A 007, dalla Russia con amore: recensione del film con Sean Connery

A 007, dalla Russia con amore: recensione del film con Sean Connery

Appena un anno dopo Agente 007 – Licenza di uccidere, arriva il secondo capitolo delle avventure di James Bond, nonché uno dei migliori di tutta la serie: A 007, dalla Russia con amore. Al cinema come nello sport, squadra che vince non si cambia: ritroviamo così Terence Young alla regia, coadiuvato dal direttore della fotografia Ted Moore e dal montatore Peter Hunt, e soprattutto il volto per eccellenza dell’Agente 007, Sean Connery. Il raddoppio del budget, passato a 2 milioni di dollari, ci consegna inoltre un’opera molto più dinamica, che si snoda fra il Regno Unito e la Turchia, facendo tappa anche a Venezia. Il primo sodalizio fra James Bond e l’Italia è inoltre fortificato dalla presenza nel cast della nostra Daniela Bianchi, che interpreta la sovietica Tatiana Romanova, entrando immediatamente nell’immaginario collettivo come una delle più sofisticate e convincenti Bond girl.

A 007, dalla Russia con amore: le avventure di James Bond continuano

A 007, dalla Russia con amore si apre con quello che diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica della saga, cioè la scena prima dei titoli di testa, in cui, nel corso di un’esercitazione, il villain principale di questo secondo capitolo, Donald Grant (Robert Shaw), uccide un uomo mascherato da James Bond. Quest’ultimo lavora per la multinazionale del crimine SPECTRE (che abbiamo imparato a conoscere nel corso di Agente 007 – Licenza di uccidere), e ha la doppia missione di impossessarsi del cosiddetto Lektor, una macchina di decrittazione sovietica, e di assassinare Bond, reo di avere ucciso il Dr. No.

Facciamo così la conoscenza di un altro punto fermo della serie, cioè il capo della SPECTRE Ernst Stavro Blofeld (qui ancora senza volto), che attraverso la numero 3 dell’organizzazione Rosa Klebb assolda la splendida agente dei servizi segreti russi Tatiana Romanova, con il compito di beffare Bond. L’agente 007 è infatti a sua volta scelto dall’MI6 per una missione di recupero del Lektor, da realizzare con l’insperato aiuto della collega sovietica. Bond parte quindi per Istanbul, dove prende contatti con il diplomatico Ali Kerim Bey (l’ultima interpretazione di Pedro Armendáriz, già gravemente malato durante le riprese e sofferente al punto da essere sostituito dallo stesso Young in alcune inquadrature) e incontra, nel letto della sua camera d’albergo, la Romanova.

Comincia così un lungo viaggio attraverso l’Europa a bordo del celeberrimo Orient Express, che porterà Bond e la Romanova ad approfondire la loro conoscenza e a incrociare le loro strade con quelle di Grant e della SPECTRE.

A 007, dalla Russia con amore: un seguito più centrato del predecessore

A 007, dalla Russia con amore

Rispetto alla comunque affascinante ingenuità del primo capitolo, A 007, dalla Russia con amore si rivela ancora oggi un’opera decisamente più ricca e compatta. James Bond è talmente fascinoso e sicuro di sé da arrivare a un passo dall’arroganza, ma allo stesso tempo ci appare più volte fallibile. Lo vediamo infatti in difficoltà sia con la Romanova, il cui iniziale doppio gioco non è colto da 007, sia con Grant, che si dimostra più volte almeno allo stesso livello di Bond in quanto a perspicacia e prestanza fisica. Solo un’imperdonabile mancanza di gusto da parte del rivale (il vino rosso col pesce) e un provvidenziale gadget di Q (Desmond Llewelyn, alla sua prima apparizione nella serie) permettono a 007 di salvare la pelle nel passaggio più carico di tensione del racconto, a bordo dell’Orient Express.

