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Interviste

Shorta: intervista al protagonista del film Jacob Lohmann

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Grazie a Blue Swan Entertainment, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Jacob Lohmann, attore danese protagonista dell’action crime danese Shorta, film di Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm disponibile da oggi su Amazon Prime Video e in home video a partire dal 26 maggio. Questa la sinossi del film:

I dettagli esatti di ciò che accadde a Talib Ben Hassi, 19 anni, mentre si trovava sotto custodia della polizia rimangono poco chiari. Gli agenti Jens (Simon Sears) e Mike (Jacob Lohmann) sono di pattuglia nel ghetto di Svalegården quando la radio annuncia la morte di Talib, facendo esplodere la rabbia repressa e incontrollabile dei giovani del quartiere, che ora bramano vendetta. Così all’improvviso i due poliziotti diventano un bersaglio facile e devono lottare con le unghie e coi denti per trovare una via d’uscita dal ghetto.

Shorta

Jacob Lohmann ha esordito parlando della sua preparazione per Shorta e della trasformazione fisica del suo personaggio:

La metamorfosi del mio personaggio non era descritta nella sceneggiatura, ma la solidità della scrittura ci ha portato a rendere questa trasformazione sullo schermo. Nel corso di Shorta, Mike passa dalla voglia di essere invisibile, di essere notato, al desiderio di essere invisibile. Ho avuto un bambino pochi mesi prima dell’inizio delle riprese, quindi non ho potuto allenarmi con un programma costante. Mi è stato comunque dato un programma personalizzato di allenamento da poter fare in casa, per circa 20 minuti al giorno. Il personaggio di Simon doveva sembrare atleticamente preparato, mentre Mike doveva dare l’impressione di essere un bar fighter, solamente più grosso di stazza.

L’attore ha poi continuato parlando del lavoro svolto insieme a Simon Sears per mettere in scena i rispettivi personaggi:

Non abbiamo creato back story per i nostri personaggi, perché gli sceneggiatori non credevano molto a questo tipo di approccio. Ho incontrato Simon per la prima volta ancora prima che ottenessimo i ruoli. Abbiamo svolto un workshop di due giorni a casa degli sceneggiatori, provando la prima scena della macchina. Precedentemente, avevo visto Simon solamente in uno show, ma non avevo dubbi del fatto che nella forza della sceneggiatura avremmo trovato le risposte a tutti i nostri dubbi. Mi sono trovato molto bene con lui e siamo ancora in contatto.

Shorta

Jacob Lohmann si è poi soffermato sulla situazione sociale in Danimarca, con enfasi particolare sulle minoranze etniche:

La Danimarca è una comunità estremamente piccola. I nostri problemi sono gravi, ma allo stesso tempo non lo sono, proprio perché siamo un piccolo stato. C’è un grande senso di comunità, che porta ad avere un’avversione verso tutto ciò che è estraneo. La Danimarca è un posto felice, dove tutto funziona, per cui gli estranei che arrivano secondo alcuni potrebbero rompere questo equilibrio. Tutto questo deriva da un’estrema ignoranza nei confronti delle altre culture. Ci sono molto supporter di Donald Trump. Si fa molta propaganda politica su di loro, sostenendo che gli stranieri devono essere allontanati. Durante le riprese di Shorta abbiamo avuto alcuni problemi, perché abbiamo girato in queste aree chiuse, i cui abitanti non sapevano che stavamo girando un film. Siamo stati anche aggrediti verbalmente, ed è stata una situazione veramente spiacevole, che ci ha fatto comprendere che purtroppo le situazioni descritte in Shorta sono realistiche.

L’attore ha poi espresso le sue sensazioni su una delle scene più potenti di Shorta, in cui vediamo un ragazzo di colore, tenuto a terra da un poliziotto, che sussurra “I can’t breathe”. Un’immagine che non può non ricordare quanto accaduto a George Floyd alcuni mesi dopo le riprese del film.

