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Bodies Bodies Bodies: recensione del film con Rachel Sennott e Maria Bakalova

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Sono passati oltre 80 anni dalla pubblicazione di Dieci piccoli indiani, ma il seminale capolavoro del giallo firmato da Agatha Christie continua imperterrito a influenzare la narrativa contemporanea. Lo fa grazie alla sua dinamica narrativa ingegnosa (una serie di delitti compiuti in un luogo chiuso o estremamente circoscritto, per mano di un assassino che si cela all’interno di un gruppo limitato di persone), capace di adattarsi a diversi contesti e perfetta per tessere una tela di malcelati rancori e sospetti incrociati. A regalarci una nuova declinazione di questo racconto è Bodies Bodies Bodies, commedia horror di Halina Reijn targata A24, con Amandla Stenberg, Maria Bakalova, Myha’la Herrold, Chase Sui Wonders, Rachel Sennott, Lee Pace e Pete Davidson.

Nel mirino in questo caso c’è la Generazione Z, rappresentata con i suoi pregi e soprattutto con le sue contraddizioni. Un gruppo di giovani di estrazione borghese si ritrova infatti nella villa della famiglia di David (Pete Davidson) per una festa sfrenata. Sophie (Amandla Stenberg) raggiunge il luogo insieme alla sua nuova fidanzata Bee (Maria Bakalova), natia dell’Europa dell’Est e di origini più umili. Il resto del gruppo accoglie con freddezza le due ultime arrivate, soprattutto a causa delle recenti scelte di vita di Sophie. Nonostante ciò, i presenti decidono di fare una partita a un gioco in cui uno dei partecipanti, designato come assassino, deve uccidere uno a uno tutti gli altri giocatori, evitando di farsi scoprire.

La ludica finzione si trasforma però in macabra e sinistra realtà quando viene ritrovato il cadavere martoriato di uno dei ragazzi. Inizia così la ricerca del colpevole, in un clima di crescente paura e di sempre più alta tensione.

Bodies Bodies Bodies: una riuscita commedia horror che mette in luce le contraddizioni della Generazione Z

Bodies Bodies Bodies

Sangue e violenza non mancano, ma il lavoro di Halina Reijn convince maggiormente quando vira in direzione del giallo, condito da una pungente critica sociale. La ricerca dell’assassino mette infatti in luce gli aspetti più controversi dei ventenni di oggi, come l’ossessiva ricerca della fama, il filtro dei social costantemente applicato alla realtà e un’inclusività di facciata che mal si sposa con un dilagante egoismo e con la continua ostentazione di sé e del proprio status. Una visione che ondeggia pericolosamente sull’orlo del paternalismo, mantenuta però in piedi da una scrittura intelligente e dal notevole cast.

Fra i vari personaggi, spicca soprattutto la podcaster Alice, interpretata dal formidabile talento brillante Rachel Sennott (Shiva Baby, Bottoms) che dà vita a un’insopportabile ed egocentrica snob, perfettamente in linea con il racconto. Non è da meno Maria Bakalova, che apre Bodies Bodies Bodies con un lungo e appassionato bacio saffico, per poi tratteggiare con la giusta ambiguità e con notevole umanità l’unico elemento alieno all’interno del gruppo, capace di catalizzare il peggio di ogni elemento.

Whodunit ma non solo

Non mancano rivelazioni e colpi di scena, ben orchestrati dalla regista e dalla sceneggiatrice Sarah DeLappe, in un climax di tensione penalizzato a tratti dal continuo ricorso a scene illuminate solo dalla luce degli smartphone, che emblematicamente diventano l’unico punto di riferimento dei protagonisti, totalmente persi senza la loro estensione tecnologica e digitale. Con il passare dei minuti, il film si concentra però soprattutto sui paradossi di personaggi che predicano empatia, tolleranza e rispetto, salvo poi giungere ad affrettate e gravi conclusioni sulla base di antipatie e dissidi personali.

