Ice Cream Man Ice Cream Man

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Ice Cream Man: il trailer italiano del film di Eli Roth

Midnight Factory diffonde il trailer italiano e il teaser poster di Ice Cream Man, l’horror scritto e diretto da Eli Roth al cinema dal 29 ottobre.

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Midnight Factory ha diffuso il trailer italiano e il teaser poster di Ice Cream Man, l’horror scritto e diretto da Eli Roth in arrivo nelle sale italiane il 29 ottobre, a ridosso di Halloween. Il gelataio del titolo ha il volto di Ari Millen, attore canadese noto soprattutto per la serie Orphan Black, per la quale ha vinto un Canadian Screen Award nel 2016.

Il nuovo trailer di Ice Cream Man

Questa la sinossi ufficiale del film:

Tra giochi all’aperto e momenti di buon vicinato, le giornate scorrono serene nella ridente Bayleen Bay. L’idillio è tuttavia destinato a tramutarsi in incubo quando in città giunge un inquietante gelataio, i cui coni, una volta gustati, tramutano i bambini del posto da innocenti angioletti a spietati angeli della morte.

La distribuzione ha scelto di far circolare il trailer in due tagli distinti: uno “parzialmente scremato”, con le immagini più esplicite attenuate, e uno “intero”, che non nasconde nulla della violenza messa in scena. Una doppia versione che racconta bene il registro del film, sospeso tra brutalità e ironia. Per Eli Roth — già autore di Cabin Fever, Hostel e del recente Thanksgiving — si tratta di un progetto coltivato per oltre vent’anni e finalmente realizzato attraverso la sua etichetta indipendente The Horror Section. Del film era già stato diffuso in primavera un primo teaser trailer.

Ice Cream Man arriverà nelle sale italiane il 29 ottobre distribuito da Midnight Factory.

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L’estranea: recensione del film di Paolo Strippoli

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L'estranea

Il controllo può essere una guida, una soluzione e persino un conforto. Ma può anche trasformarsi in aspirazione impossibile da raggiungere, in ossessione e in autodistruzione, soprattutto per una madre. Lo sa bene Anna (Jasmine Trinca), madre di un figlio e una figlia talentuosi rispettivamente nello sport e nello spettacolo, pilastro di una famiglia in ascesa della Bari bene, guidata da Walter Colonna (Adriano Giannini). Il fato sfugge però a qualsiasi tipo di controllo, e davanti alla possibilità di perdere la figlia Anna stipula un patto col Diavolo, o meglio con L’estranea, mefistofelico e misterioso personaggio interpretato da Valeria Bruni Tedeschi. È l’inizio di una storia familiare sempre più tormentata e tragica, che Anna decide di rivelare nei dettagli alla figlia ormai cresciuta Alice (Romana Maggiora Vergano), mentre su Roma infuria un diluvio di proporzioni bibliche.

Di pioggia se ne intende Paolo Strippoli, che ha incentrato su questo fenomeno atmosferico il suo primo film in solitario Piove, mettendola in scena anche nell’opera successiva La valle dei sorrisi. Una pioggia che odora di Apocalisse, ma che arriva anche a purificare i protagonisti di una storia di colpe e di compromessi, di lutti e di salvezze, di amore e di crescente disperazione. Una storia dell’orrore insomma, nonostante in sede di campagna promozionale, e anche a Venezia 83 dove L’estranea è stato presentato in Concorso, si sia cercato di prendere le distanze dalla definizione di horror, genere peraltro premiato con alcuni dei migliori risultati al botteghino degli ultimi anni.

L’estranea: la nuova mefistofelica storia dell’orrore di Paolo Strippoli

L'estranea

Al di là della sua classificazione, L’estranea è la conferma definitiva del talento di Paolo Strippoli, che non fallisce l’esame con una produzione ambiziosa e un cast di primissimo ordine, dimostrando di poter ambire a confrontarsi con i grandi maestri del cinema di genere italiano. È raro infatti riscontrare nell’asfittica produzione nostrana una tale abilità nel fare deflagrare microcosmi, una profondità di sguardo capace di fondere il fantastico con vizi e contraddizioni tipicamente terreni e soprattutto un gusto così raffinato per l’immagine, in grado di trasformare una scena altrimenti ordinaria in un momento di grande impatto emotivo per lo spettatore. Ne sono un fulgido esempio due scene in particolare, entrambe organizzate per contrasto: la festa iniziale nella villa dei Colonna che diventa pura angoscia, con gli abiti bianchi che si macchiano di sangue sulle note dell’ipnotica Narcotic dei Liquido, e la disperazione della stessa Anna, imprigionata nei caroselli per la vittoria dell’Italia ai Mondiali del 2006 proprio nel momento in cui dovrebbe correre in ospedale.

