Caro Evan Hansen

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Caro Evan Hansen: recensione del film diretto da Stephen Chbosky

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Caro Evan Hansen (Dear Evan Hansen) è un film diretto da Stephen Chbosky, adattamento cinematografico del musical Dear Evan Hansen di Steven Levenson e Pasek & Paul, che ha vinto sei Tony Awards e il Grammy Award al miglior album di un musical teatrale. Caro Evan Hansen è interpretato da Ben PlattAmy Adams, Julianne Moore, Kaitlyn Dever, Amandla Stenberg, Colton Ryan, Nik Dodani, DeMarius Copes e Danny Pino. 

Evan Hansen è un adolescente affetto da fobia sociale che un giorno trova un’inaspettata popolarità quando una sua bugia detta per confortare dei genitori in lutto gli sfugge di mano.

Caro Evan Hansen: il film diretto da Stephen Chbosky

Caro Evan Hansen è un musical, un’opera pensata per il teatro e riletta e tradotta per il cinema, impreziosito da melodie e canzoni – come You Will Be Found, Waving Through a Window, For Forever e Words Fail – non a caso premiate e riconosciute per la loro meravigliosa versatilità, che ci accompagnano nel corso nella narrazione: a cantare la sua vita è un ragazzo, un outsider che racconta la sua fobia sociale, e che scrive lettere a se stesso come forma di cura individuale, come atto terapeutico; in quei momenti di scrittura vive una tregua dal mondo, non sente le pressioni, le aspettative sociali, il suo impaccio, la sua paura del confronto, e può liberarsi dai tanti fardelli che pesano e lo accompagnano quotidianamente.

Non possiamo non riconoscere la meraviglia e la difficoltà estrema nel voler raccontare una storia di questo tipo, in cui si parla di sanità mentale, adolescenza, rapporti intergenerazionali, incomunicabilità e sofferenza, in un mondo sempre più verticalizzato e accentrato sulla velocità, sulla superficialità, sul rendimento e il profitto. Ma scegliere le giuste tematiche, in un momento in cui è necessario che sempre più narrazioni guardino e parlino di sanità mentale, di interiorità, di depressione, non significa che bisogna dimenticarsi che determinati temi necessitano, a maggior ragione, di uno sguardo plurale, e una storia che ne discuta e indaghi la complessità, la complessità reale della fobia sociale, dall’inizio alla fine, senza perdersi durante il tragitto. Restituire complessità, restituire dramma e anche bellezza, non è impossibile. 

Caro Evan Hansen è un prodotto che esordisce con i migliori presupposti: la musica giusta, il protagonista giusto, le giuste tematiche. Tutto sembra prevedere e indicare che la storia che si sta affacciando sullo schermo abbia davvero qualcosa da dire e che il regista sappia raccontarla con la giusta pluralità di prospettive. Purtroppo Caro Evan Hansen dissipa quasi tutti i presupposti iniziali. Quello che è a tutti gli effetti un musical ineccepibile dal punto di vista melodico, manca di una tessitura drammatica che rispetti un arco di trasformazione del personaggio degno di questo nome: l’evoluzione, il viaggio di Evan Hansen si perde nei battiti finali, sembra completamente dimenticarsi dei passi che ha compiuto, del suo percorso, dell’importanza di tracciare una linea tra la sua vita e i suoi infingimenti, tra il paradosso che si trova a vivere, la sua mistificazione, e la realtà. 

Caro Evan Hansen, canto la mia vita da outsider

 

Caro Evan Hansen è una lettera aperta, un romanzo epistolare, e visivo, che tenta non solo di raccontare la storia di Evan, ma di inserire e trattare il disagio e le difficoltà, reali, di altre due persone: Connor Murphy e Alana Beck. Se per Connor Murphy viene lasciato più spazio all’interno dell’economia visiva del film, per motivi che non possiamo rivelare, resta comunque un personaggio che ha un suo luogo e un suo tempo, la cui complessità non viene mai veramente affrontata e sviscerata; cosa che accade anche e soprattutto per il personaggio di Alana Beck, che resta al margine della storia, e che viene considerata un token – quel fenomeno o pratica che porta a “fare concessioni formali a minoranze o a gruppi sottorappresentati (per dare l’impressione di equità e rispetto delle pari opportunità)” – la cui presenza è più una concessione narrativa che altro.

Il personaggio di Alana Beck risulta monodimensionale e scritto in un modo che non permette di procedere in profondità: la sua presenza è uno sforzo, inutile e superficiale, per includere e raccontare il dramma interiore di una ragazza afroamericana che vive i suoi disagi, la sua sofferenza e le sue pressioni sociali: purtroppo non è abbastanza, la superficie viene solo graffiata. Della sua storia non sappiamo nulla ed è così per tutta la durata della narrazione. 

