Too Hot to Handle Too Hot to Handle

Netflix

Too Hot to Handle: recensione del reality show Netflix

Pubblicato

il

In questi giorni di reclusione, ci sono un’infinità di visioni perfette per passare il tempo. Potete recuperare le migliori uscite della stagione passata, buttarvi su una delle svariate serie televisive delle principali piattaforme di streaming o recuperare grande classici del passato. Scorrendo il catalogo Netflix, può inoltre capitarvi di vedere il titolo che nel momento in cui scriviamo è al primo posto nella classifica dei più visti: Too Hot to Handle. Con una rapida occhiata, potreste bollare questo reality come l’apoteosi del trash e dirigervi su altri lidi. Non fatelo: Too Hot to Handle è molto peggio di quello che potreste immaginarvi, e proprio per questo non dovete perdervelo.

Lo scenario di questo reality non è diverso da tanti altri: 10 bellissimi e bellissime costretti a una convivenza forzata in una location esotica per un periodo più o meno lungo, al termine del quale il vincitore metterà le mani su un sostanzioso premio in denaro. A fare la differenza sono due dettagli: la scelta dei concorrenti e ciò che dovranno fare (o meglio, non fare) durante il loro soggiorno.

Ci troviamo davanti a 10 aitanti e illetterati ragazzi, che hanno un unico scopo nella vita, cioè fare sesso più volte possibile e con la maggiore varietà concepibile di partner. Dopo le presentazioni, seguite nel giro di poche ore da un bacio e da un accoppiamento evitato per un pelo, ai partecipanti viene comunicato il regolamento di Too Hot to Handle. A questi depravati erotomani, inseriti nel loro habitat ideale, sono proibiti i baci e qualsiasi tipo di contatto sessuale, compreso l’autoerotismo, pena l’abbassamento del montepremi di 100.000 dollari, in proporzione alla tentazione a cui si cede. Per un semplice bacio saranno scalati dal totale 3.000 dollari, mentre per un rapporto sessuale completo si può arrivare fino a 20.000.

Too Hot to Handle: l’apoteosi del trash

Too Hot to Handle

A dirigere le operazioni ci sono l’intelligenza artificiale sotto forma di cono Lana, che comunica ai concorrenti le violazioni al regolamento come una sorta di Alexa moralizzatrice, e la voce narrante di Desiree Burch, che non mancherà di fare ripetuti spoiler nei momenti chiave delle puntate, togliendovi così qualsiasi possibilità di sorpresa. Non mancano inoltre alcuni workshop, disseminati in maniera uniforme nel corso degli 8 episodi che compongono la prima stagione di Too Hot to Handle. Si passa con invidiabile disinvoltura dall’utilizzo di corde per legare il partner, alla scrittura sul corpo di un altro concorrente dei peggiori insulti che gli sono stati rivolti, in modo da restituire l’idea della nuova persona che uscirà dallo show, passando per il migliore di tutti, cioè il seminario attraverso il quale le ragazze si riconnettono con la loro yoni, ovvero la loro vagina, osservandola attentamente con lo specchio e disegnandola.

Il risultato, come avrete capito, è eccezionale. Non tanto per la dinamica di gioco, che dovrebbe portare o alla totale astensione sessuale o al suo esatto contrario, cioè una libertà sessuale pressoché totale scaturita da un montepremi tutto sommato modesto (la sensazione è che alcuni dei partecipanti siano in grado di guadagnare cifre paragonabili solo con qualche post su Instagram), quanto piuttosto per i personaggi in campo e per come essi interagiscono fra di loro e con le paternali di Lana. Tanto per cominciare, i protagonisti, che provengono da diverse nazioni a lingua inglese, sono tutti in corsa per il titolo mondiale dell’ignoranza. In confronto a molti di loro, anche il vostro collega che “Te lo dico io, il Coronavirus è un complotto per impoverirci dei poteri forti, della Cina e della Spectre” vi sembrerà un redivivo Stephen Hawking, in grado di migliorare con poche rivelazioni la vostra esistenza.