Quando abbiamo visto le immagini di George Floyd siamo rimasti scioccati. Ci siamo chiamati a vicenda e ci siamo chiesti cosa fare con quella scena. I produttori e gli sceneggiatori hanno fatto alcuni incontri per capire come affrontare questa sequenza, perché non volevamo che la promozione di Shorta si concentrasse solo su questo episodio. Inoltre, non volevamo che si pensasse che quella scena era stata girata dopo quell’evento, cosa che sarebbe stata assolutamente di cattivo gusto. Data la somiglianza fra finzione e realtà, ci siamo addirittura chiesti se per qualche motivo i poliziotti americani avessero visto il film. Alla fine si è deciso di tenere la sequenza esattamente com’era. Io sono contento di questa scelta, perché è una dimostrazione del fatto che quello che abbiamo rappresentato in Shorta non solo può succedere, ma è successo.

Successivamente, Jacob Lohmann ha parlato del lavoro di stunt fatto su Shorta:

La scena del combattimento è stata creata interamente dagli stunt-man, con un lavoro di coreografia lungo un giorno intero. Grazie alla regia, siamo riusciti a rendere ogni piccolo dettaglio da ogni inquadratura, pur utilizzando una sola macchina da presa. Il realismo di Shorta è stato ottenuto anche con trucchi abbastanza semplici, come un materasso posto dietro una porta, su cui ci lanciavamo. Se si lavora con intelligenza e un pizzico di creatività si possono ottenere buoni risultati, anche con un basso budget.

Insieme a Un altro giro, vincitore dell’Oscar al miglior film in lingua straniera, Shorta è l’ultimo di una serie di successi internazionali della Danimarca, che comprende anche la serie Netflix The Rain, a cui ha partecipato lo stesso Jacob Lohmann. Questo il pensiero dell’attore sull’industria cinematografica della sua nazione:

Il cinema danese di oggi risiede sulle spalle di grandi registi che sono riusciti a diffonderlo, come Lars von Trier o lo stesso Thomas Vinterberg. Nonostante Shorta sia il loro primo film, Frederik Louis Hviid e Anders Ølholm hanno quindi un importante background alle spalle. Abbiamo però un problema interno: una volta le produzioni teatrali erano molto più numerose di quelle cinematografiche e seriali, mentre adesso la situazione si è completamente ribaltata, con conseguenze negative sul teatro. Io sono comunque contento dei successi danesi e come attore posso trarne benefici.

Jacob Lohmann si è soffermato sulla metamorfosi del suo personaggio in Shorta:

Ci sono due momenti di transizione per Mike. Il primo è quando alla radio sente la notizia della morte di Talib, e di conseguenza capisce che la situazione diventerà estremamente difficile. Il secondo invece è il momento in cui la madre del ragazzo decide di prendersi cura di lui. Camminando nella sua stanza, capisce che avrebbe potuto essere suo figlio e ritrova il se stesso di 20 anni prima, quando non aveva ancora maturato tutto questo odio. Secondo me sono le persone che hanno vissuto entrambi questi punti di vista che riescono a dare un contributo al tema del razzismo.

In conclusione, l’attore ci ha parlato dei suoi prossimi progetti:

Sto girando per la tv danese una serie comedy drama su 8 persone guarite dal cancro, che però si ritrovano bloccate con le loro vite. Poi andrò in Islanda per girare un film di Hlynur Pálmason. Gli altri progetti sono ancora segreti, ma sono molto impegnato per il futuro.

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Piero Pelù. Rumore dentro: la nostra intervista al regista Francesco Fei

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Piero Pelù. Rumore Dentro

Presentato fuori concorso all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Piero Pelù. Rumore Dentro è il ritratto intimo che il regista Francesco Fei dedica a un momento cruciale nella vita dell’icona del rock italiano.

Il documentario arriverà nelle sale italiane il 10, 11 e 12 novembre, offrendo al pubblico la possibilità di accompagnare Pelù in un nuovo viaggio artistico e umano. Tutto ha origine nell’ottobre del 2022, quando durante una sessione di registrazione un improvviso shock acustico — dovuto a un errore tecnico nel cambio di cuffie — fa svenire l’artista, causando un danno permanente al nervo acustico. da quel momento inizia per Pelù una difficile battaglia interiore, che lo costringe a cancellare un tour già programmato e a fare i conti con la possibilità di dover interrompere la sua attività live. Quel rumore dentro si trasforma però in un’occasione di riflessione e rinascita. L’artista intraprende un percorso di rigenerazione che lo porta a scrivere un nuovo album, esplorando in profondità il proprio mondo interiore: la famiglia, la libertà, gli amici — tra cui i Litfiba —, il viaggio e, naturalmente, la musica.

