La donna che visse due volte torna al cinema dal 18 novembre

La donna che visse due volte torna al cinema dal 18 novembre

Fra i tanti capolavori di Alfred Hitchcock, La donna che visse due volte è certamente uno di quelli che stimola maggiormente l’amore e la curiosità dei cinefili. Un’opera complessa, contorta, avvolgente, che mette a nudo le fragilità e le ossessioni dell’uomo in un thriller dalla struttura a spirale, magistralmente interpretato da James StewartKim Novak. Grazie alla Cineteca di Bologna, da sempre attenta alla valorizzazione e alla salvaguardia del patrimonio cinematografico mondiale, dal 18 novembre questa pietra miliare tornerà al cinema in edizione restaurata, sprigionando nuovamente la sua ammaliante magia in sala.

La donna che visse due volte: l’immortale capolavoro di Alfred Hitchcock di nuovo in sala
La donna che visse due volte

Dopo il debutto in sala nel 1958, non esaltante dal punto di vista commerciale, La donna che visse due volte ha lentamente scavato un indelebile solco nell’immaginario cinefilo, diventando un fulgido esempio della tecnica hitchcockiana (memorabile il particolare effetto con cui è rappresentata la sensazione delle vertigini: una carrellata in avanti con contemporaneo zoom all’indietro) e dell’abilità del regista britannico nel mettere in scena la suspense. Dopo una lunga rincorsa, dal 2012 La donna che visse due volte occupa il primo posto della classifica dei migliori film di tutti i tempi secondo i critici, redatta con cadenza decennale dalla celebre rivista di settore Sight & Sound.

In conclusione, il link in cui trovare le sale e le giornate di programmazione del film e le parole scelte dalla stessa Cineteca di Bologna per introdurre il ritorno in sala de La donna che visse due volte.

“Nell’odissea dello spazio e del tempo, miseri amanti, immersi nella spirale di una città, San Francisco, vivono nel desiderio sempre umiliato di un paradiso terrestre impossibile” (Maurizio Del Ministro). Capolavoro tra i capolavori hitchockiani degli anni Cinquanta, di tutti il più esistenziale: sotto la vernice del Technicolor serpeggia il senso del disagio, dell’umana inadeguatezza, della ragione inservibile, delle passioni inutili, d’una tristezza che Truffaut arrivò a chiamare necrofilia. “Perché ci si insinua un sospetto: forse il solo amore eterno di cui siamo capaci è quello per chi non ci appartiene più. L’amore che non muore è l’amore per un fantasma” (Gianni Amelio). Il cinema, ovvero rendere tangibili le regole dell’attrazione: per il vuoto, per la schiena di Kim Novak bordata di seta verde.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.