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The Morning Show 2: la presenza di Steve Carell è ancora in forse

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Come abbiamo sviscerato nella nostra recensione, lo show di punta della neonata Apple TV+ The Morning Show è una delle più interessanti novità seriali degli ultimi mesi. Anche alla luce del cliffhanger finale, non ci sono dubbi né sul proseguimento della serie per una seconda stagione, che è già stata confermata, né sulla presenza delle due protagoniste Jennifer Aniston e Reese Witherspoon. Non è invece ancora sicura la presenza in The Morning Show 2 di Steve Carell, l’interprete dello spregevole Mitch Kessler, che con la sua pessima condotta sessuale innesca gli eventi della prima stagione. A rivelare lo stallo nella trattativa per il rinnovo è la showrunner Kerry Ehrin, che si è espresso in questi termini con l’Hollywood Reporter:

Vorremmo che Steve tornasse per The Morning Show 2. È nei nostri piani, ma l’accordo non è ancora fatto. Questo è tutto ciò che posso dire. Ma mi piacerebbe molto che lo fosse, e penso che continuare quella storia sia davvero importante.

The Morning Show 2: Steve Carell ci sarà?
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La stessa Ehrin si è poi soffermata su un ipotetico arco narrativo del personaggio di Mitch:

Rimarrà comunque un narcisista, perché non si cambia così facilmente. Sarà sempre lo stesso uomo, avrà solo maggiore consapevolezza di non essere affatto un bravo ragazzo. Le persone non cambiano completamente durante la notte, neanche di fronte a una tragedia. Le persone sono così tese; abbiamo tutte le nostre abitudini e nevrosi collegate a noi così profondamente da cadere nelle vecchie abitudini di negazione o di ricerca di scuse. Ma adesso si tratta di una lotta per sapere davvero la verità, cioè che ha fatto cose molto, molto brutte. Non si tratta di un ritorno. Si tratta di qualcos’altro.

Non ci resta che aspettare ancora qualche mese per sapere cosa ci riserverà The Morning Show 2 e se Steve Carell farà parte del futuro di questa serie.

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Sunny: recensione della serie Apple TV+ con Rashida Jones

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Apple TV+ e A24 sono indubbiamente due delle realtà che negli ultimi anni hanno maggiormente sperimentato sul grande e sul piccolo schermo, portando agli spettatori prodotti in grado uscire dai confini dei generi e di riflettere sulla contemporaneità e sui suoi mutamenti. Non stupisce quindi ritrovarle a collaborare in Sunny, nuova serie prodotta da A24 e distribuita proprio su Apple TV+, che ci offre uno spaccato sinistro e allo stesso tempo fortemente umano sui recenti sviluppi della tecnologia, in particolare sull’intelligenza artificiale.

Ci troviamo di fronte a un mystery thriller dalle sfumature distopiche e da dark comedy, in bilico fra le atmosfere già esplorate con successo dalla stessa Apple TV+ in Scissione e gli oscuri presagi tecnologici e sociali lanciati da Black Mirror. In una Kyoto futuristica, facciamo la conoscenza di Suzie Sakamoto (Rashida Jones), donna statunitense che si è trasferita per lavoro in Giappone, trovando l’amore con Masa Sakamoto (Hidetoshi Nishijima, già visto in Drive My Car). Quando Masa e il loro figlio scompaiono in un incidente aereo, Suzie si trova costretta ad affrontare il dolore e la solitudine, acuita dalla sua ancora scarsissima conoscenza del giapponese.

La donna riceve però in dono un robot domestico creato dall’azienda per cui lavorava il marito, chiamato Sunny. Nonostante la sua diffidenza, proprio grazie a Sunny Suzie inizia a reagire e a cercare la verità sulla scomparsa dei suoi cari, fra cospirazioni e segreti aziendali.

Sunny: la nuova serie Apple TV+, fra Scissione e Black Mirror

Nel corso dei 10 episodi che abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima, Sunny mette molta carne al fuoco, tessendo lentamente la tela di un mistero sempre più inquietante e lavorando al tempo stesso sui personaggi e sulla loro evoluzione. Lo show creato da Katie Robbins si confronta inevitabilmente con la tecnologia, rappresentata dal robot protagonista con diverse sfumature, anche contraddittorie. Da una parte, emergono infatti i rischi legati alla diffusione senza controllo di innovazioni sempre più invasive e alienanti, ma dall’altra non si negano i possibili risvolti positivi della robotica e dell’intelligenza artificiale, che nello specifico aiutano la protagonista ad alleviare la sua solitudine e a riprendere in mano la propria vita.

