Avengers: Endgame: recensione senza spoiler del film

Avengers: Endgame: recensione senza spoiler del film

Dopo che Avengers: Infinity War ci aveva lasciato affranti e sgomenti di fronte alla furia distruttiva di Thanos, arriva finalmente oggi nelle sale italiane Avengers: Endgame, che si prefigge non solo l’obiettivo di portare avanti un racconto interrotto nel modo più brusco e doloroso, ma anche quello di concludere un arco narrativo lungo ben 11 anni e 22 film. Un’operazione commerciale ed editoriale mastodontica e senza precedenti di questa entità nella storia del cinema, capace di intrecciare le storie e i destini di decine di personaggi in un vero e proprio esperimento di serialità cinematografica, di cui Avengers: Endgame rappresenta senza dubbio il finale di stagione e di serie.

Tenendoci alla larga da qualsiasi tipo di spoiler, per non rovinare anche solo parzialmente questa esperienza cinematografica allo spettatore, possiamo infatti affermare, senza timore di smentita, che, con i suoi 181 minuti pregevolmente dosati e densi di contenuti e di significati, Avengers: Endgame si candida a diventare uno spartiacque non solo del Marvel Cinematic Universe, ma di tutto il cinema popolare americano, separando nettamente un decennio di eroi e dei, di battaglie e di tragedie, di lacrime e di dolori, da ciò che verrà dopo, su cui graverà un’eredità culturale ed editoriale pesantissima.

Finisce un’era del Marvel Cinematic UniverseAvengers: Endgame

Lo schiocco di dita con cui Thanos ha decretato l’immediata fine di metà delle creature viventi ha lasciato segni profondi e tangibili nei personaggi che abbiamo imparato a conoscere e amare. Degli eroi scorrazzanti per i cieli di New York alla caccia dei malvagi chitauri è rimasta solo un’ombra fragile e sbiadita, a cui attaccarsi per andare avanti. Alcuni si sono rifugiati nel crimine, altri hanno tentato di reinventare la propria immagine, altri ancora hanno scelto di aggrapparsi a quel poco che sono riusciti a salvare dall’Apocalisse e taluni hanno invece scelto la via della goliardia e del degrado fisico e morale.

La speranza è diventata oggetto di scherno, la possibilità di ricostruire sulle macerie è ormai ridotta a un miraggio. Ma Avengers: Endgame ci insegna in tre ore cariche di pathos ed emozioni che è giusto e doveroso attaccarsi anche alla più flebile luce in fondo al tunnel, lottare per essa ed essere disposti a sacrificare anche se stessi per il bene comune. Fra avventure negli angoli più remoti dello spazio, viaggi nel tempo e il solito proverbiale umorismo di casa Marvel, capace di stemperare senza essere fuori luogo anche le situazioni più cupe, ha così inizio un percorso di crescita e di redenzione, di sacrificio e di riconnessione con le proprie origini, che in mezzo a battaglie e gesti di eroismo riuscirà a esplorare anche i lati più nascosti degli (anti)eroi che ci hanno accompagnato in questo lungo tragitto.

Avengers: Endgame gioca con le aspettative dello spettatore

Avengers: Endgame

Avengers: Endgame gioca continuamente con i nostri desideri e con le nostre aspettative di spettatore, liquidando in pochi minuti fasi del racconto per le quali ci si poteva aspettare un minutaggio ben maggiore e concedendosi al tempo stesso ampie parentesi di pura comicità, come l’irresistibile versione lebowskiana di Thor, che conferma una volta di più le doti da attore brillante di Chris Hemsworth. I fratelli Anthony e Joe Russo, coadiuvati dagli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, riescono inoltre nel miracolo di gestire senza evidenzi forzature e senza pesanti cadute di stile un impressionante accumulo di personaggi, temi ed eventi, concedendo a ognuno di questi aspetti il giusto spazio e inserendolo degnamente all’interno di un racconto organico e coerente.

Avengers: Endgame e il tema della famiglia

Con una tale solidità alle spalle, Avengers: Endgame può permettersi di spaziare in lungo e in largo, abbracciando la fisica quantistica e il fantasy, l’azione pura e il dramma familiare. Ed è proprio sul concetto di famiglia che quest’ultimo tassello del Marvel Cinematic Universe gioca le sue carte migliori, costruendo un toccante controcampo emotivo alle gesta eroiche dei protagonisti. Nel momento in cui si avvicina la fine e la morte diventa una possibilità sempre più concreta, scorgiamo gli uomini dietro gli eroi e il loro essere figli amorevoli e allo stesso tempo ribelli, padri premurosi e al contempo spericolati. Capiamo così che per andare avanti l’eroe deve dare sempre un’occhiata indietro, che gli permette di capire da dove arriva, cosa può perdere e contro cosa deve combattere.

La mera trama con cui gli Avengers superstiti perseguono il loro tentativo di riscatto, per certi versi ingenua e passibile di attacchi dal punto di vista logico, diventa così poco più che un pretesto per emozionanti incontri fra genitori e figli, che nel bene e nel male segnano le azioni e le decisioni dei personaggi. Chi non ha una famiglia, ne trova una putativa per cui sacrificarsi o cerca fra i ricordi del passato la spinta per gettare il cuore oltre l’ostacolo. Quando finalmente arriva, l’attesa battaglia è così non soltanto una gioia per gli occhi e un’orgia di emozioni, effetti visivi e azione, ma anche e soprattutto il punto di arrivo di un discorso più ampio e profondo, che abbraccia temi universali come il desiderio di riscatto, il senso di comunità e la capacità di anteporre il benessere collettivo al proprio.

Avengers: Endgame fra passato e futuro

In un contesto di tale epicità, non stonano né la classica esuberanza di Robert Downey Jr., che guida il gruppo con il suo inconfondibile istrionismo, né il problematico inserimento nel contesto di alcuni personaggi come Capitan Marvel: nonostante i poteri pressoché infiniti attribuiti a Carol Danvers, Brie Larson sembra infatti spesso un oggetto estraneo al gruppo, su cui contare ciecamente per le sequenze d’azione più spettacolari, ma al tempo stesso ancora poco credibile come ipotetica nuova leader del gruppo.

Avengers: Endgame

Difficile dire di più senza rischiare di anticipare allo spettatore svolte salienti di Avengers: Endgame, che comunque riesce nell’intento di miscelare perfettamente toni e sfumature e di rendere pressoché invisibili certi saltuari difetti di ritmo, grazie anche all’impressionante carrellata di star e di location che scorrono sullo schermo, abbracciando idealmente tutti questi 11 anni di Marvel Cinematic Universe. Difficile alla fine anche trattenere le lacrime, grazie a un semplice prodotto d’intrattenimento che va invece ben oltre l’intrattenimento, trasformando dei potenti supereroi in esseri umani fragili e fallibili, e per questo ancora più interessanti.

Fra riso e lacrime, addii e riunioni, si chiude malinconicamente un’epoca del cinecomic, traghettando lo spettatore verso un futuro diverso e incerto, ma non per questo meno interessante. Con un passato tanto glorioso e appassionante, non possiamo però che guardare a ciò che verrà con rinnovata fiducia e incrollabile ottimismo, certi di aver vissuto e assaporato in ogni suo aspetto una pagina indelebile del cinema popolare contemporaneo.

  • Verdetto

4

Sommario

Avengers: Endgame conclude pregevolmente un percorso narrativo lungo 11 anni e 22 film, trovando un’efficace miscela di umorismo e azione, gioia e lacrime, intrattenimento e introspezione.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.