Saving Christmas: recensione del film con Kirk Cameron

Saving Christmas: recensione del film con Kirk Cameron

Prima di parlare di Saving Christmas è necessario fare due lunghe ma doverose premesse. Spesso durante le festività natalizie, fra un cotechino e una fetta di pandoro, fra un “I giovani di oggi hanno perso i valori” e un “Signora mia, qua una volta era tutta campagna”, capita di finire in un discorso più o meno serio sullo spirito del Natale, e di come esso si stia progressivamente affievolendo nel corso degli anni. Si confrontano così posizioni diametralmente opposte, come quella di chi crede che si dovrebbe fare qualcosa per mantenere vive le tradizioni, quella di chi invece ritiene che questo sia un mutamento inevitabile o quella di chi semplicemente lo smentisce, tirando in ballo il cambiamento di età, e quindi di prospettiva, nei confronti del Natale. Generalmente poco dopo la polemica natalizia si sgonfia, le divergenze si appianano e si torna a gozzovigliare come se nulla fosse accaduto.

Ora però facciamo un salto indietro nel tempo di circa 30 anni, in quegli indimenticabili anni ’80 che hanno influenzato tutti noi. Una delle serie in cui chiunque si è imbattuto per almeno una volta in quel periodo è Genitori in blue jeans, sitcom familiare particolarmente divertente. Uno dei personaggi più apprezzati della serie era Mike, ragazzo che con la sua aria scanzonata e cazzeggiatrice dava brio e comicità alla serie. Mike era interpretato da Kirk Cameron, giovane attore che sembrava avviato verso una carriera spumeggiante, ma che finì invece per perdersi fra squallidi film per la tv e serie televisive di quart’ordine.

In questi anni difficili, Kirk ha trovato conforto nella fede, diventando un fervente battista e macchiandosi di colpe più o meno gravi come sostenere il partito repubblicano, combattere l’ateismo e diffondere nelle scuole delle copie da lui modificate in chiave creazionista de L’origine della specie di Charles Darwin.

Detto questo, su le casse e partiamo con la colonna sonora della recensione di Saving Christmas

Kirk Cameron non si è fermato alla discussione coi parenti sul Natale di cui parlavamo prima, ma nel 2014 ha deciso di costruirci sopra un intero film (che nonostante sia scritto e diretto da Darren Doane è noto anche come Kirk Cameron’s Saving Christmas), con lo scopo di rivendicare la correlazione fra questa festa e la nascita di Gesù e con il risultato finale di distruggere definitivamente i bei ricordi che avevamo di lui. Per fare ciò, il buon Kirk ha piegato al suo volere la storia, la scienza, la logica di base e soprattutto ha creato 79 minuti di assoluto tedio, capaci di sfibrare anche la volontà dei cardinali riuniti in conclave. Più volte, durante la visione del film, vi chiederete se tutto stia veramente accadendo o se sia solo una proiezione della vostra mente. Purtroppo è tutto vero.

Saving Christmas parte subito fortissimo con Kirk Cameron che rompe la quarta parete con un patetico monologo di 4 minuti in cui, seduto davanti all’albero e al caminetto acceso, ci sputa addosso tutto il suo amore per il Natale, per i regali, per la cioccolata calda (!) e la sua sincera preoccupazione per la negatività di alcune persone verso questa tradizionale festa. Dopo questa delirante introduzione, il film comincia, e sono subito dolori, perché è immediatamente chiaro a chiunque che la trama è solo un mero pretesto per portare acqua al mulino di Kirk Cameron e per cercare di dare a una credibilità storica al Natale. Questo però avviene con discorsi e argomentazioni talmente puerili e campate in aria che non è uno scandalo dire che Saving Christmas possa creare più danni al cristianesimo di quanto siano in grado di fare pellicole come Il caso Spotlight, Philomena o Jesus Camp.

Saving Christmas: Kirk Cameron ci spiega lo spirito del Natale

Saving Christmas

Dopo degli inguardabili titoli di testa a tema natività, assistiamo alla ricostruzione dei festeggiamenti di Natale in casa Cameron, fra pacchi, luci, vestiti rossi e uno spropositato numero di invitati (sono almeno 50), di tutte le etnie e le età. Qui avviene però il fattaccio: Kirk apprende dalla sorella, la reale sorella Bridgette Cameron, che suo cognato Christian White (da notare la scelta del nome) quest’anno non vuole partecipare ai festeggiamenti perchè “non sente lo spirito del Natale”. Il cognato (interpretato dal regista e sceneggiatore Darren Doane) viene inoltre pateticamente dipinto come un misto fra una persona depressa e un serial killer, mentre la voce dello stesso Kirk Cameron sproloquia sulla pericolosità di questo atteggiamento. A questo punto Kirk raggiunge Christian a bordo della sua auto parcheggiata davanti a casa, e comincia con lui un interminabile dialogo sul senso del Natale, della religione e dell’esistenza.

