Anatomia di una caduta Anatomia di una caduta

News

Anatomia di una caduta: recensione del film di Justine Triet

Pubblicato

il

In una villetta circondata dalla neve in mezzo alle montagne di Grenoble, una scrittrice cerca invano di rispondere alle domande di una studentessa per un’intervista, resa impossibile dall’assordante volume con cui il marito sta ascoltando P.I.M.P. di 50 Cent. La ragazza lascia l’abitazione e anche il figlio ipovedente 11enne della coppia esce per una passeggiata insieme al suo fidato cane Snoop. Al ritorno, il bambino fa la più macabra e dolorose delle scoperte, ovvero il cadavere del padre, che giace in una pozza di sangue dopo essere verosimilmente caduto dall’ultimo piano della villetta. Si pensa a un disperato gesto volontario, ma la ricostruzione della moglie ha più di un punto debole. Omicidio o suicidio? Un anno dopo inizia il processo, con la donna sul banco degli imputati e il figlio a fare da testimone, non del tutto affidabile. L’anatomia di una caduta si trasforma nella dissezione di un matrimonio distrutto.

Dopo il notevole Sibyl – Labirinti di donna, la francese Justine Triet torna a dirigere Sandra Hüller (qui strepitosa protagonista) e a collaborare col compagno e co-sceneggiatore Arthur Harari in un dramma in cui la scrittura occupa un ruolo di primo piano, in quanto principale occupazione della protagonista Sandra e del defunto marito Samuel (Samuel Theis). Traendo spunto dal titolo di una delle pietre miliari del genere (Anatomia di un omicidio di Otto Preminger), la regista firma un legal drama doloroso e struggente, ma allo stesso tempo anche un giallo dall’impossibile soluzione e un dramma familiare ricco di sfumature e possibili interpretazioni. Il risultato è straordinario: Anatomia di una caduta conquista la Palma d’oro del Festival di Cannes, 6 premi agli European Film Awards, il Golden Globe come miglior film in lingua straniera e 5 nomination agli Oscar 2024.

Anatomia di una caduta: la dolorosa ricerca di una verità indecifrabile

Anatomia di una caduta

Il cinema europeo prosegue così nel suo ottimo stato di salute, dimostrando ancora una volta rilevanza a livello globale (La zona d’interesse, Foglie al vento e The Old Oak sono solo alcuni degli altri titoli che hanno riscosso consensi pressoché unanimi a ogni latitudine). Il lavoro di Justine Triet racchiude il meglio del cinema contemporaneo del vecchio continente, che quando si concentra sulla scrittura, sulla commistione fra generi e sullo sviluppo di personaggi capaci di tratteggiare vizi e contraddizioni della società odierne non teme il confronto con le più riuscite produzioni statunitensi.

Anatomia di una caduta è indubbiamente figlio di immortali analisi della coppia come Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman e i suoi eredi (inclusi Storia di un matrimonio e il recente remake statunitense), ma stupisce per la capacità della regista di fondere temi e riflessioni sulla modernità in quella che è prima di tutto un’indagine destinata, per la stessa natura del caso, a non essere mai pienamente risolta. A fare da sfondo al processo ci sono infatti la diffidenza nei confronti dello straniero, la facilità con cui si tende a classificare una donna bisessuale (come la stessa Sandra) come soggetto pericoloso, l’apolidia mentale di una persona costretta a cambiare paese e lingua per amore.

Ma questa splendida riflessione sull’impossibilità di giungere a una verità limpida e univoca si spinge anche oltre, raccontando la crisi del maschio moderno di fronte a una compagna di successo, i continui ribaltamenti di forza e potere all’interno di una coppia, le frustrazioni di chi è costretto a dividersi fra lavoro, passioni e una vita familiare appagante.

