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The Morning Show: Julianna Margulies nel cast della seconda stagione

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Il già notevole cast della seconda stagione di The Morning Show si arricchisce con un’altra straordinaria interprete. Come riportato da Variety, farà parte del prossimo ciclo di episodi della serie Apple TV+ anche Julianna Margulies, nota soprattutto per le sue prove in E.R. – Medici in prima linea e The Good Wife. L’attrice interpreterà Laura Peterson, una conduttrice di UBA News. Accanto a lei, riprenderanno i rispettivi ruoli Jennifer Aniston, Reese Witherspoon, Steve Carell, Billy Crudup, Mark Duplass, Nestor Carbonell, Bel Powley, Karen Puttman e Desean Terry.

The Morning Show: aspettando la seconda stagione
Julianna Margulies

Al momento, non ci sono informazioni precise sull’uscita della seconda stagione di The Morning Show. Sappiamo però per certo che il COVID-19 non sarà ignorato dalla serie. Nel corso di un’intervista a Deadline, Mark Duplass ha infatti dichiarato che gli autori stanno riscrivendo interamente ampie parti del prossimo ciclo di episodi, in modo da riflettere nello show la crisi mondiale dovuta alla pandemia. La stessa cosa era avvenuta prima dell’inizio della serie, con la prima stagione che era stata parzialmente riscritta per includere nella trama riferimenti al movimento #MeToo. La showrunner Kerry Ehrin si è invece espressa in questi termini sul ritorno nella seconda stagione di The Morning Show di Mitch Kessler, il personaggio interpretato da Steve Carell:

Rimarrà comunque un narcisista, perché non si cambia così facilmente. Sarà sempre lo stesso uomo, avrà solo maggiore consapevolezza di non essere affatto un bravo ragazzo. Le persone non cambiano completamente durante la notte, neanche di fronte a una tragedia. Le persone sono così tese; abbiamo tutte le nostre abitudini e nevrosi collegate a noi così profondamente da cadere nelle vecchie abitudini di negazione o di ricerca di scuse. Ma adesso si tratta di una lotta per sapere davvero la verità, cioè che ha fatto cose molto, molto brutte. Non si tratta di un ritorno. Si tratta di qualcos’altro.

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La donna del lago: recensione della serie con Natalie Portman

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Se c’è una qualità che si deve riconoscere ad Apple TV+, indipendentemente dal giudizio di ognuno di noi sui prodotti della piattaforma, è sicuramente il coraggio di sperimentare con narrazioni in netta controtendenza con la standardizzazione seriale odierna, sfidando l’attenzione e la curiosità dello spettatore. Non fa eccezione a questa vera e propria linea editoriale La donna del lago, serie di Alma Har’el basata sull’omonimo romanzo di Laura Lippman, nonché primo show televisivo con protagonista Natalie Portman.

Mystery, noir e thriller intrecciati nella Baltimora degli anni ’60, teatro di una storia che nasce dal pregiudizio, dalla sopraffazione e dalla tragedia, per poi proporre allo spettatore un’angosciante riflessione sull’indipendenza e sull’autodeterminazione, a trazione femminile. Al centro della vicenda ci sono infatti tre donne: la ragazzina 11enne ebrea Tessie Durst (Bianca Belle) e la barista nera Cleo Johnson (Moses Ingram), entrambe scomparse e capaci di suscitare l’attenzione e l’interesse investigativo di Maddie Schwartz (Natalie Portman), moglie e madre casalinga con la passione sopita ma mai esaurita per il giornalismo. Per inseguire la sua ritrovata passione, Maddie lascia il marito Milton (Brett Gelman) e il figlio Seth (Noah Jupe), dedicandosi anima e corpo a un’indagine su due omicidi, ma anche e soprattutto su se stessa.

La donna del lago: su Apple TV+ la prima serie con Natalie Portman

La donna del lago

La donna del lago gioca con la formula del whodunit per parlare di molto altro, precipitandoci in un’America in cui nonostante l’avvento del Civil Rights Act la segregazione razziale è ancora triste realtà, insieme alle discriminazioni per sesso e religione. In questo ribollente contesto, in cui si fondono marciume morale e slanci progressisti, ha luogo un racconto di ri-formazione, grazie al quale Maddie Schwartz prende coscienza di se stessa, del suo posto nel mondo e del suo doloroso passato, ripercorrendo due vite spezzate completamente diverse dalla sua. Il risultato è un viaggio avvilente in una società profondamente razzista e maschilista, che sminuisce il lavoro e le intuizioni delle donne e oscura i soprusi subiti dalla comunità nera.

Una società corrotta e opportunista in cui non si salva nessuno compresa Maddie, che con il passare del tempo è mossa sempre più dal carrierismo, anziché per genuino interesse nei confronti di Cleo. Alma Har’el porta avanti in parallelo la storia di questi due personaggi, in una dinamica a tratti zoppicante per le differenze di scrittura e interpretazione: nonostante gli sforzi della regista e della stessa Moses Ingram per dare profondità e spessore alla vicenda di Cleo, Natalie Portman surclassa inevitabilmente il resto del cast, dominando la scena da diva consumata e catalizzando l’attenzione del pubblico anche quando il racconto si dilata nel tempo e negli spazi, abbracciando l’onirico e il surreale.

