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James Bond: secondo Eva Green, 007 dovrebbe essere sempre un uomo

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Il panorama cinematografico internazionale sta vivendo un periodo di profonda evoluzione, stimolato anche dalla sempre più urgente necessità di una maggiore attenzione nei confronti del tema della parità di genere. Fortunatamente, le donne stanno trovando più spazio fra le pieghe dell’industria cinematografica, e sta diventando sempre più frequente vedere efficaci personaggi femminili protagonisti di grandi produzioni internazionali (pensiamo per esempio a Wonder Woman e Captain Marvel) o assistere addirittura a operazioni di gender swap, ovvero lo slittamento del genere di un personaggio o di un gruppo di personaggi, operazione effettuata recentemente per Ghostbusters e Doctor Who. Sulle ali di questo vento di cambiamento, si è ipotizzato anche un cambio di genere per uno dei personaggi più celebri e apprezzati dell’intera storia del cinema, ovvero James Bond, che dopo il prossimo film Bond 25 dovrebbe avere un nuovo volto.

Sulla questione è intervenuta una delle Bond girl più apprezzate dell’intera saga, ovvero la splendida Eva Green, che ai margini della presentazione dell’imminente Dumbo di Tim Burton ha espresso un’opinione sfavorevole a questa ipotesi. Come riportato da Vanity Fair, l’interprete dell’indimenticabile Vesper Lynd ha infatti dichiarato:

Sono per le donne, ma penso davvero che James Bond dovrebbe rimanere un uomo. Non ha senso per lui essere una donna. Le donne possono interpretare diversi tipi di personaggi, possono essere in film d’azione ed essere supereroi, ma James Bond dovrebbe sempre essere un uomo, e non essere Jane Bond. C’è una storia con un preciso personaggio, che dovrebbe continuare e dovrebbe farlo con un uomo.

Eva Green dice la sua sul James Bond di Daniel Craig
Eva Green

Anche se non è fra le sostenitrici di un cambio di genere dell’agente 007, Eva Green apprezza il percorso delle Bond girl nella saga:

Adoro il fatto che le Bond girl si siano evolute. Inizialmente avevo delle riserve sulla possibilità di interpretare una di loro, perché non volevo fare la bambola. Le donne però ora sono percepite in modo diverso. Sono intelligenti, sfacciate e affascinanti. Ho amato interpretare Vesper. È l’unica a toccare il cuore di Bond e ha un grande impatto sulla sua vita.

In conclusione, Eva Green ha inoltre espresso apprezzamento per il James Bond di Daniel Craig:

Ha reso James Bond più umano. Lo vediamo imperfetto e vulnerabile. È il miglior James Bond che abbiamo mai visto.

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Trieste Science+Fiction Festival: al via la 21° edizione

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Trieste Science+Fiction Festival

Si apre oggi la 21° edizione del Trieste Science+Fiction Festival, la più importante manifestazione italiana dedicata alla fantascienza e a tutte le declinazioni del fantastico. La rassegna proseguirà fino a mercoledì 3 novembre, e sarà possibile seguirla in modalità ibrida. Tre le sale dedicate all’evento: il Politeama Rossetti e il Cinema Ariston, entrambi a Trieste e la Sala Web di SciFiClub, piattaforma streaming permanente curata dal Science+Fiction su MYmovies.

La serata di inaugurazione del Festival si terrà mercoledì 27 ottobre alle 20.00 al Politeama Rossetti: dopo la cerimonia inaugurale, sarà proiettato in anteprima italiana il film di apertura della 21° edizione del Trieste Science+Fiction Festival, cioè The Last Journey di Romain Quirot, con protagonista Jean Reno, film francese di fantascienza che affronta importanti tematiche ambientali. Alle 22.30, il programma prevede invece l’anteprima di Night Raiders di Danis Goulet, con protagonista Amanda Plummer, che sarà disponibile anche sulla piattaforma streaming SciFiClub su MYmovies. Si tratta di un dramma distopico al femminile che parla di resilienza, coraggio e amore.

