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Bande à part: recensione del film di Jean-Luc Godard

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«Tutto ciò che è nuovo è per questo automaticamente tradizionale». Chissà se nel momento in cui ha fatto pronunciare ad Anna Karina queste parole in Bande à part, attribuendole a Eliot, Jean-Luc Godard almeno per un attimo ha immaginato di diventare un giorno lui stesso nuovo e allo stesso tempo tradizionale, moderno e classico. Vedere o rivedere Bande à part oggi in fondo significa proprio compiere un viaggio attraverso le epoche, rendendosi conto una volta di più che il grande cinema non teme né lo scorrere del tempo, né i mutamenti dei costumi e delle mode.

Bande à part è il settimo lungometraggio della lunga e florida filmografia di Godard, girato nel 1964 a stretto giro da Il disprezzo e ad appena 4 anni di distanza da Fino all’ultimo respiro, uno dei manifesti della Nouvelle Vague. Un lasso di tempo apparentemente breve, ma abbastanza lungo da cambiare radicalmente questo movimento cinematografico francese, passato in un batter d’occhi dal ruolo di vera rivoluzione nel cinema all’essere quasi oggetto di scherno, costringendo molti suoi illustri esponenti come Claude Chabrol, François Truffaut, Éric Rohmer e Jacques Rivette a dedicarsi a opere meno radicali o a diradare i loro lavori. Molti ma non Godard, che al contrario cavalca ancora l’onda creata dai giovani turchi dei Cahiers du cinéma, spaziando fra noir e dramma, fra fantascienza ed erotismo.

Bande à part: il cinema irrompe nella vita nel manifesto artistico di Godard

Arriviamo così a Bande à part, girato con 100 mila dollari («Non 100 mila dollari per me, è per l’intero film», disse Godard ai produttori, ottenendo il via libera) nel pieno della separazione fra il regista e la sua musa artistica e moglie Anna Karina, reduce da due tentativi di suicidio. Accanto a lei Sami Frey (all’epoca compagno di Brigitte Bardot, conosciuto da Godard sul set de Il disprezzo) e Claude Brasseur, protagonisti un triangolo amoroso atipico, in quanto motivato (almeno da parte maschile) soprattutto dalla volontà di mettere le mani su un ricco bottino, aspetto che fa virare la trama verso il noir.

Arthur Rimbaud (chiaro omaggio al celebre poeta) e Frantz sono infatti due adorabili sfaccendati, che vagano per una nebbiosa Parigi a bordo di una SIMCA cabriolet, liberi da impegni e pensieri. Tutto cambia quando Odile, una loro compagna di classe in un corso di inglese per adulti, gli rivela che il pensionante di sua zia nasconde in casa una grossa somma di denaro in contanti. Arthur e Frantz iniziano così a corteggiare a turno Odile, nel tentativo di convincerla a farli entrare in casa della zia per mettere le mani sul denaro. Prima della rapina, i tre vagano però per Parigi, perdendosi fra bizzarri balli e improbabili visite al Louvre.

L’eredità di Bande à part

Mentre Hollywood cerca un cinema più grande della vita e Federico Fellini riversa nel cinema la vita stessa, Godard compie un’operazione ancora più ambiziosa, fondendo questi due piani di realtà e facendo in modo che sia al contrario la vita a essere contaminata dal cinema. Lo fa portando all’estremo alcuni dei pilastri stilistici della Nouvelle Vague (eliminazione dei filtri fra realtà e finzione, camera a mano, luci naturali), incuneandosi fra ignari passanti (che più volte guardano con curiosità in macchina), rivolgendosi più volte agli spettatori con la sua voce narrante («Per lo spettatore che entra in sala in questo momento», e poco dopo «Ora è arrivato il momento di descrivere i sentimenti dei personaggi») e rompendo svariate altre regole non scritte del cinema.

Il libro di Dolores Hitchens Fools’ Gold per Godard è poco più di una tavolozza su cui scolpire il proprio cinema, e di conseguenza la sua realtà. Bande à part infatti ci travolge con una marea di idee registiche e più in generale con una totale libertà narrativa e contenutistica, che ha evidentemente influenzato sia la Nuova Hollywood sia l’intero cinema post-moderno, a cominciare da Quentin Tarantino, influenzato dal capolavoro di Godard al punto da scegliere A Band Apart come nome della sua casa di produzione.