Il film è arricchito da una straordinaria selezione di materiali provenienti dall’immenso archivio personale di Pelù, tra pellicole e video che ripercorrono la sua storia musicale fin dagli esordi.
scandito dal pellegrinaggio dei gitani a Saintes-Maries-de-la-Mer, in Camargue, in onore di Santa Sarah la Nera, Piero Pelù. Rumore Dentro si trasforma in un vero e proprio road movie dell’anima: una riflessione su oltre quarant’anni vissuti off road, nel segno della libertà e del coraggio che hanno sempre contraddistinto l’artista.

Ne abbiamo parlato con il regista Francesco Fei, che ci conduce dietro le quinte del film e ci racconta come sia riuscito a trasformare una ferita personale in un potente racconto di rinascita artistica e umana.

Francesco Fei ci parla di Piero Pelù. Rumore dentro


Piero Pelù. Rumore Dentro sarà nelle sale italiane dal 10 al 12 novembre, distribuito da Nexo Studios.

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Holland: il nostro incontro con Nicole Kidman, Gael García Bernal e Mimi Cave

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Holland

In occasione dell’uscita del film Holland (questa la nostra recensione), disponibile dal 27 marzo su Prime Video, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare la regista Mimi Cave e i protagonisti Nicole Kidman e Gael García Bernal. I tre ci hanno parlato di questo thriller ambiguo e sfuggente, ambientato nella pittoresca cittadina di Holland, in Michigan. Qui la vita della casalinga Nancy Vandergroot si sgretola in un vortice di segreti e sospetti, facendole capire che la realtà è ben diversa dalla cornice che la donna si è costruita.

Nicole, abbiamo questa vita idilliaca tra i tulipani e i mulini a vento di Holland, Michigan. Ma sotto la superficie, il tuo personaggio, Nancy Vandergroot, è convinta che ci siano dei segreti e si mette a indagare. Raccontaci un po’ di lei.

Nicole Kidman: «È una donna che ha un’idea ben precisa di cosa significhi vivere una vita idilliaca, tipo “casa con la staccionata bianca”. Ma sotto sotto è inquieta, ha un desiderio latente. E penso che sia lì che la troviamo all’inizio. Voglio sottolineare che quando si pensa a mulini a vento e tulipani, non si pensa subito a Holland, Michigan. [ride] Ed è proprio questo uno degli aspetti affascinanti dell’ambientazione, come ti spiegherà Mimi. È un luogo che ha qualcosa di fiabesco, di idilliaco, ma anche di un po’ surreale. Ed è un ottimo punto di partenza per un thriller, no?»

Mimi Cave: «Ero proprio a Holland, Michigan ieri sera per una proiezione, e abbiamo parlato molto di questo: perché Holland, Michigan? Credo che somigli molto a tante altre periferie americane, ma ha anche qualcosa di speciale. Hanno preservato tradizioni molto ricche: la parata del Tulip Time, il mulino… È come uno spaccato del passato, mantenuto vivo. È un’ambientazione davvero cinematografica, che aiuta molto a raccontare visivamente la storia».

Gael, il tuo personaggio, Dave, si ritrova coinvolto in quest’avventura con Nancy. Cosa vede in lei che lo spinge a seguirla?

Gael García Bernal: «C’è qualcosa di misterioso e magnetico in lei, ma allo stesso tempo una fiducia immediata e una semplicità. Dave, all’inizio, è un po’ solo, nel senso peggiore del termine: non riesce a connettersi con nessuno. E Nancy è l’unica che lo guarda, davvero lo guarda dentro. C’è una connessione immediata. E poi una cosa tira l’altra… [ride]»

Mimi, questo film è difficile da incasellare in un solo genere. Come lo descriveresti?

Mimi Cave: «Hai ragione, è difficile oggi. Ma tante storie ormai vengono raccontate in modi diversi, che sia in TV, al cinema o in streaming. La cosa bella è proprio poter mescolare i generi e toccare tanti punti emotivi diversi. Holland è un’esperienza movimentata: si spera che si rida, ci si spaventi, si resti col fiato sospeso… È un viaggio emozionante, da vivere fino in fondo».

Holland

Nicole, Nancy indossa costumi molto particolari. Quanto ha influito il guardaroba nel definire il personaggio?