Il meccanismo a eliminazione e la dinamica del whodunit diventano così il mezzo per un discorso più ampio, reso ancora più chiaro ed esplicito dai numerosi twist narrativi nel corso dell’atto conclusivo. Nell’epoca della post-verità e degli agognati 15 minuti di celebrità sempre più alla portata di ognuno di noi, la differenza fra fatti e suggestioni è sempre più labile, con conseguenze devastanti per tutte le parti in causa. Come già fatto da Rian Johnson con i suoi Knives Out, con le armi della risata e del mistero Bodies Bodies Bodies ci mette quindi di fronte alla nostra pochezza, ricordandoci che spesso siamo noi stessi a creare mostri e mostruosità.

Bodies Bodies Bodies

Dove vedere Bodies Bodies Bodies in streaming

Overall
7/10

Valutazione

Halina Reijn firma un’intelligente commedia horror, impreziosita da un ottimo cast e penalizzata solo da uno sguardo un po’ troppo paternalistico e da qualche scelta registica poco efficace.

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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Shelley Duvall è morta: l’attrice statunitense aveva 75 anni

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Shelley Duvall

All’età di 75 anni, è morta l’attrice statunitense Shelley Duvall, universalmente conosciuta per il ruolo di Wendy Torrance in Shining e per il suo lungo sodalizio artistico con Robert Altman. A dare la notizia è Variety, che riporta come fonte il partner di Shelley Duvall, Dan Gilroy. Il decesso dell’attrice è dovuto a complicazioni del diabete di cui soffriva. Dan Gilroy ha così omaggiato la sua memoria:

La mia cara, dolce, meravigliosa vita, compagna e amica ci ha lasciato la scorsa notte. Troppa sofferenza ultimamente, ora è libera. Vola via, bellissima Shelley.

La carriera di Shelley Duvall

Shelley Duvall

Shelley Duvall debutta sul grande schermo nel 1970 grazie proprio a Robert Altman, che la scrittura per il suo Anche gli uccelli uccidono. Il regista statunitense la ingaggia anche per i suoi successivi film I compari, Gang, Nashville, Buffalo Bill e gli indiani, Tre donne (grazie al quale l’attrice conquista il prestigioso Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes) e Popeye – Braccio di Ferro, in cui Shelley Duvall recita accanto a Robin Williams nell’iconica parte di Olivia, la fidanzata di Braccio di ferro.

Nel mentre, prende parte a Io e Annie di Woody Allen e soprattutto al film che diventerà la sua croce e delizia, Shining di Stanley Kubrick. Nel capolavoro tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Shelley Duvall consegna alla storia del cinema un’interpretazione struggente e disperata, in cui sfoggia tutta la sua espressività, reggendo il confronto con un sontuoso Jack Nicholson. La sua prova è però stata ottenuta attraverso comportamenti al limite della violenza psicologica da parte del regista, che ha costretto l’attrice a un numero spropositato di ciak, spingendola deliberatamente al limite fisico e mentale. Durante un’intervista all’Hollywood Reporter, la stessa interprete ha raccontato le conseguenze indelebili sulla sua salute mentale dello stress causato dalla lavorazione di Shining.

Nonostante ciò, Shelley Duvall riesce a lavorare anche con Terry Gilliam (I banditi del tempo), Tim Burton (Frankenweenie), Steven Soderbergh (Torbide ossessioni) e Jane Campion (Ritratto di signora), prima del definitivo allontanamento dalle scene interrotto solo dalla partecipazione al B-movie The Forest Hills, ultima sua apparizione sul grande schermo.

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Sunny: recensione della serie Apple TV+ con Rashida Jones

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Sunny

Apple TV+ e A24 sono indubbiamente due delle realtà che negli ultimi anni hanno maggiormente sperimentato sul grande e sul piccolo schermo, portando agli spettatori prodotti in grado uscire dai confini dei generi e di riflettere sulla contemporaneità e sui suoi mutamenti. Non stupisce quindi ritrovarle a collaborare in Sunny, nuova serie prodotta da A24 e distribuita proprio su Apple TV+, che ci offre uno spaccato sinistro e allo stesso tempo fortemente umano sui recenti sviluppi della tecnologia, in particolare sull’intelligenza artificiale.