Tradizione e destrutturazione

Bande à part

Mentre la trama prettamente noir procede a passo lento e con il presagio dell’inevitabile disastro, Godard si innamora e ci fa innamorare degli anfratti più spensierati e apparentemente inutili della trama, che in maniera rivoluzionaria soverchiano il racconto al punto da diventarne l’essenza. In un voluto ribaltamento delle principali regole di sceneggiatura, Arthur, Frantz e Odile danno nuove sfumature all’incoerenza, cambiando continuamente umore, pensieri e desideri, restando però paradossalmente sempre “veri”, come vera è la realtà che li circonda, costantemente al centro dello sguardo di Godard.

Nella lunga sequenza di scene madri che formano Bande à part, è doveroso soffermarsi su alcuni momenti scolpiti nella storia del cinema. Memorabile per esempio il finto duello che emula Pat Garrett e Billy The Kid (nove anni prima di Sam Peckinpah), come gli squarci su una Parigi fredda, ma raramente così suggestiva e appassionante, insieme ai dialoghi su un niente capace di trasformarsi in tutto, che spaziano da Shakespeare a Jack London, nell’attesa di un epilogo prevedibile ma tutt’altro che banale, nonché spunto per una critica di Godard alla già imperante serialità a Hollywood («Nel prossimo film vi saranno raccontate, in cinemascope e in
technicolor questa volta, le nuove avventure di Odile e Frantz nei paesi caldi
»).

Bande à part: silenzi e balli

Bande à part

Indelebile l’attimo in cui per un minuto dichiarato (in realtà solo 36 secondi) il caotico suono in presa diretta di Bande à part si trasforma in assordante silenzio, voluto dai personaggi come conseguenza del fatto che nessuno abbia nulla da dire. Silenzio che parla anche nella celeberrima scena del ballo nel caffè (chiamato da Anna Karina Madison dance e definito da Godard più semplicemente come “quadriglia con passi modificati”), in cui è ancora una volta il regista a irrompere esplicitando i pensieri dei personaggi («Non sa se è il mondo che sta diventando sogno o il sogno a diventare mondo»), accompagnando una bizzarra danza ripresa dal già citato Tarantino in Pulp Fiction.

Impossibile infine non citare la scena probabilmente più celebre di Bande à part, ovvero quella sfrenata corsa di 9 minuti e 43 secondi con cui Arthur, Frantz e Odile battono il record di visita più rapida del Louvre, che per una volta è costretto a essere spettatore e non protagonista della storia. Una scena diventata di culto nel corso degli anni, al punto da spingere Bernardo Bertolucci a omaggiarla e riprenderla nel suo The Dreamers, a sua volta sincero e appassionato tributo cinefilo a Bande à part.

L’esondazione del cinema nella vita

Bande à part

La contaminazione fra sogno e mondo viene bruscamente interrotta da Godard nel terzo e ultimo atto, in cui i nodi inesorabilmente al pettine costringendo i personaggi a fare i conti con le loro colpe e le loro malefatte, aderendo così alle convenzioni del noir ma senza dimenticare di fare un occhiolino agli spettatori, come l’aggiustata della cravatta allo specchio durante la rapina. Ma mentre la vita si ferma, si ha la sensazione che il cinema (o il meta-cinema) vada avanti, sorpassando la realtà per continuare a costruire sensazioni e suggestioni.

Si compie così il senso ultimo della destrutturazione voluta da Godard, l’esondazione del cinema nella vita, in cui l’esistenzialismo prevale ancora sia sulla ribellione giovanile che darà vita al Sessantotto, sia sull’impegno politico, abbracciato successivamente dal regista con la sua svolta marxista. Un turbinio di novità che, come evocato da Godard, è diventato tradizione al punto da essere ancora oggi un fulgido esempio di cinema sfrontato e libero da compromessi, ma allo stesso tempo di straordinaria purezza e di abbagliante bellezza.

Bande à part

Overall
10/10

Verdetto

Con Bande à part, Jean-Luc Godard realizza un capolavoro ancora oggi più vivo che mai, ricco di idee registiche e attraversato da una libertà artistica capace di fare scuola sulle generazioni successive di cineasti.

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Eagle Pictures: le novità home video di marzo 2024

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Eagle Pictures

Marzo sarà un mese particolarmente ricco di uscite targate Eagle Pictures, in grado di accontentare tutti i gusti i cinefili. Cinecomic, classici, nuovi film di maestri del cinema e serie animate che hanno segnato l’infanzia di molti collezionisti di oggi: scopriamo insieme cosa ci aspetta.