Questo non dovrebbe essere più ammissibile in un prodotto visivo: non è possibile che dei personaggi, che sono già ampiamente poco rappresentati nei film e nelle serie tv, vengano tenuti al margine delle storie, inseriti come co-protagonisti, e creati per servizio di trama. Per quanto Caro Evan Hansen resti un’opera apprezzabile dal punto musicale, che sa colpire ed emozionare, non può che deludere dal punto di vista drammatico.

Caro Evan Hansen arriverà nelle sale italiane il 2 dicembre, distribuito da Universal Pictures.

Overall
6.5/10

Verdetto

Caro Evan Hansen è una lettera aperta, un prodotto che esordisce con i migliori presupposti, un musical ineccepibile dal punto di vista melodico, che però manca di una solida tessitura drammatica.

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Estranei: recensione del film con Andrew Scott e Paul Mescal

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Adam è uno sceneggiatore in crisi professionale ed esistenziale, bloccato su un “Esterno, villetta di periferia, 1987” che non è solo incipit e ambientazione della sua nuova opera, ma anche un momento cruciale della sua vita, stravolta dalla morte in un incidente stradale dei genitori, quando aveva solo 11 anni. Adam vive in un palazzo londinese di nuova costruzione, in buona parte ancora disabitato; una sera bussa alla porta di casa sua il giovane vicino Harry per invitarlo a trascorrere la serata insieme, ma lui gli chiude la porta in faccia. Per superare il suo blocco dello scrittore, Adam si reca quindi nella sua casa di infanzia, dove sorprendentemente trova i genitori identici all’ultima volta in cui li aveva visti. Inizia così Estranei, struggente storia di solitudine, rapporti spezzati e fantasmi fisici e metaforici.

Basandosi sull’omonimo romanzo di Taichi Yamada (pubblicato proprio nel 1987), Andrew Haigh torna sul grande schermo con il suo lavoro più riuscito e travolgente, che convoglia i temi centrali della sua filmografia in una commovente miscela di dramma esistenziale e familiare, ghost story e dramma sentimentale queer. Una storia sospesa nel tempo, grazie alla nostalgica scelta della pellicola da 35 mm (base perfetta per l’avvolgente fotografia di Jamie D. Ramsay) e a una colonna sonora fatta di brani immortali come The Power of Love dei Frankie Goes to Hollywood (vero e proprio filo conduttore del racconto), impreziosita dalla memorabile prova del protagonista Andrew Scott e da quelle altrettanto convincenti di Paul Mescal, Jamie Bell e Claire Foy, tutti coinvolti nella malinconica parabola di Adam.

Estranei: il commovente e nostalgico melodramma fantastico di Andrew Haigh

Courtesy of Searchlight Pictures

Come in Weekend siamo davanti a un incontro fra due uomini in grado di cambiare la vita di entrambi e analogamente a quanto visto in 45 anni c’è l’idea di un amore in grado di superare le barriere del tempo, influenzando un’esistenza in modi inaspettati. Come in Charley Thompson (ultimo sottovalutato film di Andrew Haigh prima di un allontanamento dal grande schermo durato ben 6 anni) il protagonista è un orfano, costretto dal lutto a crescere prima del tempo e a dover contare solo su se stesso. Estranei è però quanto di più lontano da una rimasticatura di lavori precedenti. Il regista britannico firma infatti una delle opere più vibranti degli ultimi anni, in cui l’elemento fantastico e gli spunti queer convergono in un racconto stratificato, denso di temi e contenuti.

Estranei è prima di tutto una dolorosa storia di solitudine, che affligge Adam a più livelli. Il protagonista è infatti un uomo profondamente solo, come tanti vittima del paradosso che trasforma una metropoli affollata di persone in un grande isolamento collettivo. Ma allo stesso tempo la solitudine di Adam è figlia della sua sessualità (ancora difficile da comprendere per molti, come dimostrano i dialoghi con i suoi genitori), della sua professione (uno scrittore deve per forza isolarsi dal suo mondo per generarne altri) e inevitabilmente del tragico e prematuro distacco dalla madre e dal padre, che ha condizionato la sua esistenza in modi che non scopriamo mai del tutto, con esiti però lampanti sulla personalità del protagonista di Estranei.

Traumi e solitudine

Photo by Chris Harris. Courtesy of Searchlight Pictures

Estranei è però anche una metafora sulla creazione artistica, esplicitata dalle parole scritte a schermo da Adam e impreziosita da numerosi dettagli, come il mastodontico e semivuoto palazzo in cui abita (simbolo di un mondo ancora da scrivere) o il toccante finale, in cui la triste realtà riecheggia nella fantasia e nell’analisi di se stessi, in un crescendo di emozione davanti a cui è difficile trattenere le lacrime. Una narrazione arricchita da Andrew Haigh, che mette in scena continue apparizioni e dissoluzioni, sfumature e giochi di luce, giocando con la componente più misteriosa di Estranei ma guardando sempre oltre, al di là del genere o del singolo evento.