Anatomia di una caduta: i punti di contatto con La cosa e Shining

Forse non è un caso che un racconto intriso di umanità come Anatomia di una caduta abbia diversi punti di contatto con due dei più celebri e amati horror, ovvero La cosa di John Carpenter e Shining di Stanley Kubrick, fra l’altro entrambi ambientati in paesaggi innevati. Come l’incubo carpenteriano, anche il lavoro di Justine Triet è caratterizzato da un clima di crescente sospetto e da continue e ambigue inquadrature di un cane (in questo caso il Border Collie Messi, Palm Dog a Cannes), che si trasformano quasi in invito ad assumere il suo punto di vista. Per la base scientifica del capolavoro del 1982 il cane è anche l’origine della catena di paura e orrore che caratterizza il film, mentre per Justine Triet l’animale diventa addirittura elemento chiave per il processo, nonché possibile indizio interpretativo nella splendida sequenza finale.

Non meno importanti i parallelismi fra Anatomia di una caduta e Shining. Come nella pietra miliare kubrickiana, siamo infatti di fronte a un nucleo familiare di tre persone che progressivamente si disgrega (ma il marito stavolta è vittima e non carnefice), con il bambino che nonostante la sua parziale cecità anche in questo caso dimostra di vedere cose che agli altri sembrano precluse, come il profondo dolore provato dal padre. Ancora più lampante il ruolo della scrittura, con Samuel che in una delle scene chiave dell’opera (la registrazione della lite fra moglie e marito, per l’accusa vera e propria prova generale dell’omicidio) mostra tutta la sua frustrazione per non riuscire a scrivere come vorrebbe, proprio come il Jack Torrance di Kubrick e Stephen King.

Justine Triet: una narratrice scaltra e precisa

Per Justine Triet, l’aspetto più macabro del racconto è al tempo stesso punto di partenza e arrivo per una riflessione a 360° sulla coppia e sulla società contemporanea. Come accennavamo poc’anzi, è proprio il piccolo Daniel (Milo Machado Graner) l’unico a cercare di comprendere veramente da dove scaturiscono i disagi di Samuel e di conseguenza la sua morte. Avvocati, periti e testimoni si concentrano infatti vanamente sulla caduta evocata dal titolo, ipotizzando torsioni del corpo e punti di contatto, riflettendo sullo scioglimento del ghiaccio e interpretando le gocce di sangue, giungendo però a conclusioni diametralmente opposte. Altrettanto inconcludente l’analisi della già menzionata lite, utile solo a certificare la profonda crisi della coppia e a portare alla luce i tradimenti di Sandra, nonché l’idea letteraria che lei ha copiato dal marito, con malcelato astio da parte di lui.

Da narratrice scaltra e precisa, Justine Triet lavora di fino, giocando con l’emotività dello spettatore (la continua e chiassosa ripetizione di P.I.M.P., brano smaccatamente sessista, allude fin dai primi minuti a uno scatto d’ira di Sandra), centellinando le rivelazioni e mantenendosi costantemente in equilibrio fra la colpevolezza e l’innocenza di Sandra.

Ad attirare l’attenzione dello spettatore sono gli aspetti più macroscopici (il precedente tentativo di suicidio di Samuel e la mancanza di un arma del delitto da una parte, la reazione emotivamente fredda di Sandra e la sua abilità nella manipolazione dall’altra), ma a restare impressi sono soprattutto i dettagli, messi in scena con grande perizia cinematografica: gli sguardi di Sandra Hüller in bilico fra fierezza e preoccupazione, le parole in tribunale che si trasformano in immagini (veritiere?) solo per noi spettatori, i rapporti in continua evoluzione di Sandra con Daniel e l’avvocato (Swann Arlaud), che parlano rispettivamente di anaffettività e di un amore soffocato ma mai sopito.

Il finale di Anatomia di una caduta (seguono spoiler)

Anatomia di una caduta

Tutte le piste e le tematiche convergono su Daniel, che proprio come noi spettatori è chiamato a lasciarsi andare e a prendere una posizione, per quanto fallace essa possa essere. Un percorso simboleggiato dalla sua mano sempre più sicura al pianoforte e dichiarato apertamente dalla regista in un illuminante dialogo fra il bambino e l’assistente sociale, uno dei pochi momenti all’aperto di un dramma che si consuma invece negli spazi chiusi e nei volti dei suoi protagonisti.

