Alla corte di Ruth – RBG: recensione del documentario su Ruth Ginsburg

Alla corte di Ruth – RBG: recensione del documentario su Ruth Ginsburg

Ci sono persone che non sono nate per accettare lo status quo. Ci sono donne che nascono con un’opinione dissidente e che crescono rifiutando di aderire all’immagine che la società impone loro, e che il tempo in un certo senso sedimenta e plasma. Una donna che, grazie alla sua militanza e al duro lavoro, allo studio e alla tenacia, è riuscita ad autodeterminarsi e a diventare velocemente un simbolo di emancipazione civile, dedicando la propria vita a favore dei diritti delle donne e della parità dei sessi, è Ruth Bader Ginsburg, protagonista del documentario Alla corte di Ruth – RBG, diretto dalle registe Betsy West e Julie Cohen e capace di conquistare due candidature agli Oscar 2019 come miglior documentario e per la miglior canzone.

Ruth Bader Ginsburg è stata una pioniera per i diritti delle donne, magistrata statunitense, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. Ruth Bader Ginsburg è una donna che ha preso a calci ogni impalcatura istituzionale e sociale, una donna che ha deflagrato ogni regola, che ha sfidato le tradizioni che volevano la donna in casa: Ginsburg ha compiuto una rivoluzione infrangendo tutti i perimetri e le consuetudini di sudditanza all’uomo, donando a tutte le donne a venire una libertà rinnovata, forgiata dalle sue battaglie.

Alla corte di Ruth – RBG: il documentario su Ruth Ginsburg

Alla corte di Ruth - RBG

Ginsburg, nata il 15 marzo 1933 a Brooklyn, nel 1954 si è laureata in diritto alla Cornell University e nel 1955 ha iniziato il corso di laurea in giurisprudenza all’Harvard Law School, dove era una delle sole 9 studentesse in una classe di 500 persone. Ginsburg dopo la laurea incontrò enormi difficoltà nel trovare un lavoro perché era una donna, nonostante le numerose referenze. Ma Ginsburg non cedette mai. Dopo aver insegnato alla Columbia University (prima donna con la cattedra) ed aver scritto il primo libro scolastico di legge sulla discriminazione sessuale, fu nominata dal Presidente Jimmy Carter per la Corte d’appello degli Stati Uniti d’America per il Distretto della Columbia; in seguito, nel 1993, Ginsburg sarebbe stata nominata dal Presidente Bill Clinton giudice presso la Corte suprema degli Stati Uniti d’America.

Dopo il biopic, uscito nel 2018, Una giusta causa (On the Basis of Sex) con protagonisti Felicity Jones e Armie Hammer, Ruth Ginsburg torna al centro di un documentario che racconta la sua storia e la sua persona, attraverso un’opera che è quasi un’agiografia. Ginsburg, intervistata insieme ai suoi figli, alla sua nipotina, ai suoi migliori amici, racconta in prima persona come il suo impegno verso l’uguaglianza di genere fu centrale nel suo lavoro: una lotta intrapresa nei luoghi in cui quella disparità nasceva e determinava l’andamento stesso della società, ovvero nelle aule di tribunale, laddove le leggi e la legge erano state forgiate.

Una testimonianza preziosa e solenne dell’impegno lavorativo e civico di Ruth Ginsburg

L’intento di Ruth Ginsburg era di abbattere legalmente ogni disuguaglianza, istituendo dei precedenti legali che le permettessero di verificare l’incostituzionalità delle leggi federali che discriminavano sulla base del genere delle persone. Ginsburg tracciò un cammino strategico e invece di chiedere al tribunale di porre fine alle discriminazioni, dimostrò come fossero dannose per tutti, uomini e donne. Così, attraverso la difesa dei suoi argomenti e dei suoi clienti, insegnò ai giudici della Corte Suprema quanto la disuguaglianza tra uomini e donne fosse reale e presente nelle leggi, nella costituzione come nella società.

Ginsburg si racconta attraverso le cause affrontate e vinte, esplorando le tappe che l’hanno portata a diventare la seconda donna tra i nove componenti della Corte Suprema degli Stati Uniti. Celebre una sua citazione, durante una delle sue argomentazioni in tribunale, in cui riprese le parole di Sarah Grimké, abolizionista americana, scrittrice e membro del movimento di suffragio femminile: “Non chiedo alcun favore per il mio sesso. Tutto ciò che chiedo ai nostri fratelli è che tolgano i loro piedi dal nostro collo”. 

Alla corte di Ruth – RBG è in sala dal 15 luglio

L’immenso valore umano e civico di Ruth Ginsburg le ha permesso negli anni del suo lavoro e del suo impegno di diventare un’icona pop: i suoi fan si riferiscono a lei come “Notorious RBG”, un riferimento al leggendario rapper Notorious BIG. Ginsburg è la regina dell’opinione dissidente, una donna che è riuscita a riempire uno spazio che non le era stato né lasciato, né concesso, ma che si è conquistato in quanto donna, smantellando quei limiti angusti entro i quali si sentiva costretta, grazie alla sua dedizione all’attività giudiziaria e legale. Perché le donne sono come gli uomini e come loro devono poter esercitare le proprie capacità e il proprio potere.

Alla corte di Ruth – RBG riesce nel suo intento di delineare la figura di una donna controcorrente, fuori da ogni scherma: il documentario di Betsy West e Julie Cohen è una testimonianza preziosa e solenne dell’impegno lavorativo e civico di Ruth Ginsburg, che con un taglio giornalistico molto fitto, ci permette di poter osservare da vicino il percorso mai facile da lei intrapreso, portato avanti sempre con grazia, discrezione e impegno continui.

Alla corte di Ruth – RBG è in sala dal 15 luglio, distribuito da Wanted Cinema.

Valutazione
8.5/10

Verdetto

Alla corte di Ruth – RBG delinea la figura di una donna controcorrente, una testimonianza preziosa e solenne dell’impegno lavorativo e civico di Ruth Ginsburg.

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Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.