Nicole Kidman: «Tantissimo. Avevamo una costumista fantastica, Susan Lyall. E trovare il personaggio, anche attraverso questo, è stato fondamentale. Mimi aveva un’idea molto forte dei colori e del modo in cui i costumi dovevano essere… restrittivi. Hanno un leggero senso di costrizione a volte, e poi c’è una sorta di liberazione. C’è anche un aspetto divertente, perché per quanto il film abbia questi colpi di scena e l’aspetto thriller, si deve anche ridere e divertirsi. E questo succede più o meno a metà del film. Cominci davvero a vedere l’aspetto del giallo, del divertimento, dell’investigazione. Poi piano piano tutto comincia a sfilacciarsi, e adoro quando ti ritrovi a dire: “Aspetta un attimo, tutto quello che pensavi di sapere non è affatto come sembra”. Quindi devi iniziare a guardare il film fin dall’inizio cercando gli indizi».

Gael, quali temi tratta Holland che ritieni particolarmente attuali?

Gael García Bernal: «Il tema dell’identità collettiva, di come viene costruita e di come si confronta con il mondo e con il passaggio delle persone. È tutto molto interessante e complesso. Ci sono molte cose che risuonano con l’attualità, l’identità messa in discussione, i cambiamenti».

Nicole, hai un approccio diverso come attrice quando sei anche produttrice?

Nicole Kidman: «Una volta che passo la palla, cerco di delegare alle persone intorno a me, così da essere totalmente un’attrice, in questa situazione. Perché è importante che la regista sia leader. Io sono lì come sua attrice, e lei mi sta plasmando e formando in quel senso. Abbiamo avuto delle situazioni in cui ci sono state delle crisi, come succede in ogni produzione. In quel caso allora devi mobilitare le tue risorse e anche intervenire, ma principalmente, gran parte del mio ruolo è riuscire a far partire il progetto, riuscire a sostenerlo. Oggi è molto difficile fare film, quindi poter dire a Mimi: “Possiamo finanziare e far partire il tuo film” è davvero un grande supporto, ed è questo che amo poter offrire. Poi mi calo nel ruolo di attrice e dico: “Ok, plasmatemi, guidatemi, datemi idee. Andiamo. Giochiamo.”. Perché alla fine stiamo giocando e dovrebbe essere divertente. Ci dev’essere un elemento di divertimento».

Holland

Com’è stato lavorare con questo cast incredibile?

Mimi Cave: «È stato emozionante. Conosciamo tutti i loro volti, il loro lavoro, ma non li avevamo mai visti insieme. Anche loro si ammiravano a vicenda. Io mi sono sentita come se stessi guidando una nave piena di maestri, ma allo stesso tempo ho imparato da talenti straordinari. È stato meraviglioso vederli connettersi e crescere insieme sul set».

Gael García Bernal: «Per me è stato un onore lavorare con Nicole e Matthew. Era come far parte di un gioco con persone che portano sempre tutto il loro percorso artistico nei personaggi. E questo è raro oggi. Ammiro molto la carriera di Nicole, è stato davvero bello. Era tutto in fermento, in continuo movimento. Ogni istante lo vivevo con gratitudine».

Nicole Kidman: «È stato davvero divertente. Quando Gael ha detto sì al ruolo, ho tirato un sospiro di sollievo, perché ero davvero entusiasta di andare a fare questa storia d’amore così insolita, che si svela e si dispiega man mano che va avanti. Lui riesce a farmi ridere, ma è anche incredibilmente aperto come attore, molto disponibile. E ovviamente, così talentuoso,
e con una ricchezza emotiva e una comprensione intellettuale delle cose davvero, davvero profonda. Ha davvero aiutato a plasmare tutto il progetto. Anche Matthew, che avevo visto in Succession, ha portato con sé un grande bagaglio di competenze. È un inglese che interpreta un americano, ma ha questo tempismo comico e questo senso oscuro di malizia nella sua performance, davvero fantastico. Io adoro la complicità, e qui c’era una grandissima complicità,
che si rifletteva anche fuori dal set
».

Cosa sperate che il pubblico porti con sé dal film?

Nicole Kidman: «Spero che sia un viaggio inaspettato. Che la gente si sieda sul divano, prema play e venga trasportata in qualcosa che non si aspettava. E si diverta. Ne abbiamo bisogno».