The Marvels dal 6 marzo in home video grazie a Eagle Pictures

Dal 6 marzo sarà disponibile The Marvels di Nia DaCosta, edito nei formati DVD, Blu-Ray, 4K e in una esclusiva Steelbook, sempre in 4K. Per il sito Film&More è inoltre previsto un abbinamento esclusivo che riguarda il formato Steelbook 4K, contenente una card e gadget da collezione, fra cui il fumetto originale Marvel di 320 pagine Noi siamo The Marvels, edito da Panini Comics. In questo capitolo del Marvel Cinematic Universe, seguiamo un trio di supereroine capitanato dalla Carol Danvers di Brie Larson, in un mix di azione e umorismo.

Columbia Classics – Vol. 4 – 6 marzo

Il 6 marzo è in arrivo anche Columbia Classics – Vol.4, nuovo prezioso cofanetto da collezione che contiene sei indimenticabili titoli della Columbia Pictures completamente rimasterizzati in 4K Ultra HD. Il cofanetto è composto da 14 dischi (8 UHD e 6 BD) e contiene oltre 30 ore di contenuti speciali. I titoli proposti sono La signora del venerdì, Indovina chi viene a cena?, Kramer contro Kramer, Starman, Insonnia d’amore e Ubriaco d’amore.

Diabolik, chi sei? dal 14 marzo in home video grazie a Eagle Pictures

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Il 14 marzo arriva Diabolik, chi sei?, ultimo capitolo della trilogia dedicata al Re del terrore dei Manetti Bros. Il film sarà disponibile in DVD, Blu-ray e in un’edizione Combo con fumetto. Per il sito Film&More è inoltre disponibile un’edizione ricca di gadget: oltre al doppio disco Blu-ray e DVD, questa edizione esclusiva contiene infatti anche una card e spille da collezione, insieme a una copia del fumetto omonimo da cui il film è tratto. Diabolik, chi sei? ha per protagonisti Giacomo Gianniotti nei panni di Diabolik, Miriam Leone in quelli di Eva Kant, Valerio Mastandrea che interpreta l’Ispettore Ginko, insieme a Monica Bellucci, Carolina Crescentini e Paolo Calabresi.

Ferrari dal 21 marzo in home video grazie a Eagle Pictures

Eagle Pictures

Il 21 marzo Eagle Pictures propone Ferrari di Michael Mann, edito in DVD, Blu-ray, 4k e Steelbook sempre 4K, contenente 5 card esclusive da collezione. In questo biopic sul celebre ex pilota e costruttore delle auto più famose al mondo Enzo Ferrari, il protagonista è Adam Driver, supportato dalla straordinaria Penelope Cruz nel ruolo della moglie Laura Garello. Nel cast anche Shailene Woodley per la parte dell’amante Lina Lardi e Patrick Dempsey che veste i panni del pilota Piero Taruffi.

I cavalieri dello zodiaco – 21 marzo

Eagle Pictures

Sempre il 21 marzo arriva I cavalieri dello zodiaco di Kōzō Morishita e Kazuhito Kikuchi, disponibile in una nuova edizione da collezione a tiratura limitata nei formati DVD e per la prima volta anche in Blu-ray, con nuovi materiali rimasterizzati in HD con doppiaggio italiano integrale, con incluse anche scene mancanti dal doppiaggio storico dell’epoca. Entrambi i formati contengono anche un imperdibile booklet da collezione di 32 pagine con tantissime curiosità sul celebre anime.

Wish – 28 marzo

Il 28 marzo arriva infine Wish di Chris Buck e Fawn Veerasunthorn, edito nei formati DVD, Blu-Ray e Steelbook 4K. Il film ha celebrato i 100 anni dei Walt Disney Animation Studios con una storia ricca di fascino e magia con protagonista la brillante sognatrice Asha, che esprime un desiderio così potente da essere accolto da una forza cosmica, una piccola sfera di sconfinata energia chiamata Star. Insieme, i due dovranno salvare la comunità e dimostrare la forza della volontà degli esseri umani.