La trama spionistica si fa più intricata, e i debiti di riconoscenza verso Intrigo internazionale di Alfred Hitchcock, già evidenti nel precedente episodio, diventano ancora più espliciti: la già citata parentesi sul treno e soprattutto l’inseguimento a Bond da parte di un elicottero sono molto più di un semplice omaggio al maestro del brivido. Ciò che sorprende maggiormente di questo secondo capitolo è però la sua capacità di incanalare in una trama fittizia il contesto politico e sociale dell’epoca.

In piena guerra fredda e a poche settimane di distanza dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy (pare che A 007, dalla Russia con amore sia proprio l’ultimo film visto dal 35º Presidente degli Stati Uniti d’America), stupisce la rappresentazione della SPECTRE come ente in grado di innalzarsi addirittura al di sopra delle tensioni fra il Blocco occidentale e l’URSS, come l’ideale cooperazione contro un nemico comune di queste due fazioni, rappresentate da Bond e dalla ravveduta Romanova.

L’influenza di A 007, dalla Russia con amore sul cinema successivo

A 007, dalla Russia con amore

A esaltare una trama ricca di spunti e sfumature, come Bond per la prima volta vicino a un sentimento di amicizia con Kerim, è una messa in scena che punta tutto sull’azione e sulla concretezza, sfruttando efficacemente la varietà di location. Non mancano alcune forzature e imperfezioni (L’uccisione di un nemico dentro alla bocca di Anita Ekberg, impressa su un cartellone gigante di Chiamami buana, o lo sfondo visibilmente posticcio di Venezia nelle battute conclusive), ma siamo indubbiamente di fronte a uno dei capitoli della serie che hanno retto meglio alla prova del tempo. Non è un caso che A 007, dalla Russia con amore abbia influenzato il cinema successivo sia all’interno (la figura di Blofeld, la title song, i gadget futuristici) che all’esterno della saga.

L’influenza di quest’opera nell’immaginario collettivo si estende da grandi classici del passato (Marlon Brando che ne Il padrino accarezza il suo gatto in maniera analoga a quella di Blofeld), attraversa la storia dei blockbuster (un altro amante della saga come Steven Spielberg, che ha realizzato con Indiana Jones una sua personale rivisitazione di James Bond, ha ripreso il secondo capitolo della saga nel suo Indiana Jones e l’ultima crociata, mettendo in scena un altro inseguimento fra motoscafi e scegliendo non a caso Venezia come location e Sean Connery come padre del protagonista) e arriva fino ai giorni nostri, con la Red Sparrow di Jennifer Lawrence con diversi punti di contatto con la Romanova o quel “James Bond tornerà” sui titoli di coda, ampiamente ripreso dal Marvel Cinematic Universe.

James Bond: fedele a se stesso, ma in costante mutamento

A 007, dalla Russia con amore

Fra i proverbiali ammiccamenti di Sean Connery, l’eterno flirt con Miss Moneypenny, un erotismo meno plateale ma sempre tangibile e il fascino mistico e misterioso di Istanbul, emergono in A 007, dalla Russia con amore sprazzi di grande umanità, come quella dell’indimenticabile Bond girl di Daniela Bianchi, contemporaneamente fatale e tormentata, spavalda amante e appassionata compagna, la cupa quanto efficace rappresentazione della gerarchia del crimine, in cui ogni persona diventa un anello della catena del male e una pedina sacrificabile quando le cose non vanno come previsto, e addirittura un profetico accenno di revenge porn, con il filmato della notte di passione fra James e Tatiana utilizzato come minaccia nei confronti dei due.

Ed è anche grazie a questi dettagli che la serie dell’Agente 007 comincia con A 007, dalla Russia con amore a rivelare la sua ineguagliabile natura: apparentemente statica e fedele a se stessa e ai propri eccessi, ma in realtà capace di mutare in maniera sostanziale e di leggere, spesso in anticipo sui tempi, l’evoluzione della società e dei costumi.

Valutazione
8.5/10

Verdetto

A 007, dalla Russia con amore si rivela un seguito più convincente e solido del primo capitolo, nonché un passo decisivo nella costruzione della mitologia della florida e longeva saga di James Bond.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.