Un universo in cui è affascinante e doloroso perdersi

Con una cura per le atmosfere e per l’immagine più unica che rara nel panorama seriale contemporaneo. la regista mescola sogni, suggestioni e ricordi con scene musicali, umanità disperata e momenti di pura claustrofobia, dando vita a un’opera suggestiva e allo stesso tempo respingente (emblematico in questo senso il penultimo episodio dei 7 totali). Un racconto che ci parla di abuso, di anime tormentate e di discriminazione su molteplici livelli, dando vita a toccanti rapporti umani (come quello fra la protagonista e il personaggio di Mikey Madison, già vista in C’era una volta a… Hollywood e nella Palma d’Oro di Cannes 2024 Anora) ma mettendo in secondo piano ciò che dovrebbe fare da collante narrativo, ovvero il mistero.

Come in Twin Peaks, verso cui La donna del lago sembra quasi spingersi nei momenti più perturbanti, quando la componente mystery perde di intensità ne risente l’intera opera, che resta comunque un mondo in cui è affascinante e doloroso perdersi, per comprendere come ogni storia e ogni battaglia per i diritti siano fondamentali nel lungo e tortuoso cammino per il cambiamento e l’evoluzione della società.

La donna del lago è disponibile dal 19 luglio su Apple TV+.

La donna del lago

Dove vedere La donna del lago in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
6.5/10

Verdetto

La prima serie con Natalie Portman è un’opera dal livello tecnico e produttivo impeccabile, che tende però a disperdere parte del proprio fascino quando mette in secondo piano il mistero.

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Sunny: recensione della serie Apple TV+ con Rashida Jones

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Sunny

Apple TV+ e A24 sono indubbiamente due delle realtà che negli ultimi anni hanno maggiormente sperimentato sul grande e sul piccolo schermo, portando agli spettatori prodotti in grado uscire dai confini dei generi e di riflettere sulla contemporaneità e sui suoi mutamenti. Non stupisce quindi ritrovarle a collaborare in Sunny, nuova serie prodotta da A24 e distribuita proprio su Apple TV+, che ci offre uno spaccato sinistro e allo stesso tempo fortemente umano sui recenti sviluppi della tecnologia, in particolare sull’intelligenza artificiale.

Ci troviamo di fronte a un mystery thriller dalle sfumature distopiche e da dark comedy, in bilico fra le atmosfere già esplorate con successo dalla stessa Apple TV+ in Scissione e gli oscuri presagi tecnologici e sociali lanciati da Black Mirror. In una Kyoto futuristica, facciamo la conoscenza di Suzie Sakamoto (Rashida Jones), donna statunitense che si è trasferita per lavoro in Giappone, trovando l’amore con Masa Sakamoto (Hidetoshi Nishijima, già visto in Drive My Car). Quando Masa e il loro figlio scompaiono in un incidente aereo, Suzie si trova costretta ad affrontare il dolore e la solitudine, acuita dalla sua ancora scarsissima conoscenza del giapponese.

La donna riceve però in dono un robot domestico creato dall’azienda per cui lavorava il marito, chiamato Sunny. Nonostante la sua diffidenza, proprio grazie a Sunny Suzie inizia a reagire e a cercare la verità sulla scomparsa dei suoi cari, fra cospirazioni e segreti aziendali.

Sunny: la nuova serie Apple TV+, fra Scissione e Black Mirror

Nel corso dei 10 episodi che abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima, Sunny mette molta carne al fuoco, tessendo lentamente la tela di un mistero sempre più inquietante e lavorando al tempo stesso sui personaggi e sulla loro evoluzione. Lo show creato da Katie Robbins si confronta inevitabilmente con la tecnologia, rappresentata dal robot protagonista con diverse sfumature, anche contraddittorie. Da una parte, emergono infatti i rischi legati alla diffusione senza controllo di innovazioni sempre più invasive e alienanti, ma dall’altra non si negano i possibili risvolti positivi della robotica e dell’intelligenza artificiale, che nello specifico aiutano la protagonista ad alleviare la sua solitudine e a riprendere in mano la propria vita.

Rashida Jones compie un ottimo lavoro di caratterizzazione di Suzie, scolpendola con dettagli che con il passare degli episodi la avvicinano all’universo di alienazione e disagio esistenziale di Sofia Coppola (con cui la protagonista non a caso ha lavorato in On the Rocks, anch’esso prodotto da A24 e distribuito da Apple TV+). L’ambientazione nipponica e la dimensione di straniera in terra straniera di Suzie richiamo inevitabilmente Lost in Translation, ma Sunny oppone all’apparente staticità di Sofia Coppola una narrazione frenetica, fatta di continui salti avanti e indietro nel tempo e di scatole cinesi che rivelano continuamente un intrigo più imponente del precedente.