Ci troviamo di fronte a un mystery thriller dalle sfumature distopiche e da dark comedy, in bilico fra le atmosfere già esplorate con successo dalla stessa Apple TV+ in Scissione e gli oscuri presagi tecnologici e sociali lanciati da Black Mirror. In una Kyoto futuristica, facciamo la conoscenza di Suzie Sakamoto (Rashida Jones), donna statunitense che si è trasferita per lavoro in Giappone, trovando l’amore con Masa Sakamoto (Hidetoshi Nishijima, già visto in Drive My Car). Quando Masa e il loro figlio scompaiono in un incidente aereo, Suzie si trova costretta ad affrontare il dolore e la solitudine, acuita dalla sua ancora scarsissima conoscenza del giapponese.

La donna riceve però in dono un robot domestico creato dall’azienda per cui lavorava il marito, chiamato Sunny. Nonostante la sua diffidenza, proprio grazie a Sunny Suzie inizia a reagire e a cercare la verità sulla scomparsa dei suoi cari, fra cospirazioni e segreti aziendali.

Sunny: la nuova serie Apple TV+, fra Scissione e Black Mirror

Nel corso dei 10 episodi che abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima, Sunny mette molta carne al fuoco, tessendo lentamente la tela di un mistero sempre più inquietante e lavorando al tempo stesso sui personaggi e sulla loro evoluzione. Lo show creato da Katie Robbins si confronta inevitabilmente con la tecnologia, rappresentata dal robot protagonista con diverse sfumature, anche contraddittorie. Da una parte, emergono infatti i rischi legati alla diffusione senza controllo di innovazioni sempre più invasive e alienanti, ma dall’altra non si negano i possibili risvolti positivi della robotica e dell’intelligenza artificiale, che nello specifico aiutano la protagonista ad alleviare la sua solitudine e a riprendere in mano la propria vita.

Rashida Jones compie un ottimo lavoro di caratterizzazione di Suzie, scolpendola con dettagli che con il passare degli episodi la avvicinano all’universo di alienazione e disagio esistenziale di Sofia Coppola (con cui la protagonista non a caso ha lavorato in On the Rocks, anch’esso prodotto da A24 e distribuito da Apple TV+). L’ambientazione nipponica e la dimensione di straniera in terra straniera di Suzie richiamo inevitabilmente Lost in Translation, ma Sunny oppone all’apparente staticità di Sofia Coppola una narrazione frenetica, fatta di continui salti avanti e indietro nel tempo e di scatole cinesi che rivelano continuamente un intrigo più imponente del precedente.

Una serie coraggiosa

La voglia di sperimentare e di giocare con così tanti generi e suggestioni è lodevole, ma si ha spesso la sensazione che la serie fatichi a trovare il proprio baricentro, in quanto continuamente sballottata fra troppe sottotrame e fra binari narrativi non sempre approfonditi adeguatamente. In uno show così improntato sui dettagli visivi (notevole il lavoro sul design tecnologico, nonché sulla splendida sigla rétro), stona inoltre la scelta di ricorrere troppo spesso ai dialoghi e di sacrificare di conseguenza il racconto per immagini, che in questo caso avrebbe offerto terreno fertile.

Ci resta però uno show raffinato e controcorrente, che in un panorama seriale sempre più appiattito ha il coraggio di osare e di mettere alla prova lo spettatore, anche a costo di respingerlo.

Sunny è disponibile dal 10 luglio su Apple TV+.

Overall
6.5/10

Valutazione

Apple TV+ e A24 consegnano agli spettatori una serie intelligente e controcorrente, capace di mettere alla prova gli spettatori e di porre interrogativi non banali sugli sviluppi tecnologici.

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