A Quiet Place - Giorno 1 A Quiet Place - Giorno 1

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A Quiet Place – Giorno 1: recensione del film con Lupita Nyong’o e Joseph Quinn

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Nell’incipit di A Quiet Place II, John Krasinski ci porta all’inizio dell’incubo a occhi aperti (e bocca chiusa) esplorato con dirompente forza nel suo precedente A Quiet Place – Un posto tranquillo. Si tratta di una manciata di minuti, sufficienti però per tratteggiare lo sgomento e la paura del mondo di fronte a un assedio improvviso, misterioso e inarrestabile, causa della dolorosa parabola della famiglia Abbott. Un’operazione di espansione del suggestivo e sinistro mondo di A Quiet Place, premiata dal pubblico (con quasi 300 milioni di dollari di incasso in piena pandemia) ma capace anche di mostrare i limiti di questo franchise in bilico fra orrore, thriller e dramma familiare. Nonostante ciò, arriva nelle sale di tutto il mondo A Quiet Place – Giorno 1, con lo scopo di raccontare ciò che pensavamo di conoscere già, ovvero l’invasione che ha costretto il mondo a rimanere in silenzio.

Più spin-off che prequel, A Quiet Place – Giorno 1 mette subito in chiaro i propri propositi, ricordandoci che il rumore della città di New York si attesta mediamente sui 90 decibel. Una sorta di prolungato urlo, simbolo della tendenza alla devastazione e all’autodistruzione del genere umano, ma anche metafora di una società sempre più vicina al punto di non ritorno. In questo scenario, assistiamo nuovamente alla fulminea invasione da parte degli alieni protagonisti di A Quiet Place, dotati di formidabile udito ma allo stesso impauriti dall’acqua. Caratteristiche con cui si sono già confrontati i personaggi di Emily Blunt, John Krasinski, Noah Jupe e Millicent Simmonds, che in questo caso sconvolgono le esistenze della malata terminale Samira (Lupita Nyong’o) e del giovane e terrorizzato Eric (Joseph Quinn, indimenticabile Eddie Munson di Stranger Things).

A Quiet Place – Giorno 1: un nuovo incubo a occhi aperti (e bocca chiusa)

A Quiet Place - Giorno 1

È dallo specifico punto di vista di Eric e Samira (nonché da quello del gatto di lei Frodo, vero e proprio co-protagonista) che osserviamo una catastrofe globale, durante la quale il primo pensiero è quello di mettersi in salvo. Una necessità che non riguarda Samira, che la sua personale Apocalisse la sta già vivendo e per cui ogni giorno potrebbe essere l’ultimo. Mentre il mondo intorno a lei finisce, il suo più grande desiderio è mangiare un’ultima agognata pizza. Sulla sua strada incontra proprio Eric, anima dolce e sensibile, ma soprattutto tremendamente sola. Due personaggi che rappresentano perfettamente lo spaesamento dei giovani adulti contemporanei, emblemi di un’opera che procede in direzione ostinata e contraria rispetto alla maggior parte dei blockbuster contemporanei, rinnegando la spettacolarità e riducendo al lumicino la speranza.

Peccato che gli spunti maggiormente interessanti del lavoro di Michael Sarnoski (già alla regia di Pig, con Nicolas Cage) si fermino sostanzialmente qui. Il problema principale di A Quiet Place – Giorno 1 è infatti proprio quell’ingombrante titolo che si porta dietro, che da una parte dovrebbe portarlo a colmare i vuoi lasciati dai capitoli precedenti e dall’altra forza il racconto verso dinamiche già viste e rodate, prima fra tutte la necessità di fare silenzio per non farsi scoprire dagli alieni. Purtroppo però l’opera non riesce a dire nulla di più di quanto esposto nel già citato incipit di A Quiet Place II, e risente particolarmente di un intreccio ridotto all’osso, che a tratti avvicina il lavoro di Michael Sarnoski ai lunghi capitoli introduttivi di videogiochi apocalittici e post-apocalittici (evidente in questo senso l’influenza di The Last of Us), privandoci però dell’azione vera e propria.