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Disney+: tutte le uscite di marzo 2024

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Disney+ uscite

Marzo è alle porte e con lui tante nuove uscite pronte ad arricchire il già florido catalogo di Disney+. Fra le novità più attese della piattaforma c’è indubbiamente Taylor Swift | The Eras Tour (Taylor’s Version), il film concerto della cantautrice statunitense che ha incassato oltre 260 milioni di dollari al botteghino mondiale. A partire dal 15 marzo, gli abbonati a Disney+ avranno a loro disposizione la versione integrale del film, che include il brano Cardigan e quattro canzoni acustiche aggiuntive. Fra le nuove uscite in arrivo in catalogo c’è anche Morte e altri dettagli, nuova serie mystery con protagonisti Violett Beane (God Friended Me) e Mandy Patinkin (La storia fantastica, Homeland – Caccia alla spia).

Per gli amanti dei Marvel Studios, è in arrivo anche X-Men ‘97, serie animata che costituisce il seguito dell’amato classico degli anni ‘90 X-Men: The Animated Series. Da segnalare inoltre l’imminente uscita della seconda stagione di Extraordinary e il debutto di Nell – Rinnegata, nuova serie con protagonista Louisa Harland che mescola fantasy e briganti nell’Inghilterra del XVIII secolo. Di seguito, l’elenco completo di tutte le nuove uscite che ci aspettano su Disney+ nel corso del mese di marzo 2024.

L’elenco completo delle uscite di marzo 2024 su Disney+

5 marzo

  • Morte e altri dettagli (serie non originale, stagione 1)
  • Queens: Le regine della natura (serie originale, stagione 1)

6 marzo – Le uscite Disney+

  • Extraordinary (serie originale, stagione 2)
  • I Simpson (serie non originale, stagione 34)

13 marzo

  • Genius: MLK/X (serie originale, stagione 1)

15 marzo

  • Taylor Swift | The Eras Tour (Taylor’s Version) (film originale)

19 marzo

  • Photographer (serie non originale, stagione 1)

20 marzo – Le uscite Disney+

  • X-Men ‘97 (serie originale, stagione 1)
  • What We Do in the Shadows (serie non originale, stagione 5)

27 marzo

  • In Groenlandia con Alex Honnold (serie non originale, stagione 1)

29 marzo – Le uscite Disney+

  • Nell – Rinnegata (serie originale, stagione 1)
  • Madu (film originale)
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As Bestas – La terra della discordia: recensione del film di Rodrigo Sorogoyen

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As Bestas - La terra della discordia

Dopo la splendida escursione in ambito televisivo con la serie Antidisturbios: Unità Antisommossa (disponibile su Disney+), il cineasta spagnolo Rodrigo Sorogoyen torna al grande schermo con As Bestas – La terra della discordia, film del 2022 vincitore di ben 9 premi Goya e del prestigioso César per il miglior film straniero. Un lavoro cupo e teso, incentrato sulle piccole comunità rurali, sui pregiudizi che le muovono e sui conflitti che le attraversano. Un thriller a tratti sconvolgente, sostenuto da una scrittura tagliente e da un notevole cast, forte di nomi come Marina Foïs, Luis Zahera, Diego Anido e soprattutto Denis Ménochet, universalmente conosciuto per il suo piccolo ruolo nei minuti iniziali di Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.

Al centro della vicenda ci sono Vincent (Denis Ménochet) e Olga (Marina Foïs), coniugi francesi che si spostano in Spagna, per la precisione in un paesino rurale della Galizia. Nella loro nuova residenza, i due si dividono fra un’attività agricola sostenibile e quella di ristrutturazione di edifici ormai abbandonati, con l’intento di aumentare la popolazione e il turismo del paese. Nonostante le loro nobili intenzioni, i coniugi vivono ben presto sulla propria pelle tutta l’ostilità della popolazione del luogo. Una diffidenza frutto dell’atavica resistenza nei confronti dello straniero, ma anche dell’opposizione da parte di Vincent alla possibile costruzione di un impianto di energia eolica, che porterebbe introiti ai proprietari del terreno ma danneggerebbe indirettamente il suo progetto di comunità. Dalle battute si passa ben presto alle provocazioni, che sfociano poi in vere e proprie vessazioni, orchestrate soprattutto dai vicini dei coniugi, i fratelli Xan (Luis Zahera) e Lorenzo (Diego Anido).