Fra i vari lati del prisma costruito da Andrew Haigh emerge progressivamente quello che racchiude tutti gli altri, ovvero l’idea di poter imbastire un dialogo con chi non c’è più, comprendendo e facendosi comprendere con una prospettiva e una consapevolezza impossibili nella realtà. Una dinamica ben rodata all’interno della narrativa fantastica, che però Andrew Haigh sfrutta in maniera intima e del tutto personale, con una delicatezza encomiabile. Estranei diventa anche una sorta di controcampo di È stata la mano di Dio, con il comune elemento della scomparsa dei genitori di un’artista durante l’adolescenza che diventa un punto di partenza per due riflessioni divergenti ma altrettanto potenti. Al lacerante realismo del film di Paolo Sorrentino Andrew Haigh contrappone un dolce onirismo, fatto di ascolto dell’altro e di se stessi.

Estranei: il grande ritorno di Andrew Haigh

Photo by Chris Harris. Courtesy of Searchlight Pictures

Un albero di Natale costruito di nuovo insieme, trascendendo l’età e il tempo, diventa così l’occasione per ricostruire il calore familiare che la vita ha strappato via, mentre i dialoghi sulla comunità queer e sulla consapevolezza odierna a proposito dell’omosessualità sono un’occasione per perdonare chi non ha gli strumenti culturali e sociali per comprendere, ma può comunque accettarci e abbracciarci grazie alla forza dell’amore. Una conversazione fra presente e passato, fra chi siamo e chi eravamo, da cui ripartire per affrontare l’esistenza con serenità e maggiore consapevolezza.

In mezzo a lutti e fantasmi, passioni e traumi, sogni e risvegli, Andrew Haigh trova la chiave per parlare al cuore dello spettatore senza mai trascurare la forma, in un inno ai legami familiari e sentimentali che paradossalmente germoglia proprio dalle macerie di un’esistenza segnata dall’isolamento e dal distacco. La conferma di uno dei pochi autori dallo stile unico e inconfondibile nel panorama contemporaneo, che è un piacere ritrovare dopo una lunga assenza e ci auguriamo sia qui per restare.

Photo Courtesy of Searchlight Pictures

Estranei è nelle sale italiane dal 29 febbraio, distribuito da Disney Italia.

Overall
8.5/10

Valutazione

A 6 anni di distanza da Charley Thompson, Andrew Haigh torna al grande schermo con un dramma esistenziale di travolgente bellezza, in bilico fra fantasia e realtà ma intriso di umanità.

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Prime Video: tutte le uscite di marzo 2024

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A marzo su Prime Video sono in arrivo tante nuove uscite di qualità, in grado di soddisfare tutti gli spettatori. Fra le novità più attese c’è sicuramente Antonia, serie dramedy con protagonisti Chiara Martegiani e Valerio Mastandrea. Da segnalare anche le uscite del film action Road House, con protagonisti Jake Gyllenhaal e Daniela Melchior, e della commedia di Peter Farrelly Ricky Stanicky, con Zac Efron e John Cena. In attesa della quarta stagione di LOL: Chi ride è fuori, in arrivo l’1 aprile, il 7 marzo arriverà inoltre in catalogo l’ultimo episodio di LOL Talent Show: Chi fa ridere è dentro, il cui vincitore farà parte dello show principale. Di seguito, l’elenco completo delle uscite di marzo su Prime Video.

Prime Video: l’elenco completo delle uscite di marzo 2024

1 marzo – Le uscite su Prime Video

  • The Equalizer 3 (film non originale)
  • Come ti ammazzo il bodyguard 2 – La moglie del sicario (film non originale)
  • Naruto: Shippuden (serie non originale, stagione 5)

2 marzo

  • Ci sei Dio? Sono io, Margaret. (film non originale)

3 marzo

  • Brian e Charles (film non originale)

4 marzo

  • Antonia (serie originale, stagione 1)

7 marzo – Le uscite su Prime Video

  • LOL Talent Show: Chi fa ridere è dentro (episodio finale)
  • Ricky Stanicky (film originale)

9 marzo

  • Dragon Ball Z (serie non originale, stagione 4)

10 marzo

  • Nope (film non originale)
  • Watcher (film non originale)
  • Vengeance (film non originale)

14 marzo – Le uscite su Prime Video

  • Invincible (serie originale, stagione 2 parte 2)
  • Frida: A Self Portrait (film non originale)

15 marzo

  • Ferrari (film non originale)

