Vanessa Kirby presenta Pieces of a Woman: “La sfida più difficile”

Vanessa Kirby presenta Pieces of a Woman: “La sfida più difficile”

Dopo la proiezione riservata alla stampa, oggi a Venezia 77 si è tenuta la conferenza di presentazione di Pieces of a Woman, film di Kornél Mundruczó incentrato sul dramma di una madre che perde il suo bambino pochi minuti dopo il parto. Oltre al regista, erano presenti in sala la sceneggiatrice Káta Weber, la protagonista Vanessa Kirby, la produttrice esecutiva Victoria Petrányi e il produttore Kevin Turen. Collegata via Zoom il premio Oscar Ellen Burstyn, mentre gli altri protagonisti Shia LaBeouf, Molly Parker e Sarah Snook non hanno potuto partecipare all’evento.

Ad aprire l’incontro è stata Káta Weber, la cui storia personale è alla base di Pieces of a Woman:

Il film nasce da una piece. Era un dialogo fra madre e figlio e ci sono vari aspetti della storia che per me sono molto personali, come trattare la tragedia in una famiglia vittima dell’olocausto, la capacità di superarla e ovviamente la maternità. Volevo parlare dell’isolamento delle donne che perdono il loro bambino. In un senso più profondo, volevo parlare del mio bambino mai nato e di tutte quelle persone che pensano che questi bambini siano ancora presenti. Ho scritto la sceneggiatura in ungherese, poi ho lavorato con due traduttori per la sceneggiatura finale. Non era perfetta all’inizio, ma questa storia ha un aspetto universale. Siamo stati fortunati a trovare i produttori che ci hanno dato il loro supporto.

Pieces of a Woman

Ha preso poi la parola Kornél Mundruczó:

Quando ho letto gli appunti, ho incoraggiato Káta a scrivere una sceneggiatura. Penso che sia una terapia per noi artisti, una delle storie più profonde e personali che abbiamo mai messo sullo schermo. La protagonista è una donna molto intelligente, nella tradizione della sua famiglia, in cui si tramanda la capacità di sopravvivere. Martha però non vuole una vendetta.

Sulla stessa lunghezza d’onda la protagonista di Pieces of a Woman Vanessa Kirby:

Cercavo qualcosa che mi spaventasse, una sfida. Questo è stato un ruolo per certi versi animalesco, ma molto impegnativo. Volevo capire il livello di dolore, e volevo rappresentare il dramma delle donne con cui ho parlato. Per me è stato un dovere includere i vari aspetti di tutti questi bambini persi, che però rimangono presenti. Pieces of a Woman è stata una delle migliori esperienze cinematografiche della mia vita.

Ellen Burstyn ha poi parlato del suo approccio a Pieces of a Woman:

Prima di cominciare, ci siamo incontrati a New York; abbiamo letto la sceneggiatura e parlato dei personaggi. In quei giorni siamo riusciti ad addentrarci nella sceneggiatura e nei personaggi e abbiamo cominciato ad avere un rapporto fra di noi, esattamente come i personaggi. Per me è stato facile amare come mia figlia Vanessa, una donna e un’attrice divina. Abbiamo sviluppato molto velocemente un rapporto anche con Shia, che è un attore brillante e un uomo sensibile, una persona speciale. Con lui può essere difficile, perché vuole che vuole difendere il suo personaggio, come io difendo il mio. Era perciò facile sentire i sentimenti negativi che il mio personaggio ha nei confronti del personaggio di Shia: la fiction ha fatto parte della realtà.

Ellen Burstyn
Ellen Burstyn in collegamento da remoto

Una delle sequenze più laceranti di Pieces of a Woman è il parto, girato in un lungo piano sequenza. Mundruczó ne ha parlato in questi termini:

Era importante dall’inizio, ed era già scritta in sceneggiatura. Abbiamo voluto fare un’unica sequenza per un motivo: per essere più vicini a Martha e condividere questa esperienza con lei, in modo semplice e serio. Tutti hanno un po’ di Martha, perché tutti noi siamo nati. Per questo abbiamo deciso di comprimere circa 8 ore in 25 minuti. Una cosa completamente fasulla, ma questo ha fatto di Pieces of a Woman un’esperienza allargata. Ciò si può fare solo se hai attori come questi, a cui abbiamo dato la massima libertà.