Gli esilaranti dialoghi

Too Hot to Handle

«Ciao.»
«Ciao.»
«Vorrei chiamarti Bambi.»
«Bambi muore?»
«Credo muoia sua madre.»
«Già.»

Questo dialogo fra due dei partecipanti è solo uno dei tanti momenti surreali a cui assisterete durante Too Hot to Handle. Momenti che potrebbero certamente essere stati costruiti a tavolino, ma che in assenza di una solida base di cafonaggine metterebbe i protagonisti dello show allo stesso livello di Meryl Streep e Laurence Olivier per qualità recitative. Dove invece la produzione si fa più invadente, e involontariamente esilarante, è nei continui richiami moralizzatori ai partecipanti. C’è del sadismo nel liberare dei giovani atletici in pieno esubero ormonale costringendoli a scendere a patti con la loro sessualità, ma è ancora più perverso assistere a spassose prediche che invitano i protagonisti a prendere il gioco come una ricerca dei sentimenti veri e della connessione mentale con un’altra persona, colpevolizzando i non pochi partecipanti che cedono comprensibilmente alla libido.

Fra gli stessi personaggi di Too Hot to Handle si creano diverse fazioni. C’è quella dei parsimoniosi, capitana da Kelechi “Kelz” Dyke, che riesce anche a resistere alle esplicite avance sessuali della più provocante ragazza del gruppo, ricordando pragmaticamente che “secondo un amico” ad Amsterdam per 3000 dollari si può fare molto di meglio. Fra questi c’è anche uno dei più bizzarri personaggi del gruppo, Matthew Smith, soprannominato simpaticamente Gesù per i suoi lunghi capelli e il suo aspetto saggio. Per tutta la durata della sua partecipazione allo show, lo vediamo invitare i suoi compagni all’astensione sessuale, per poi sorprenderlo ad approcciare le concorrenti con battute raggelanti, che finiscono per mettere in fuga da lui tutta la popolazione di sesso femminile presente nel resort.

Too Hot to Handle: fra erotomani e British gentlemen

A regalare i momenti migliori è invece il gruppo dei peccatori, rappresentato soprattutto dall’australiano Harry Jowsey e dalla canadese (con origini italiane) Francesca Farago. Riusciamo quasi a percepire la loro fatica nel tenersi addosso le mutande e la loro insofferenza alla salvaguardia del montepremi, che fosse per loro andrebbe in negativo dopo pochi giorni. Ma ancora più buffe sono le loro patetiche confessioni alla telecamera, con la quale simulano la nascita di un sentimento e un cambiamento interiore, nella speranza di conquistare un ingresso nella suite privata o uno stop temporaneo alle regole, due delle ricompense offerte dall’onnipresente Lana. Dall’altro lato della barricata troviamo i due afroamericani Rhonda Paul e Sharron Townsend, trasformatisi nel giro di pochi giorni da libidinosi satiri a profeti dell’illibatezza, perdendo di conseguenza in naturalezza.

Ai margini di un gruppo sorprendentemente ben assortito si muovono anche figure paradossali come i due britannici Chloe Veitch, che manifesta continuamente la sua volontà di accoppiarsi con qualsiasi esponente di sesso maschile, salvo poi ritrarsi ogni volta per motivazioni non particolarmente convincenti, e David Birtwistle, auto-dichiaratosi British gentleman. In un gruppo di persone prive di ritegno e di qualsiasi tipo di freno inibitorio, lo vediamo addirittura farsi da parte per amicizia da un triangolo amoroso e mostrare i pochi segnali di umanità nello show, stando di volta in volta vicino ai suoi compagni in difficoltà e bisognosi di un supporto psicologico.