Una serie coraggiosa

La voglia di sperimentare e di giocare con così tanti generi e suggestioni è lodevole, ma si ha spesso la sensazione che la serie fatichi a trovare il proprio baricentro, in quanto continuamente sballottata fra troppe sottotrame e fra binari narrativi non sempre approfonditi adeguatamente. In uno show così improntato sui dettagli visivi (notevole il lavoro sul design tecnologico, nonché sulla splendida sigla rétro), stona inoltre la scelta di ricorrere troppo spesso ai dialoghi e di sacrificare di conseguenza il racconto per immagini, che in questo caso avrebbe offerto terreno fertile.

Ci resta però uno show raffinato e controcorrente, che in un panorama seriale sempre più appiattito ha il coraggio di osare e di mettere alla prova lo spettatore, anche a costo di respingerlo.

Sunny è disponibile dal 10 luglio su Apple TV+.

Overall
6.5/10

Valutazione

Apple TV+ e A24 consegnano agli spettatori una serie intelligente e controcorrente, capace di mettere alla prova gli spettatori e di porre interrogativi non banali sugli sviluppi tecnologici.

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Fancy Dance: recensione del film con Lily Gladstone

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Fancy Dance

Dopo la loro collaborazione nella serie televisiva Reservation Dogs, le strade della regista Erica Tremblay e dell’attrice Lily Gladstone si incrociano nuovamente grazie a Fancy Dance, film in arrivo su Apple TV+ dopo la presentazione nel corso del Sundance Film Festival 2023. Un incontro che scaturisce dalle origini delle due (entrambe native americane), fondamentali per costruire una visione lucida e sincera sulla quotidianità delle popolazioni indigene negli Stati Uniti di oggi. Un racconto che si pone così in involontaria continuità con Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese, capace di imporre all’attenzione generale proprio la strepitosa Lily Gladstone in una raggelante e lugubre messa in scena dello sterminio perpetrato ai danni dei nativi americani della Nazione Osage.

Al centro di Fancy Dance c’è Jax (Lily Gladstone), che nella riserva Seneca-Cayuga in Oklahoma (la stessa di cui è originaria Erica Tremblay) si divide fra una vita ai margini della legalità e la cura della nipote Roki (Isabel Deroy-Olson), figlia della sorella, di cui si sono perse le tracce. Quando scopre che Roki rischia di essere affidata al nonno Frank (Shea Whigham), Jax si mette in viaggio insieme alla ragazza, nella speranza di ritrovare sua madre. Inizia così un percorso di crescita e reciproca conoscenza fra zia e nipote, capace di mettere in luce i pregiudizi e le difficoltà con cui tuttora si devono confrontare i nativi americani.

Fancy Dance: su Apple TV+ un doloroso road movie sulla vita dei nativi americani

Fra critica sociale e racconto di formazione, fra thriller e mistero, Fancy Dance mette in scena la più classica delle storie di persone agli antipodi che si avvicinano proprio quando tutto sembra cospirare contro la loro unione. Lo fa con un lavoro di invidiabile tatto, impreziosito dalle protagoniste (e in particolare da Lily Gladstone, che come nel già citato Killers of the Flower Moon riesce a fare parlare anche i suoi silenzi) e dall’evidente conoscenza del tessuto socio-culturale narrato da parte di Erica Tremblay e della sua co-sceneggiatrice Miciana Alise. Le tradizioni indigene diventano infatti parte integrante del viaggio di Jax e Roki, sia attraverso la danza (evocata fin dal titolo), sia con la rappresentazione dei riti connessi a specifici episodi, come l’arrivo del ciclo mestruale.

Il risultato è una storia di frontiera in cui il mondo esterno alle protagoniste è alieno e minaccioso. Un viaggio che come da tradizione del road movie è più interiore che fisico, anche quando dà la sensazione di non muoversi realmente in nessuna direzione. Le domande che si pongono Jax e Roki sono sempre più importanti delle risposte, radicate nel loro animo e in una vita fatta di tormenti, frustrazione e apolidia esistenziale. Il mistero della persona scomparsa di turno diventa così un mezzo per parlare di altro, come l’unione di due solitudini o le vessazioni nei confronti dei nativi americani, ancora attuali ma mai adeguatamente approfondite dai media.

L’orgoglioso inno di un popolo vessato

Anche se risente di qualche calo di ritmo di troppo, Fancy Dance ha il pregio di adottare il punto di vista di un popolo che fin dagli albori del cinema è stato quasi sempre messo ai margini del grande schermo (e la storia del western è lì a ricordarcelo), ma che grazie alla rinnovata sensibilità nei confronti delle minoranze etniche e linguistiche oggi guadagna nuove voci e rinnovata forza. Quando la tensione, il rancore e la tristezza si sciolgono in una sfrenata danza, Fancy Dance sprigiona così tutta la sua potenza, trasformandosi in orgoglioso inno di un popolo e in un ideale punto di partenza in direzione di una società più equa, rispettosa e solidale.

Fancy Dance è disponibile dal 28 giugno su Apple TV+.

Dove vedere Fancy Dance in streaming

Overall
7/10

Valutazione

Erica Tremblay firma un’opera toccante, che è allo stesso tempo dolce scoperta reciproca fra zia e nipote, road movie intriso di mistero e dolorosa analisi della quotidianità delle popolazioni native americane.

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