American Woman: recensione del film di Jake Scott con Sienna Miller

American Woman: recensione del film di Jake Scott con Sienna Miller

A otto anni di distanza da Welcome to the Rileys, Jake Scott torna a basare sulla scomparsa di una figlia adolescente un’opera sulla perdita e sugli svariati ostacoli che si devono affrontare per superarla. Dopo i coniugi Riley, interpretati da James GandolfiniMelissa Leo, la protagonista di questo doloroso viaggio interiore è la 33enne nonna della Pennsylvania Debra Callahan, impersonata da una strepitosa Sienna Miller, autrice in questo American Woman della performance più intensa e convincente della sua luminosa carriera. Una donna già messa a dura prova dalla vita, che l’ha vista diventare madre di Bridget a soli 16 anni e poi prezioso supporto della figlia in una maternità altrettanto precoce, si trova costretta ad affrontare la più lacerante delle disgrazie, con Bridget che scompare in circostanze misteriose, lasciandola sola a crescere suo nipote.

American Woman: fra Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Manchester by the Sea

American Woman

Il figlio d’arte Jake Scott (il padre Ridley è fra i produttori di American Woman) mette in scena un’opera appassionata e struggente, affossata da una distribuzione scarsa e da una campagna di marketing volta a rappresentare come un thriller quello che invece è un disperato dramma umano. L’incasso totale, di poco inferiore ai 250.000 dollari, non premia l’importanza di un lavoro che ha diversi punti di contatto con i più celebrati Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Manchester by the Sea (con cui condivide il produttore Kevin J. Walsh), ma si muove in direzione diametralmente opposta. American Woman infatti non si concentra sulla pur legittima collera di una madre lasciata senza risposte per la perdita di sua figlia e non indugia sul suo insopportabile dolore, ma rappresenta invece il frastagliato percorso di una donna che cerca di riprendersi la sua vita e andare avanti, ma viene costantemente ricacciata a terra.

Fra compagni violenti, altri fedifraghi e il cold case di Bridget fermo a un punto morto, assistiamo all’altalena emotiva dell’esistenza di Debra, costantemente in bilico fra disillusione e speranza. La vediamo aggrapparsi a un umile lavoro di cassiera e migliorare lentamente la propria condizione, accontentarsi di essere il mero oggetto sessuale di uomini impegnati, ma anche conquistare l’orgoglio necessario a respingere un traditore e bastare a sé stessa, ed essere al tempo stesso severa madre, dolce nonna e unico punto di riferimento di suo nipote. Un’evoluzione fisica e interiore magistralmente portata in scena da Sienna Miller, con il suo portamento inizialmente dimesso che diventa sempre più fiero e statuario, dopo aver imparato sulla propria pelle cosa significa difendersi e conquistarsi ogni briciola di serenità.

La dignitosa compostezza nel dolore

Sienna Miller

Fra i tanti uomini che si avvicendano nella vita di Debra, fra cui spicca un sempre efficace Aaron Paul, un ruolo fondamentale nella vita della protagonista lo occupa la sorella Katherine, interpretata da Christina Hendricks. Debra è l’amorale, il caos, la fragilità. Katherine è la sicurezza. la comprensione, la saggezza. Su questa calorosa storia di amore fra sorelle, American Woman costruisce alcuni dei suoi momenti migliori, attraverso dialoghi, sguardi e piccoli gesti che delineano la personalità di Debra, costantemente sull’orlo del baratro, ma sempre forte di una provvidenziale ancora di salvezza.

Ciò che sorprende maggiormente del lavoro di Jake Scott è però proprio la precisa scelta di non mettere mai in scena la cosiddetta pornografia del dolore. Dove altri costruirebbero un intero film, American Woman sfuma, lasciando allo spettatore il compito di unire i pezzi. Persino le immagini dei cadaveri e degli assassini sono preclusi al nostro sguardo, proprio perché i fari sono puntati sempre su Debra, e non sulle effimere figure che transitano nella sua vita, pur condizionandola.

Una scelta narrativa che alla lunga può risultare frustrante e rendere American Woman una semplice sequenza di sfortune e delusioni agli occhi di alcuni spettatori. Ma la coerenza e la sincerità con cui Scott porta avanti il suo racconto, sfruttando anche il cielo e il ciclo delle stagioni per rappresentare gli stati d’animo di Debra, sono più appaganti dei tanti crolli emotivi e degli altrettanti attacchi di rabbia che il regista avrebbe potuto facilmente concederci. Perché il cuore dell’opera è proprio nella dignitosa compostezza di Debra, nella sua forza di rimediare a ogni sua scelta sbagliata, nella sua capacità di superare il dolore ma trattenerne una parte con sé, per indurire la sua scorza e diventare più forte.

American Woman: la consacrazione di Sienna Miller

American Woman

In un arco narrativo lungo circa 11 anni e denso di avvenimenti, ci sono momenti di American Woman meno convincenti e personaggi poco caratterizzati. Mentre l’evoluzione di Debra è semplicemente perfetta, lascia qualche dubbio in più quella di suo nipote Jesse, di cui, al di là di una cotta giovanile, fatichiamo a intuire i sentimenti. Discorso che si può fare anche per la madre di Debra, Peggy, interpretata da una veterana come Amy Madigan. Emblematica invece la rappresentazione dei personaggi maschili: fra padri assenti e immaturi e compagni violenti o infedeli, il quadro della condizione femminile è desolante e per certi versi precorritore dei tempi. La produzione di American Woman, uscito nel 2018, è infatti cominciata ben prima del Me Too e del successivo movimento che ha imposto una maggiore attenzione, in ogni campo, nei confronti delle donne.

In un panorama dell’intrattenimento che spesso tende verso uno dei due estremi, quello della semplificazione e della leggerezza e quello del più spinto pietismo, American Woman stupisce per la sua capacità di rappresentare un fedele spaccato della classe operaia americana e un altrettanto valido ritratto di molte famiglie disfunzionali contemporanee, abituate a convivere con il disagio e con diversi tipi di ristrettezze. Il tutto mettendo al centro della storia una madre, nonna e amante, con delle debolezze in tutti questi ruoli, ma animata da una sfrontatezza e una genuinità che la rendono uno dei personaggi femminili più veri e stratificati del cinema americano recente. La definitiva conferma della bravura e del carisma di Sienna Miller, che ci auguriamo di vedere meno in quei ruoli marginali che hanno penalizzato la sua carriera e più spesso interprete di personaggi centrali come questo.

American Woman è disponibile on demand su Chili, TIM Vision e Infinity.

Valutazione
7.5/10

Verdetto

Jake Scott mette in scena un’opera dolorosa e appassionata, che grazie anche alla straordinaria prova di Sienna Miller fornisce una lucida e struggente rappresentazione dell’elaborazione del lutto e di quanto sia difficile ricostruire la propria vita dopo eventi funesti.

Marco Paiano

Marco Paiano