Da figlio di scrittori, guidato quasi esclusivamente dalle sue sensazioni e da un amorevole cane che ha rischiato di uccidere proprio per il suo desiderio di comprendere, Daniel deve scrivere la sua personale storia, non necessariamente vera e non per forza concordante con la reale dinamica dei fatti. Lo fa con una lacerante dichiarazione in tribunale in cui racconta un potenziale avvertimento ricevuto dal padre a proposito di un possibile suicidio, con esiti emotivi e processuali così potenti da ribaltare una sentenza che fino a quel momento sembrava dirigersi verso una condanna per omicidio di Sandra.

Un epilogo ambiguo e suggestivo

Anatomia di una caduta

Una vittoria non appagante, perché come rimarcato da Sandra non c’è nessun premio da ritirare, ma solo cocci di un’esistenza, da ricomporre o gettare via. In un epilogo ambiguo e suggestivo, che celebra la vita nella sua imperfezione ma anche i dubbi che la governano, da persona libera e innocente Sandra rientra nella sua casa, mai così buia e lugubre, dove la aspetta Daniel, rincuorato per la fine del processo ma allo stesso tempo con una parte di lui ancora dubbiosa sull’innocenza della madre.

Restano così un amore paradossalmente fortificato dalla morte e due vite da ricostruire, nella consapevolezza che potranno essere figlie della menzogna. Un’indecisione comune a noi spettatori, che non possiamo fare pienamente affidamento né su un testimone tutt’altro che imparziale né sulle immagini, anch’esse potenzialmente frutto di fantasia e distorsione.

In questo processo in cui tutti gli uomini chiamati a deporre si pronunciano in direzione della colpevolezza di Sandra, tutte le donne si espongono invece in favore dell’innocenza e un figlio cieco sancisce, pur con titubanza, l’innocenza della madre, l’unico elemento di purezza ed equidistanza sembra proprio il cane Snoop, continuamente inquadrato dalla regista e per poco sopravvissuto alla ricerca della verità.

Nella scena che chiude Anatomia di una caduta, Snoop si allontana temporaneamente dal bambino che deve sorvegliare e si accovaccia vicino a Sandra per dormire insieme a lei. Implicito suggerimento sui reali avvenimenti o ennesimo depistaggio da parte di Justine Triet? Sta a noi deciderlo.

Anatomia di una caduta è disponibile on demand e in home video su Cgtv e negli altri principali store.

Overall
8.5/10

Valutazione

Justine Triet firma un’opera stratificata e densa di contenuti; un’angosciante e impossibile ricerca della verità in bilico fra legal drama e dramma familiare, capace di restare impressa nell’animo degli spettatori.

Pubblicità

In evidenza

Challengers: trailer, trama e cast del film di Luca Guadagnino

Pubblicato

il

Challengers

Il 24 aprile arriva nelle sale italiane Challengers, nuovo film di Luca Guadagnino basato su una sceneggiatura di Justin Kuritzkes. Il film ha per protagonisti Zendaya, Josh O’Connor e Mike Faist e racconta un torbido triangolo amoroso, che si sviluppa nell’arco di diversi anni dentro e fuori dal campo di tennis. Amici, ambizione, ossessione ed erotismo si intrecciano in una storia in cui gli equilibri e i rapporti di forza si modificano costantemente, proprio come nel tennis.

Il team creativo di Guadagnino include diversi suoi collaboratori abituali come il direttore della fotografia Sayonbhu Mukdeeprom, la scenografa Merissa Lombardo, il montatore Marco Costa e il costumista Jonathan Anderson. La colonna sonora del film è invece firmata da Trent Reznor e Atticus Ross. I produttori del film sono Amy Pascal, Luca Guadagnino, Zendaya e Rachel O’Connor, con Bernard Bellew coinvolto invece nel ruolo di produttore esecutivo. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta attraverso il trailer ufficiale italiano.