Trieste Science+Fiction Festival:il meglio della fantascienza in sala e in streaming

Organizzato da La Cappella Underground, il Trieste Science+Fiction porta nel capoluogo giuliano, e per il secondo anno consecutivo anche in streaming, le migliori produzioni di genere fantastico, con oltre 40 anteprime cinematografiche mondiali, internazionali e nazionali suddivise tra film, cortometraggi e documentari in tre concorsi principali: il Premio Asteroide e i due concorsi Méliès d’argent della MIFF, la federazione europea Méliès dei festival di cinema fantastico (Méliès International Festivals Federation). La sezione Spazio Italia, infine, raccoglie il meglio dell’underground del cinema fantastico italiano.

Sarà presente al Trieste Science+Fiction anche la regista, sceneggiatrice e attrice Sabina Guzzanti, che presenterà il suo romanzo d’esordio 2119. La disfatta dei sapiens al pubblico del festival domenica 31 ottobre alle 17.30 presso il Cinema Ariston. Si tratta di un’opera che guarda alla grande letteratura distopica classica (da 1984 a Fahrenheit 451) e affronta temi di straordinaria modernità, quali il mutamento climatico, la concentrazione della ricchezza, la dipendenza dalla tecnologia: un debutto letterario ironico, visionario e appassionante. Sabina Guzzanti sarà presente alla manifestazione triestina anche in veste di giurata del Premio Asteroide, riconoscimento internazionale che ogni anno il festival dedica al miglior film di genere fantascienza, horror e fantasy in concorso realizzato da registi emergenti.

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Petite Maman: recensione del film di Céline Sciamma

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Petite Maman

Dopo il successo planetario di Ritratto della giovane in fiamme, Céline Sciamma torna dietro la macchina da presa con una pellicola suggestiva, politica e intima, Petite Maman, applaudita all’ultimo Festival di Berlino. Distribuita in Italia da Teodora Film e MUBI, Petite Maman è stata presentata in anteprima durante Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma. 

Da sempre attenta al mondo dei giovanissimi e al tema dell’identità femminile, Sciamma torna alle atmosfere di Tomboy, uno dei suoi film più amati, dimostrando ancora una volta una sensibilità fuori dal comune. Petite Maman ha per protagonista Nelly, una bambina di otto anni che dopo la morte della nonna passa qualche giorno nella casa di campagna dove è cresciuta la madre, Marion. Nelly esplora la casa e il bosco che la circonda, dove sua madre giocava da bambina e dove aveva costruito la casetta di legno di cui aveva sentito tanto parlare. Dopo che la madre va via all’improvviso, Nelly incontra nel bosco una bambina della sua età che si chiama proprio Marion e sta costruendo una casetta di legno. 

Petite Maman: recensione del film di Céline Sciamma

Céline Sciamma

Céline Sciamma confeziona una storia delicata che si sublima nell’incontro tra due bambine, due specchi umani, due individui, Nelly e Marion. Quel che seduce della storia così particolare che ha scritto e diretto Sciamma è una pervicacia dell’assenza che si insinua in ogni fotogramma: nelle scene, soprattutto quelle girate negli interni, si percepisce la mancanza di qualcosa, il silenzio lambisce e incornicia la storia, e lo sguardo della regista si focalizza ora sulle bambine, ora sulla casa vicino il bosco che ospita Nelly, una dimora abitata da una presenza-assenza, da un sentimento, da un lutto, da un realismo magico che pervade anche l’intero film. 