Un’escursione autoconclusiva in un universo già abbondantemente esplorato

Il nucleo familiare guidato dai veri coniugi nella vita Emily Blunt e John Krasinski lascia in questo caso spazio a una sorta di famiglia disfunzionale, nata dall’opportunità e alimentata dall’empatia. La terribile e mostruosa invasione diventa così la cornice a un’amicizia libera dagli schemi e dai cliché, forte di momenti particolarmente intensi dovuti alla malattia di Samira e mediata emotivamente dal già menzionato gatto Frodo, a tratti vero e proprio motore narrativo.

Indubbiamente queste due figure agli antipodi, unite dalle comuni fragilità e smarrite in un mondo al crepuscolo, raccontano molto della società contemporanea, in cui i continui presagi di sventura si amalgamano con la rassegnazione e con il disincanto. Ma nonostante questo A Quiet Place – Giorno 1 non riesce mai a distendersi e a sviscerare le proprie notevoli suggestioni, e va in profondità solo quando cerca la lacrima facile attraverso la malattia di Samira. Troppo poco per un’opera che dovrebbe allargare il respiro di uno dei franchise di maggior successo degli ultimi anni, che si riduce invece a una mera escursione autoconclusiva in un universo già abbondantemente esplorato e paradossalmente sempre sullo sfondo.

A Quiet Place - Giorno 1

A Quiet Place – Giorno 1 è attualmente in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Eagle Pictures.

A Quiet Place – Giorno 1: dove vederlo in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
5.5/10

Valutazione

Michael Sarnoski firma un’opera molto più vicina allo spin-off che al prequel, che eredita il mondo al collasso di A Quiet Place senza mai approfondirlo, trasformandolo al contrario in un mero sfondo di un racconto autoconclusivo e poco ispirato.

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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Shelley Duvall è morta: l’attrice statunitense aveva 75 anni

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Shelley Duvall

All’età di 75 anni, è morta l’attrice statunitense Shelley Duvall, universalmente conosciuta per il ruolo di Wendy Torrance in Shining e per il suo lungo sodalizio artistico con Robert Altman. A dare la notizia è Variety, che riporta come fonte il partner di Shelley Duvall, Dan Gilroy. Il decesso dell’attrice è dovuto a complicazioni del diabete di cui soffriva. Dan Gilroy ha così omaggiato la sua memoria:

La mia cara, dolce, meravigliosa vita, compagna e amica ci ha lasciato la scorsa notte. Troppa sofferenza ultimamente, ora è libera. Vola via, bellissima Shelley.

La carriera di Shelley Duvall

Shelley Duvall

Shelley Duvall debutta sul grande schermo nel 1970 grazie proprio a Robert Altman, che la scrittura per il suo Anche gli uccelli uccidono. Il regista statunitense la ingaggia anche per i suoi successivi film I compari, Gang, Nashville, Buffalo Bill e gli indiani, Tre donne (grazie al quale l’attrice conquista il prestigioso Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes) e Popeye – Braccio di Ferro, in cui Shelley Duvall recita accanto a Robin Williams nell’iconica parte di Olivia, la fidanzata di Braccio di ferro.

Nel mentre, prende parte a Io e Annie di Woody Allen e soprattutto al film che diventerà la sua croce e delizia, Shining di Stanley Kubrick. Nel capolavoro tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Shelley Duvall consegna alla storia del cinema un’interpretazione struggente e disperata, in cui sfoggia tutta la sua espressività, reggendo il confronto con un sontuoso Jack Nicholson. La sua prova è però stata ottenuta attraverso comportamenti al limite della violenza psicologica da parte del regista, che ha costretto l’attrice a un numero spropositato di ciak, spingendola deliberatamente al limite fisico e mentale. Durante un’intervista all’Hollywood Reporter, la stessa interprete ha raccontato le conseguenze indelebili sulla sua salute mentale dello stress causato dalla lavorazione di Shining.

Nonostante ciò, Shelley Duvall riesce a lavorare anche con Terry Gilliam (I banditi del tempo), Tim Burton (Frankenweenie), Steven Soderbergh (Torbide ossessioni) e Jane Campion (Ritratto di signora), prima del definitivo allontanamento dalle scene interrotto solo dalla partecipazione al B-movie The Forest Hills, ultima sua apparizione sul grande schermo.

