400 giorni: recensione del film con Brandon Routh e Caity Lotz

400 giorni: recensione del film con Brandon Routh e Caity Lotz

Dopo anni di co-produzioni a basso budget e volutamente trash, che ci hanno regalato vere e proprie gemme del filone (come la saga di Sharknado) e sconfortanti monster movie come i vari Mega Shark Versus (inserire un mostro a caso) o Triassic Attack – Il ritorno dei dinosauri, nel 2016 il canale statunitense via cavo SyFy dà vita con 400 giorni alla SyFy Films, vera e propria casa di sviluppo e distribuzione di film originali. Un’opera ambiziosa, che secondo le parole dello stesso regista Matt Osterman guarda a capisaldi del genere fantascientifico come la serie Ai confini della realtà, traendo inoltre spunto dall’esperimento Mars-500, incentrato sulla simulazione di una missione su Marte.

Nonostante le buone premesse e la presenza nel cast del protagonista di Superman Returns Brandon Routh e di Caity Lotz, entrambi popolari per le loro partecipazioni agli show televisivi Arrow e Legends of Tomorrow, 400 giorni lascia purtroppo a desiderare sotto tutti i punti di vista.

400 giorni: un altro mediocre B-movie targato SyFy

400 giorni

In previsione della conquista di Marte, il governo degli Stati Uniti sceglie gli astronauti Theo Cooper (Brandon Routh), Emily McTier (Caity Lotz), Bug Kieslowski (Ben Feldman) e Cole Dvorak (Dane Cook) per una missione che prevede il loro totale isolamento in un bunker sulla Terra per 400 lunghi giorni, in un ambiente che ricrea l’atmosfera di un viaggio spaziale, in modo da verificare la loro resistenza a una prolungata condizione di stress e alienazione. Ben presto arrivano i primi effetti collaterali, come le allucinazioni o la crescente paranoia. Il clima sempre più opprimente e claustrofobico e delle inquietanti apparizioni spingono i membri dell’equipaggio a uscire all’esterno, dove trovano una situazione se possibile ancora più sinistra e misteriosa.

Questo intrigante spunto di partenza testimonia la volontà di Osterman (al suo secondo lungometraggio) di confrontarsi con tematiche mature, nonché quella di SyFy di scrollarsi di dosso la fama di emittente focalizzata su B-movie che svariano dal più totale tedio a un divertito autocompiacimento. Nonostante il comparto visivo si attesti sulla soglia minima della dignità, evitando gli effetti speciali di serie Z e le plastiche location che contraddistinguono le opere sopracitate, 400 giorni vanifica ben presto i propri propositi, procedendo per accumulo in un racconto che col passare dei minuti evidenzia tutti i limiti di una sceneggiatura scialba e caotica e di interpreti mai in parte.

Osterman si porta dietro tutti i principali difetti delle produzioni SyFy, come l’inconsistenza dei personaggi, totalmente vuoti e stereotipati, e l’incapacità di fondere in un’opera tesa e avvincente spunti potenzialmente intriganti come la cospirazione e lo scenario apocalittico e gli svariati misteri introdotti in corso d’opera.

Non bastano i prestigiosi punti di riferimento

400 giorni strizza l’occhio a pietre miliari della fantascienza come 2001: Odissea nello spazio e a un più recente ma comunque memorabile prodotto come Moon, non riuscendo però mai a trovare una propria personalità, né a fare appassionare lo spettatore al destino di personaggi piatti e stereotipati. Anche il confronto con un’opera dimenticabile di poco successiva e con alcuni punti in comune come Passengers, con protagonisti Jennifer LawrenceChris Pratt, è totalmente improponibile per messa in scena e ritmo.

Il climax conclusivo assesta qualche apprezzabile colpo di scena e scuote una trama fino a quel momento inerte, ma rimane la sensazione di trovarsi di fronte a un’opera incoerente, frammentata e confusionaria, che dopo aver spiccato il volo in direzione di un cinema profondo e autoriale cade rovinosamente a terra, precipitando verso la totale mediocrità di un raffazzonato prodotto televisivo a basso budget. Proprio ciò da cui SyFy avrebbe voluto discostarsi.

Valutazione
3/10

Verdetto

SyFy cerca di lasciarsi alle spalle la fama di emittente dedicata ai più esagerati e grossolani B-movie, ma finisce per realizzare un’opera se possibile ancora peggiore, con pretese autoriali ma totalmente fuori fuoco, e che scade ben presto nella totale mediocrità.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.