Petite Maman è un lavoro che imperversava nella mente della regista mentre girava Ritratto della giovane in fiamme. Ma è stato poi girato dopo il primo lockdown. L’elemento più detonante è l’aspetto dell’incontro, del viaggio temporale, che diventa una strada da percorrere: “Vengo dalla strada dietro di te”, dice Nelly prima di rivelare la verità. Una strada che la conduce dalla sua vita, dal suo tempo, ad un momento diverso, in cui sua mamma, Marion, ha la sua stessa età e vive in quella stessa dimora. Lo spazio si contrappone, si sovrappone, come anche i colori, gli spazi, i luoghi, i giochi, le abitudini, gli interni, che sono visibilmente cambiati, e le due bambine si ritrovano come due amiche che hanno solo il desiderio di giocare, di tracciare un vissuto, una ritualità, di colmare un vuoto. 

Inventare un’amicizia per sottrarsi al vuoto

“Tu non hai inventato la mia tristezza”, dice Marion a Nelly. Una frase potentissima che rimanda alle sensazioni che vivono e provano i bambini, come anche le paure: una delle paure più forti che pervade questo film è la tristezza degli adulti, quando i grandi che entrano in scena. La regista unisce due sguardi, quello femminile e quello infantile, che in fondo sono personaggi che non riescono quasi mai a dimostrare o a vivere la loro integrale individualità, e lo fa eliminando le gerarchie, creando una sorta di equilibrio, una genealogia orizzontale, tra madre e figlia. C’è un’intimità dello spazio, dell’infanzia stessa, ed è uno spazio e un tempo che non ha una connotazione precisa, uno spazio intimo, politico, evocativo, in cui l’immaginazione serve per compiere un viaggio nel tempo, per superare un lutto, inventare un’amicizia, imprevista, spontanea, per sottrarsi al vuoto. 

Non c’è magia, non ci sono varchi, solo una strada che si percorre che lega due mondi, due tempi diversi. 

Overall
8/10

Verdetto

Dopo il successo planetario di Ritratto della giovane in fiamme, Céline Sciamma torna dietro la macchina da presa con una pellicola suggestiva, politica e intima. 

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Dune: confermato il sequel del film di Denis Villeneuve

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Dune

Come auspicato dalla stragrande maggioranza del pubblico e degli addetti ai lavori, Dune di Denis Villeneuve avrà un sequel per il grande schermo. A confermarlo è la stessa Legendary Pictures sui propri account social, a cui hanno fatto seguito quelli dei principali interpreti coinvolti nel progetto. «Questo è solo l’inizio… Grazie a coloro che hanno visto Dune finora e a coloro che lo vedranno nei giorni e nelle settimane a venire. Siamo entusiasti di continuare il viaggio!», si legge nel tweet.

Appuntamento a ottobre 2023 per il sequel di Dune


Deadline ha fornito ulteriori dettagli sul progetto, che arriverà nelle sale il 20 ottobre 2023 e vedrà ancora coinvolto Denis Villeneuve come produttore, regista e co-sceneggiatore. Questa la dichiarazione del regista:

Ho appena ricevuto la notizia da Legendary che stiamo ufficialmente andando avanti con Dune: Part Two. Era un mio sogno adattare Dune di Frank Herbert, e devo ringraziare i fan, il cast e la troupe, Legendary e Warner Bros. per aver supportato questo sogno. Questo è solo l’inizio.

Questo invece il commento di Toby Emmerich, Presidente di Warner Bros Picture Group:

Denis Villeneuve ha realizzato un film che è sia visivamente straordinario che emotivamente coinvolgente, come dimostra il suo successo globale di critica e al botteghino Siamo entusiasti di continuare questo viaggio con Denis, il suo cast e la troupe, e i nostri partner di Legendary, e non vediamo l’ora di portare il prossimo capitolo di questo racconto epico nelle sale nell’ottobre 2023.

Ricordiamo che Dune è stato presentato fuori concorso durante Venezia 78 (qui la nostra recensione). Nel momento in cui scriviamo, il film ha incassato oltre 220 milioni di dollari nelle sale di tutto il mondo. Un risultato discreto, considerando il periodo pandemico e l’uscita posticipata negli Stati Uniti, dove Dune ha debuttato solo il 22 ottobre,

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