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Alien on Stage: recensione del film di Lucy Harvey e Danielle Kummer

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«Nello spazio nessuno può sentirti urlare», recitava la tagline di Alien di Ridley Scott nel 1979. Una pietra miliare della fantascienza e dell’horror, che da qualche anno rivive a teatro in un adattamento decisamente bizzarro, che facendo il verso all’originale potrebbe essere pubblicizzato con la frase «A teatro tutti possono sentirti ridere». Alien on Stage, presentato nella sezione Mondofuturo del Trieste Science+Fiction Festival 2021, racconta l’appassionante e allo stesso tempo esilarante avventura  di un gruppo di autisti degli autobus del Dorset che, alle prese con la scelta del materiale per il loro annuale spettacolo teatrale di beneficenza, optano per portare in scena, con un budget vicino allo 0, il film capostipite di una delle saghe fantascientifiche più conosciute e amate di sempre.

Alien on Stage: l’esilarante adattamento teatrale di un capolavoro della fantascienza

Il documentario ci porta dietro le quinte di questa operazione apparentemente improbabile, mettendoci di fronte all’ingegnosità e alla sincera passione di un gruppo di debuttanti allo sbaraglio. Fra scenografie raffazzonate, xenomorfi in polistirolo e battute imparate a fatica dagli interpreti durante i loro turni lavorativi, c’è tutto il necessario per grasse risate sul fiero dilettantismo dell’operazione, ma anche grazie all’intervento delle registe Lucy Harvey e Danielle Kummer, che hanno dato il via a un’apposita campagna di crowdfunding, il documentario prende una piega decisamente inaspettata. Dopo un debutto da appena venti spettatori in sala, il passaparola porta questa scalcagnata compagnia teatrale addirittura fino al prestigioso Leicester Square Theatre di Londra per una replica dello spettacolo. Una svolta che aumenta indubbiamente l’orgoglio e la soddisfazione degli autisti del Dorset, ma anche la pressione sulla produzione: il pubblico comprenderà la natura dell’operazione o le volterà brutalmente le spalle?

Alien on Stage cerca di trasmettere proprio l’emozione dietro le quinte dello spettacolo, con degli emblemi della working class che si ritrovano improvvisamente catapultati all’interno di una delle massime istituzioni del teatro britannico. Le registe seguono con discrezione gli interpreti su e giù dal palco, documentando con dovizia di particolari le ingegnose scelte sulle scenografie e sui costumi e le reazione del pubblico, costantemente in bilico fra l’ilarità e la sincera ammirazione. Ed è proprio su questa ambiguità di fondo che Alien on Stage mostra alcune fragilità. Al di là delle generose interviste che chiudono il documentario, si fatica infatti a comprendere la prospettiva del pubblico su questi dilettanti allo sbaraglio (ride con loro o di loro?) e persino lo stato d’animo dei protagonisti, che non mostrano né una folle convinzione nelle proprie capacità alla Ed Wood, né la fiera sciatteria di Tommy Wiseau in The Disaster Artist.

Mai smettere di inseguire i propri sogni

Alien on Stage

Inevitabile il paragone fra Alien on Stage e Raiders!: The Story of the Greatest Fan Film Ever Made, che mette invece in scena la memorabile impresa di tre giovani statunitensi, capaci di girare nel corso di più di 30 anni un remake scena per scena de I predatori dell’arca perduta. A differenza di quest’ultimo progetto, in Alien on Stage non si sente l’amore per l’opera originale, che appare più come una precisa scelta dovuta a scenari più ristretti rispetto a possibili alternative (fra le opzioni c’era addirittura Le colline hanno gli occhi!), su cui innestare una sequenza di battute autoironiche e di grana grossa.

Nonostante queste incertezze strutturali, Alien on Stage si rivela un toccante e spassoso invito a inseguire i propri sogni, per quanto grandi e apparentemente irrealizzabili essi possano essere. L’ennesima dimostrazione del fatto che l’arte e la creatività sono imperiture e salvifiche fonti di ispirazione, capaci di abbattere qualsiasi barriera economica, produttiva e geografica.

Overall
6.5/10

Verdetto

Alien on Stage è la cronaca semiseria dell’inseguimento di un sogno, che lascia a tratti divertiti e in altri casi spiazzati. Una delle visioni più surreali e originali in cui vi potete imbattere.

