Ammonite: recensione del film con Kate Winslet e Saoirse Ronan

Ammonite: recensione del film con Kate Winslet e Saoirse Ronan

Inghilterra, 1840. Mary Anning è una paleontologa apprezzata e autodidatta che ha dato un enorme contributo alla scienza grazie al ritrovamento e alla classificazione di alcuni fossili (come il reperto di ittiosauro esposto al British Museum), durante le sue ricerche sulla costa meridionale inglese di Lyme Regis. I giorni delle sue scoperte però sono ormai alle spalle; adesso Mary va a caccia di fossili comuni da vendere a ricchi turisti. Ogni giorno segue la stessa routine, setacciare la spiaggia e lavorare in negozio.

Quando Roderick Murchison, un ricco appassionato di storia naturale, arriva a Lyme, desidera imparare tutto ciò che può da Mary. Per questioni prettamente economiche Mary è costretta a dire di si, accettando anche di prendersi cura della sua giovane moglie Charlotte. Mary e Charlotte sono due donne provenienti da mondi completamente diversi, costrette a convivere e a condividere il duro lavoro di ricerca. Nonostante ciò, tra loro inizia a crescere un’amicizia e una complicità disattesa. 

Ammonite: il film con Kate Winslet e Saoirse Ronan

Ammonite

Ammonite è un’opera diretta da Francis Lee, con Kate Winslet e Saoirse Ronan, presentata durante la Festa del Cinema di Roma 2020. Francis Lee ci porta sulle sponde non di un biopic sulla paleontologa inglese, ma di un amore saffico, una storia d’amore inventata tra la scienziata e Charlotte Murchison. Il regista ha scelto bene la propria scena, il palcoscenico, che è diviso tra la spiaggia e la casa, realizzando la sua estetica sulla bidimensionalità degli spazi che una donna, che quelle donne si trovano ad abitare. Per questo, il disegno sonoro di Ammonite è composto da suoni naturali, a partire dal mare, al vento, al fuoco, elementi che sono vicini alle protagoniste e costituiscono un coro, come ammesso dal regista, in contrasto con i silenzi della loro quotidianità. 

L’acqua è un elemento, onnipresente nell’economia visiva di Ammonite e diventa simbolico del loro rapporto: ora è una marea, tempestosa, impetuosa, ora un’onda alta che trabocca e si rovescia fuori dalla propria riva, ora un fiume che sedimenta e torna nei propri argini. L’amore di Mary e Charlotte è un continuo mare in tempesta, raramente è quieto; è silenzioso sì, assorto e schivo, ma è una forma di protezione, una difesa da chi potrebbe non capire la natura di quella passione; infatti le due donne dialogano poco, comunicano con altri mezzi, con altri linguaggi, spesso i loro corpi strepitano, si parlano, veicolano messaggi che recepiscono senza dover passare dalla voce. Anche le loro bocche non sanciscono l’inizio della storia d’amore, non convergono in un rapporto intimo, ma sono il rapporto, le loro labbra si chiudono e si dischiudono solo per offrirsi all’altra.

Una storia d’amore – come ogni storia – possiede più livelli di lettura

Ammonite

Mary non si aspetta affatto di innamorarsi di Charlotte, che inizialmente trova anche sciocca e irritante. Eppure, anche se provengono da mondi completamente diversi, le due donne realizzano che sono uguali in molti modi; entrambe cercano affetto, sono intrappolate nei rispettivi mondi, soprattutto dal punto di vista finanziario. Mary non ha le finanze per esplorare il mondo, invece Charlotte è intrappolata dal suo stato sociale e nella sua ricchezza. 

Una storia d’amore – come ogni storia – possiede più livelli di lettura: da un lato ciò che fa Charlotte aiuta davvero Mary a uscire da se stessa, ad aprirsi emotivamente, e a liberarsi di quella freddezza che ha portato con sé per così tanto tempo, dall’altro Mary conferisce a Charlotte la sicurezza di essere una donna indipendente. Il loro stesso rapporto diventa un legame salvifico, attraverso una lenta e inquieta affinità tra le due donne, attratte dalle reciproche ruvidità: ogni spigolo e sbeccatura dei loro caratteri diventa parte di un rituale di avvicinamento ostinato e inesorabile.

Le due donne vivono una società che le ha educate alla sottomissione, all’esclusione dalla vita sociale, dallo studio e dalle professioni, non sono libere di gestire la propria vita, sono sottoposte alla potestà del marito, al rispetto dei ruoli sociali, alla dovizia dei costumi, al rigore del proprio tempo.

Francis Lee realizza un lavoro da Oscar, il cui potere narrativo è imbrigliato nei silenzi

Ammonite

Mary, preziosa e fine ricercatrice, ha potuto studiare e apprendere il suo lavoro grazie al padre, da cui ha ereditato passione e dedizione ma, nonostante sia un’autorità nel campo scientifico e nella paleontologia, molte delle sue scoperte non le sono state accreditate e non è particolarmente considerata nell’ambiente scientifico, anzi è ben tenuta al margine. Anche Charlotte vive una condizione simile: è una donna depressa, chiusa in se stessa, il marito non la considera degna di possedere un punto di vista, la vede come un individuo bidimensionale, su cui far pesare le proprie decisioni. 

Mary e Charlotte mostrano due lati dell’esperienza femminile di quel tempo: soffrono di una marginalizzazione identica e, a loro modo e dai loro punti di vista, esercitano un’attitudine verso la propria autodeterminazione, e una fenditura cruciale di tutte quelle dinamiche di potere entro le quali sono state cresciute e trattenute. Una capacità che è simile al comportamento che porta l’acqua dei fiumi, quando trabocca, a sedimentare in un nuovo alveo e a formare sbocchi nuovi in cui potersi misurare, in cui abitare ed esistere. Charlotte è la moglie il cui ruolo definito è quello riproduttivo, Mary è una donna nata in povertà, che ha subito la marginalizzazione da parte della società scientifica; una donna della classe operaia, totalmente autodidatta in una società profondamente patriarcale e classista. 

Francis Lee con Ammonite realizza un lavoro da Oscar, il cui potere narrativo è imbrigliato nei silenzi, nelle titubanze, nelle passioni celate, nelle profondità di un’ammonite, nella spirale di una conchiglia abbandonata sotto lunghe maree per troppo tempo. 

Valutazione
8/10

Verdetto

Francis Lee dirige un film colmo di silenzi, titubanze, celate nelle profondità di un’ammonite; un amore saffico che agisce come l’acqua dei fiumi che, quando trabocca, sedimenta in un nuovo alveo per formare sbocchi nuovi in cui abitare ed esistere. 

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.