21 marzo

  • Road House (film originale)

23 marzo

  • Gran Turismo (film non originale)

24 marzo

  • Beast (film non originale)

28 marzo

  • The Baxters (serie originale, stagione 1)

29 marzo – Le uscite su Prime Video

  • Santocielo (film non originale)
  • Erano ragazzi in barca (film non originale)
  • Fairy Tail (serie non originale, stagione 9)

Film in scadenza

  • Marry Me – Sposami (4 marzo)
  • Synchronic (12 marzo)
  • Tutti a bordo (20 marzo)
  • Ambulance (25 marzo)
  • Vicini di casa (31 marzo)

Serie in scadenza

  • Hunter X Hunter (29 marzo)
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Netflix

Netflix: tutte le nuove uscite di marzo 2024

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A marzo, Netflix ha in serbo tante nuove uscite, pronte a intrattenere gli abbonati per molte ore. Contenuti di qualità e di generi diversi, in grado di soddisfare tutti i gusti. Fra le novità più attese c’è per esempio Supersex, serie sulla vita e sulla carriera della pornostar Rocco Siffredi, interpretato da Alessandro Borghi. Per gli amanti della fantascienza c’è invece Spaceman, film drammatico con protagonisti Adam Sandler e Carey Mulligan. Fra le uscite di marzo c’è anche Damsel, film fantastico con protagonista uno dei volti per eccellenza di Netflix, la star di Stranger Things Millie Bobby Brown. Da segnalare inoltre gli arrivi in catalogo di The Gentlemen, serie di Guy Ritchie che funge da spin-off del suo omonimo film, e Chicken Nugget, serie coreana in cui una donna si trasforma inavvertitamente in una delle pepite di pollo tipiche dei fast food. Di seguito, l’elenco completo delle uscite di marzo su Netflix.

Tutte le uscite di marzo su Netflix

Cr. John Wilson / Netflix © 2023

1 marzo

  • Spaceman (film originale)
  • Date da mangiare a Phil (docuserie originale)
  • Furies (serie originale, stagione 1)
  • Non sei sola: la battaglia contro il Branco (film originale)
  • My Name Is Loh Kiwan (film originale)
  • Saturno contro (film non originale)
  • Fabrizio De André – Principe libero (film non originale)
  • Io sono Mia (film non originale)
  • The Mexican (film non originale)
  • Rovine (film non originale)
  • Resident Alien (serie non originale, stagione 1)

3 marzo

  • The Netflix Slam (evento sportivo in diretta)

4 marzo

  • Hot Wheels, a tutto gas! (serie originale, stagione 1)

5 marzo

  • The Program: rompere il silenzio (docuserie originale)

6 marzo

  • Supersex (serie originale, stagione 1)
  • Full Swing: una stagione di golf (docuserie originale, stagione 2)

7 marzo

  • ARA San Juan: il sottomarino sparito nel nulla (docuserie originale, stagione 1)
  • The Gentlemen (serie originale, stagione 1)
  • Das Signal – Segreti dallo spazio (miniserie originale, stagione 1)
  • Monuments Men (film non originale)

8 marzo

  • Damsel (film originale)

9 marzo

  • Studio 666 (film non originale)

11 marzo

12 marzo

  • Turning Point: la bomba atomica e la guerra fredda (docuserie originale, stagione 1)

13 marzo

  • Bandidos (serie originale, stagione 1)

14 marzo

  • Art of Love (film originale)
  • Girls5Eva – La rivincita delle pop star (serie originale, stagione 3)

15 marzo

  • Chicken Nugget (serie originale, stagione 1)
  • Iron Reign (serie originale, stagione 1)
  • Irish Wish – Solo un desiderio (film originale)
  • Il caso Outreau: un incubo francese (docuserie originale, stagione 1)
  • Salutava sempre (film non originale)
  • Mano de hierro (serie originale, stagione 1)

19 marzo

  • Physical: da 100 a 1 (reality show originale, stagione 2)
  • Forever Queens (reality show originale, stagione 2)

21 marzo

  • Il problema dei 3 corpi (serie originale, stagione 1)

22 marzo

  • SHIRLEY: in corsa per la Casa Bianca (film originale)
  • I Casagrande: Il film (film originale)
  • Buying Beverly Hills (reality show originale, stagione 1)
  • Sopravvissuto – The Martian (film non originale)
  • Red Eye (film non originale)

27 marzo

  • Satu (serie originale, stagione 1)
  • Riposare in pace (film originale)

29 marzo

  • The Beautiful Game (film originale)
  • Vite vendute (film originale)
  • Is it Cake? – Dolci impossibili (reality show originale, stagione 3)

30 marzo

  • Glass (film non originale)

31 marzo

  • Un ponte per Terabithia (film non originale)

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