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Sunny: recensione della serie Apple TV+ con Rashida Jones

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Sunny

Apple TV+ e A24 sono indubbiamente due delle realtà che negli ultimi anni hanno maggiormente sperimentato sul grande e sul piccolo schermo, portando agli spettatori prodotti in grado uscire dai confini dei generi e di riflettere sulla contemporaneità e sui suoi mutamenti. Non stupisce quindi ritrovarle a collaborare in Sunny, nuova serie prodotta da A24 e distribuita proprio su Apple TV+, che ci offre uno spaccato sinistro e allo stesso tempo fortemente umano sui recenti sviluppi della tecnologia, in particolare sull’intelligenza artificiale.

Ci troviamo di fronte a un mystery thriller dalle sfumature distopiche e da dark comedy, in bilico fra le atmosfere già esplorate con successo dalla stessa Apple TV+ in Scissione e gli oscuri presagi tecnologici e sociali lanciati da Black Mirror. In una Kyoto futuristica, facciamo la conoscenza di Suzie Sakamoto (Rashida Jones), donna statunitense che si è trasferita per lavoro in Giappone, trovando l’amore con Masa Sakamoto (Hidetoshi Nishijima, già visto in Drive My Car). Quando Masa e il loro figlio scompaiono in un incidente aereo, Suzie si trova costretta ad affrontare il dolore e la solitudine, acuita dalla sua ancora scarsissima conoscenza del giapponese.

La donna riceve però in dono un robot domestico creato dall’azienda per cui lavorava il marito, chiamato Sunny. Nonostante la sua diffidenza, proprio grazie a Sunny Suzie inizia a reagire e a cercare la verità sulla scomparsa dei suoi cari, fra cospirazioni e segreti aziendali.

Sunny: la nuova serie Apple TV+, fra Scissione e Black Mirror

Nel corso dei 10 episodi che abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima, Sunny mette molta carne al fuoco, tessendo lentamente la tela di un mistero sempre più inquietante e lavorando al tempo stesso sui personaggi e sulla loro evoluzione. Lo show creato da Katie Robbins si confronta inevitabilmente con la tecnologia, rappresentata dal robot protagonista con diverse sfumature, anche contraddittorie. Da una parte, emergono infatti i rischi legati alla diffusione senza controllo di innovazioni sempre più invasive e alienanti, ma dall’altra non si negano i possibili risvolti positivi della robotica e dell’intelligenza artificiale, che nello specifico aiutano la protagonista ad alleviare la sua solitudine e a riprendere in mano la propria vita.

Rashida Jones compie un ottimo lavoro di caratterizzazione di Suzie, scolpendola con dettagli che con il passare degli episodi la avvicinano all’universo di alienazione e disagio esistenziale di Sofia Coppola (con cui la protagonista non a caso ha lavorato in On the Rocks, anch’esso prodotto da A24 e distribuito da Apple TV+). L’ambientazione nipponica e la dimensione di straniera in terra straniera di Suzie richiamo inevitabilmente Lost in Translation, ma Sunny oppone all’apparente staticità di Sofia Coppola una narrazione frenetica, fatta di continui salti avanti e indietro nel tempo e di scatole cinesi che rivelano continuamente un intrigo più imponente del precedente.

Una serie coraggiosa

La voglia di sperimentare e di giocare con così tanti generi e suggestioni è lodevole, ma si ha spesso la sensazione che la serie fatichi a trovare il proprio baricentro, in quanto continuamente sballottata fra troppe sottotrame e fra binari narrativi non sempre approfonditi adeguatamente. In uno show così improntato sui dettagli visivi (notevole il lavoro sul design tecnologico, nonché sulla splendida sigla rétro), stona inoltre la scelta di ricorrere troppo spesso ai dialoghi e di sacrificare di conseguenza il racconto per immagini, che in questo caso avrebbe offerto terreno fertile.

Ci resta però uno show raffinato e controcorrente, che in un panorama seriale sempre più appiattito ha il coraggio di osare e di mettere alla prova lo spettatore, anche a costo di respingerlo.

Sunny è disponibile dal 10 luglio su Apple TV+.

Overall
6.5/10

Valutazione

Apple TV+ e A24 consegnano agli spettatori una serie intelligente e controcorrente, capace di mettere alla prova gli spettatori e di porre interrogativi non banali sugli sviluppi tecnologici.

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