Rashida Jones compie un ottimo lavoro di caratterizzazione di Suzie, scolpendola con dettagli che con il passare degli episodi la avvicinano all’universo di alienazione e disagio esistenziale di Sofia Coppola (con cui la protagonista non a caso ha lavorato in On the Rocks, anch’esso prodotto da A24 e distribuito da Apple TV+). L’ambientazione nipponica e la dimensione di straniera in terra straniera di Suzie richiamo inevitabilmente Lost in Translation, ma Sunny oppone all’apparente staticità di Sofia Coppola una narrazione frenetica, fatta di continui salti avanti e indietro nel tempo e di scatole cinesi che rivelano continuamente un intrigo più imponente del precedente.

Una serie coraggiosa

La voglia di sperimentare e di giocare con così tanti generi e suggestioni è lodevole, ma si ha spesso la sensazione che la serie fatichi a trovare il proprio baricentro, in quanto continuamente sballottata fra troppe sottotrame e fra binari narrativi non sempre approfonditi adeguatamente. In uno show così improntato sui dettagli visivi (notevole il lavoro sul design tecnologico, nonché sulla splendida sigla rétro), stona inoltre la scelta di ricorrere troppo spesso ai dialoghi e di sacrificare di conseguenza il racconto per immagini, che in questo caso avrebbe offerto terreno fertile.

Ci resta però uno show raffinato e controcorrente, che in un panorama seriale sempre più appiattito ha il coraggio di osare e di mettere alla prova lo spettatore, anche a costo di respingerlo.

Sunny è disponibile dal 10 luglio su Apple TV+.

Overall
6.5/10

Valutazione

Apple TV+ e A24 consegnano agli spettatori una serie intelligente e controcorrente, capace di mettere alla prova gli spettatori e di porre interrogativi non banali sugli sviluppi tecnologici.

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Fancy Dance: recensione del film con Lily Gladstone

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Fancy Dance

Dopo la loro collaborazione nella serie televisiva Reservation Dogs, le strade della regista Erica Tremblay e dell’attrice Lily Gladstone si incrociano nuovamente grazie a Fancy Dance, film in arrivo su Apple TV+ dopo la presentazione nel corso del Sundance Film Festival 2023. Un incontro che scaturisce dalle origini delle due (entrambe native americane), fondamentali per costruire una visione lucida e sincera sulla quotidianità delle popolazioni indigene negli Stati Uniti di oggi. Un racconto che si pone così in involontaria continuità con Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese, capace di imporre all’attenzione generale proprio la strepitosa Lily Gladstone in una raggelante e lugubre messa in scena dello sterminio perpetrato ai danni dei nativi americani della Nazione Osage.

Al centro di Fancy Dance c’è Jax (Lily Gladstone), che nella riserva Seneca-Cayuga in Oklahoma (la stessa di cui è originaria Erica Tremblay) si divide fra una vita ai margini della legalità e la cura della nipote Roki (Isabel Deroy-Olson), figlia della sorella, di cui si sono perse le tracce. Quando scopre che Roki rischia di essere affidata al nonno Frank (Shea Whigham), Jax si mette in viaggio insieme alla ragazza, nella speranza di ritrovare sua madre. Inizia così un percorso di crescita e reciproca conoscenza fra zia e nipote, capace di mettere in luce i pregiudizi e le difficoltà con cui tuttora si devono confrontare i nativi americani.

Fancy Dance: su Apple TV+ un doloroso road movie sulla vita dei nativi americani

Fra critica sociale e racconto di formazione, fra thriller e mistero, Fancy Dance mette in scena la più classica delle storie di persone agli antipodi che si avvicinano proprio quando tutto sembra cospirare contro la loro unione. Lo fa con un lavoro di invidiabile tatto, impreziosito dalle protagoniste (e in particolare da Lily Gladstone, che come nel già citato Killers of the Flower Moon riesce a fare parlare anche i suoi silenzi) e dall’evidente conoscenza del tessuto socio-culturale narrato da parte di Erica Tremblay e della sua co-sceneggiatrice Miciana Alise. Le tradizioni indigene diventano infatti parte integrante del viaggio di Jax e Roki, sia attraverso la danza (evocata fin dal titolo), sia con la rappresentazione dei riti connessi a specifici episodi, come l’arrivo del ciclo mestruale.