Mimi Cave: «Concordo. Penso che sia un grande viaggio inaspettato, volevo che avesse un senso di nostalgia, quasi da film del passato. Spero che lo si senta».

Gael, quale aspetto di Holland ti ha catturato di più al punto da accettare di recitarvi? È stata la natura contorta della storia, oppure ha influito il tono indie del progetto?

Gael García Bernal: «Penso sia stato, prima di tutto, l’invito, sai, l’intero spettro di quello che questo film sarebbe stato, insieme al fatto che ci fosse Nicole. Poi però ho anche parlato con Mimi, perché alla fine sono i registi a guidare davvero tutto. E lì è dove in un certo senso succede che ti innamori. Non c’è una risposta diretta sul perché questo mi ha attratto. È un insieme di molte, molte cose che iniziano a dispiegarsi. E più vai avanti, più inizi a innamorarti sempre di più. Poi diventa questo meraviglioso atto di fede. Quindi non l’ho visto attraverso connotazioni industriali, tipo indipendente o no. L’ho visto più come un gruppo di persone che erano entusiaste di raccontare questa storia e mi hanno invitato a farne parte. Quindi è stato questo ad attrarmi».

Holland

Nicole, le sequenze oniriche nel film sono viscerali e inquietanti. Questi momenti nello script ti hanno fornito indizi specifici su come interpretare Nancy?

Nicole Kidman: «Beh, quella è stata proprio Mimi. È stata lei a inventarsi quelle cose. Per me rappresentano il lato disturbato di lei, e io amo sempre poter entrare nello spazio onirico di un personaggio».

Mimi Cave: «Sì, quelle sono state aggiunte alla sceneggiatura da me. Penso fosse importante esplorare quella dimensione, per portarci in un certo stato mentale così da poter stare davvero con Nancy durante il resto del film».

Gael, sei uno dei messicani che stanno trionfando a Hollywood. Com’è stato far parte di questo ultimo progetto?

Gael García Bernal: «Sono davvero felice di far parte di questo film. Sono entusiasta e contentissimo che stia per uscire. Non vedo l’ora di parlarne e ricevere reazioni, soprattutto dalla mia famiglia! Ma anche dalle persone per strada, sono curioso di sentire cosa diranno. Sono grato di essere parte di tutto questo».

Nicole, hai sempre abbracciato il rischio come attrice. La decisione di unirti a Holland nasce dallo stesso desiderio di metterti alla prova?

Nicole Kidman: «Assolutamente sì. Mi definisco un’attrice di carattere. Non mi considero una protagonista “da film di Hollywood”, ma piuttosto una che ama creare personaggi. E questo è quello di cui ho parlato con Mimi: come costruire Nancy come personaggio. Anche l’accento era una parte importante. E poi c’era un’innocenza in lei, una meraviglia che mi attirava molto. Non avevo mai avuto occasione di esplorare quegli aspetti. Siamo molto fortunati se abbiamo l’opportunità di provare, e io sono in una posizione in cui posso provare. Perché è un dono magnifico, un viaggio bellissimo che stiamo facendo. E non dimentico mai quanto sia straordinario. Ci sono così tante persone che non possono fare questo nella loro vita. Noi sì, e non lo do mai per scontato».

Mimi Cave: «Aggiungo anche io una cosa. Nicole ovviamente l’ho vista in tutti i suoi ruoli, e credo anch’io che faccia scelte coraggiose. Vederla nelle scene, vederla diventare Nancy, è stato davvero magnifico, ispirante. Perché se sei qualcuno come Nicole Kidman o Gael García Bernal, con una carriera enorme, e ancora prendi dei rischi… Significa che ami davvero quello che fai. Penso che quell’impegno sia tutto radicato nell’amore, ed è davvero bello starci attorno. Vedere questo in azione con tutti questi attori è stato indimenticabile».

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Broken Rage: il nostro incontro con Takeshi Kitano

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Broken Rage

Con Broken Rage, Takeshi Kitano torna dietro la macchina da presa con un’opera audace che sfida le convenzioni del cinema tradizionale. Presentato fuori concorso all’81° Festival del Cinema di Venezia (questa la nostra recensione), il film segna una nuova fase nella carriera del regista giapponese. Tra violenza e comicità, Broken Rage si configura come una riflessione sul futuro del cinema e sulle possibilità offerte dalle piattaforme digitali. Durante la recente conferenza stampa, Kitano e il cast hanno svelato i retroscena della produzione, raccontando le sfide e le scelte artistiche che hanno dato vita a questa pellicola innovativa.