Non vogliamo anticiparvi troppo sul contenuto di questo sfibrante discorso, ma sappiate che a due dei legittimi dubbi del cognato, cioè l’assenza dell’albero di Natale nella Bibbia e la nascita di Gesù avvenuta in un mese diverso da dicembre, Kirk risponde rispettivamente che l’albero di Natale è una scelta corretta, in quanto la Bibbia è piena di alberi creati da Dio fin dalla Genesi (l’albero della conoscenza del Bene e del Male) e che è giusto festeggiare il Natale a dicembre, perché in quel momento il mondo sembra addormentato e sul punto di morire, e questa festività arriva a risvegliarlo.

Saving Christmas: un film inqualificabile

Saving Christmas

Dopo rievocazioni religiose, spiegazioni raffazzonate e frasi aberranti di Kirk Cameron, il cognato Christian ritrova lo spirito del Natale, e rientra in casa buttandosi in scivolata di faccia verso l’albero, giusto per farci assistere a un’inqualificabile scena in cui Kirk, ormai in pieno delirio mistico, fa un parallelo fra le sagome dei pacchi sotto l’albero e la skyline di un’ipotetica nuova Gerusalemme fondata da Dio in persona. Proprio quando il peggio sembra finito, si sprofonda ancora più in basso, con l’esecuzione di un brano hip-hop a tema natalizio, con tanto di ballo di gruppo, che sancisce definitivamente lo sprofondamento di Saving Christmas nell’abisso delle produzioni cinematografiche più bieche e insensate di sempre.

Anche senza considerare i clamorosi limiti della sceneggiatura, Saving Christmas è deficitario da tutti gli altri punti di vista: tolto Kirk Cameron, che comunque riesce nell’impresa di essere detestabile anche dai più credenti, a causa della spocchia e dell’altezzosità con cui si propone per tutta la durata del film, il livello degli attori è quello di una recita parrocchiale (giusto per rimanere in tema). La regia è a tratti imbarazzante, soprattutto nei lunghi flashback sulla natività e sull’origine del Natale, sempre confusi e senza il minimo ritmo, e l’ovattata fotografia è degna delle peggiori telenovelas sudamericane.

Saving Christmas: a cosa possono portare arroganza, presunzione e fanatismo

Saving Christmas

Spiace dover dire che un’operazione del genere si sia clamorosamente rivelata un successo dal punto di vista commerciale, con quasi 3 milioni di dollari incassati a fronte di un budget di 500.000. Grandi soddisfazioni sono però arrivate dal punto di vista della critica, che ha dato vita a una storia decisamente più interessante di quella del film. Sull’aggregatore di recensioni Rotten TomatoesSaving Christmas ha giustamente ottenuto un rating dello 0%, condito da battute e commenti di scherno da parte di utenti del sito e addetti ai lavori. Questo non è però bastato a placare l’arroganza di Kirk Cameron, che dalla sua pagina Facebook ha invitato tutti i sostenitori del Natale a votare positivamente il film per supportarlo. Il risultato è stato eccezionale: i voti e i commenti negativi su Saving Christmas si sono moltiplicati, facendo certamente pubblicità involontaria alla pellicola, ma trascinandola anche verso record negativi.

Nel momento in cui scriviamo, il film è infatti accreditato del nono posto nella classifica dei 100 film peggiori di sempre secondo gli utenti di IMDb, con un’autorevole media dell’1.5. Ormai in preda alla collera, Cameron ha sentenziato che i voti bassi sono dovuti a una campagna contro il film da parte degli atei. La ciliegina sulla torta è poi arrivata grazie ai mitici Razzie Awards, che hanno premiato Saving Christmas come peggior film, peggior attore (proprio Kirk Cameron), peggiore sceneggiatura e peggiore combinazione su schermo, ovvero la coppia composta dallo stesso Cameron e dal suo ego.

Il film è una visione necessaria sia per gli amanti del trash, che verranno messi alla prova da un’opera indecente sotto tutti i punti di vista, sia per tutti gli altri, che avranno modo di constatare a cosa possono portare arroganza, presunzione e fanatismo, uniti alla disponibilità economica necessaria a produrre una pellicola.

  • Verdetto

0.5

Sommario

Saving Christmas è un film colmo di supponenza, con il quale Kirk Cameron ha la pretesa di ricordarci lo spirito perduto del Natale. Un progetto indecoroso, pietra tombale sulla carriera dell’ex star di Genitori in blue jeans.

Condividi sui social
  • 10
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.