Come si fa a seguire i personaggi quando gli si dà libertà assoluta? Abbiamo utilizzato il gimbal, che è un po’ una macchina da presa spirituale, non molto lontana da quella su cavalletto. Il direttore della fotografia è stato brillante e abbiamo lavorato molto insieme. Abbiamo lasciato andare gli attori, perché abbiamo capito che loro capivano il loro personaggio più di noi e le regole venivano da sé. Non abbiamo fatto molte prove, perché avevo paura di eccedere. Da un lato le prove sono utili, dall’altro sono nemiche.

Ellen Burstyn ha approfondito il suo personaggio, che è la madre della protagonista Martha:

Amo il modo in cui Kata ha presentato il personaggio. Per esempio, quando spiega la maniera in cui metteva i suoi arredi e i suoi mobili, fa un po’ una performance teatrale: una sedia è semplicemente una sedia, ma quando si mette il cuscino su una sedia diventa più bella. E questa è anche la metafora di una donna venuta da circostanze molto difficili, da una famiglia sopravvissuta all’Olocausto. Una donna che ha bisogno di dirigere la propria vita e di fare in modo che quella tragedia non determini la propria esistenza. Di mettere in un certo senso un cuscino, per renderla più sopportabile.

Lei vuole che anche sua figlia faccia la stessa cosa, rendendo il suo lutto più accettabile. Ma alla fin fine vuole che sua figlia sia se stessa, che possa fare esperienza, vivere il suo lutto e dunque sopravvivere, come lei è sopravvissuta. È un dovere che questo personaggio ha.

Pieces of a Woman

Anche Vanessa Kirby ha parlato in maniera più approfondita del suo personaggio:

Questa era veramente una sfida. Io sono abbasta emotiva, mi esprimo molto, quindi trattenere tutto è stato molto complesso. Shia dava così tanto, ed era difficile non andargli incontro. La cosa che mi ha aiutato di più è stata avere parlato con una donna, madre di un bambino nato e morto subito. Lei mi ha detto: «Immagina di essere sulla vetta della montagna più grande. Cerchi di urlare, ma il vento che soffia è così forte che non riesci a emettere un suono, mentre gli altri vivono una vita normale». Questa era la sua esperienza: la solitudine, l’isolamento. Il mio personaggio deve fare un viaggio solitario.

Kornél Mundruczó ha lodato la performance della Kirby e degli altri interpreti di Pieces of a Woman:

Quando ci siamo incontrati con Vanessa a Budapest, abbiamo avuto pause in cui non parlavamo. Questo è piuttosto raro. Quando trovi un’artista che ha un silenzio così forte, che sperimenta le emozioni, significa che ha una vera personalità. Nei momenti in cui Vanessa è in autobus, o quando cammina per strada, fa cose molto difficili. Ringrazio tutti gli attori perché è stato un processo corale. C’è stata una qualità di recitazione molto alta. È una storia bella, bellissima. Con il COVID-19 abbiamo capito che non riusciamo a governare tutto, dobbiamo accettare che c’è un enorme territorio non visibile. Queste storie non raccontate sono molto importanti, e anche come spettatore apprezzo quando scopro nuovi territori. La qualità degli attori ha dato il senso di essere in un nuovo territorio. Penso che sia un’opera bella, ma guardarla è molto difficile.

Pieces of a Woman

In chiusura, una rapida considerazione dello stesso Mundruczó sulla scelta della Berlinale di eliminare la distinzione di genere per il premio alle interpretazioni attoriali:

Io sono d’accordo. Credo moltissimo nell’uguaglianza, ogni genere ha i suoi diritti. Una performance è buona a prescindere dal fatto che sia eseguita da una donna o da un uomo, e la stessa cosa vale per la regia di un film.

Marco Paiano

Marco Paiano