Fra gli ingressi in corso d’opera, ci piace ricordare quello del californiano Bryce Hirschberg. Capitano di una barca su cui vive a Marina del Rey, pessimo pianista e sedicente formidabile amatore, capace di fare sesso con una donna diversa ogni giorno. Finirà per andare clamorosamente in bianco, come un qualsiasi sedicenne brufoloso.

Too Hot to Handle sposta più in alto l’asticella del cattivo gusto

Too Hot to Handle

Il proverbiale puritanesimo americano si riflette prevedibilmente nelle scelte di regia. Nonostante il materiale a disposizione, non vedrete né scene di sesso esplicito, né nudità più vistose di quelle concesse da reggiseni e slip di due taglie inferiori a quanto necessario. Essendo però Too Hot to Handle un reality che, a differenza di molti altri, ha nel sesso non il proprio fine, ma un vero e proprio motore della narrazione, non mancano i racconti su quanto avvenuto sotto le coperte. Fra fellatio notturne estemporanee e desideri da realizzare (“Quanto costa il sesso anale?“, si chiede candidamente Francesca in un momento chiave del gioco), nulla o quasi viene lasciato all’immaginazione.

Fra dialoghi senza senso, repentini cambi di idea, discorsi motivazionali durante i mini seminari new age e dichiarazioni di maturazione interiore seguite da richieste di footjob, arriviamo alla ciliegina sulla torta, cioè il finale, con l’agognata assegnazione del residuo del montepremi. Un finale a metà fra la mancanza di materiale umano da premiare e un attacco di follia da parte della produzione, che non vi anticipiamo per non togliervi il gusto della sorpresa e per farvi assaporare meglio la malcelata collera delle persone coinvolte.

Cala così il sipario su una pietra miliare del trash televisivo, che pur spostando più in alto l’asticella del cattivo gusto rimane sorprendentemente coerente con se stesso, rivelandosi una visione ottimale per chi non ha solo bisogno di staccare col cervello, ma desidera riporlo nello sgabuzzino per 8 agghiaccianti episodi e lasciarsi colpire, senza la minima difesa, da un puro e consapevole attacco ai propri neuroni.

Overall
2/10

Verdetto

Anche se abbiamo l’abitudine di dare i voti a ciò che vediamo, siamo consapevoli che non si può dare un voto all’amore, in questo caso all’amore per il trash assoluto. Assegniamo quindi a Too Hot to Handle un voto puramente simbolico, cioè il 2, nella speranza di vedere al più presto una stagione numero 2 di questo memorabile show.

Pubblicità

In evidenza

Netflix: tutte le nuove uscite di luglio 2024

Pubblicato

il

Netflix uscite

Anche per luglio, Netflix ha in serbo diverse nuove uscite per i propri abbonati. Fra i titoli più attesi c’è sicuramente Un piedipiatti a Beverly Hills: Axel F, quarto capitolo della saga con protagonista Eddie Murphy. In arrivo anche il nuovo film di Renato De Maria Svaniti nella notte, con protagonista Riccardo Scamarcio, e The Decameron, serie statunitense in otto episodi ambientata nella Firenze del 1348 e ispirata alle celeberrime novelle di Giovanni Boccaccio.

Da menzionare inoltre i ritorni delle serie Vikings: Valhalla (giunta alla terza stagione), Cobra Kai (in uscita la prima parte della sesta stagione) ed Elite, arrivata all’ottavo ciclo di episodi. Per quanto riguarda i documentari originali della piattaforma, fari puntati su The Man with 1000 Kids, miniserie che esplora il lato oscuro delle cliniche internazionali per la fertilità. Di seguito, l’elenco completo delle nuove uscite in arrivo a luglio su Netflix.