As Bestas – La terra della discordia: il raggelante thriller rurale di Rodrigo Sorogoyen

As Bestas - La terra della discordia

As Bestas – La terra della discordia è un’opera dolorosa e angosciante, in quanto fin dai primi minuti contrappone ai protagonisti dei nemici sinistri, respingenti ma dannatamente comuni e realistici, in particolare per chi vive o ha vissuto la vita di provincia. I coniugi fanno di tutto per essere e restare dalla parte giusta: resistono alle trappole verbali e non, insistono nella ricerca del dialogo, chiariscono in maniera pacata le loro posizioni sui temi di contrasto. Tutto questo inutilmente, perché la legge e la dialettica del branco assomigliano molto al celeberrimo piccione che gioca a scacchi, vanificando così ogni possibile punto di incontro. Rodrigo Sorogoyen scava in questo contrasto, tratteggiando i rozzi e illetterati abitanti del paesino in maniera tanto aspra quanto credibile, al punto che è facile associare i principali oppositori di Vincent e Olga ai personaggi più inquietanti di Un tranquillo weekend di paura.

La tensione si fa sempre più insostenibile, nonostante gli sforzi di Vincent. Il regista mette in luce gli istinti più primordiali dell’animo umano, sottolineando l’astio da parte dei locali per la consapevolezza che uno straniero pesa esattamente quanto loro nella votazione sulla costruzione dell’impianto e trasformando ogni scena e diversi tipologie di ambiente in un presagio di ciò che potrebbe succedere. È questo il caso dell’apparentemente innocuo punto di ritrovo del paese, che assume invece i contorni di una base di una vera e propria setta, ma anche dei piccoli boschi galiziani, inquadrati come scenari per un potenziale agguato. La dinamica del gruppo che cerca di sottomettere il singolo d’altronde è già dichiarata nell’emblematica sequenza iniziale, che mostra alcuni uomini intenti a bloccare con la forza il muso di un cavallo, con l’intento di frenare ogni suo tentativo di resistenza.

La formidabile prova di Denis Ménochet

As Bestas - La terra della discordia

Denis Ménochet si conferma interprete di grande caratura, lavorando in sottrazione e trasmettendo la personalità sempre più turbata di Vincent, fermo sulle proprie posizioni e mosso dalle migliori intenzioni, ma al tempo stesso sempre più preoccupato per una deflagrazione di violenza a danno suo e della sua famiglia. Rodrigo Sorogoyen lavora anche sulla fisicità del protagonista, contrapponendo la sua pacifica imponenza ai volti scarnificati e ai corpi spigolosi dei suoi vicini, sempre più in preda alla rabbia e alla cieca sete di vendetta. Un contrasto che si acuisce in una delle scene più pesanti e crudeli di As Bestas – La terra della discordia, che richiama a sua volta il già citato incipit del film.

In questo momento il racconto sterza bruscamente in un’altra direzione, cambiando prospettiva e di conseguenza anche lo sguardo di noi spettatori. A occupare uno spazio sempre maggiore è infatti il personaggio di Marina Foïs, perfettamente in linea con il punto di vista morale del marito e capace di resistere a dolori sempre più grandi e a soprusi sempre più insopportabili, con la dignità di chi sa di essere dalla parte giusta e con la lucida follia di chi ormai ha poco da perdere. Un approccio che inserisce il racconto in una prospettiva ancora più ampia, mostrando che anche all’interno di una comunità asfittica e chiusa in se stessa è possibile portare avanti idee progressiste e all’insegna della pacifica convivenza.

As Bestas – La terra della discordia: la potenza dell’immagine

Fra thriller rurale e dramma familiare, fra critica sociale e istanze ambientaliste, Rodrigo Sorogoyen firma un’opera che resta impressa nel cuore e nell’animo dello spettatore, firmando momenti in cui l’ironia si fonde indissolubilmente con l’amarezza (come nel caso dell’insistito dialogo fra gli zotici abitanti del luogo, quasi tarantiniano per modalità e linguaggio) e affidandosi sempre alla potenza delle immagini, sia dal punto di vista espressivo che da quello concettuale: è infatti proprio l’immagine uno dei pochi punti di forza a favore dei coniugi, sotto forma di filmati ripresi da una videocamera per documentare le malefatte dei locali. Una delle tante finezze di un racconto che mette costantemente in discussione le nostre certezze e il nostro punto di vista, lasciandoci scossi ma anche più consapevoli della forza delle nostre idee.

Overall
8/10

Valutazione

Rodrigo Sorogoyen firma un thriller rurale cupo e angosciante, in cui lato più torbido delle piccole comunità incontra il coraggio di chi crede nel dialogo e nella forza delle proprie idee.

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