Challengers: il trailer ufficiale italiano del film di Luca Guadagnino con Zendaya

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dal visionario regista Luca Guadagnino arriva Challengers, con protagonista Zendaya nel ruolo di Tashi Duncan, un’ex prodigio del tennis diventata allenatrice: una forza della natura che non ammette errori, sia dentro che fuori dal campo. Sposata con un fuoriclasse reduce da una serie di sconfitte (Mike Faist), la strategia di Tashi per la redenzione del marito prende una piega sorprendente quando quest’ultimo deve affrontare sul campo l’oramai rovinato Patrick (Josh O’Connor), un tempo suo migliore amico ed ex fidanzato di Tashi. Mentre il loro passato e il loro presente si scontrano e la tensione sale, Tashi dovrà chiedersi quale è il prezzo della vittoria.

Vi ricordiamo che Challengers arriverà nelle sale italiane il 24 aprile, distribuito da Warner Bros. In conclusione, ecco il poster ufficiale italiano del film.

Il poster ufficiale italiano di Challengers, film di Luca Guadagnino con Zendaya, Josh O'Connor e Mike Faist.
Continua a leggere

Eventi

Cannes 2024: il programma della 77a edizione del Festival

Pubblicato

il

Furiosa: A Mad Max Saga

È stato annunciato il programma del Festival di Cannes 2024, che si terrà dal 14 al 25 maggio. Come anticipato dai vari rumor, si tratta di un’edizione arricchita dalla presenza di autori importantissimi del calibro di Francis Ford Coppola (in concorso con Megalopolis), David Cronenberg (in gara con The Shrouds), George Miller (fuori concorso con Furiosa: A Mad Max Saga) e Kevin Costner, in arrivo sulla Croisette con il primo capitolo del suo nuovo sontuoso progetto western, Horizon: An American Saga. In concorso ci saranno inoltre Yorgos Lanthimos con Kinds of Kindness e Paolo Sorrentino, presente con il suo nuovo film Parthenope, che al di là dei grandi nomi coinvolti (Gary Oldman, Isabella Ferrari, Silvio Orlando, Luisa Ranieri, Stefania Sandrelli) è ancora avvolto nel mistero.

Di seguito l‘elenco completo dei film selezionati per il concorso (la cui giuria sarà presieduta da Greta Gerwig), per un Certain Regard (con presidente di giuria Xavier Dolan) e per le altre sezioni.

Cannes 2024: il Concorso

  • The Apprentice (Ali Abbasi)
  • Motel Destino (Karim Aïnouz)
  • Bird (Andrea Arnold)
  • Emilia Perez (Jacques Audiard)
  • Anora (Sean Baker)
  • Megalopolis (Francis Ford Coppola)
  • The Shrouds (David Cronenberg)
  • The Substance (Coralie Fargeat)
  • Grand Tour (Miguel Gomes)
  • Marcello Mio (Christopher Honeré)
  • Feng Liu Yi Dai (Caught by the Tides) (Jia Zhang-Ke)
  • All We Imagine As Light (Payal Kapadia)
  • Kind of Kindness (Yorgos Lanthimos)
  • L’amour ouf (Gilles Lellouche)
  • Diamant Brut (Wild Diamond) (Agathe Riedinger)
  • Oh Canada (Paul Schrader)
  • Limonov – The Ballad (Kirill Serebrennikov)
  • Parthenope (Paolo Sorrentino)
  • Pigen Med Nålen (The Girl with the Needle) (Magnus Von Horn)
  • Le Deuxième Acte (The Second Act) (Quentin Dupieux) – Film d’apertura

Un Certain Regard

  • Norah (Tawfik Alzaidi)
  • The Shameless (Konstantin Bojanov)
  • Le Royaume (Julien Colonna)
  • Vingt Dieux! (Louise Courvoisier)
  • Les Procès du chien (Who Let the Dog Bite?) (Lætitia Dosch)
  • Gou Zhen (Black Dog) (Guan Hu)
  • The Village Netx to Paradise (Mo Harawe)
  • September Says (Ariane Labed)
  • L’histoire de souleymane (Boris Lojkine)
  • On Becoming a Guinea Fowl (Rungano Nyoni)
  • Boku No Ohisama (My Sunshine) (Hiroshi Okuyama)
  • Santosh (Sandhya Suri)
  • Viet and Nam (Truong Minh Quy)
  • Armand (Halfdan Ullman Tøndel)