Netflix: l’elenco completo delle uscite di luglio 2024

Netflix uscite
Giulia Parmigiani/Netflix © 2024

1 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il mare dei mostri (film non originale)
  • The Rising of the Shield Hero (serie non originale, stagione 1)
  • La meglio gioventù (film non originale)
  • Io, noi e Gaber (film non originale)
  • I Croods 2 – Una nuova era (film non originale)
  • Ezio Bosso. Le cose che restano (film non originale)
  • Caccia all’uomo – Cesare Battisti, una vita in fuga (film non originale)

2 luglio

  • Bodies Bodies Bodies (film non originale)
  • SPRINT (serie originale, stagione 1)

3 luglio

  • Un piedipiatti a Beverly Hills: Axel F (film originale)
  • The Man with 1000 Kids (documentario originale)

4 luglio

  • Rhythm + Flow: Francia (reality show originale, stagione 3 episodi 1-4)

5 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Fast & Furious 9 – The Fast Saga (film non originale)
  • L’immaginario (film originale)
  • Una parte di me (serie originale, stagione 1)
  • Goyo (film originale)
  • Gloria (serie non originale, stagione 1)

6 luglio

  • La ragazza della palude (film non originale)

9 luglio

  • M3GAN (film non originale)

10 luglio

  • Receiver (serie originale, stagione 1)

11 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Rhythm + Flow: Francia (reality show originale, stagione 3 episodi 5-7)
  • Vikings: Valhalla (serie originale, stagione 3)
  • Svaniti nella notte (film originale)

12 luglio

  • Exploding Kittens (serie originale, stagione 1)

15 luglio

17 luglio

  • Simone Biles Rising: Verso le Olimpiadi (serie originale, stagione 1)

18 luglio

  • Rhythm + Flow: Francia (reality show originale, stagione 3 episodi 8-9)
  • Cobra Kai (serie originale, stagione 6 parte 1)

19 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Sweet Home (serie originale, stagione 3)
  • Too Hot To Handle (reality show originale, stagione 6 episodi 1-4)
  • Find Me Falling – Un’isola dove innamorarsi (film originale)

21 luglio

  • Rhythm + Flow: Francia (reality show originale, stagione 3 episodio 10)
  • Babylon (film non originale)

22 luglio

  • L’immensità (film non originale)

25 luglio

  • The Decameron (serie originale, stagione 1)

26 luglio – Le nuove uscite di Netflix

  • Too Hot To Handle (reality show originale, stagione 6 episodi 5-7)
  • Elite (serie originale, stagione 8)
  • Il principe dei draghi (serie originale, stagione 6)
  • Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto (film non originale)
Continua a leggere

In evidenza

Eric: recensione della miniserie Netflix con Benedict Cumberbatch

Pubblicato

il

Eric

È curioso che una pietra miliare del cinema narrativo classico come Harvey, con protagonista il solito formidabile James Stewart, riemerga per la seconda volta nel giro di pochi giorni come fonte di ispirazione esplicita o implicita per un prodotto audiovisivo contemporaneo. Prima grazie a John Krasinski, che lo cita apertamente nel suo gradevole film per famiglie IF – Gli amici immaginari, poi in Eric, miniserie Netflix con protagonista Benedict Cumberbatch, con intreccio e toni decisamente più cupi.

Stavolta non ci sono né simpatici conigli parlanti, né pittoresche creature animate, ma un gigantesco pupazzo di nome Eric che accompagna il protagonista Vincent nel momento più difficile e angosciante della sua vita. Benedict Cumberbatch, di ritorno alla serialità dopo il travolgente successo di Sherlock, dà infatti vita a un uomo ambiguo e tormentato, diviso fra il suo lavoro di burattinaio per un popolare show per bambini e la scomparsa del figlio di nove anni Edgar (Ivan Morris Howe), svanito nel nulla durante il tragitto verso la scuola, nella turbolenta New York degli anni ’80.

Totalmente alienato e vittima delle sue dipendenze, Vincent si allontana dalla moglie e dai colleghi, dedicandosi alla ricerca del figlio insieme a Eric, una sua creazione con cui comunica continuamente, nell’imbarazzo di chi gli sta intorno. Sul caso c’è anche Michael Ledroit (McKinley Belcher III), detective nero e gay che deve convivere con i pregiudizi e con l’odio razziale.

