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Borat – Seguito di film cinema: recensione del film con Sacha Baron Cohen

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A 14 anni di distanza dall’esordio sul grande schermo, Borat torna a seminare il panico negli Stati Uniti e a puntare i fari sui vizi e sulle contraddizioni degli americani, proprio alla vigilia delle più importanti elezioni presidenziali della storia recente. Lo fa ricorrendo nuovamente alla sua migliore arma, un umorismo dissacrante e politicamente scorretto che travolge tutto e tutti, adeguandosi però a una contemporaneità che impone maggiore attenzione a temi come il patriarcato, l’estremismo e ovviamente l’emergenza sanitaria in corso, che ha fatto da cornice agli ultimi mesi di riprese di questo Borat – Seguito di film cinema (Borat – Seguito di film cinema: consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakistan il titolo completo), girato in gran segreto e annunciato al mondo solo poche settimane fa, prima dell’approdo in streaming su Amazon Prime Video.

Borat – Seguito di film cinema: Sacha Baron Cohen in incognito

Courtesy of Amazon Studios

Dopo il servizio giornalistico per il Kazakistan, trasformatosi in breve tempo in una (dis)avventura sul modo di vivere e pensare degli statunitensi e in una disperata ricerca amorosa di Pamela Anderson, e conclusosi con una lunga prigionia nei gulag, il Borat di Sacha Baron Cohen viene nuovamente inviato negli Stati Uniti, con lo scopo di guadagnarsi il rispetto dell’amministrazione Trump, attraverso il vice Mike Pence. Il piano è quello di regalare a Pence una vera e propria celebrità del Kazakistan, Johnny la scimmia. All’arrivo negli Stati Uniti, Borat scopre però che all’interno della cassa che trasportava il primate ci sono brandelli di carne e la figlia Tutar (una sorprendente Maria Bakalova), entrata di nascosto nel territorio americano per coronare il sogno di trovare un uomo che la faccia sentire amata come la protagonista della sua serie animata preferita Melania, basata proprio sulla First Lady.

Proprio Tutar è il punto di forza di Borat – Seguito di film cinema, nonché la decisione più saggia presa nello sviluppo del sequel, diretto da Jason Woliner. Come vediamo in alcune  riprese, Cohen deve fare i conti con un’inevitabile mancanza rispetto al capitolo precedente: l’effetto sorpresa. La maschera di Borat è riconoscibile, perciò Cohen deve puntare ancora di più sulle sue doti mimetiche, travestendosi da aristocratico, da redneck e addirittura dallo stesso Trump. La maggiore rigidità di Cohen, seppellito sotto chili di trucco, ha per conseguenza quella di dare maggiore risalto all’arco narrativo della figlia, alle prese con la scoperta della sua libertà di donna e con il desiderio di guadagnare l’amore paterno.

Il risultato è un racconto più scritto rispetto al predecessore, che riesce però a conservare genuinità grazie alle strabilianti doti interpretative dei due protagonisti, che emergono soprattutto negli agghiaccianti dialoghi con il peggio della società americana.

Borat – Seguito di film cinema: fra idiozia ed estremismo

Borat - Seguito di film cinema

Courtesy of Amazon Studios

Proprio nel confronto con le personalità più estreme, che avevano costituito la spina dorsale del primo capitolo, Borat trova paradossalmente a 14 anni di distanza un proprio punto debole, non del tutto inaspettato. La colpa non è certo di Sacha Baron Cohen e della sua fenomenale collega Maria Bakalova, che si cimentano anzi in sontuosi segmenti di pura improvvisazione, come il colloquio con un medico anti abortista, giocato sull’equivoco fra il giocattolo accidentalmente ingerito dalla ragazza e quella che il sanitario interpreta come una richiesta di aborto, e la convivenza fra Borat e due complottisti di estrema destra, per cui Cohen è rimasto nel personaggio per ben 5 giorni.

