosto un’occasione mancata per riprendere la strada della normalità, su cui si innestano peraltro dinamiche familiari decisamente forzate.

Al netto di risvolti narrativi abbastanza prevedibili e di alcuni personaggi secondari solamente abbozzati, Crudelia riesce a compensare con il proprio impatto visivo e con una convincente colonna sonora (in cui trovano spazio Doors, Queen, Nina Simone, Clash e il brano Smile, altro rimando a Joker) la sua scarsa originalità. Gillespie in particolare si conferma un’ottima guida per le proprie attrici. Dopo Tonya, che portò l’Oscar a Allison Janney e la nomination a Margot Robbie, ci troviamo infatti di fronte a un nuovo duello di bravura fra le protagoniste, che difficilmente sarà ignorato dai giurati dell’Academy. La lunga sfida fra Cruella e la Baronessa, a colpi di vestiti sfavillanti ed entrate in scena a effetto, nobilita Crudelia e ci consegna altri due notevoli, ambigui e sfaccettati personaggi femminili, a riprova del fatto che una visione meno fallocentrica dell’intrattenimento non è solo giusta, ma anche producente.

Crudelia: ci sarà un sequel?

Crudelia

Photo by Laurie Sparham. © 2021 Disney Enterprises

Crudelia ci restituisce una villain rinnovata nell’immagine e rinfrescata nei contenuti, ma comunque fedele al personaggio che abbiamo conosciuto negli altri adattamenti. Un triplo centro per la Disney, che si assicura l’interesse dei fan adulti, quello dei più giovani, in cerca di narrazioni meno ovattate e sognanti, e la possibilità di espandere ulteriormente dei personaggi che erano fermi da più di 20 anni, più precisamente dal dimenticabile La carica dei 102 – Un nuovo colpo di coda. Adesso c’è una nuova cattiva in città, che con la sua dirompente vena fashion è pronta a sprigionare la sua rabbia e la sua follia contro il prossimo, accompagnata dai fidi Horace (un ottimo Paul Walter Hauser) e Jasper. Non penserete davvero che sia finita qui?

Overall
7/10

Verdetto

Crudelia adempie al proprio compito di origin story, consegnandoci una villain rinnovata nel look e nei contenuti. L’originalità non è certamente il piatto forte, ma le due protagoniste e il formidabile impatto visivo e sonoro compensano i difetti narrativi.

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Jungle Cruise: nuovo trailer del film con Dwayne Johnson ed Emily Blunt

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Jungle Cruise

È stato pubblicato il nuovo trailer di Jungle Cruise, film Disney diretto da Jaume Collet-Serra e con protagonisti Dwayne Johnson ed Emily Blunt, che debutterà il 28 luglio nelle sale italiane e dal 30 luglio su Disney+ con Accesso VIP. Le due star hollywoodiane interpreteranno lo spericolato capitano Frank Wolff e un’intrepida ricercatrice, la dottoressa Lily Houghton, in un racconto ispirato alla celebre attrazione di Disneyland. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che vedremo sul grande schermo.

Dwayne Johnson ed Emily Blunt nel nuovo trailer di Jungle Cruise

Jungle Cruise è diretto da Jaume Collet-Serra e interpretato da Dwayne Johnson, Emily Blunt, Edgar Ramirez e Jack Whitehall, con Jesse Plemons e Paul Giamatti. Il film è prodotto da John Davis e John Fox di Davis Entertainment, Dwayne Johnson, Hiram Garcia e Dany Garcia di Seven Bucks Productions, e Beau Flynn di Flynn Picture Co., mentre Scott Sheldon e Doug Merrifield sono i produttori esecutivi. La sceneggiatura è firmata da Michael Green e Glenn Ficarra & John Requa, da un soggetto di John Norville & Josh Goldstein e Glenn Ficarra & John Requa. Questa la sinossi ufficiale:

Da Londra, in Inghilterra, Lily parte per la foresta amazzonica e recluta Frank per guidarla lungo il corso del fiume con La Quila, la sua barca diroccata ma affascinante. Lily è determinata a scoprire un antico albero con straordinarie capacità curative, in grado di cambiare il futuro della medicina. Durante questa epica ricerca, l’improbabile duo incontra innumerevoli pericoli e forze soprannaturali, nascosti nell’ingannevole bellezza della rigogliosa foresta pluviale. Ma quando vengono svelati i segreti dell’albero perduto, la posta in gioco per Lily e Frank diventa sempre più alta e il loro destino e quello dell’umanità sono appesi a un filo.

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