Eric: Benedict Cumberbatch in un dramma esistenziale in bilico fra realtà e immaginazione

La creatrice Abi Morgan (The Hour) e la regista Lucy Forbes ci immergono in una New York torbida e a tratti angosciante, devastata dalla diffusione del crack, sconvolta dal dilagare dell’AIDS e impegnata a nascondere il suo lato meno scintillante, come i senzatetto e i tossicodipendenti. Uno scenario perfettamente in linea con la dolorosa parabola esistenziale di Vincent che, dopo aver vissuto un’infanzia all’insegna dell’anaffettività e dei farmaci a lui somministrati dai suoi ricchi genitori, in un perfetto contrappasso ha deciso di dedicare un’importante fetta del suo tempo alla missione di rendere felici i bambini, attraverso la creazione di buffi personaggi. Una scelta che non lo mette però al riparo dai suoi demoni personali e dalle conseguenze di un beffardo destino, acuite dal senso di colpa per non aver accompagnato a scuola Edgar nel maledetto giorno della sua scomparsa.

Nel corso di 6 asciutti episodi, Eric segue le ricerche del piccolo Edgar, mascherandosi da crime per poi allargare progressivamente il campo di azione, spaziando liberamente fra cospirazioni governative e lucida analisi sociale. Temi che ruotano soprattutto intorno alla figura di Michael Ledroit, sempre più centrale all’interno della narrazione. Grazie alla convincente prova di McKinley Belcher III, seguiamo la dolorosa lotta quotidiana di questo detective, che deve scontrarsi sia con la discriminazione nei confronti della comunità afroamericana, sia con quella legata alla sua omosessualità, che è costretto a celare non solo per l’arretrata morale dell’epoca, ma anche per la paura generale per la diffusione dell’AIDS, accompagnata dall’ignoranza.

I protagonisti di Eric

Eric

Dal canto suo, Benedict Cumberbatch aggiunge un’altra pregevole interpretazione al suo già formidabile curriculum, tratteggiando con invidiabile espressività la discesa agli inferi di un uomo mentalmente instabile, che paradossalmente riesce a scorgere una flebile luce in fondo al tunnel proprio grazie agli abissi della sua psiche e ai dialoghi con un personaggio immaginario, unica sua ancora di salvezza. Un personaggio riuscito e tridimensionale, grazie anche a un ottimo lavoro di scrittura, che non indora mai la pillola ma al contrario mette in evidenza tutti gli aspetti negativi e respingenti di questo personaggio, valorizzandone così anche gli slanci di umanità.

Eric trae forza e intensità dai suoi personaggi principali, delineando due solitudini diverse ma complementari, in una cornice umana e sociale desolante, all’interno della quale proliferano violenza, corruzione e dipendenza. La miniserie non è però altrettanto centrata nella sua componente prettamente investigativa, che risente in particolare di una scelta narrativa abbastanza discutibile sul personaggio di Edgar, colpevole di togliere un’importante fetta di fascino e mistero all’intera vicenda. Sorprendentemente, ci si ritrova così ad appassionarsi più alle dinamiche personali di Michael Ledroit e Vincent che alla sparizione di un bambino innocente, cioè la principale leva emotiva dell’intera miniserie.

Un epilogo non del tutto riuscito

Eric

Fra sospetti, false piste, deflagrazioni familiari e squallore generalizzato, Eric sfocia in un epilogo eccessivamente conciliatorio, che stona con la miserie umana e sociale esposta con dovizia di particolari negli episodi precedenti. Una conclusione che non priva dei suoi meriti una miniserie ben sopra alla media delle produzioni omologhe recenti, ma che toglie incisività a un racconto a tratti particolarmente toccante, capace di scavare nei più reconditi anfratti dell’animo umano e di dare diverse sfumature di senso alla follia e al concetto di sotterraneo, veri e propri protagonisti aggiuntivi di una New York asfittica e malsana.