Cannes 2024 – Fuori concorso

  • Furiosa: A Mad Max Saga (George Miller)
  • Horizon, An American Saga (Kevin Costner)
  • She’s got no name (Chan Peter Ho-Sun)
  • Rumours (Evan Johnson, Galen Johnson, Guy Maddin)

Midnight screenings

  • The Surfer (Lorcan Finnegan)
  • Les femmes au balcon (Noémie Merlant)
  • Twilight of the Warrior Walled In (Soi Cheang)
  • I, the executioner (Seung Wan Ryoo)

Cannes 2024 Première

  • Miséricorde (Alain Guiraudie)
  • C’est pas moi (Leos Carax)
  • Everybody loves Touda (Nabil Ayouch)
  • En Fanfare (The Matching Bang) (Emmanuel Courcol)
  • Rendez-vous avec pol pot (Rithy Panh)
  • Le roman de Jim (Arnaud Larrieu, Jean-Marie Larrieu)

Special screenings

  • La belle de Gaza (Yolande Zauberman)
  • Apprendre (Claire Simon)
  • L’invasion (The Invasion) (Sergei Loznista)
  • Ernest Cole, photographe (Ernest Cole, lost and found) (Raoul Peck)
  • Le fil (Daniel Auteuil)

Continua a leggere

In evidenza

Joker: Folie à Deux, il teaser trailer del film con Joaquin Phoenix e Lady Gaga

Pubblicato

il

Joker: Folie à Deux


È finalmente online il teaser trailer ufficiale di Joker: Folie à Deux, sequel del fortunatissimo Joker di Todd Phillips in arrivo nelle sale italiane il prossimo 2 ottobre. Accanto al mattatore e protagonista assoluto Joaquin Phoenix, troviamo Lady Gaga nei panni dell’iconica Harley Quinn. Una scelta decisamente calzante, perché come possiamo vedere da questo breve estratto il film presenta diverse scene di canto e ballo, al punto da essere definito da una fonte di Variety un “jukebox musical”, con almeno 15 rivisitazioni di celebri brani. Gustiamoci subito cosa ci aspetta attraverso il teaser trailer ufficiale.

Joker: Folie à Deux, il teaser trailer italiano del film

Come anticipato dai numerosi dettagli emersi durante la lavorazione del film, questo sequel riprende gli eventi del predecessore, mostrandoci il fu Arthur Fleck, ormai diventato a tutti gli effetti l’acerrimo nemico di Batman, rinchiuso all’interno dell’Arkham Asylum, celebre manicomio criminale. Qui fa la conoscenza di un’altra paziente, ovvero Harley Quinn, con la quale inizia a immaginare il mondo al di là delle sbarre e a pianificare una fuga verso la libertà. «Io non sono nessuno. Non ho fatto qualcosa della mia vita come te», le sentiamo dire mentre con due dita mima il gesto della pistola alla testa, tipico di Joker.

Sulle note della struggente What The World Needs Now Is Love, viviamo un piccolo antipasto di ciò che ci aspetta nel film, all’insegna del sentimento sempre più forte fra i due protagonisti, ma anche del terrore, della distruzione e della disintegrazione della già labile psiche di Joker. Non ci resta che attendere l’uscita al cinema, con ogni probabilità successiva alla presentazione nel corso della prossima Mostra del Cinema di Venezia, che già nel 2019 aveva premiato Joker con il prestigioso Leone d’oro al miglior film.

Joker: Folie à Deux arriverà nelle sale italiane il 2 ottobre, distribuito da Warner Bros. In conclusione trovate il teaser trailer ufficiale del film in lingua originale, che permette di assaporare in maniera ancora più fedele il tono e le atmosfere di questo attesissimo progetto.

Continua a leggere
Pubblicità

    Copyright © 2024 Lost in Cinema.