À l’intérieur: recensione del film di Alexandre Bustillo e Julien Maury

À l’intérieur: recensione del film di Alexandre Bustillo e Julien Maury

À l’intérieur (Inside il titolo internazionale) è un film thriller/horror del 2007 diretto da Alexandre Bustillo e Julien Maury e interpretato da Béatrice Dalle e Alysson Paradis (sorella della più celebre Vanessa). Dopo la presentazione nel corso della Settimana Internazionale della Critica al Festival di Cannes, il film si è immediatamente guadagnato lo status di cult per la particolare violenza fisica e psicologica che lo pervade, andando inoltre a inserirsi nell’interessante ondata di cinema splatter francese di inizio millennio, comprendente anche Alta tensione (2003), Calvaire (2004), Them – Loro sono là fuori (2006), Frontiers – Ai confini dell’inferno (2007) e Martyrs (2008). In Italia, À l’intérieur è stato distribuito direttamente in Home Video da Midnight Factory, etichetta sempre attenta nei confronti del cinema di genere.

À l’intérieur: la casa degli orrori e della più feroce violenzaÀ l'intérieur - Lost in Cinema

La fotografa Sarah (Alysson Paradis), in stato interessante, viene coinvolta in un incidente stradale insieme al compagno, che nell’impatto perde la vita. Qualche mese dopo lo shock, durante la vigilia di Natale, Sarah effettua l’ultimo controllo prima della gravidanza, prevista per il giorno successivo, dopo il quale fa ritorno a casa, nella Parigi scombussolata dalla rivolta delle banlieue. Il suo riposo viene interrotto dall’arrivo di una misteriosa donna (Béatrice Dalle), che le chiede insistentemente di entrare, dimostrando di conoscerla. Nonostante i ripetuti rifiuti, la donna entra in casa di Sarah, manifestando il desiderio di sottrarle il bambino dal ventre. Ha così inizio una spirale di orrore e violenza, fra due donne disposte a tutto pur di raggiungere i rispettivi scopi.À l'intérieur - Lost in Cinema

Per gli appassionati di gore, À l’intérieur rappresenta certamente una delle esperienze più disturbanti e sconcertanti degli ultimi anni, almeno per quanto riguarda il ristretto circuito delle visioni fruibili attraverso i canali home video convenzionali. Il film di Alexandre Bustillo e Julien Maury fa infatti di una violenza insistita e mai mitigata la sua cifra stilistica e contenutistica, trascinando lo spettatore da quello che inizialmente appare come un classico home invasion verso sentieri poco battuti e decisamente inquietanti, che conducono alle nostre più intime fragilità e ai nostri più ancestrali incubi. Un percorso progressivamente più doloroso e traumatizzante, magistralmente condotto dalle due fenomenali protagoniste, capaci di dare volto e corpo a due facce di una stessa medaglia, fatta di violenza e sopravvivenza ma allo stesso tempo anche di compassione e di un anomalo e degenerato amore.

À l’intérieur: da Carpenter a Lucio Fulci

Alexandre Bustillo e Julien Maury giocano con invidiabile perizia con i caposaldi del genere horror: fra i tanti omaggi più o meno palesi troviamo infatti il cinema di John Carpenter (il personaggio di Béatrice Dalle a tratti sembra un calco al femminile del leggendario Michael Myers di Halloween), Dario Argento (quell’indugiare sulla mano coperta da un guanto nero è molto più di un’ispirazione) e Joe D’Amato (impossibile non pensare al feto di Antropophagus), oltre alla tipica estetica dello splatter che ha fatto la fortuna di un maestro del nostro cinema mai troppo ricordato come Lucio Fulci. La coppia di cineasti francesi, in seguito giustamente scelta per il prequel di Non aprite quella porta Leatherface (2017), dimostra però di sapersi sedere sulle spalle dei giganti per creare qualcosa di fresco e originale, come difficilmente si vede nel panorama cinematografico contemporaneo.

A conti fatti, À l’intérieur non è altro che un lungo scontro fisico e psicologico fra due donne in lotta per la loro sopravvivenza, arricchito dall’alone di mistero che circonda il personaggio di una mefistofelica Béatrice Dalle (mistero per la verità ben più affascinante della sua soluzione). Ciò che fa la differenza è però l’abilità da parte dei registi di trasformare un banale appartamento borghese in un vero e proprio campo di battaglia, in cui ogni oggetto assume un proprio valore e ogni piccolo anfratto casalingo diventa un rifugio in cui nascondersi o una trappola da evitare. Difficile tenere il conto delle ferite e delle mutilazioni che i personaggi che i personaggi si infergono, come dei piccoli e grandi tranelli che architettano per prevalere sull’altro, in un crescente vortice di follia e ferocia, esaltato da effetti speciali efficaci e gustosamente artigianali (escluse le inquadrature del feto, decisamente le peggiori).