Il problema di Borat – Seguito di film cinema è che ciò che nel 2006 ci appariva assurdo, ridicolo, grottesco oggi è purtroppo una triste normalità. Sulla scia di ciò che aveva predetto Idiocracy, la stupidità è sdoganata, e scene come quella del raduno degli estremisti, in cui Borat canta una canzone dal testo irripetibile, o quella dell’influencer Macy Chanel che indottrina Tutar sul rapporto con gli uomini, ci sono ormai familiari. Il meccanismo di Cohen è lo stesso: coprire di ridicolo Borat con lo scopo di coprire di ridicolo gli americani, solo in apparenza più civilizzati e aperti mentalmente rispetto a lui. Il risultato è però qualcosa che già sappiamo e che quindi ci colpisce con minore forza.

L’esempio più concreto in questo senso è l’intervista di Tutar a Rudolph Giuliani, diffusa a mezzo stampa ancora prima dell’uscita di Borat – Seguito di film cinema. Al di là della debole difesa di Giuliani in proposito, siamo talmente abituati al sopruso e alla molestia da non stupirci neanche nel vedere un potente politico che indirizza una giornalista in una stanza di albergo. L’assuefazione al male ci impedisce di reagire.

L’America ai tempi del COVID-19

Borat - Seguito di film cinema

Courtesy of Amazon Studios

Borat – Seguito di film cinema si contrappone a questa dilagante perfidia con qualche apertura rispetto al cinismo e all’ironia politicamente scorretta che contraddistinguono il sedicente giornalista kazako. A balzare all’occhio è indubbiamente l’evoluzione di Tutar, che, in un estremo quanto azzeccato parallelo con le attuali lotte per la parità di genere, apre gli occhi sulle grottesche costrizioni in cui è cresciuta e trova la strada per la propria affermazione personale e lavorativa, anche allontanandosi dalla figura paterna. Ma il momento più commovente è il dialogo fra Borat e la reduce dall’Olocausto Judith Dim Evans (scomparsa prima della distribuzione), per la quale Sacha Baron Cohen ha fatto uno strappo alla sua regola di non rivelare la natura del suo progetto alle persone coinvolte. Judith reagisce alle ormai proverbiali bestialità antisemite di Cohen (a sua volta ebreo) col dialogo, contrastando l’ignoranza con la comprensione, l’odio con l’amore.

Borat – Seguito di film cinema è la prima produzione americana a confrontarsi con il COVID-19. Oltre ai già menzionati dialoghi con gli estremisti, conditi dalle immancabili cospirazioni di Bill Gates e Big Pharma, si resta straniti nel vedere le mascherine, ormai fedeli compagne di vita, indossate in un’opera di finzione. La pandemia offre inoltre a Sacha Baron Cohen un tragico assist per la sequenza più riuscita dell’opera, che riesce a intersecare le origini del virus, le più gettonate teorie del complotto in proposito e il percorso dello stesso Borat, concedendo anche un esilarante cameo a Tom Hanks, una delle star hollywoodiane contagiate dal coronavirus. E per l’ennesima volta, Borat si trasforma da caricatura della realtà in chiave per interpretarla.

Overall
7.5/10

Verdetto

Borat torna con un seguito a distanza di 14 anni che ha un inevitabile difetto, cioè il progressivo degrado sociale che porta il personaggio di Sacha Baron Cohen a essere sempre meno ridicolo e sempre più tristemente realistico.

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Prime Video: tutte le uscite di luglio 2024

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È un luglio particolarmente caldo quello di Prime Video, che propone ai propri abbonati diverse nuove interessanti uscite. Fra i principali arrivi in catalogo c’è sicuramente il film My Spy La Città Eterna, in cui Dave Bautista e Chloe Coleman tornano in azione per le strade di Roma. Capitale al centro anche di Those About to Die, nuova serie ambientata durante l’ascesa dell’Impero Romano. Da segnalare inoltre l’arrivo in catalogo del nuovo film di Guy Ritchie Il Ministero della Guerra Sporca e del nuovo progetto italiano Sul più Bello – La serie, sequel dell’apprezzata trilogia cinematografica con protagonista Ludovica Francesconi.