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Scissione: il teaser trailer della seconda stagione della serie Apple TV+

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Scissione

È online il teaser trailer della seconda stagione di Scissione, inquietante distopia thriller sul mondo del lavoro distribuita su Apple TV+, acclamata dalla critica e vincitrice di un Emmy. Diretta e prodotta esecutivamente da Ben Stiller e creata, scritta e prodotta esecutivamente da Dan Erickson, la seconda stagione, composta da 10 episodi, farà il suo debutto su Apple TV+ il 17 gennaio 2025 con il primo episodio, seguito da nuove puntate ogni venerdì fino al 21 marzo.

La seconda stagione riunisce il cast del primo ciclo di episodi, tra cui Adam Scott, Britt Lower, Tramell Tillman, Zach Cherry, Jen Tullock, Michael Chernus, Dichen Lachman, John Turturro, Christopher Walken e Patricia Arquette. Debutta inoltre nella serie Sarah Bock. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il teaser trailer della seconda stagione di Scissione, dal 17 gennaio su Apple TV+

Questa la sinossi ufficiale della serie:

In Scissione, Mark Scout (Adam Scott) guida un team di lavoro della Lumon Industries i cui dipendenti sono stati sottoposti a una procedura di scissione, che divide chirurgicamente i loro ricordi professionali da quelli personali. Questo audace esperimento di “equilibrio tra lavoro e vita privata” viene messo in discussione quando Mark si ritrova al centro di un mistero da svelare che lo costringerà a confrontarsi con la vera natura del suo lavoro… e di se stesso. Nella seconda stagione, Mark e i suoi amici scoprono le terribili conseguenze derivanti dall’aver giocato con la barriera della separazione, che li trascinerà ulteriormente lungo un percorso di guai e dolore.

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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Shelley Duvall è morta: l’attrice statunitense aveva 75 anni

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Shelley Duvall

All’età di 75 anni, è morta l’attrice statunitense Shelley Duvall, universalmente conosciuta per il ruolo di Wendy Torrance in Shining e per il suo lungo sodalizio artistico con Robert Altman. A dare la notizia è Variety, che riporta come fonte il partner di Shelley Duvall, Dan Gilroy. Il decesso dell’attrice è dovuto a complicazioni del diabete di cui soffriva. Dan Gilroy ha così omaggiato la sua memoria:

La mia cara, dolce, meravigliosa vita, compagna e amica ci ha lasciato la scorsa notte. Troppa sofferenza ultimamente, ora è libera. Vola via, bellissima Shelley.

La carriera di Shelley Duvall

Shelley Duvall

Shelley Duvall debutta sul grande schermo nel 1970 grazie proprio a Robert Altman, che la scrittura per il suo Anche gli uccelli uccidono. Il regista statunitense la ingaggia anche per i suoi successivi film I compari, Gang, Nashville, Buffalo Bill e gli indiani, Tre donne (grazie al quale l’attrice conquista il prestigioso Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes) e Popeye – Braccio di Ferro, in cui Shelley Duvall recita accanto a Robin Williams nell’iconica parte di Olivia, la fidanzata di Braccio di ferro.

Nel mentre, prende parte a Io e Annie di Woody Allen e soprattutto al film che diventerà la sua croce e delizia, Shining di Stanley Kubrick. Nel capolavoro tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Shelley Duvall consegna alla storia del cinema un’interpretazione struggente e disperata, in cui sfoggia tutta la sua espressività, reggendo il confronto con un sontuoso Jack Nicholson. La sua prova è però stata ottenuta attraverso comportamenti al limite della violenza psicologica da parte del regista, che ha costretto l’attrice a un numero spropositato di ciak, spingendola deliberatamente al limite fisico e mentale. Durante un’intervista all’Hollywood Reporter, la stessa interprete ha raccontato le conseguenze indelebili sulla sua salute mentale dello stress causato dalla lavorazione di Shining.

Nonostante ciò, Shelley Duvall riesce a lavorare anche con Terry Gilliam (I banditi del tempo), Tim Burton (Frankenweenie), Steven Soderbergh (Torbide ossessioni) e Jane Campion (Ritratto di signora), prima del definitivo allontanamento dalle scene interrotto solo dalla partecipazione al B-movie The Forest Hills, ultima sua apparizione sul grande schermo.

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