À l’intérieur gode delle formidabili performance di Béatrice Dalle e Alysson Paradis

À l'intérieur - Lost in Cinema

L’interno del titolo assume così una doppia valenza: la più immediata è rappresentata dal bambino ospitato e protetto con tutte le sue forze da Sarah, ma con il passare dei minuti diventa sempre più importante la seconda accezione, ovvero quella dell’appartamento che ospita due belve assetate della reciproca distruzione. Un interno che si trasforma ben presto in un vero e proprio lago di sangue e brandelli di carne, ma che metaforicamente diventa anche il luogo della morte e della rinascita delle due protagoniste. Dando sfogo alle loro pulsioni più animalesche, le due trovano paradossalmente anche un inaspettato sentimento di reciproca comprensione, che culmina nello splendido atto conclusivo, decisamente vietato agli stomaci deboli ma emblematico del mutamento interiore delle protagoniste.

Un lavoro di grande intelligenza cinematografica, che riesce ad alimentare con l’estetizzazione della violenza una trama di per sé esile e in alcuni risvolti fragile. Esemplare in questo senso il lavoro del direttore della fotografia Laurent Barès, che imposta le tonalità del film su colori caldi e avvolgenti, scegliendo inevitabilmente il rosso acceso del sangue come pietra angolare su cui costruire atmosfere torbide e malsane. Fondamentali ovviamente per la riuscita di À l’intérieur le due formidabili protagoniste: da una parte l’apparentemente apatica Alysson Paradis, che con il passare dei minuti incarna sempre di più l’istinto di sopravvivenza e di protezione di una madre in lotta per la sua vita e per quella del nascituro, dall’altra una sensuale, diabolica ma anche fortemente umana Béatrice Dalle, che dimostra tutta la sua espressività dando vita a un personaggio dapprima inquietante, poi feroce e infine mosso da un proprio personale istinto amoroso.

A tratti, À l’intérieur barcolla pericolosamente verso il ridicolo involontario

I tanti pregi di À l’intérieur riescono a coprire alcuni suoi difetti. Se la semplicità della trama e la banalità del mistero che tiene in piedi il racconto, ovvero l’identità e le motivazioni del personaggio di Béatrice Dalle, sono rese necessarie dalla crescente violenza del film e dalle tematiche intorno a cui ruota, altrettanto non possiamo dire per quanto riguarda il contesto sociale, i personaggi secondari e le loro azioni.

Nel momento in cui la pellicola di Alexandre Bustillo e Julien Maury si allontana dalle due protagoniste, comincia infatti a barcollare pericolosamente, rischiando più volte di vanificare quanto messo in scena precedentemente. A fare storcere il naso sono il debole collegamento fra il racconto e la rivolta delle banlieue e soprattutto la sostanziale inutilità, e in certi casi la pura demenzialità, dei personaggi che irrompono nell’abitazione per aiutare la povera Sarah. Fra poliziotti resi inoffensivi con disarmante facilità, decisioni incomprensibili e improvvise resurrezioni, À l’intérieur a tratti si avvicina al ridicolo involontario, riuscendo però sempre a riallacciare i fili del racconto un attimo prima del tracollo, trovando inoltre un efficace climax emotivo negli ultimi struggenti minuti, perfetta sintesi di orrore, amore e del tono macabramente favolistico cercato e ottenuto dai registi.

À l’intérieur: un film vietato agli stomaci deboliÀ l'intérieur - Lost in Cinema

Per gli amanti dello splatter contemporaneo, À l’intérieur rappresenta una visione imprescindibile, capace di scuotere nel profondo anche gli spettatori con più pelo sullo stomaco. Le decine di ferite e i fiumi di sangue che vediamo rappresentati su schermo trovano un perfetto contraltare emotivo nella solida regia di Alexandre Bustillo e Julien Maury e nella loro caparbietà nel non scendere mai a compromessi con le aspettative dello spettatore e con la morale. Un cult dell’orrore che ci sconvolge e ci atterrisce, ma che allo stesso tempo sa anche raccontarci un anfratto nascosto e scomodo dell’animo umano, dove la ferocia e l’ossessione incontrano il desiderio di amore e di redenzione.

Valutazione
8/10

Verdetto

À l’intérieur è senza dubbio un caposaldo dell’horror contemporaneo, capace di scuotere nel profondo anche gli spettatori più navigati grazie a una narrazione cinematograficamente colta e a una vera e propria deflagrazione di violenza visiva e psicologica.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.