Da non dimenticare infine che per tutto continua la programmazione degli episodi della quarta stagione di The Boys, che arriverà alla conclusione il 18 luglio. Di seguito, l’elenco completo di tutte le nuove uscite in arrivo nel catalogo di Prime Video.

L’elenco completo delle uscite di luglio su Prime Video

Prime Video uscite

1 luglio – Tutte le nuove uscite su Prime Video

  • Hunger Games (film non originale)
  • Naruto: Shippuden (serie non originale, stagione 9)

4 luglio

  • Space Cadet (film Amazon Original)

5 luglio

  • Hunger Games: La ballata dell’usignolo e del serpente (film non originale)

11 luglio – Tutte le nuove uscite su Prime Video

  • Sausage Party: Cibopolis (serie Amazon Original, stagione 1)
  • Caracas (film non originale)

12 luglio

  • Arcadian (film Amazon Exclusive)
  • A luci spente (film non originale)

18 luglio

  • My Spy La Città Eterna (film Amazon Original)

19 luglio – Tutte le nuove uscite su Prime Video

  • Those About to Die (serie Amazon Exclusive, stagione 1)
  • Betty La Fea, la storia continua (serie Amazon Original, stagione 1)

25 luglio

29 luglio

  • Sul più Bello – La serie (serie Amazon Original, stagione 1)

Film in scadenza

Serie e show in scadenza

  • Shin Getter Robo Re: MODEL (24 luglio)
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Il Ministero della Guerra Sporca: trailer del film di Guy Ritchie

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Il Ministero della Guerra Sporca

Prime Video ha pubblicato il trailer ufficiale de Il Ministero della Guerra Sporca, nuovo film action-comedy di Guy Ritchie che debutterà il 25 luglio sulla piattaforma. Il film è ispirato alla prima operazione di forze speciali della storia, ed è basato sul libro di Damien Lewis Cacciatori di nazisti. La vera storia degli uomini che hanno inseguito e catturato i più crudeli criminali del Terzo Reich. Il Ministero della Guerra Sporca ha per protagonisti Henry Cavill (L’uomo d’acciaio, Mission: Impossible – Fallout), Eiza González (Baby Driver – Il genio della fuga), Alan Ritchson (Reacher), Alex Pettyfer (In Time), Hero Fiennes Tiffin (la saga di After), Babs Olusamokun (Dune), Henrique Zaga (Oltre l’universo), Til Schweiger (Bastardi senza gloria), Henry Golding (Crazy & Rich) e Cary Elwes (La storia fantastica). Diamo un’occhiata a quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale italiano de Il Ministero della Guerra Sporca

Questa la sinossi ufficiale del film:

Basato su documenti recentemente desecretati del Dipartimento della Guerra britannico e ispirato a fatti realmente accaduti, Il Ministero della Guerra Sporca è un action-comedy, incentrato sulla prima organizzazione di forze speciali della storia, formata durante la Seconda Guerra Mondiale dal Primo Ministro britannico Winston Churchill e da un piccolo gruppo di ufficiali, tra cui lo scrittore Ian Fleming. L’unità di combattimento top-secret, composta da un gruppo eterogeneo di furfanti e cani sciolti, parte per un’audace missione contro i nazisti, servendosi di tecniche di combattimento assolutamente non convenzionali e decisamente “sporche”. Il loro approccio temerario alla guerra ha cambiato il corso della storia, gettando le basi per i Servizi Aerei Speciali britannici e le moderne missioni segrete.

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Freelance: recensione del film con John Cena e Alison Brie

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Freelance

La commedia action vive un momento decisamente altalenante. Da una parte abbiamo Argylle – La super spia, andato incontro a un fiasco al botteghino pochi mesi fa, e The Fall Guy, dal tiepido riscontro commerciale; dall’altra abbiamo i successi conclamati dell’ibrido di generi Everything Everywhere All at Once (addirittura vincitore di 7 Oscar) e di Bullet Train e The Lost City. Ed è proprio a quest’ultimo film, con Sandra Bullock e Channing Tatum formidabili protagonisti, che sembra guardare Freelance, ultima fatica di Pierre Morel distribuita in Italia direttamente su Prime Video.