Il regista giapponese, affiancato dagli attori Tadanobu Asano, Nao Omori, Hakuryu e Shoken Kunimoto, ha raccontato la genesi di un’opera che si distingue per la sua natura sperimentale e per la capacità di fondere violenza e comicità in un modo del tutto inedito.

Kitano ha spiegato come Broken Rage sia nato dall’opportunità offerta da Amazon di esplorare nuove forme espressive, senza i vincoli imposti dalla distribuzione tradizionale. “Quando mi è stato chiesto di realizzare questo film, ho pensato a che tipo di esperienza potesse essere per chi lo guarderà nel proprio salotto,” ha dichiarato il regista. Il risultato è un’opera che, pur mantenendo l’impronta autoriale di Kitano, si distacca dalle convenzioni del cinema in sala per abbracciare le peculiarità della fruizione domestica.

L’attore Tadanobu Asano, che interpreta il detective Inoue, ha descritto l’entusiasmo e la sfida di lavorare ancora una volta con Kitano e con i colleghi Nao Omori e Hakuryu. “Quando ho letto la sceneggiatura, mi sono reso conto che andava oltre ogni mia aspettativa. La combinazione tra dramma e comicità era qualcosa di completamente nuovo” ha affermato Asano, sottolineando quanto il set fosse un luogo di costante sperimentazione.

L’accoglienza a Venezia

Uno dei momenti centrali della conferenza è stato il racconto dell’anteprima mondiale al Festival del Cinema di Venezia, dove Broken Rage è stato presentato fuori concorso. Kitano ha rivelato un episodio surreale legato alla sua partecipazione all’evento: “Ho battuto la testa mentre salivo su una barca diretta al festival e, onestamente, non ho molti ricordi della serata. Mi è stato detto che il film ha avuto un’ottima accoglienza, ma io non ne ho memoria!“.

Gli attori presenti hanno confermato l’entusiasmo del pubblico, evidenziando come la percezione del film sia cambiata nel corso della proiezione. “Nella prima parte, il pubblico sembrava aspettarsi un classico film di Kitano, con il suo stile inconfondibile. Ma quando è iniziata la sezione comica, l’atmosfera nella sala è cambiata radicalmente, trasformandosi in un’esperienza collettiva di divertimento e sorpresa” ha raccontato Asano.

Cinema e streaming

Una delle questioni più profonde affrontate nella conferenza è stata la differenza tra cinema e streaming. Kitano ha ammesso che il montaggio del film è stato influenzato dal nuovo formato: “Guardandolo su uno schermo televisivo, ho istintivamente accorciato molte scene, rendendo il film più compatto di quanto inizialmente previsto. Se fosse stato destinato al cinema, probabilmente avrei lasciato più respiro alle sequenze“.

Alla domanda su come il cinema possa evolvere in questo contesto, Kitano ha offerto una visione affascinante: “Se la pittura ha avuto movimenti come il cubismo e l’impressionismo, il cinema non ha ancora sviluppato del tutto il proprio linguaggio sperimentale. Credo che in futuro potremo vedere film che sfruttano tecniche innovative, come la frammentazione delle scene in stili completamente nuovi“.

Un omaggio a Outrage

Il titolo Broken Rage richiama volutamente Outrage, una delle opere più celebri di Kitano. “Si tratta di una sorta di parodia del mio stesso lavoro. È un modo per spezzare il mio percorso artistico e ricostruirlo in una nuova direzione“, ha spiegato il regista. Questa dichiarazione evidenzia l’intento di Kitano di non fermarsi mai sulle proprie certezze, ma di mettersi costantemente alla prova.

Il futuro del cinema secondo Kitano

Verso la conclusione della conferenza, Kitano ha condiviso la sua visione sul futuro del cinema nell’era dello streaming. “La storia del cinema è sempre stata legata all’evoluzione tecnologica, dal passaggio dal muto al sonoro fino ai nuovi effetti digitali. Ora ci troviamo in una fase di trasformazione: il pubblico si sta spostando verso nuove modalità di fruizione e noi registi dobbiamo adattarci e trovare nuove soluzioni creative“.

Broken Rage è attualmente disponibile su Prime Video.

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