Il risultato è una storia di frontiera in cui il mondo esterno alle protagoniste è alieno e minaccioso. Un viaggio che come da tradizione del road movie è più interiore che fisico, anche quando dà la sensazione di non muoversi realmente in nessuna direzione. Le domande che si pongono Jax e Roki sono sempre più importanti delle risposte, radicate nel loro animo e in una vita fatta di tormenti, frustrazione e apolidia esistenziale. Il mistero della persona scomparsa di turno diventa così un mezzo per parlare di altro, come l’unione di due solitudini o le vessazioni nei confronti dei nativi americani, ancora attuali ma mai adeguatamente approfondite dai media.

L’orgoglioso inno di un popolo vessato

Anche se risente di qualche calo di ritmo di troppo, Fancy Dance ha il pregio di adottare il punto di vista di un popolo che fin dagli albori del cinema è stato quasi sempre messo ai margini del grande schermo (e la storia del western è lì a ricordarcelo), ma che grazie alla rinnovata sensibilità nei confronti delle minoranze etniche e linguistiche oggi guadagna nuove voci e rinnovata forza. Quando la tensione, il rancore e la tristezza si sciolgono in una sfrenata danza, Fancy Dance sprigiona così tutta la sua potenza, trasformandosi in orgoglioso inno di un popolo e in un ideale punto di partenza in direzione di una società più equa, rispettosa e solidale.

Fancy Dance è disponibile dal 28 giugno su Apple TV+.

Dove vedere Fancy Dance in streaming

Overall
7/10

Valutazione

Erica Tremblay firma un’opera toccante, che è allo stesso tempo dolce scoperta reciproca fra zia e nipote, road movie intriso di mistero e dolorosa analisi della quotidianità delle popolazioni native americane.

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Disclaimer – La vita perfetta: la prima immagine della serie di Alfonso Cuarón con Cate Blanchett

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Disclaimer - La vita perfetta

Apple TV+ ha pubblicato la prima immagine di Disclaimer – La vita perfetta, nuova serie limitata di sette episodi che debutterà l’11 ottobre con i primi due episodi, seguiti da nuovi episodi ogni venerdì fino al 15 novembre. La serie è ideata e diretta dal cinque volte premio Oscar Alfonso Cuarón (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, I figli degli uomini, Gravity, Roma) e interpretata dai premi Oscar Cate Blanchett e Kevin Kline. Nel cast anche Sacha Baron Cohen, Lesley Manville, Kodi Smit-McPhee, Louis Partridge, Leila George e Hoyeon. Disclaimer – La vita perfetta è un thriller psicologico, basato sul best-seller di Renée Knight La vita perfetta.

Disclaimer – La vita perfetta: dall’11 ottobre su Apple TV+

Disclaimer - La vita perfetta

Questa la sinossi ufficiale della serie:

L’acclamata giornalista Catherine Ravenscroft (Blanchett) ha costruito la sua reputazione rivelando le malefatte e le trasgressioni degli altri. Quando riceve un romanzo da un autore sconosciuto, si rende conto con orrore di essere la protagonista di una storia che mette a nudo i suoi segreti più oscuri. Mentre Catherine lotta contro il tempo per scoprire la vera identità dello scrittore, è costretta a confrontarsi con il suo passato prima che questo distrugga la sua vita e i suoi rapporti con il marito Robert (Sacha Baron Cohen) e il figlio Nicholas (Kodi Smit-McPhee).

Disclaimer – La vita perfetta è prodotta da Esperanto Filmoj e Anonymous Content. Cuarón è produttore esecutivo insieme a Gabriela Rodriguez di Esperanto Filmoj e David Levine e Steve Golin di Anonymous Content. Renée Knight è co-produttrice esecutiva. Il premio Oscar Emmanuel Lubezki e il candidato all’Oscar Bruno Delbonnel sono direttori della fotografia e produttori esecutivi, come Donald Sabourin e Carlos Morales. La colonna sonora è composta da Finneas O’Connell (Barbie, No Time to Die). In conclusione, vi ricordiamo che la serie debutterà su Apple TV+ il prossimo 11 ottobre.

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