Due perle di regia di un’opera che però non vive solo di momenti estemporanei, ma al contrario riesce a generare una crescente tensione, grazie a un’ottima scrittura e alle notevoli prove del cast. In particolare, spiccano la sempre più poliedrica e spiazzante Jasmine Trinca e la strepitosa Valeria Bruni Tedeschi, nei panni di una villain che nel cinema italiano non si vedeva dai tempi dello Zingaro di Luca Marinelli ne Lo chiamavano Jeeg Robot. È proprio l’estranea a dettare tempi, regole e registri di un racconto sempre più angosciante, in cui Anna deve confrontarsi con le difficili scelte che le impone questa demoniaca entità e con le conseguenze di esse. Accanto al fantastico scorre però la vita con le sue amarezze: il bullismo, la discriminazione sessuale (demolita da una strepitosa sequenza di coming out), le difficoltà economiche, l’illusorio fascino dell’approvazione sociale, i sogni infranti e le batoste imprevedibili.

Una formidabile Valeria Bruni Tedeschi

Non è un caso che il titolo scelto per la distribuzione internazionale de L’estranea sia The Spiral: la spirale infatti è un simbolo ricorrente del racconto (nelle nuvole, nei nidi di insetti, persino nelle liquirizie che Anna ama) e al tempo stesso la rappresentazione più fedele del lacerante viaggio della protagonista, che sembra sempre sul punto di trovare la via d’uscita, salvo poi ritrovarsi in una situazione ancora più sconfortante, sempre più vicina al centro in cui alberga il male assoluto. Un materiale che Paolo Strippoli dimostra di saper maneggiare, destreggiandosi abilmente fra diverse possibili suggestioni orrorifiche, ma lasciando al contempo una giusta dose di ambiguità sulla natura del personaggio di Valeria Bruni Tedeschi, che per il tenebroso fascino, la costante ironia e i devastanti poteri ricorda la Amy Madigan del sorprendente Weapons.

L’estranea abbraccia il gotico e le sue tipiche storie fantastiche, dove le parole e le suggestioni sono ancora più importanti degli eventi, ma al tempo stesso racconta un’Italia ancora oggi più realistica di quanto vorremmo ammettere, fatta di chiusura mentale, di immagini pubbliche impeccabili dietro a cui si celano famiglie disastrate, di figli schiacciati dalle ambizioni paterne e di genitori incapaci di comprenderli. Il tutto in un climax di opprimente orrore e sconfortante malvagità, che confluisce in un epilogo destinato a fare discutere. La ciliegina sulla torta di un’opera da difendere e da valorizzare, che per una volta ci fa essere orgogliosi del cinema di genere italiano.

L'estranea

L’estranea arriverà l’8 ottobre nelle sale italiane, distribuito da 01 Distribution.

Consigliato dalla redazione
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8/10
Il voto di Marco Paiano
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Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte, recensione del film di Jane Schoenbrun

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Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte

Lo slasher è la quintessenza cinematografica della morte, ma allo stesso tempo è uno dei sottogeneri più vitali e mutevoli. Ne abbiamo avuto conferma con due franchise storici come Scream e Halloween, che continuano a mietere vittime sul grande schermo, e anche con una saga nuova di zecca come Terrifier, capace di proiettare il proprio protagonista Art the Clown nell’Olimpo delle icone horror. A ribadire il concetto arriva Jane Schoenbrun con il suo sorprendente Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte, che interseca le dinamiche tipiche dello slasher con un’originale riflessione metacinematografica a tinte queer sulla scoperta di se stessi e della propria sessualità. Un’opera che ha avuto l’onore di aprire la sezione Un Certain Regard del 79esimo Festival di Cannes, e che conferma il talento mostrato da Jane Schoenbrun nella sua precedente opera Ho visto la TV brillare.

Al centro della vicenda c’è il Camp Miasma evocato dal titolo, che è il nome e la principale location di un franchise slasher con diversi punti di contatto con Venerdì 13. Il villain di questa serie di film è Little Death, personaggio dalla marcata dimensione sessuale: il suo nome allude infatti alla cosiddetta petite mort, espressione che si riferisce alla sensazione tipica del post orgasmo; Little Death è inoltre stato cresciuto dai genitori sia come ragazzo sia come ragazza, prima di essere ucciso per annegamento da alcuni campeggiatori transfobici nei pressi del lago. Da quel momento, il villain risorge dal lago per mietere vittime, alla maniera dell’indimenticabile Jason Voorhees. Una premessa che esplicita fin dal principio le intenzioni di Jane Schoenbrun, regista transgender dalla spiccata passione per l’horror cinematografico e televisivo.

Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte, un sorprendente horror queer metacinematografico

Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte

Come spesso accade, con il passare degli anni e dei capitoli, Camp Miasma si accartoccia su se stesso, perdendo progressivamente qualità e interesse del pubblico. Per tentare di rilanciare il franchise, adattandolo alla sensibilità moderna e rimuovendo i suoi aspetti più transfobici, viene assunta la regista queer Kris Williams (Hannah Einbinder), Da grande fan della saga, quest’ultima è interessata a riportare in scena la prima final girl, Billy Presley (Gillian Anderson). Durante la fase di pre-produzione, Kris riesce a trovare Billy, ritiratasi dopo quel suo folgorante esordio sul grande schermo. Con rammarico e un velo di tristezza, la regista scopre che Billy vive ancora nelle location di Camp Miasma, in bilico fra reminiscenze di divismo e decadenza, come l’indimenticabile Norma Desmond di Viale del tramonto. Il rapporto fra le due si intensifica sempre di più, portando Kris a riconsiderare il rapporto col film, con la propria sessualità e con il mondo che la circonda.

Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte si apre come un curioso mix fra il già citato Venerdì 13 e le riflessioni meta di Scream, mettendo in scena un compendio sullo slasher, focalizzato soprattutto sulle sue venature più comiche e sui risvolti maggiormente tossici e sessuofobici. Un rimpallo fra finzione e realtà che farà sicuramente la gioia degli appassionati di horror, ma che non rappresenta il vero cuore del film. Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte è infatti prima di tutto una storia di transizione, in cui Jane Schoenbrun riversa gran parte della propria esperienza personale: il cinema e in particolare il genere come terreno di autoanalisi, l’esplorazione di se stessi anche attraverso le emozioni più forti e viscerali, persino il poliamore praticato con orgoglio e compiacimento dalla regista. Non chiamatelo però film woke: Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte è infatti alimentato da un’ironia tagliente e raffinata, che si prende gioco anche e soprattutto dell’esplorazione sessuale della stessa regista, attraverso irresistibili dialoghi fra Kris e Billy.

Sfidare le convenzioni sociali e sessuali

Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte

La pellicola 35mm scelta dalla regista riverbera in un racconto in cui il cinema è analogico, tattile, imperfetto e di grana grossa. Un cinema in cui è bello perdersi, superando pregiudizi e vergogna e accettando finalmente ogni sfumatura di noi stessi. Ma proprio quando crediamo di poter incasellare Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte come horror comedy metacinematografica, con le fredde montagne della British Columbia a fare da sfondo a un rapporto sempre più caldo e passionale, Jane Schoenbrun imprime una svolta al racconto, conducendolo in territori che non esploravamo dai tempi del geniale Quella casa nel bosco. Il meccanismo di scatole cinesi e film nel film rischia di incepparsi, ma la regista è abile a mantenere sempre il controllo del racconto, grazie in particolare a una lodevole cura nei confronti dei personaggi, ottimamente interpretati da una mutevole Hannah Einbinder e dall’encomiabile Gillian Anderson, che danza fra malinconia, disincanto e ammaliamento.

Jane Schoenbrun gioca così su due campi, prendendo a calci da una parte le convenzioni sociali e sessuali, e sfidando al tempo stesso a viso aperto le regole e le caratteristiche di un genere che dimostra di conoscere a fondo e di amare. La finzione irrompe nella realtà, il gioco cinefilo diventa a sua volta racconto e il fantastico si trasforma in teatro per accettare la propria identità e comprendere il proprio posto nel mondo. Il risultato è un’opera spassosa ma mai ridicola, teorica ma non accademica, romantica ma tutt’altro che stucchevole, sanguinosa ma sempre vitale. Un racconto sfuggente e prismatico, che ci ricorda che siamo fatti dei film che vediamo, invitandoci ad amarli, esplorarli e persino a farci l’amore.

Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte è attualmente in programmazione nelle sale italiane, distribuito da MUBI.

8/10
Il voto di Marco Paiano
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L’estranea: il trailer del film di Paolo Strippoli

Dopo il concorso di Venezia 83, L’Estranea di Paolo Strippoli va al Toronto International Film Festival nella sezione Midnight Madness. Online la prima clip inedita del film, in sala dall’8 ottobre.

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L'estranea

È disponibile online il trailer ufficiale de L’estranea, nuovo film di Paolo Strippoli. Dopo l’anteprima mondiale in Concorso alla 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, L’estranea di Paolo Strippoli proseguirà il proprio percorso internazionale al Toronto International Film Festival, dove sarà presentato il 13 settembre nella sezione competitiva Midnight Madness, dedicata al cinema di genere e in corsa per il People’s Choice Award. L’estranea uscirà nelle sale italiane l’8 ottobre.

Il trailer ufficiale de L’estranea

Questa la sinossi ufficiale del film:

Una donna si presenta all’improvviso a casa di sua figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea. Un segreto custodito troppo a lungo, che ora torna a reclamare il suo prezzo.

Cast, produzione e percorso festivaliero

Strippoli firma la regia e, insieme a Salvatore de Chirico, la sceneggiatura. Gli interpreti principali sono Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. La fotografia è di Cristiano Di Nicola, il montaggio di Federico Palmerini, le musiche originali di Robin Coudert (ROB), i costumi di Susanna Mastroianni, la scenografia di Marcello Di Carlo e la supervisione degli effetti visivi di Giuseppe Squillaci.

L’estranea è prodotto da Marina Marzotto e Mattia Oddone per Propaganda Italia con Rai Cinema, in associazione con Dinamo Film, in coproduzione con Kazak Productions (Francia) e Tarantula (Belgio). Le vendite internazionali sono affidate a Le Pacte. In Italia il film uscirà in sala l’8 ottobre con 01 Distribution.

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