Come in The Lost City, abbiamo infatti una location esotica al servizio di una stramba coppia formata da un uomo tanto imponente fisicamente quanto fragile psicologicamente (in questo caso John Cena) e da una donna ben più risolta ma alle prese con una crisi improvvisa, interpretata da un’attrice avvenente e dalle notevoli abilità comiche (Alison Brie, memorabile protagonista di Community e GLOW). Entrambe le opere cercano inoltre di sovvertire le più logore convenzioni di questo filone, invertendo i rapporti di forza fra l’uomo e la donna a cui il cinema action machista ci ha abituato. Un canovaccio dalle buone potenzialità, che Freelance spreca però malamente, principalmente a causa della sbiadita sceneggiatura di Jacob Lentz, che non riesce mai a trovare la giusta commistione fra azione, commedia e sentimentalismo.

Freelance: John Cena non riesce a salvare un’incolore commedia action

Freelance

Al centro della vicenda c’è Mason Pettits (John Cena), studente di legge che in cerca di emozioni e avventure si arruola nell’esercito. Durante una missione volta ad assassinare il dittatore del fittizio stato sudamericano della Paldonia Juan Venegas (Juan Pablo Raba), l’uomo si procura però un grave infortunio, che lo costringe al ritiro e a una per lui insoddisfacente vita ordinaria. L’esistenza di Mason viene però nuovamente sconvolta quando il suo vecchio amico Sebastian Earle (Christian Slater) lo ingaggia per proteggere la giornalista Claire Wellington (Alison Brie), intenzionata a risollevare la sua carriera con un’intervista a Juan Venegas in Paldonia. I tre sono quindi costretti a convivere e a confrontarsi, fra tensioni, imprevisti e colpi di scena.

Già con Peppermint – L’angelo della vendetta, Pierre Morel aveva mostrato difficoltà a seguire l’evoluzione dell’action contemporaneo, ormai ben lontano dai suoi primi contributi al genere, ovvero Banlieue 13, Io vi troverò e From Paris with Love. Come avvenuto per il film con protagonista Jennifer Garner, anche in Freelance si ha la sensazione di essere di fronte a un racconto fuori tempo massimo, che cerca maldestramente di adeguarsi alle tendenze moderne pur con uno spirito che rimanda alle escursioni comiche di Arnold Schwarzenegger a cavallo fra anni ’80 e ’90. Il tutto accompagnato da un villain bidimensionale e macchiettistico e dalla scarsa alchimia fra i due protagonisti, capace di affossare anche l’ottima vis comica recentemente da John Cena.

Anche se il regista compie l’azzeccata scelta di evitare le più scontate declinazioni sentimentali, Freelance non riesce mai a trovare una propria dimensione, fallendo sia nell’approfondimento delle fragilità dei personaggi, sia quando punta sulla commedia, al punto che l’unica battuta degna di nota è una prevedibilissima allusione sessuale scaturita dal cognome del protagonista.

Un pasticcio insapore

La componente prettamente action non migliora di certo le cose: la messa in scena è caotica e raffazzonata, gli scontri fisici e a fuoco si accontentano del minimo sindacale, le location colombiane non sono per niente valorizzate. I miseri 10 milioni di dollari incassati in sala, a fronte di un budget di 40 milioni, sono la naturale conseguenza di un pasticcio insapore e anche un po’ ingenuo, che si trascina per poco meno di 2 ore senza una valida idea di cinema e privo di una storia da raccontare.

Freelance è disponibile nel catalogo di Prime Video.

Dove vedere Freelance in streaming

Overall
4/10

Valutazione

Pierre Morel firma una action comedy insapore e ingenua, che non trova mai la propria dimensione.

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