Eric è disponibile dal 30 maggio su Netflix.

Overall
7/10

Valutazione

Eric si rivela una toccante e dolorosa riflessione sul lato oscuro dell’animo umano e della New York degli anni ’80, penalizzata però da qualche scelta narrativa non del tutto efficace.

Continua a leggere

In evidenza

Netflix: tutte le nuove uscite di giugno 2024

Pubblicato

il

Netflix uscite

Anche per giugno, Netflix ha in serbo tante nuove uscite con cui intrattenere i propri abbonati. Fra le uscite più attese c’è sicuramente il film originale A Family Affair, commedia romantica con Joey King, Zac Efron, Nicole Kidman e Kathy Bates. L’Italia risponde con Ricchi a tutti i costi, sequel di Natale a tutti i costi, con protagonisti Christian De Sica e Angela Finocchiaro. Ci saranno inoltre i ritorni di Bridgerton e Sweet Tooth, insieme all’arrivo in catalogo dell’horror francese Under Paris e della docuserie storico Processo al male: Hitler e i nazisti. Di seguito, l’elenco completo delle uscite di giugno su Netflix.

L’elenco completo delle uscite Netflix di giugno 2024

Netflix uscite
Cr. Liam Daniel/Netflix © 2024

1 giugno – Le uscite su Netflix

  • One-Punch Man (serie non originale, stagione 2)
  • New Amsterdam (serie non originale, stagione 4)
  • Qui rido io (film non originale)
  • Riverdale (serie originale, stagione 7)
  • Troppo grande per le favole 2 (film originale)
  • Il rapporto Pilecki (film non originale)
  • Swoon (film non originale)

4 giugno

  • Ricchi a tutti i costi (film originale)

5 giugno – Le uscite su Netflix

  • Under Paris (film originale)
  • Processo al male: Hitler e i nazisti (docuserie originale)
  • Come rapinare una banca (docuserie originale)

6 giugno – Le uscite su Netflix

  • Sweet Tooth (serie originale, stagione 3)
  • Baki Hanma VS Kengan Ashura (film originale)
  • Rafa Márquez: El Capitán (film originale)

7 giugno – Le uscite su Netflix

  • Perfect Match (reality show originale, stagione 2)
  • Hierarchy (serie originale, stagione 1)
  • The Greatest Showman (film non originale)

9 giugno

  • Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio (film non originale)

11 giugno

  • Tour de France: sulla scia dei campioni (docuserie originale, stagione 2)

12 giugno – Le uscite su Netflix

  • Non c’è bisogno di presentazioni – Con David Letterman (talk show originale, stagione 5)
  • I misteri dell’esercito di terracotta (docuserie originale)

13 giugno

14 giugno

  • Ultraman: Rising (film originale)

15 giugno

  • Le otto montagne (film non originale)
  • Colpa delle stelle (film non originale)

19 giugno

  • Kleks Academy (film originale)
  • Me Contro Te Il Film: Vacanze in Transilvania (film non originale)
  • Caccia all’eredità (film originale)

20 giugno

21 giugno

  • Trigger Warning (film originale)

22 giugno

  • Rising Impact (serie originale, stagione 1)
  • Don’t Worry Darling (film non originale)

25 giugno

  • Kaulitz & Kaulitz (docuserie originale)

26 giugno

  • Coinquilini impossibili (docuserie originale, stagione 2)

27 giugno – Le uscite su Netflix

  • That ’90s Show (serie originale, parte 2)
  • Il Grande giorno (film originale)
  • Supacell (serie originale, stagione 1)

28 giugno

  • A Family Affair (film originale)

Continua a leggere
Pubblicità

    Copyright © 2024 Lost in Cinema.